KENDARE BLAKE.

ANNA VESTITA DI SANGUE.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Suo padre lo faceva prima di essere violentemente ucciso da un fantasma che stava cercando di
eliminare. E ora Cas, armato del misterioso pugnale athame di suo padre, continua la missione: viaggia
di citt in citt insieme a sua madre, una strega, e al suo gatto fiuta-fantasmi, alla ricerca di spiriti
cattivi. Quando arrivano a Thunder Bay per uccidere un fantasma chiamato dai locali "Anna vestita di
sangue", Cas non si aspetta nulla di diverso dal solito. Si trova invece di fronte a una ragazza posseduta
da rabbia e maledizioni, uno spirito diverso da quelli che ha incontrato fino a quel momento. Indossa
ancora il vestito che aveva quando fu assassinata brutalmente, nel 1958. Dal giorno della sua morte
Anna ha ucciso tutti coloro che hanno osato entrare nella dimora vittoriana che una volta era casa sua.
Per qualche motivo per Anna non uccide Cas. E lui allora le chiede aiuto per trovare lo spirito che ha
ucciso suo padre.
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Capitolo uno.
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Dal capello imbrillantinato  subito palese. Si nota da morire, proprio. Scusate il gioco di
parole.
Cos come dalla giacca di pelle larga e sbiadita, ma ancora di pi dai basettoni. E dal modo in
cui continua a muovere avanti e indietro la testa e ad aprire e chiudere lo Zippo seguendo il ritmo che
ha in mente. Sembra uscito fuori dai ballerini di fila dei Jets e degli Sharks.
E poi, ho un certo occhio per questo genere di cose. So bene cosa devo cercare, perch ho visto
veramente qualsiasi tipo di fantasma e di spettro immaginabile.
Lautostoppista si manifesta lungo un tratto di una tortuosa strada del North Carolina,
costeggiata da guardrail di legno grezzo e da un bel po di nulla assoluto. Gli ignari guidatori
probabilmente lo faranno salire per noia, penseranno che sia solo un ragazzino del college che legge
troppo Kerouac.
La mia fidanzata sta aspettando, dice adesso con tono emozionato, come se potesse vederla
da un momento allaltro, appena dopo la prossima collina. D due colpi decisi sul cruscotto con
laccendino, e gli lancio unocchiata per assicurarmi che non labbia ammaccato. La macchina non 
mia. E mi sono dovuto fare otto dure settimane di giardinaggio dal signor Dean, il colonnello
dellesercito in pensione che vive in fondo allisolato, per potergliela chiedere in prestito. Per essere
uno di settantanni, ha la schiena pi dritta che io abbia mai visto. Se avessi avuto pi tempo, avrei
potuto trascorrere lestate ad ascoltare le sue interessanti storie sul Vietnam. Invece non ho fatto altro
che potare cespugli e arare un pezzo di terra di otto metri per dieci per un nuovo rosaio, mentre lui mi
osservava con il suo sguardo arcigno per accertarsi che la sua bambina sarebbe stata al sicuro con
questo ragazzino di diciassette anni con una vecchia maglietta dei Rolling Stones e i guanti da giardino
della madre.
A dire il vero, sapendo il motivo per cui avrei usato la macchina, mi sentivo un po in colpa. 
una Camaro Rally Sport blu oltremare del 1969, nuova di pacca. Va liscia come lolio e sulle curve 
una tigre. Non posso credere che me labbia davvero fatta prendere, a prescindere dal lavoro da
giardiniere. Ma grazie a Dio lha fatto, perch senza di essa non avrei avuto la minima speranza. Questa
lautostoppista non se la sarebbe mai fatta sfuggire, per questa s che valeva la pena trascinarsi fuori
dalla terra.
Deve essere molto carina, dico io senza tanto interesse.
Proprio cos, amico, proprio cos, risponde, e per la centesima volta da quando lho fatto
salire, otto chilometri fa, mi domando come sia possibile che nessuno si accorga che  morto. Parla
come un personaggio di un film di James Dean. E poi lodore. Non proprio di marcio, ma quantomeno
muschiato, che aleggia intorno a lui come una nebbia. Come hanno fatto a scambiarlo per uno vivo?
Come hanno fatto a tenerselo in macchina per i sedici chilometri che bisogna fare prima di arrivare al
Lowrens Bridge, dove lui, inevitabilmente, afferra il volante e manda auto e guidatore nel fiume?
Molto probabilmente i suoi vestiti, la sua voce e lodore di ossa (quellodore che sembrava loro di
conoscere, anche se probabilmente non lavevano mai sentito) li avevano un po inquietati. Ma a quel
punto era troppo tardi. Avevano deciso di far salire un autostoppista e non avevano intenzione di
lasciarsi spaventare a tal punto da ripensarci. Con la forza della razionalit, hanno cacciato via la paura.
La gente non dovrebbe farlo.
Sul sedile del passeggero, lautostoppista sta ancora parlando, con questa voce lontana, della
sua ragazza che lo aspetta a casa, una certa Lisa, e dei suoi lucentissimi capelli biondi e del suo
graziosissimo sorriso rosso e di come fuggiranno insieme e si sposeranno non appena sar arrivato
dalla Florida facendo lautostop. Ha lavorato laggi per una parte dellestate nella concessionaria di
automobili dello zio: unopportunit imperdibile per poter mettere da parte un po di soldi per il
matrimonio, anche se questo significava non potersi vedere per mesi.
Deve essere stata dura, lontano da casa per cos tanto tempo, dico, e c effettivamente un
pizzico di compassione nella mia voce. Ma sono sicuro che sar felice di rivederti.
Proprio cos, amico.  proprio questo che intendo. Ho tutto quello di cui abbiamo bisogno,
proprio qui, nella tasca della mia giacca. Ci sposeremo e ci trasferiremo sulla costa. Ho un caro amico
l, Robby. Possiamo stare da lui finch non trovo un lavoro che abbia a che fare con le macchine.
Certo, dico. Lautostoppista ha in faccia questo sguardo tristemente ottimista, illuminato dalla
luna e dal bagliore del cruscotto. Non ha mai rivisto Robby, ovviamente. Non ha neppure mai rivisto la
sua ragazza, Lisa. Perch tre chilometri pi avanti, nellestate del 1970, sal su unauto, probabilmente
molto simile a questa. E disse al conducente, chiunque fosse, di avere tutto ci che serviva per iniziare
una nuova vita nella tasca della giacca.
La gente del posto dice che lhanno pestato per bene vicino al ponte, poi lhanno trascinato in
mezzo agli alberi, dove lhanno pugnalato un paio di volte, e infine gli hanno tagliato la gola. Hanno
spinto il corpo gi da un argine e lhanno fatto finire in uno degli affluenti del fiume.  l che lha
trovato un contadino, quasi sei mesi dopo, aggrovigliato tra i rampicanti e con la mandibola spalancata
come se fosse sorpreso, come se ancora non riuscisse a credere di essere bloccato l.
E ora non sa di essere bloccato qui. A quanto pare, non lo sa mai nessuno di loro. In questo
momento lautostoppista sta fischiettando e dondolando la testa seguendo una musica inesistente.
Probabilmente star ancora sentendo la stessa musica che avevano messo su la notte in cui lhanno
ucciso.
 molto gradevole come passeggero. Ma quando arriveremo al ponte, sar infuriato e orribile
come nessuno mai lha visto.  stato segnalato che il suo fantasma, soprannominato banalmente
Autostoppista della Contea 12, ha ucciso almeno una dozzina di persone e ne ha ferite altre otto. Ma
non posso biasimarlo del tutto. Non  mai riuscito ad arrivare a casa dalla sua ragazza e adesso non
vuole che qualcun altro ci riesca.
Oltrepassiamo il cartello che segna i chilometri; il ponte  a meno di due minuti da qui. Ho
percorso questa strada in macchina quasi ogni notte da quando ci siamo trasferiti in zona, nella
speranza di ritrovarmi il suo pollice alzato davanti ai fari, ma non ho mai avuto fortuna. Almeno finch
non mi sono messo al volante di questa Rally Sport. Prima di stanotte, per mezza estate, non ho fatto
altro che passare sulla stessa maledetta strada, con la stessa maledetta lama nascosta sotto la gamba.
Odio quando va cos, come una specie di battuta di pesca che si dilunga in maniera insopportabile. Ma
io non mi arrendo. Alla fine escono sempre allo scoperto.
Lascio andare un po di pi il piede sullacceleratore.
Qualcosa non va, amico?, mi chiede.
Scuoto la testa.  solo che questa non  la mia macchina e non ho soldi per ripararla se per
caso decidessi di mandarmi gi dal ponte.
Lautostoppista ride, appena un po troppo forte per sembrare normale. Secondo me devi aver
bevuto o qualcosa di simile, amico. Forse dovresti farmi scendere qui.
Mi rendo conto troppo tardi che non avrei mai dovuto dire una cosa del genere. Non posso farlo
scendere. Sono cos fortunato che svanirebbe appena messo piede per terra. Dovr ucciderlo mentre
lauto  in corsa o dovr ricominciare tutto da capo, e dubito che il signor Dean sia disposto a lasciarmi
usare la sua macchina per troppe notti di fila. E a parte questo, fra tre giorni mi trasferisco a Thunder
Bay.
Inoltre c il pensiero che farei rivivere unesperienza simile a questo poveraccio per lennesima
volta. Ma  solo un pensiero passeggero.  gi morto.
Cerco di mantenere il tachimetro sopra gli ottanta: troppo veloce perch possa considerare
lidea di buttarsi fuori, ma con i fantasmi non si pu mai essere sicuri. Dovr essere rapido.
Nel momento in cui allungo la mano per prendere la lama da sotto i jeans, vedo la silhouette del
ponte delinearsi contro il chiaro di luna.  il suo segnale: lautostoppista afferra il volante e gli d uno
strattone verso sinistra. Cerco di tirarlo di nuovo verso destra e schiaccio il pedale del freno. Sento il
suono inferocito della gomma sullasfalto e con la coda dellocchio vedo che il viso dellautostoppista 
scomparso. Niente pi simpatico Joe, niente pi capello imbrillantinato e sorriso entusiasta. Ora  solo
una maschera di pelle marcia, buchi neri scoperti e denti simili a pietre scure. Sembra che sogghigni,
ma potrebbe essere semplicemente leffetto delle labbra che gli sono venute via.
Nonostante lauto che sbanda e cerca di fermarsi, non mi vedo passare la vita davanti agli occhi.
E cosa vedrei, comunque? Una rapida sintesi di fantasmi trucidati. Invece vedo una serie di veloci
immagini in ordine cronologico del mio cadavere: una con il volante conficcato nel torace, unaltra in
cui non ho pi la testa e in cui quello che resta di me penzola fuori dal finestrino sfondato.
Un albero sbuca fuori dal nulla, diretto precisamente verso lo sportello del conducente. Non ho
tempo per imprecare, ma solo per dare uno strattone al volante e premere sullacceleratore, e lalbero 
dietro di me. Quello che non voglio fare  arrivare al ponte. Lauto  tutta sulla corsia demergenza e il
ponte non ne ha una.  stretto, e di legno, e vecchio.
Non  cos male essere morti, mi dice lautostoppista, aggrappandosi al mio braccio e
cercando di tirarmi via dal volante.
E la puzza?, dico fra i denti. In tutto questo, non ho mollato la presa dal manico del mio
coltello. Non chiedermi come sia possibile, dato che ho la sensazione che fra meno di dieci secondi le
ossa del mio polso si romperanno e che sono stato sollevato dal sedile, tanto da essere sospeso in aria
sopra la leva del cambio. Metto la macchina in folle con il fianco (avrei dovuto farlo prima) e tiro fuori
velocemente la lama.
Quello che accade subito dopo un po mi sorprende: sulla faccia dellautostoppista c di nuovo
la pelle e nei suoi occhi  tornato il verde.  solo un ragazzino, e fissa il mio coltello. Riprendo il
controllo dellauto e freno.
Lo scossone della frenata gli fa chiudere per un attimo gli occhi. Mi guarda.
Ho lavorato tutta lestate per questi soldi, dice con voce pacata. La mia fidanzata mi
uccider se li perdo.
Ho il cuore che mi scoppia dopo lo sforzo fatto per controllare la macchina che sbandava. Non
voglio dire niente. Voglio solo farla finita. E invece mi sento uscire dalla bocca: La tua ragazza ti
perdoner. Te lo giuro. Il coltello, lathame di mio padre,  leggero nella mia mano.
Non voglio che accada di nuovo, sussurra lautostoppista.
Questa  lultima volta, dico, poi sferro il colpo, attraversandogli la gola con la lama, aprendo
unampia linea nera. Lautostoppista si porta le dita al collo. Cerca di tenere insieme i lembi di pelle,
ma dalla ferita fluisce un liquido scuro e denso come il petrolio e lo ricopre, colando non solo verso il
basso, sulla sua giacca vintage, ma anche verso lalto, sulla faccia e sugli occhi, tra i capelli.
Lautostoppista  scosso dai brividi, per non grida. Forse non pu: ha la gola tagliata e il fluido nero
gli  entrato in bocca. In meno di un minuto  scomparso, senza lasciare alcuna traccia.
Passo la mano sul sedile.  asciutto. Poi esco dalla macchina e ci giro intorno a tentoni, al buio,
per vedere se ci sono dei graffi. Il battistrada dello pneumatico sta ancora fumando ed  fuso. Sento gi
il signor Dean che digrigna i denti. Lascio la citt fra tre giorni e ora dovr passarne almeno uno a
montare un nuovo set di gomme. A pensarci bene, forse farei meglio a non riportargli la macchina
finch non avr messo gli pneumatici nuovi.
Capitolo due
Parcheggio la Rally Sport nel nostro vialetto che  gi passata la mezzanotte. Il signor Dean
probabilmente sar ancora in piedi, magrolino e imbottito di caff com, a guardarmi mentre guido
con attenzione lungo la via. Ma non pretende di riavere la macchina prima del mattino. Se mi sveglio
abbastanza presto, posso portarla gi al negozio e cambiare le gomme prima che si accorga di qualsiasi
differenza.
Mentre i fari attraversano il giardino e abbagliano la facciata di casa mia, vedo due puntini
verdi: sono gli occhi del gatto di mia mamma. Quando arrivo sulla porta, non  gi pi alla finestra.
Sar andato a dirle che sono arrivato. Il gatto si chiama Tebaldo.  una bestia disubbidiente e non
gliene frega molto di me. E a me non frega molto di lui. Ha la strana abitudine di strapparsi tutti i peli
dalla coda e di lasciare dei ciuffetti neri per tutta la casa. Ma a mia mamma piace avere intorno un
gatto. Come gran parte dei bambini, i gatti sono in grado di vedere e sentire ci che  gi morto. Un
trucchetto utile, se vivi con noi.
Entro dentro, mi tolgo le scarpe e salgo le scale due a due. Non vedo lora di farmi una doccia:
voglio togliermi questa sensazione muschiata e marcia dal polso e dalla spalla. E voglio controllare
lathame di mio pap e ripulirlo da qualunque roba nera possa essergli rimasta sul filo.
In cima alle scale, inciampo contro una scatola, e dico un po troppo forte: Merda!. Me lo
sarei dovuto aspettare. La mia vita si svolge in un labirinto di scatoloni impacchettati. Io e mia mamma
siamo impacchettatori professionisti; non perdiamo tempo con cartoni recuperati dai negozi di
alimentari o di liquori. Abbiamo scatole rinforzate di tipo industriale di alto livello e con etichette
permanenti. Anche al buio riesco a vedere che sono appena inciampato su Utensili Cucina (2).
Entro in bagno in punta di piedi e tiro fuori il coltello dal mio zaino di cuoio. Dopo aver finito
con lautostoppista, lho avvolto in un panno di velluto nero, frettolosamente. Volevo togliermi da
quella strada e allontanarmi da quel ponte. Vedere lautostoppista disintegrarsi di fronte a me non mi ha
spaventato. Ho visto di peggio. Ma non  esattamente il genere di cose a cui fai labitudine.
Cas?.
Alzo lo sguardo verso lo specchio e vedo il riflesso di mia madre addormentata, con il gatto in
braccio. Metto lathame sul mobile del bagno.
Ciao mamma. Mi dispiace di averti svegliata.
Lo sai che comunque mi piace essere ancora alzata quando arrivi. Dovresti svegliarmi sempre,
cos riesco a dor-mire.
Evito di dirle quanto questo sembri stupido; mi limito ad aprire il rubinetto e inizio a passare la
lama sotto lacqua fredda.
Ci penso io, dice, toccandomi il braccio. Poi ovviamente mi afferra il polso, perch vede i
lividi su tutto lavambraccio che stanno iniziando a diventare viola.
Mi aspetto che dica qualcosa di materno; mi aspetto che inizi a starnazzare per alcuni minuti
come unanatra preoccupata, per poi andare in cucina a prendere del ghiaccio e un asciugamano
bagnato, per quanto questi lividi non siano assolutamente i peggiori che mi sia mai fatto. Ma stavolta
non lo fa. Forse perch  tardi ed  stanca. O forse perch dopo tre anni sta finalmente iniziando a
capire che non ho intenzione di smettere.
Dallo a me, dice, e lo faccio, perch il grosso di quella roba nera lho gi tolto. Lo prende e se
ne va. So che sta andando a fare quello che fa ogni volta, ovvero mettere a bollire la lama per poi
infilzarla in un barattolo di sale, dove riposer sotto il chiaro di luna per tre giorni. Quando la tirer
fuori, la pulir con olio essenziale di cannella e la considerer come nuova.
Era solita fare la stessa cosa anche per mio pap. Lui arrivava a casa dopo aver ucciso qualcosa
che era gi morto, lei lo baciava sulla guancia e gli prendeva lathame, con la stessa naturalezza con cui
qualsiasi moglie porterebbe dentro la ventiquattrore del marito. Mentre riposava nel suo barattolo di
sale, io e mio pap stavamo sempre a guardarlo, con le braccia incrociate sul petto. Era chiaro che
pensavamo tutti e due che fosse una cosa ridicola. A me  sempre sembrato un gioco di fantasia. Come
se fosse Excalibur nella roccia.
Ma mio pap glielo lasciava fare. Sapeva cosa lo avrebbe aspettato quando lha incontrata e lha
sposata, una graziosa giovane wiccan dai capelli biondo ramato con una coroncina di fiori bianchi
intrecciata intorno al collo. Aveva mentito allepoca e aveva detto di essere wiccan anche lui, in
mancanza di un termine migliore. Ma in realt pap non era niente di tutto ci.
Aveva solo un debole per le leggende. Amava le belle storie, quei racconti sul mondo che lo
fanno sembrare pi figo di quanto non lo sia veramente. Andava pazzo per la mitologia greca, che poi 
da l che deriva il mio nome.
Dovettero arrivare a un compromesso al riguardo, perch mia mamma adorava Shakespeare e
alla fine mi hanno chiamato Teseo Cassio. Teseo dalluccisore del Minotauro e Cassio dallo sventurato
luogotenente di Otello. Secondo me, suona completamente stupido. Teseo Cassio Lowood. Tutti mi
chiamano Cas. Forse dovrei ritenermi soddisfatto: a mio pap piaceva tanto anche la mitologia nordica,
quindi alla fine avrebbero potuto chiamarmi Thor, il che sarebbe stato semplicemente troppo per me.
Sospiro e guardo lo specchio. Non ho segni n sul viso n sulla camicia grigia, cos come non
ce nerano sulla tappezzeria della Rally Sport (grazie a Dio). Ho un aspetto ridicolo. Indosso pantaloni
eleganti e maniche lunghe come se stessi andando a un appuntamento importante, perch  per questo
che mi serviva la macchina, come ho detto al signor Dean. Quando sono uscito di casa stasera, avevo i
capelli pettinati indietro con giusto un po di gel, ma dopo quella cazzo di rissa mi penzolano davanti
alla fronte in ciocche scure.
Ti conviene fare in fretta e andare a letto, tesoro.  tardi e abbiamo ancora altra roba da
impacchettare.
Mia mamma ha finito con il coltello.  tornata fluttuando accanto allo stipite della porta e il suo
gatto nero le gira intorno alle caviglie come un pesciolino annoiato intorno a un castello di plastica.
Vorrei giusto farmi una doccia veloce, dico. Lei sospira, si volta e si allontana.
Lhai preso, vero?, chiede da sopra la spalla, quasi come se non ci avesse pensato prima.
S. Lho preso.
Mi sorride. La sua bocca sembra triste e pensierosa. Mancava poco tempo, stavolta. Pensavi
che ce lavresti fatta entro la fine di luglio.  gi agosto.
Era una preda pi difficile, dico, tirando gi un asciugamano dallo scaffale. Penso che non
stia per dire nientaltro, ma si ferma e si volta.
Saresti rimasto qui, se non lavessi preso? Avresti rinunciato a lei?.
Rifletto per alcuni secondi, giusto per fare una pausa naturale, ma sapevo la risposta ancor
prima che finisse di farmi la domanda.
No.
Mentre la mamma se ne va, sgancio la bomba. Senti, mi presti un po di soldi per quattro
gomme nuove?
Teseo Cassio, dice con aria afflitta. Faccio una smorfia, ma il suo sospiro esausto mi dice che
ho il via libera per domattina.
La nostra meta  Thunder Bay, Ontario. Vado l per ucciderla. Anna. Anna Korlov. Anna
Vestita di Sangue.
Questa cosa ti preoccupa, non  vero, Cas?, dice mia mamma da dietro il volante del furgone
preso a noleggio. Le dico in continuazione che ci converrebbe semplicemente comprarcelo un furgone
per traslocare, invece che prenderlo a noleggio ogni volta. Lo sa il cielo se traslochiamo abbastanza
spesso, per seguire questi fantasmi.
Cosa te lo fa dire?, chiedo, e lei mi indica la mano con un cenno della testa. Non mi sono reso
conto di tamburellare sul mio zaino di cuoio, quello in cui si trova lathame di mio pap. Non smetto,
intenzionalmente. Continuo a tamburellare come se non fosse niente di importante, come se stesse
dando troppo peso alla situazione e vedesse cose che non esistono.
Ho ammazzato Peter Carver quando avevo quattordici anni, mamma, dico. Ho sempre fatto
questo, fin da allora. Ormai non mi sorprende pi niente.
C unespressione contratta sul suo viso. Non dovresti dirlo in questi termini. Tu non hai
ammazzato Peter Carver. Sei stato attaccato da Peter Carver e lui era gi morto.
Mi sconvolge come a volte sia in grado di voltare la frittata semplicemente utilizzando le parole
giuste. Se il suo negozio di articoli per locculto dovesse mai fallire, avrebbe un futuro nella pubblicit.
Sono stato attaccato da Peter Carver, dice. S. Sono stato attaccato. Ma solo dopo essermi
introdotto nella casa abbandonata della famiglia Carver. Fu il mio primo lavoro, fatto senza il permesso
di mia mamma, tanto per usare un eufemismo. Fatto nonostante le grida di protesta di mia mamma e
dovendo forzare il lucchetto alla finestra di camera mia per uscire di casa. Ma alla fine ci riuscii. Presi
il coltello di mio padre e mi introdussi in casa. Aspettai fino alle due di notte nella stanza in cui Peter
Carver aveva sparato alla moglie con una pistola calibro 44 per poi impiccarsi con la propria cintura
dentro larmadio. Aspettai nella stessa stanza in cui il suo fantasma aveva assassinato un agente
immobiliare che cercava di vendere la casa due anni pi tardi e un perito immobiliare lanno
successivo.
Ripensandoci adesso, ricordo le mani che mi tremavano e lo stomaco sottosopra. Ricordo che
ero disposto a tutto per farlo, per fare quello che dovevo fare, come aveva fatto mio padre. Quando i
fantasmi alla fine si mostrarono (s, fantasmi: pare che Peter e sua moglie si fossero riconciliati,
trovando un interesse comune nellammazzare la gente), credo di non essere svenuto per un pelo. Uno
usc fuori dallarmadio con il collo cos viola e piegato da una parte che era praticamente curvato a
novanta gradi e laltra sal su da una macchia di sangue attraverso il pavimento come in una pubblicit
di una carta assorbente in modalit reverse. Riusc appena a uscire fuori dalle assi, sono fiero di dire.
Listinto prese il sopravvento e la infilzai gi prima ancora che potesse muoversi. Carver mi attacc,
per, mentre cercavo di estrarre il coltello dal legno ricoperto dalla macchia che una volta era sua
moglie. Mi avrebbe scagliato fuori dalla finestra se prima non fossi riuscito a trascinarmi verso
lathame, gemendo come un gattino. Lo accoltellai quasi accidentalmente. Quando mi avvolse il capo
della sua corda intorno alla gola e mi fece vorticare, in pratica il coltello lo trafisse da solo. Questo
dettaglio non glielho mai raccontato, a mia mamma.
Lo sai benissimo, mamma, dico. Solo gli altri pensano che non si possa ammazzare quello
che  gi morto. Vorrei dirle che anche pap lo sapeva, ma non lo faccio. Non le piace parlare di lui e
so che non  pi la stessa da quando  morto. Non  pi tanto fra noi; in ogni suo sorriso manca un
qualcosa, come se ci fosse un punto mosso o lobiettivo fosse fuori fuoco. Una parte di lei lha seguito,
ovunque sia andato. Lo so che questo non significa che non mi voglia bene. Ma penso che non abbia
mai calcolato di dover crescere un figlio da sola. Idealmente la sua famiglia avrebbe dovuto formare un
cerchio. Adesso invece ce ne andiamo in giro come una foto dalla quale mio pap  stato ritagliato.
Entrer dentro e riuscir fuori in un attimo, dico schioccando le dita e cambiando discorso.
Pu darsi che non debba neanche passare tutto lanno scolastico a Thunder Bay.
Lei si china in avanti verso il volante e scuote la testa. Dovresti considerare lidea di rimanerci
pi a lungo. Ho sentito che  un bel posto.
Alzo gli occhi al cielo. Lo sa benissimo. La nostra non  una vita tranquilla. Non come le altre,
con radici e abitudini. Noi siamo un circo itinerante. E non pu neanche dare la colpa al fatto che pap
sia stato ucciso, perch viaggiavamo anche con lui, seppure, bisogna ammetterlo, non cos spesso.  il
motivo per cui fa il lavoro che fa, leggendo i tarocchi e purificando auree via telefono e vendendo
articoli per locculto online. Mia madre  una strega ambulante. Tira avanti con questa attivit in modo
sorprendente. Anche se non avessimo i conti fiduciari di mio pap, probabilmente staremmo bene.
In questo momento guidiamo verso nord su una qualche strada tortuosa che costeggia la riva del
Lago Superiore. Sono felice di uscire dal North Carolina, via dal t freddo, dal loro accento e dalla loro
ospitalit che a me non  mai andata a genio. Per strada, quando sono in viaggio da un posto allaltro,
mi sento libero e sar solo quando metter piede su una strada di Thunder Bay che mi sentir di nuovo
al lavoro. Per il momento, posso tranquillamente godermi le distese di pini e gli strati di roccia
sedimentaria lungo il ciglio della strada, che riversano lacqua proveniente dalle falde come se fossero
in preda a un pianto perenne. Il Lago Superiore  pi blu del blu e pi verde del verde e la luce chiara
che penetra attraverso i finestrini mi fa strizzare gli occhi dietro gli occhiali da sole.
Cosa hai intenzione di fare con il college?
Mamma, dico con aria afflitta. Allimprovviso inizio a trasudare frustrazione. Sta facendo la
sua solita scenetta met e met. Per met accetta ci che sono, per met insiste perch viva come un
ragazzino normale. Mi domando se lo abbia fatto anche con pap. Non credo.
Cas, ricambia con la stessa aria afflitta. Anche i super-eroi vanno al college.
Io non sono un supereroe, dico.  unetichetta orribile.  egoistica e non mi si addice. Non
mi esibisco con addosso una tutina attillata. Non ricevo onorificenze e chiavi delle citt per quello che
faccio. Io lavoro nelle tenebre, ammazzo quello che sarebbe dovuto rimanere morto. Se la gente
sapesse di cosa mi occupo, probabilmente cercherebbe di fermarmi. Quegli idioti starebbero dalla parte
di Casper e poi io dovrei ammazzare sia Casper sia loro, dopo che Casper avesse strappato loro la gola
a morsi. Non sono un supereroe. Al massimo posso essere Rorschach di Watchmen. Posso essere
Grendel. Posso essere un sopravvissuto di Silent Hill.
Se sei cos convinto di continuare a fare questo durante il college, ci sono un sacco di citt che
potrebbero tenerti occupato per quattro anni. Svolta in una stazione di servizio, lultima entro il
confine degli Stati Uniti. Che ne dici di Birmingham? Quel posto  talmente infestato che potresti
catturarne due al mese e probabilmente averne ancora abbastanza per prendere anche una
specializzazione.
Gi, ma cos dovrei andare al college in quella cazzo di Birmingham, dico, e lei mi lancia
unocchiataccia. Borbotto una scusa. Sar la madre di pi larghe vedute che si possa immaginare, dato
che lascia il proprio figlio adolescente vagare nella notte a caccia di resti di assassini, ma in ogni caso
non le piace sentire parolacce cadere dalla mia bocca.
Accosta la macchina alle pompe di benzina e fa un respiro profondo. Lhai gi vendicato
cinque volte di seguito, sai?. Prima che possa dirle che non  vero, esce fuori e chiude lo sportello.
Capitolo tre
Il paesaggio  cambiato in fretta una volta oltrepas-sato il confine canadese e fuori dal finestrino
osservo chilometri di colline ondeggianti coperte di foreste. Mia madre dice che si chiama foresta
boreale. Ultimamente, visto che abbiamo iniziato a girare davvero molto, ha sviluppato questo hobby di
documentarsi sui posti in cui andiamo a vivere. Dice che lo fa sembrare di pi come una vacanza,
sapere i posti in cui vuole andare a mangiare e le cose che vuole fare una volta arrivati. Credo che la
faccia sentire pi a casa.
Ha fatto uscire Tebaldo dal trasportino e lui le si  arrampicato sulla spalla, avvolgendole la
coda intorno al collo. Non mi degna neanche di uno sguardo.  mezzo siamese e ha questa
caratteristica tipica della sua razza di scegliere una persona da adorare e mandare a fanculo tutti gli
altri. Non che me ne freghi molto. Anzi, mi piace quando mi soffia e mi d le zampate e lunica cosa
utile che fa , ogni tanto, vedere i fantasmi prima di me.
Mia mamma sta fissando le nuvole, canticchiando a bocca chiusa qualcosa che non  una vera
canzone. Ha sul viso lo stesso sorriso del suo gatto.
Perch sei cos di buonumore?, le chiedo. Non ti si  ancora addormentato il culo?
Ce lho addormentato da ore, risponde. Ma credo che Thunder Bay mi piacer. E
dallaspetto di queste nuvole, penso che me la godr per un bel po di tempo.
Do unocchiata in alto. Le nuvole sono enormi e perfettamente bianche. Mentre guidiamo in
quella direzione, se ne stanno spaventosamente ferme nel cielo. Le osservo senza battere ciglio finch
non mi si seccano gli occhi. Non si muovono n mutano in alcun modo.
Ci dirigiamo verso nuvole immobili, sussurra. Le cose richiederanno pi tempo del
previsto.
Vorrei dirle che  solo superstiziosa, che nuvole che non si muovono non significano niente e,
tra laltro, se le guardi abbastanza a lungo, prima o poi per forza le vedi muoversi. Ma questo farebbe di
me un ipocrita, essendo uno che le lascia pulire il proprio coltello con il sale sotto il chiaro di luna.
Non so come, ma fissare quelle nuvole stagnanti mi fa venire il mal dauto, quindi mi rimetto a
guardare la foresta, una coperta di pini sui toni del verde, del marrone e del rosso ruggine, interrotti da
tronchi di betulla che sbucano fuori come ossa. Solitamente sono un po pi di buonumore durante
questo tipo di viaggi. Lemozione di un posto nuovo, un nuovo fantasma da cacciare, nuove cose da
vedere Di solito le aspettative rendono i miei pensieri pi solari, almeno per tutta la durata del
viaggio in macchina. Forse sono solo stanco. Non dormo molto e, quando ci riesco, solitamente ho
degli incubi. Ma non mi lamento. Da quando ho iniziato a usare lathame, li ho avuti notte dopo notte.
Rischi del mestiere, direi.  il mio subconscio che si libera di tutta la paura che dovrei provare quando
metto piede in posti infestati da fantasmi assassini. Comunque dovrei cercare di riposarmi un po. I
sogni sono particolarmente brutti la notte successiva a una caccia ben riuscita e non si sono molto
placati da quando ho preso lautostoppista.
Unora o gi di l pi tardi, dopo vari inutili tentativi di addormentarmi, dal parabrezza vediamo
spuntare Thunder Bay, un tentacolare centro urbano, con pi di centomila abitanti. Attraversiamo la
zona commerciale e finanziaria e non ne rimango per niente colpito. Walmart  un negozio comodo per
noi viventi, ma non ho mai visto un fantasma confrontare i prezzi di un lubrificante per auto o tentare
faticosamente di aprire la custodia di un gioco della Xbox 360.  solo quando entriamo nel cuore della
citt, nella parte antica che si estende sopra il porto, che vedo quello che stavo cercando.
Annidate fra le villette unifamiliari ristrutturate, ci sono altre abitazioni tutte sbilenche, con gli
strati di vernice che vengono via a brandelli e con le persiane che penzolano di sbieco dalle finestre
facendole assomigliare a occhi feriti. Le case pi carine quasi non le noto. Mentre le sorpassiamo,
chiudo gli occhi per un istante e sono gi sparite, noiose e insignificanti.
Nella mia vita sono stato in tanti posti. Posti oscuri dove tutto  andato storto. Posti sinistri dove
tutto ancora va storto. Ho sempre detestato quelle cittadine assolate, piene di aree di sviluppo appena
ricostruite, con garage a due posti auto verniciati sui toni del giallo pastello, circondate da verdi
giardini punteggiati di bambini che ridono. Tali cittadine non sono meno infestate delle altre. Sono solo
pi brave a mentire. Preferisco venire in un posto come questo, dove lodore della morte aleggia verso
di te ogni sette respiri.
Osservo le acque del Lago Superiore, disteso accanto alla citt come un cane addormentato.
Mio pap diceva sempre che lacqua fa sentire i morti al sicuro. Non c niente che li attragga di pi. O
che li nasconda meglio.
Mia mamma ha acceso il navigatore, che ha affettuosamente ribattezzato Fran, dal nome di un
suo zio che aveva un senso dellorientamento particolarmente sviluppato. La voce robotica di Fran ci
guida per la citt, dandoci indicazioni come se fossimo degli idioti. Fra 200 metri, girare a sinistra. Fra
100 metri, girare a sinistra. Girare a sinistra. Tebaldo, percependo che il viaggio  giunto al termine, 
tornato nel proprio trasportino e io allungo la mano per chiudere la porticina. Mi soffia come se avesse
potuto farlo da solo.
La casa che abbiamo preso in affitto  un po piccola, tre piani verniciati freschi di marrone e
rivestimenti e persiane color grigio scuro. Si trova alle pendici di una collina, allinizio di un bel pezzo
di terreno pianeggiante. Quando accostiamo, non ci sono vicini a spiare dalle finestre o che escono
fuori sulle verande per salutare. La casa ha un aspetto indipendente e solitario.
Che te ne pare?, chiede mia mamma.
Mi piace, rispondo con sincerit. Promette bene.
Risponde con un sospiro. Sarebbe pi contenta se facessi un gran sorriso e saltassi su per i
gradini della veranda, spalancassi la porta e mi precipitassi al secondo piano a cercare di proclamarmi
proprietario della camera da letto pi grande. Facevo sempre questo genere di cose quando
traslocavamo in una casa nuova con pap. Ma avevo sette anni. Non lascer che i suoi occhi stanchi dal
troppo guidare mi facciano sentire in colpa per una cosa del genere. Prima ancora che me ne renda
conto, saremo intenti a fare collanine di margherite nel giardino sul retro e a incoronare il gatto re del
solstizio destate.
Quindi afferro il trasportino ed esco dal furgone. Dopo neanche dieci secondi, sento i passi della
mamma dietro di me. Aspetto che apra la porta dingresso ed entriamo. Veniamo subito colpiti
dallodore di aria estiva viziata e di vecchio sporco di gente sconosciuta. La porta si  aperta su un
ampio salotto, gi ammobiliato con un divano color cipria e una poltrona con poggiatesta laterali. C
una lampada di ottone che ha bisogno di un nuovo paralume e un set di tavolini e tavolo da caff di
mogano scuro. Pi avanti, un arco di legno ci conduce verso la cucina e una sala da pranzo a vista.
Sollevo lo sguardo verso le ombre in cima alle scale sulla mia destra. Senza fare rumore, chiudo
lingresso dietro di noi, poggio il trasportino sul pavimento di legno e lo apro. Dopo un secondo,
sbucano fuori un paio di occhi verdi, seguiti da un sinuoso corpo nero.  un trucco che ho imparato da
mio pap e che mio pap ha imparato da se stesso.
Era a Portland in seguito a una segnalazione. Il lavoro in questione riguardava le molteplici
vittime di un incendio in uno stabilimento che confezionava lattine. Aveva la mente occupata da
macchinari e da esseri ai quali si spaccano le labbra quando parlano. Non era stato molto attento a
scegliere la casa in affitto in cui ci trasferimmo e, ovviamente, il proprietario non aveva accennato al
fatto che una donna e il bimbo che aveva in grembo cerano morti dentro quando il marito li aveva
spinti gi per le scale.  il genere di fatti su cui si tende a sorvolare.
I fantasmi hanno questa buffa caratteristica. Potevano an-che essere normali, o relativamente
normali, quando ancora respiravano, ma una volta morti si trasformano nei classici maniaci ossessivi.
Diventano fissati con quello che gli  accaduto e si intrappolano nellistante peggiore di quella brutta
esperienza. Nel loro mondo, non esiste nientaltro che il filo di quel coltello, la sensazione di quelle
mani intorno alla gola. E hanno labitudine di volerti mostrare queste cose, solitamente con una
dimostrazione pratica. Se conosci la loro storia, non  difficile prevedere cosa faranno.
Quel giorno, a Portland, mia mamma mi stava aiutando a portare su delle scatole nella mia
nuova stanza. Allepoca usavamo ancora i cartoni economici e pioveva; gran parte dei coperchi si
stavano ammorbidendo come cereali nel latte. Ricordo che stavamo ridendo di quanto ci stessimo
bagnando e delle pozzanghere a forma di scarpa che stavamo lasciando per tutto il linoleum
dellingresso. Dal suono frenetico dei piedi in movimento, si sarebbe potuto pensare che quella che si
stava trasferendo fosse una famiglia di golden retriever iperattivi.
Accadde mentre facevamo il terzo viaggio gi per le scale. Le stavo scendendo sbattendo le
scarpe, stavo facendo un gran casino, e avevo tolto il mio guantone da baseball dalla scatola in cui si
trovava perch non volevo che lacqua lo macchiasse. Poi improvvisamente lo sentii: sulle scale
qualcosa mi scivol accanto, sfiorandomi leggermente la spalla al suo passaggio, senza rabbia o fretta.
Non lho mai detto a nessuno, visto quello che accadde dopo, ma sembr un tocco materno, come se
fossi stato prudentemente tolto di mezzo. In quel momento pensai che fosse mia mamma, che mi
afferrava il braccio per gioco, perch mi voltai con un sorrisone sulla faccia, giusto in tempo per vedere
il fantasma della donna trasformarsi da vento in foschia. Era come se indossasse un lenzuolo e aveva i
capelli cos diafani che riuscii a vederle il viso attraverso la nuca. Avevo gi visto dei fantasmi.
Crescendo con mio pap, erano unabitudine come il polpettone del gioved. Ma non ne avevo mai
visto uno lanciare mia madre nel vuoto.
Cercai di afferrarla, ma mi ritrovai in mano niente di pi che un pezzo di cartone strappato dalla
scatola. Cadde allindietro, mentre il fantasma aleggiava trionfante. Attraverso il lenzuolo che fluttuava
nellaria, riuscii a vedere in maniera distinta lespressione di mamma. Stranamente, ricordo che mentre
cadeva le vidi gli ultimi molari, quelli di sopra, e che aveva due carie.  questo che mi viene in mente
quando ricordo quellepisodio: quella disgustosa, stomachevole sensazione alla vista delle carie di mia
madre. Atterr sulle scale di culo e fece un piccolo ahi, poi rotol allindietro e fin per sbattere
contro la parete. Non ricordo nientaltro. Non ricordo neppure se rimanemmo in quella casa. Di certo
mio padre deve essersi liberato del fantasma, probabilmente il giorno stesso, ma non ricordo nientaltro
di Portland. Tutto quello che so  che dopo questo episodio mio pap inizi a usare Tebaldo, che era
solo un gattino allepoca, e che mia mamma tuttora zoppica il giorno prima di un temporale.
Tebaldo percorre il soffitto con lo sguardo, annusa i muri. Ogni tanto, fa un piccolo scatto con
la coda. Lo seguiamo mentre controlla tutto il piano inferiore. In bagno perdo la pazienza, perch
sembra si sia dimenticato di avere un compito da svolgere e che invece preferisca rotolarsi sulle
piastrelle fresche. Schiocco le dita. Lui mi guarda strizzando gli occhi con aria seccata, ma si alza e
continua lispezione.
Sulle scale, esita. Ma non mi preoccupo. Sto aspettando di vederlo soffiare nel vuoto o sedersi
piano piano e fissare il nulla. Unesitazione non significa niente. I gatti riescono a vedere i fantasmi, ma
non sono dotati di preveggenza. Lo seguiamo su per le scale e, come ormai sono abituato a fare, prendo
mia mamma per la mano. In spalla ho il mio zaino di cuoio. Lathame al suo interno  una presenza
rassicurante, il mio piccolo personale santino.
Ci sono tre camere da letto e un bagno completo al terzo piano, pi una piccola soffitta con una
scala a soffietto. C odore di vernice fresca, il che  un bene. Le cose nuove sono un vantaggio. Non
c la possibilit che qualche morto nostalgico vi si sia attaccato. Tebaldo serpeggia per il bagno e poi
entra in una camera. Fissa il com, ha i cassetti aperti e storti, e osserva con disprezzo il letto spoglio.
Poi si siede e si pulisce entrambe le zampe anteriori.
Non c niente qui. Portiamo dentro la roba e sigilliamo la casa. Al minimo accenno di
movimento, il pigro gatto volta la testa e mi soffia, con quegli occhi verdi catarifrangenti, tondi come
orologi da parete. Lo ignoro e mi allungo verso la botola della soffitta. Ahi!. Guardo gi. Tebaldo mi
si  arrampicato addosso come fossi un albero. Lo tengo per il dorso con entrambe le mani e ha tutte e
quattro le sue serie di artigli perfettamente conficcate nella mia pelle. E quel maledetto sta facendo le
fusa.
Sta solo giocando, tesoro, dice mia mamma, e con molta cura mi stacca le zampe dai vestiti,
una a una. Lo rimetto nel trasportino e lo ripongo in una camera finch non abbiamo portato dentro
tutte le scatole. Forse dovresti rovistare nel furgoncino e cercargli la lettiera.
Grandioso, dico sarcasticamente. Comunque organizzo tutto il necessario per il gatto nella
nuova camera di mia mamma, cibo, acqua e lettiera; poi portiamo in casa il resto della roba. Ci
mettiamo solo due ore. Siamo diventati esperti, ormai. In ogni caso, il sole inizia a tramontare mentre
mia mamma finisce di svolgere le proprie faccende da strega in cucina: ha fatto bollire oli ed erbe con i
quali ungere porte e finestre. Servir a tenere fuori qualsiasi essere che non fosse dentro quando siamo
arrivati. Non so se funzioni, ma in fondo non posso dire il contrario. Siamo sempre stati al sicuro nelle
nostre case. Quello che so, comunque,  che c odore di sandalo e di rosmarino.
Una volta sigillata la casa, accendo un piccolo fuoco nel giardino sul retro e io e mia mamma
bruciamo ogni piccola cianfrusaglia trovata in giro che potrebbe aver avuto un qualche significato per
un precedente proprietario: una collana di perline viola lasciata in un cassetto, alcuni portafoto fatti in
casa e perfino una piccola confezione di fiammiferi che sembra conservata fin troppo bene. Non
abbiamo bisogno di fantasmi che tornino qui in cerca di qualcosa che ci hanno lasciato. Mia mamma mi
stampa un pollice bagnato contro la fronte. Sento odore di rosmarino e olio di oliva.
Mamma.
Conosci le regole. Ogni notte per le prime tre notti. Sorride e alla luce del fuoco i suoi capelli
biondo ramato sembrano dei tizzoni. Ti terr al sicuro.
Mi far venire lacne, protesto, ma non muovo un dito per toglierlo. Fra due settimane devo
iniziare la scuola.
Lei non dice niente. Si fissa semplicemente quel pollice alle erbe come se pensasse di
stamparselo fra gli occhi anche lei. Poi per sbatte le ciglia e se lo pulisce sui jeans.
La citt odora di fumo e di roba che marcisce destate.  pi infestata di quanto pensassi, c un
via vai di presenze appena nascoste dalla terra: sussurri dietro le risate della gente o movimenti che non
dovresti vedere con la coda dellocchio. Gran parte di esse  innocua: piccoli tristi punti freddi o gemiti
nel buio. Macchie bianche sfocate che si vedono solo attraverso una Polaroid. Io non mi occupo di
certe cose.
Ma da qualche parte l fuori ce n una importante. Da qualche parte l fuori c il fantasma per
cui sono venuto, uno forte abbastanza da strappare via il fiato da una gola vivente.
Penso di nuovo a lei. Anna. Anna Vestita di Sangue. Mi domando quali trucchi prover su di
me. Mi domando se sar astuta. Fluttuer in aria? Grider o rider?
Come tenter di uccidermi?
Capitolo quattro
Preferiresti Troia o Tigre?, mi chiede mia madre in piedi di fronte alla piastra, intenta a
preparare frittelle alla farina di mais. Oggi  lultimo giorno disponibile per iscrivermi alle superiori e
domani inizieranno le lezioni. So che avrebbe voluto farlo prima, ma  stata occupata a stringere
relazioni con vari commercianti del centro perch sponsorizzino la sua attivit di veggente e per
chiedere loro se sono interessati a vendere i suoi articoli per locculto. A quanto pare c una creatrice
di candele appena fuori citt che ha accettato di aggiungere ai suoi materiali una specifica miscela di
oli, una sorta di candela-incantesimo portatile. Venderanno queste creazioni personalizzate in vari
negozi in citt e la mamma le vender anche a distanza alla propria clientela telefonica.
Che razza di domanda ? Abbiamo della marmellata?
Fragola o unaltra che si chiama Saskatoon, che sembrerebbe di mirtilli.
Faccio una smorfia di disgusto. Prender quella di fragole.
Dovresti sfidare il pericolo. Prova la Saskatoon.
Lo sfido gi abbastanza, il pericolo. Ma cos questa storia delle troie o delle tigri?.
Mi mette davanti un piatto di frittelle e di toast, ognuno di essi coperto con un mucchietto di
quella che spero disperatamente essere marmellata di fragole.
Non in quel senso! Sono le mascotte della scuola. Lesercito troiano o una tigre. Vuoi andare
alla Sir Winston Churchill o alla Westgate Collegiate? A quanto pare, sono entrambe abbastanza vicine
a noi.
Faccio un sospiro. Non mi importa. Andr a lezione e prender buoni voti ai compiti in classe,
dopo di che traslocher, proprio come sempre. Sono qui per uccidere Anna. Ma devo far finta che mi
importi, per far piacere alla mamma.
Pap avrebbe voluto che io fossi un troiano, dico a bassa voce, e lei, davanti alla piastra, si
ferma giusto per un secondo prima di far scivolare lultima frittella sul piatto.
Andr alla Winston Churchill, allora, dice. Che fortuna. Ho scelto quella con il nome pi
scemo. Ma come ho detto, non mi importa. Sono qui per un motivo, un qualcosa che mi  caduto tra le
braccia quando ancora ero inutilmente alla ricerca dellAutostoppista della Contea 12.
Mi arriv, magicamente, tramite posta. Il mio nome e il mio indirizzo su una busta macchiata di
caff, e dentro solo un pezzo di carta con sopra il nome di Anna. Era scritto con il sangue. Ricevo
segnalazioni come questa da tutto il Paese, da tutto il mondo. Non sono in molti quelli in grado di fare
ci che faccio io, ma c una moltitudine di persone che vogliono che io lo faccia, e mi cercano,
chiedendo a quelli che ne sono al corrente e che seguono le mie tracce. Ci spostiamo di continuo, ma 
abbastanza facile trovarmi se si cerca bene. Mia mamma mette un annuncio sul web ogni volta che
traslochiamo e diciamo sempre dove siamo diretti ad alcuni dei vecchi amici di mio padre. Ogni mese,
precisa come un orologio svizzero, una pila di fantasmi vola sulla mia metaforica scrivania: una e-mail
su gente scomparsa in una chiesa satanica nel Nord Italia, un ritaglio di giornale su misteriosi sacrifici
animali vicino a un tumulo degli Ojibwe. Sono poche le fonti di cui mi fido. Gran parte di esse sono
contatti di mio padre: i membri anziani della congrega di cui faceva parte al college o studiosi che ha
incontrato durante i suoi viaggi e grazie alla sua reputazione. Sono loro quelli di cui mi posso fidare,
che non mi mandano a cacciar mosche. Loro fanno il proprio dovere.
Ma negli anni ho raccolto anche contatti per conto mio. Quando ho visto quelle lettere rosse
scritte a mano, intagliate sul foglio come graffi cicatrizzati, sapevo che doveva essere una segnalazione
proveniente da Rudy Bristol. La sua teatralit. Il gotico romanticismo della pergamena ingiallita. Come
se dovessi davvero credere che sia stato il fantasma stesso a farlo, a incidere il proprio nome con il
sangue di qualcuno e a spedirmelo come il biglietto di un invito a cena.
Rudy Daisy Bistol  un irriducibile giovane goth di New Orleans. Se ne va in giro lavorando
come barista nel bel mezzo del Quartiere francese, smarrito da qualche parte nei propri ventanni o
poco pi e desideroso di averne ancora sedici.  magrissimo, pallido come un vampiro e indossa
decisamente troppo pizzo. Finora mi ha indirizzato verso tre buoni fantasmi: una favola, uccisioni
veloci. Uno di loro, addirittura, era impiccato per il collo in un deposito seminterrato e, sussurrando
attraverso le assi del pavimento, invitava i nuovi abitanti della casa a unirsi a lui sotto terra. Andai
dentro, lo sbudellai e tornai fuori.  da quella volta che Daisy ha iniziato a piacermi. Fu solo dopo
qualche tempo che imparai ad apprezzare la sua personalit estremamente entusiastica.
Lo chiamai un attimo dopo aver ricevuto la sua lettera.
Ciao, come facevi a sapere che ero io?. Non cera alcun disappunto nella sua voce, solo un
tono emozionato, lusingato, che mi ricord tanto quello di un ragazzino a un concerto dei Jonas
Brothers.  proprio un fanatico. Se glielo permettessi, si metterebbe in spalla uno zaino protonico e mi
seguirebbe per tutto il Paese.
Era chiaro che eri tu. Quanti tentativi hai dovuto fare perch le lettere ti venissero bene?
Almeno il sangue  vero?
S,  vero.
Che tipo di sangue ?
Umano.
Sorrisi. Hai usato il tuo sangue, vero?. Sentii il suono di uno sbuffo, di qualcosa che si
muoveva.
Senti, la vuoi la segnalazione o no?
Certo, dimmi tutto. Il mio sguardo era sul pezzo di carta. Anna. Nonostante sapessi che si
trattava solo di uno dei banali trucchetti di Daisy, il suo nome scritto con il sangue aveva un aspetto
meraviglioso.
Anna Korlov. Uccisa nel 1958.
Da chi?
Non lo sa nessuno.
Come?
Non lo sa nessuno nemmeno quello.
Cominciava a sembrare una cavolata. Ci sono sempre dei documenti, ci sono sempre delle
indagini. Ogni goccia di sangue versata lascia una scia di carta da qui allOregon. E il modo in cui
cercava di rendere spaventosa la frase Non lo sa nessuno stava iniziando a urtarmi i nervi.
Allora tu come fai a saperlo?, gli chiesi.
Un sacco di gente lo sa, rispose.  il racconto di paura preferito di tutta Thunder Bay.
I racconti di paura di solito finiscono per non essere nientaltro che quello: dei racconti. Perch
mi stai facendo perdere tempo?. Presi in mano il pezzo di carta, pronto per accartocciarmelo nel
pugno. Ma non lo feci. Non so perch mi stavo comportando da scettico. La gente sa sempre qualcosa.
A volte molta gente. Ma non fa niente. Non dice niente. D semplicemente ascolto agli avvertimenti e
schiocca la lingua ogni volta che qualche sciocco ignorante cade nella tela del ragno. Cos  pi facile.
Questo permette loro di vivere alla luce del giorno.
Non  quel tipo di racconto di paura, insist Daisy. Non  che ti baster chiedere in giro in
citt per sapere tutto di lei (a meno che tu non chieda nei posti giusti). Non  unattrazione turistica. Ma
entra in un qualsiasi pigiama party di ragazzine adolescenti e ti garantisco che a mezzanotte
racconteranno la storia di Anna.
Perch io entro in un sacco di pigiama party di ragazzine adolescenti, sospirai. Ovviamente,
immagino che Daisy invece lo facesse, ai suoi tempi. Racconta.
Aveva sedici anni quando  morta, era figlia di immigrati finlandesi. Suo padre era morto,
morto per una qualche malattia o qualcosa del genere, e la mamma gestiva una pensione in centro.
Anna stava andando a un ballo scolastico quando  stata uccisa. Le hanno tagliato la gola, per usare un
eufemismo. Le hanno quasi mozzato la testa. Dicono che indossasse un abito bianco e quando lhanno
trovata era completamente macchiato di rosso.  per questo che la chiamano Anna Vestita di Sangue.
Anna Vestita di Sangue, ripetei a bassa voce.
Alcuni sostengono che sia stato uno dei clienti della pensione. Qualche pervertito le avrebbe
messo gli occhi addosso, gli sarebbe piaciuta, lavrebbe seguita e lavrebbe lasciata a dissanguarsi in un
fosso. Altri dicono che sia stato un ragazzo con cui usciva o un fidanzato geloso.
Mi ci volle un profondo respiro per riavermi dalla trance. Era una brutta storia, ma erano tutte
brutte e non era assolutamente la peggiore che avessi sentito. Howard Sowberg, un contadino dellIowa
centrale, uccise tutta la sua famiglia con un paio di cesoie da potatura, pugnalando e tagliando
alternativamente a seconda dei casi. Con tutta la sua famiglia intendo dire la moglie, i due giovani
figli, un neonato e lanziana madre. Questa era una delle peggiori storie che avessi mai sentito. Fui
deluso quando arrivai nellIowa centrale e scoprii che il fantasma di Howard Sowberg non era neanche
abbastanza tormentato dal rimorso da farsi trovare in giro. Stranamente, di solito sono le vittime a
diventare cattive dopo la morte. Gli esseri davvero malvagi se ne vanno, prendono fuoco, diventano
polvere o si reincarnano in stercorari. Esauriscono tutta la loro rabbia quando ancora respirano.
Daisy stava continuando a raccontarmi la leggenda di Anna. La sua voce si faceva via via pi
grave e ansimante per lemozione. Non riuscivo a decidere se ridere o essere irritato.
Ok, e cosa fa, adesso?.
Si ferm un attimo. Ha ammazzato ventisette adolescenti che io sappia.
Ventisette adolescenti nellultimo mezzo secolo. Di nuovo sembrava una favoletta. Oppure il
pi bizzarro insabbiamento della storia. Nessuno ammazza ventisette adolescenti e la fa franca senza
essere inseguito in un castello da una folla armata di torce e forconi. Nemmeno un fantasma.
Ventisette ragazzini del posto? Starai scherzando. Nessun vagabondo o ragazzino scappato di
casa?
Be.
Be, cosa? Ti stanno prendendo in giro, Bristol. Sentii un senso di amarezza crescermi in
fondo alla gola. Non so perch. E se la segnalazione fosse stata fasulla? Avevo altri quindici fantasmi
che mi aspettavano nella mia pila delle lettere. Uno di loro era del Colorado, una specie di Grizzly
Adams che ammazzava cacciatori su una montagna. Lui s che in confronto sembrava divertente.
Non hanno mai ritrovato alcun corpo, disse Daisy sforzandosi di spiegare. Devono aver
semplicemente pensato che fossero scappati di casa o che fossero stati rapiti. Solo gli altri ragazzini
parlavano di Anna al riguardo, ma ovviamente nessuno diceva niente. Lo sai benissimo.
S. Lo sapevo benissimo. E sapevo anche qualcosaltro. Nella storia di Anna cera di pi di
quello che Daisy mi stava raccontando. Non so cosa fosse, chiamatelo intuito. Forse era il suo nome,
scarabocchiato in rosso cremisi. Forse il banale e masochistico trucchetto di Daisy ha funzionato
veramente, alla fine. Ma lo sapevo. Lo so. Me lo sento nelle viscere e mio padre mi diceva sempre che
se le tue viscere dicono qualcosa, tu le devi ascoltare.
Indagher.
Ci andrai?. Cera di nuovo un tono emozionato, come un beagle sovreccitato che aspetta che
tu gli lanci il suo gioco.
Ho detto che indagher. Ho una faccenda da sbrigare qui, prima.
Di che si tratta?.
Gli parlai brevemente dellAutostoppista della Contea 12. Mi dette una serie di balordi consigli
su come farlo uscire allo scoperto che erano cos balordi che neanche me li ricordo adesso. Poi, come al
solito, cerc di convincermi ad andare a New Orleans.
Non toccherei New Orleans neanche con un palo di tre metri. Quella citt  infestata come la
merda e buon per lei. Non c altra citt al mondo che ami i propri fantasmi come quella. A volte sono
preoccupato per Daisy: ho paura che a qualcuno giunga allorecchio che ha contatti con me e che mi
manda a caccia e che poi, un giorno, debba ritrovarmi a dare la caccia a lui, una sua versione sfasciata
che trascina le proprie membra sbrindellate per un magazzino.
Gli dissi una bugia quel giorno. Non indagai oltre. Prima ancora di mettere gi il telefono,
sapevo che sarei andato alla ricerca di Anna. Le mie viscere mi hanno detto che non era solo un
racconto. E a parte questo, volevo vederla, vestita di sangue.
Capitolo cinque
Da quello che posso dedurre, la Sir Winston Churchill  esattamente come qualsiasi altra scuola
superiore in cui io sia andato negli Stati Uniti. Ho passato tutta la prima ora a organizzare il mio orario
con la consulente scolastica, la signorina Ben, una cordiale giovane donna dallaspetto di un uccellino,
destinata a indossare dolcevita sformati e a possedere decisamente troppi gatti.
In questo momento, nel corridoio, hanno tutti gli occhi puntati su di me. Sono nuovo e diverso,
ma non  solo questo. Hanno tutti gli occhi puntati su tutti, perch  il primo giorno di lezioni e la gente
muore dalla curiosit di vedere come sono cambiati i compagni di classe durante lestate. In questo
momento devono esserci almeno cinquanta trasformazioni totali e look nuovi di zecca che vengono
testati qua e l nelledificio. La tipa palliduccia, il classico topo di biblioteca, si  ossigenata i capelli di
bianco e indossa un collare da cane. Il mingherlino della squadra di atletica ha passato tutto luglio e
tutto agosto a sollevare pesi e a comprare magliette attillate.
Eppure, gli occhi della gente tendono a indugiare su di me un po di pi, perch anche se sono
nuovo, non mi muovo come se lo fossi. Mentre passo, i numeri delle stanze li guardo appena. Prima o
poi trover la mia aula, no? Non c motivo di farsi prendere dal panico. E poi, ci ho fatto labitudine
ormai. Sono stato in dodici scuole superiori negli ultimi tre anni. E comunque sto cercando qualcosa.
Ho bisogno di essere allacciato alle reti sociali. Ho bisogno che la gente parli con me, in modo
tale che possa fare delle domande e ottenere le risposte di cui ho bisogno. Quindi, ogni volta che mi
trasferisco, vado sempre alla ricerca dellape regina.
Ogni scuola ne ha una. La ragazza che conosce tutto e tutti. Potrei provare a incollarmi tipo
super attak al pi popolare degli sportivi, credo, ma non sono mai stato bravo in quel campo. Io e mio
pap non abbiamo mai guardato le partite insieme n abbiamo mai fatto due passaggi con la palla da
baseball. Potrei fare wrestling con i morti tutto il giorno, ma il touch football potrebbe stendermi. Con
le ragazze, invece, non ho mai avuto difficolt. Non so perch, di preciso. Forse  questaria da
emarginato e uno sguardo cupo piazzato al momento giusto. Forse  un qualcosa che a volte mi sembra
di vedere nello specchio, un qualcosa che mi ricorda mio padre. O forse  semplicemente perch sono
uno spettacolo per gli occhi. Cos perlustro i corridoi finch non la vedo, sorridente e circondata da
svariate persone.
 impossibile sbagliarsi: la regina della scuola  sempre carina, ma lei  semplicemente
splendida. Ha qualcosa come un metro di capelli scalati biondi e le labbra del colore delle pesche
mature. Appena mi vede, abbassa il mento. Con disinvoltura, sul viso le si forma un sorriso.  questa la
ragazza che ottiene tutto ci che vuole alla Winston Churchill.  la cocca dellinsegnate,  la regina
della cerimonia di inizio anno e il centro nevralgico di tutte le feste. Qualsiasi cosa voglia sapere, lei
sar in grado di dirmelo. Ed  ci che spero che faccia.
Passandole accanto, la ignoro volontariamente. Pochi secondi dopo, lascia il gruppo di amici e
sbuca fuori accanto a me.
Ehi. Non ti ho mai visto qui in giro prima.
Mi sono appena trasferito in citt.
Sorride di nuovo. Ha dei denti perfetti e un cordiale sguardo color cioccolato.  disarmante fin
da subito. Allora avrai bisogno di aiuto per fare conoscenze. Io sono Carmel Jones.
Teseo Cassio Lowood. Che razza di genitori chiamerebbero la propria figlia Carmel?.
Ride. Che razza di genitori chiamerebbero il proprio figlio Teseo Cassio?
Degli hippie, rispondo.
Esattamente.
Ci facciamo insieme una risata e la mia non  completamente falsa. Carmel Jones ha questa
scuola nelle proprie mani. Lo capisco dal suo portamento, come se non avesse mai dovuto
inginocchiarsi in vita sua. Lo capisco dal modo in cui la folla si allarga al suo passaggio, come uccellini
di fronte a un gatto in cerca di prede. Ma al tempo stesso, non sembra arrogante o presuntuosa come
molte ragazze di questo tipo. Le mostro il mio orario e lei nota che abbiamo la stessa lezione di
biologia alla quarta ora e, ancora meglio, la pausa pranzo nello stesso momento. Dopo avermi lasciato
davanti alla porta della mia seconda ora, si volta e mi fa locchiolino da dietro la spalla.
Le api regine sono soltanto parte del lavoro. A volte  dura ricordarselo.
A pranzo, Carmel mi chiama con un cenno, ma non vado direttamente da lei. Non sono qui per
frequentare nessuno e non voglio darle unidea sbagliata. Resta il fatto che sia piuttosto figa e devo
ricordare a me stesso che tutta la popolarit e lagiatezza probabilmente lavranno resa incredibilmente
noiosa.  una persona troppo diurna per me. A dire il vero, lo  chiunque. Daltronde sono sempre in
giro e passo decisamente troppe notti ad ammazzare roba. Chi potrebbe sopportare una vita del genere?
Passo in rassegna il resto della mensa, prendendo nota di tutti i diversi gruppi e domandandomi
quale potrebbe condurmi pi facilmente ad Anna. I goth conoscono meglio la storia, ma sono anche
quelli di cui  pi difficile liberarsi. Se capissero che ho veramente intenzione di uccidere il loro
fantasma, probabilmente finirei per farlo con una banda di aspiranti Buffy lammazzavampiri con
leye-liner nero e il crocifisso al collo intenti a twittare dietro di me.
Teseo!.
Merda, mi sono dimenticato di dire a Carmel di chiamarmi Cas. Lultima cosa di cui ho bisogno
 che si sparga la voce che mi chiamo Teseo e che la cosa attecchisca. Mi dirigo verso il suo tavolo e,
mentre lo faccio, vedo solo occhi che si spalancano. Circa una decina di altre ragazze si sono
probabilmente prese una cotta istantanea per me, solo perch hanno visto che piaccio a Carmel. O
almeno cos dice il sociologo nel mio cervello.
Ehi, Carmel.
Ehi. Allora, che te ne pare della SWC?.
Mi faccio un appunto mentale per non riferirmi mai a questa scuola con SWC.
Non male, grazie alla visita guidata che mi hai fatto fare questa mattina. E a proposito, quasi
tutti mi chiamano Cas.
Caz?
S. Ma con la s pi dolce. Che c da mangiare da queste parti?
Di solito andiamo da Pizza Hut, laggi. Indica vagamente con la testa e io mi volto e osservo
altrettanto vagamente in quella direzione. Allora, Cas, perch ti sei trasferito a Thunder Bay?
Per il paesaggio, dico, e sorrido. A dire il vero, non mi crederesti se te lo dicessi.
Mettimi alla prova, ribatte. Mi torna in mente il fatto che Carmel Jones sa esattamente come
ottenere ci che vuole. Ma mi ha anche dato lopportunit di essere totalmente franco. Cos la mia
bocca si muove per formare le parole Anna, sono qui per Anna, quando il maledetto Esercito Troiano si
dispiega dietro di noi come una catena di montaggio di magliette della squadra di wrestling della
Winston Churchill.
Carmel, dice uno di loro. Senza neanche guardare, so che , o era fino a pochissimo tempo fa,
il ragazzo di Carmel. Lespressione con cui pronuncia il suo nome gli rimane attaccata alle guance. Dal
modo in cui Carmel reagisce, sollevando il mento e inarcando il sopracciglio, capisco che  pi
probabile che sia lex.
Esci stasera?, chiede, ignorandomi completamente. Io lo osservo divertito. C una svendita
di sportivi territorialisti al reparto numero quattro.
Cosa c stasera?, le chiedo.
The Edge of the World Party, come ogni anno. Carmel alza gli occhi al cielo. Una cosa che
facciamo da sempre, la sera del primo giorno di scuola.
Be, da sempre, o almeno da quando  uscito Le regole dellattrazione.
Sembra forte, dico. Il neanderthal dietro di me non pu pi essere ignorato, quindi allungo la
mano e mi presento.
Solo il pi cazzone dei cazzoni si rifiuterebbe di stringermi la mano. E ho appena incontrato il
pi cazzone dei cazzoni. Mi fa un cenno con la testa e dice: Come va?. Non si presenta, ma lo fa
Carmel.
Lui  Mike Andover. Indica gli altri. E Chase Putnam e Simon Parry e Will Rosenberg.
Mi salutano tutti con un cenno della testa come dei coglioni totali, tranne Will Rosenberg, che
mi stringe la mano.  lunico che non sembra essere un completo imbecille. Indossa una divisa larga e
ha le spalle curve, un po come se se ne vergognasse. O almeno come se si vergognasse dellattuale
compagnia.
Allora, che fai, ci vieni?
Non lo so, risponde Carmel. Dal tono sembra irritata. Devo vedere.
Noi ci vediamo alle cascate intorno alle dieci, dice. Fammi sapere se hai bisogno di un
passaggio. Quando se ne va, Carmel fa un sospiro.
Di cosa stanno parlando? Le cascate?, chiedo, fingendo interesse.
La festa  alle cascate Kakabeka. Si sposta ogni anno, per tenere lontana la polizia. Lanno
scorso era alle cascate Trowbridge, ma sono tutti andati fuori di testa quando. Si ferma.
Quando cosa?
Niente. Sono solo delle storie di fantasmi.
Possibile che io sia cos fortunato? Di solito passa una settimana prima che mi si presenti una
buona occasione per poter parlare di caccia. Non  esattamente largomento pi facile da introdurre.
Io amo le storie di fantasmi. A dire il vero, muoio dalla voglia di sentire una bella storia di
fantasmi. Mi sposto in modo da sedermi esattamente di fronte a lei e mi chino, appoggiandomi sui
gomiti. E ho proprio bisogno di qualcuno che mi faccia fare un giro per la vita notturna di Thunder
Bay.
Mi guarda dritto negli occhi. Possiamo prendere la mia macchina. Dove abiti?.
C qualcuno che mi segue. La sensazione  talmente acuta che riesco a sentire gli occhi che
tentano di scapparmi dal cranio e di sbirciare attraverso i capelli da dietro la mia testa. Sono troppo
orgoglioso per voltarmi: ho affrontato situazioni molto pi spaventose per essere distratto da un
aggressore umano qualunque. C anche una vaga possibilit che mi stia comportando da paranoico.
Ma non credo. C qualcosa l dietro ed  qualcosa che ancora respira, il che mi mette a disagio. I morti
hanno moventi semplici: odio, dolore e confusione. Ti uccidono perch  lunica cosa che  rimasta
loro da fare. I viventi, invece, hanno dei bisogni, e chiunque mi stia seguendo vuole qualcosa da me.
Questo mi rende agitato.
Ostinato, continuo a fissare davanti, facendo soste molto lunghe e assicurandomi di aspettare il
semaforo pedonale a ogni incrocio. Nella mia testa sto pensando che sono un idiota ad aver rimandato
lacquisto di una macchina nuova e mi chiedo dove me ne potrei stare per qualche ora per rimettermi
un po in sesto ed evitare di essere seguito fino a casa. Mi fermo, mi tolgo la cinghia dello zaino dalla
spalla e rovisto dentro finch la mia mano non afferra il fodero che contiene lathame. Questa cosa mi
sta facendo incazzare.
Passo accanto a un cimitero presbiteriano, triste e tenuto male, con le tombe adornate di fiori
senza vita e nastri lacerati dal vento e macchiati di scuro dal fango. Accanto a me c una lapide stesa
per terra, caduta, morta proprio come la persona seppellita sotto di essa. Per quanto sia un posto triste, 
anche tranquillo e immutabile e mi calma un po. Al centro c una donna, unanziana vedova con lo
sguardo rivolto verso il basso, verso la lapide del marito. Il cappotto di lana le cade rigido gi dalle
spalle e ha un sottile fazzoletto legato sotto il mento. Sono cos preso dal pensiero di chi fosse a
seguirmi, che ci metto un minuto a rendermi conto che sta indossando un cappotto di lana in pieno
agosto.
Mi schiarisco la gola. Sentendo il rumore, volta la testa e riesco a vedere, anche da qui, che non
ha gli occhi. Dove ce li aveva una volta, ha un paio di pietre grigie, eppure ci guardiamo lun laltra,
senza battere ciglio. Le rughe sulle guance sono cos profonde che potrebbero essere state disegnate
con un pennarello nero. La sua storia deve essere interessante. Una qualche inquietante disgrazia che le
ha dato pietre al posto degli occhi e che la fa tornare a fissare quello che sospetto essere il suo stesso
corpo. Ma ora qualcuno mi sta seguendo. Non ho tempo per questo.
Apro lo zaino e tiro fuori il coltello tenendolo per il manico e mostrando solo un pezzetto
luccicante della lama. Lanziana donna ritrae indietro le labbra e mostra i denti in un soffio silenzioso.
Poi si allontana, sprofondando lentamente nel terreno, e leffetto  un po come guardare qualcuno che
saluta da una scala mobile. Non ho minimamente paura, provo solo un cupo imbarazzo per il fatto che
mi ci sia voluto cos tanto tempo per capire che fosse morta. Avrebbe potuto farmi prendere un bello
spavento se si fosse avvicinata abbastanza, ma non  il tipo di fantasma che uccide. Se fossi stato
chiunque altro, probabilmente non lavrei nemmeno notata. Ma io sono in sintonia con certe cose.
Anche io.
Una voce, proprio accanto alla spalla, mi fa sobbalzare. C un ragazzino dietro di me,  l da
Dio solo sa quanto. Ha i capelli neri mal tenuti, gli occhiali con la montatura nera e un corpo pelle e
ossa allampanato nascosto sotto dei vestiti della misura sbagliata. Ho limpressione di averlo gi visto a
scuola. Fa un cenno con la testa verso il cimitero.
Spaventosa la signora, eh?, dice. Non ti preoccupare.  innocua, viene qui almeno tre volte
a settimana. E riesco a leggere il pensiero solo quando qualcuno sta pensando molto intensamente. Fa
un sorrisetto con solo una met della bocca. Ma ho limpressione che tu pensi sempre molto
intensamente.
Da qualche parte vicino a me, sento provenire un tonfo e mi rendo conto che ho mollato la presa
sul mio athame. Il rumore che ho sentito era il suono del coltello che colpiva il fondo dello zaino. So
che era lui a seguirmi ed  un sollievo sapere che avevo ragione. Al tempo stesso, la prospettiva che lui
sia davvero telepatico mi disorienta.
Ho gi conosciuto persone telepatiche. Alcuni degli amici di mio pap erano telepatici a vari
livelli. Pap diceva che era utile. Secondo me, pi che altro,  inquietante. La prima volta che incontrai
il suo amico Jackson, al quale adesso sono piuttosto affezionato, foderai linterno del mio berretto da
baseball con la carta stagnola. Che c? Avevo cinque anni. Pensavo che avrebbe funzionato. Ma
purtroppo al momento non ho un berretto da baseball o della carta stagnola a portata di mano, quindi
cerco di pensare piano qualsiasi cosa voglia dire.
Chi sei?, gli chiedo. Perch mi stai seguendo?.
Un attimo dopo, capisco.  lui che ha passato la segnalazione a Daisy. Un ragazzino telepatico
che vuole essere coinvolto in un po dazione. Altrimenti come saprebbe di dover seguire me?
Altrimenti come saprebbe chi sono? Stava aspettando. Stava aspettando me, a scuola, come uno
strambo serpente in mezzo allerba.
Ti va qualcosa da mangiare? Io sto morendo di fame. Ti sto seguendo da un bel po. Ho la
macchina proprio in fondo alla strada. Si volta e si allontana, con gli orli stracciati dei jeans che
strisciano lungo il marciapiede con un lieve fruscio. Cammina come un cane bastonato, con la testa
bassa e le mani infilate nelle tasche. Non so dove abbia pescato la sua giacca verde, ma ho il sospetto
che provenga dal negozio di articoli militari di seconda mano che ho superato qualche isolato fa.
Ti spiego tutto quando arriviamo l, dice da dietro la spalla. Andiamo.
Non so perch lo seguo, ma lo faccio.
Guida una Ford Tempo. Ha circa sei diverse tonalit di grigio e fa il rumore di un bambino
arrabbiato che fa finta di guidare un motoscafo nella vasca da bagno. Il posto in cui mi porta  un
localino chiamato Sushi Bowl, che da fuori sembra una vera merda, ma dentro non  poi cos male. La
cameriera ci chiede se preferiamo sederci in maniera tradizionale o in maniera normale. Do unocchiata
in giro e vedo dei tavolini bassi con intorno dei tappetini e dei cuscini.
Normale, dico rapidamente, prima che Military Psycho possa attaccare a parlare. Non ho mai
mangiato niente appollaiato sulle ginocchia prima dora e in questo momento preferirei non sentirmi
fisicamente a disagio pi di quanto non lo sia gi a livello emotivo. Dopo aver detto al ragazzino che
non ho mai mangiato sushi, lui ordina per entrambi, il che di certo non aiuta a scrollarmi di dosso la
sensazione di disorientamento.  come se fossi intrappolato in uno di quei sogni onniscienti in cui te ne
stai a guardare te stesso che fai delle stronzate, gridi a te stesso quanto tutto ci sia stupido e la versione
onirica di te non fa altro che continuare ugualmente a fare quello che sta facendo.
Il ragazzino dallaltra parte del tavolo sorride come un idiota. Ti ho visto con Carmel Jones
oggi, dice. Non perdi proprio tempo.
Cosa vuoi?, chiedo.
Solo aiutarti.
Non ho bisogno di nessun aiuto.
Lhai gi avuto. Si ingobbisce ancora di pi e nel frattempo arriva da mangiare, due piatti di
rotondo mistero, uno fritto e laltro coperto di puntini arancioni. Provalo, dice.
Che cos?
Philadelphia roll.
Squadro il piatto con aria scettica. Cos quella roba arancione?
Caviale di merluzzo.
Che cacchio  il caviale di merluzzo?
Uova di merluzzo.
No grazie. Sono troppo felice che ci sia un McDonalds dallaltra parte della strada. Uova di
pesce. Chi cacchio  questo ragazzino?
Sono Thomas Sabin.
Smettila.
Scusa. Fa un largo sorriso.  solo che con te  cos facile a volte. Lo so che non  educato. E
sul serio, non mi riesce sempre. Si ficca in bocca un intero rotolino di pesce crudo ricoperto di uova.
Cerco di non inalare mentre mastica. Comunque ti ho gi aiutato. LEsercito Troiano, ricordi?
Quando quei ragazzi sono arrivati dietro di te oggi? Chi credi che te lo abbia mandato quello? Ti ho
dato io quella dritta. Prego.
LEsercito Troiano.  proprio questo che ho pensato quando Mike e compagnia bella mi sono
arrivati dietro a pranzo. Ma ora che ci penso, non sono sicuro del perch mi sia venuto in mente quel
nome. Li avevo visti solamente con la coda dellocchio. LEsercito Troiano. Questo ragazzino mi ha
messo il pensiero in testa cos facilmente, come un biglietto lasciato cadere a terra in un punto bene in
vista.
Adesso continua a parlarmi di quanto non sia facile inviare cose del genere, di come lo sforzo
gli abbia fatto sanguinare un po il naso. Parla come se pensasse di essere il mio piccolo angelo custode
o qualcosa del genere.
Per cosa dovrei ringraziarti? Per essere stato arguto? Mi hai messo in testa i tuoi giudizi
personali. Ora devo andare in giro a domandarmi se ho pensato che quei tipi fossero dei coglioni totali
perch lho effettivamente pensato io o solo perch lhai pensato prima tu.
Fidati, saresti daccordo. E sarebbe meglio che tu non parlassi con Carmel Jones. Almeno, non
ancora. Ha rotto con Mike Tutto Muscoli Niente Cervello Andover appena la settimana scorsa. E lui 
conosciuto per aver messo sotto della gente con la macchina solo per averle dato unocchiata mentre lei
era sul sedile del passeggero.
Non mi piace questo ragazzino.  un presuntuoso. Ma al tempo stesso  sincero e
benintenzionato, il che mi placa un po. Se sta ascoltando quello che sto pensando, gli trincio le
gomme.
Non ho bisogno del tuo aiuto, gli dico. Vorrei tanto non dover stare ancora a guardarlo
mentre mangia. Ma la roba fritta non ha un brutto aspetto e ha un odore passabile.
Secondo me, s. Avrai notato che sono un pochino strano. Ti sei trasferito qui quando,
diciassette giorni fa?.
Annuisco indifferente. Sono passati esattamente diciassette giorni da quando siamo approdati a
Thunder Bay.
Come pensavo. Negli ultimi diciassette giorni, ho avuto il peggior mal di testa psichico di tutta
la mia vita. Uno di quelli pulsanti e che mi si fissano dietro locchio sinistro. Quando ce lho, qualsiasi
cosa ha lodore del sale. Solo ora che parliamo se ne sta andando. Si pulisce la bocca,
improvvisamente serio.  difficile crederci, ma devi farlo. Mi vengono questi mal di testa quando sta
per accadere qualcosa di brutto. E non sono mai stati cos forti prima dora.
Mi poggio allo schienale e sospiro. E secondo te cosa mi aiuterai a fare? Chi sono, secondo
te?. Certo, credo di sapere gi le risposte a queste domande, ma non fa male ricontrollare. E a parte
questo, mi sento totalmente in svantaggio, in una posizione assolutamente sfavorevole. Mi sentirei
meglio se riuscissi a fermare questo infernale monologo interiore. Forse dovrei dire a voce alta tutto
quello che penso. O pensare costantemente per immagini: gattino che gioca con gomitolo, venditore di
hot dog a un angolo di strada, venditore di hot dog con in braccio il gattino.
Thomas si pulisce langolo della bocca con il tovagliolo. Uno strumento niente male quello
che hai l nello zaino, dice. La cara vecchia signora Occhi Morti  sembrata piuttosto colpita. Fa
schioccare le bacchette una contro laltra, prende un pezzo di quella roba fritta e se la ficca in bocca.
Parla con la bocca piena e vorrei tanto che non lo facesse. Dunque, direi che sei una specie di
ammazzafantasmi. E so che sei qui per Anna.
Forse dovrei chiedergli cosa sa di lei. Ma non lo faccio. Non voglio parlarci pi. Sa gi anche
troppo sul mio conto.
Fottuto Daisy Bristol. Lo apro in due per avermi mandato qui da un telepatico appiccicoso
pronto in agguato, senza nemmeno avvertirmi.
Osservando Thomas Sabin, vedo un sorrisino arrogante sul suo pallido viso. Si tira su gli
occhiali sul naso con un gesto cos rapido e disinvolto che si capisce che lo fa spesso. C talmente
tanta sicurezza in quei loschi occhi azzurri; sarebbe impossibile convincerlo che la sua intuizione
psichica fosse sbagliata. E chiss quanto  riuscito a leggermi nel pensiero.
Impulsivamente, prendo un rotolino di pesce fritto dal vassoio e me lo infilo in bocca. C una
specie di salsina dolce e salata sopra.  sorprendentemente buono, denso e pastoso. Ma ancora non
tocco le uova di pesce. Ne ho avuto abbastanza. Se non posso fargli credere che non sono ci che
pensa, almeno devo buttarlo gi dal suo presuntuoso piedistallo e spedirlo a casa.
Aggrotto le sopracciglia facendo unespressione confusa.
Anna chi?, dico.
Sbatte le ciglia e appena inizia a farfugliare mi chino in avanti sui gomiti. Voglio che tu mi
ascolti molto attentamente, Thomas, dico. Grazie del consiglio. Ma questa non  la cavalleria e io
non sono in fase di reclutamento. Hai capito?. Poi, prima che lui possa protestare, penso intensamente,
penso a ogni singola cosa raccapricciante che ho fatto, alla miriade di modi in cui ho visto cose
sanguinare e andare a fuoco e dividersi in due. Gli mando gli occhi di Peter Carver che esplodono nelle
orbite. Gli mando lAutostoppista della Contea 12, che trasuda melma nera, con la pelle che gli si secca
e che gli si ritira verso le ossa.
 come se gli avessi dato un pugno in faccia. Infatti reclina la testa e immediatamente il sudore
inizia a imperlargli la fronte e il labbro superiore. Deglutisce e il pomo dAdamo gli rimbalza su e gi.
Credo proprio che il povero ragazzino lascer il sushi nel piatto.
Non protesta quando chiedo il conto.
Capitolo sei
Mi faccio riaccompagnare a casa in macchina da Thomas. Adesso che sono meno diffidente,
non mi d pi tanto sui nervi. Mentre salgo i gradini della veranda, sento che abbassa il finestrino e mi
chiede con un po di imbarazzo se andr allEdge of The World Party. Non dico niente. Vedere tutte
quelle morti lo ha scosso parecchio. Mi sembra sempre di pi un ragazzino solo e non mi va di dirgli di
nuovo di starmi alla larga. Fra laltro, se ha davvero queste doti psichiche, non dovrebbe aver bisogno
di chiedermelo.
Quando entro, poggio lo zaino sul tavolo della cucina. Mia mamma  l, a tritare delle erbe per
quella che potrebbe essere la cena o per uno fra la sua vasta gamma di incantesimi. Vedo foglie di
fragola e cannella. O  un incantesimo damore o linizio di una torta. Lo stomaco mi si contorce e mi
chiama con un borbottio, quindi mi dirigo verso il frigorifero per farmi un panino.
Ehi. Fra unora sar pronta la cena.
Lo so, ma io ho fame ora. Devo crescere. Tiro fuori maionese, formaggio e mortadella.
Mentre le mie mani si muovono per prendere il pane, penso a tutto quello di cui ho bisogno per
stanotte. Lathame  pulito, ma non ha molta importanza. Non prevedo di vedere niente di morto,
nonostante le dicerie che girano a scuola. Non ho mai sentito parlare di un fantasma che attacchi un
gruppo di pi di dieci persone. Roba simile accade solo nei film slasher.
Stasera lunico scopo  inserirsi. Voglio sentire la storia di Anna. Voglio conoscere le persone
che possono condurmi da lei. Per quanto Daisy sia riuscito a farmi sapere il suo cognome e la sua et,
non ha saputo dirmi dove si manifesti. Sapeva solo che si trattava della sua villetta familiare.
Ovviamente, potrei andare nella biblioteca locale e rintracciare lindirizzo dei Korlov. Una notizia
come lomicidio di Anna deve per forza essere finita sui giornali. Ma che divertimento ci sarebbe? Di
tutta la caccia, questa  la mia parte preferita. Conoscerli. Sentire le loro leggende. Voglio che nella
mia testa siano pi grandiosi che mai e quando finalmente li vedo non voglio restarne deluso.
Com andata la giornata, mamma?
Bene, dice, chinata sul tagliere. Devo chiamare la disinfestazione. Stavo mettendo a posto
una scatola di Tupperware in soffitta e ho visto una coda di topo sparire dietro una delle assi della
parete. Scrolla le spalle e fa dei versi di disgusto con la lingua.
Perch non ci fai semplicemente andare Tebaldo?  a questo che servono i gatti, sai? A
prendere topi e ratti.
La sua faccia si trasforma in una smorfia inorridita. Bleah. Non vorrai mica che si prenda i
vermi per masticare dei ratti schifosi? Chiamo semplicemente la disinfestazione. Oppure potresti salire
a mettere qualche trappola.
Ok, dico. Ma non stasera. Ho un appuntamento.
Un appuntamento? Con chi?
Carmel Jones. Sorrido e scuoto la testa.  per lavoro. C una festa in una specie di parco
vicino a delle cascate stasera e dovrei riuscire a ottenere qualche buona informazione.
Mia mamma sospira e si rimette a tritare.  carina?.
Come al solito, si sta fissando sulla parte sbagliata della notizia.
Non mi piace lidea che tu usi queste ragazze ogni volta.
Rido e balzo sul ripiano della cucina accanto a lei. Rubo una fragola. Lo fai sembrare cos
sporco.
Usare per una nobile causa  sempre usare.
Non ho mai infranto nessun cuore, mamma.
Fa schioccare la lingua. Non ti sei neanche mai innamorato, Cas.
Una conversazione sullamore con mia madre  peggio del discorso su come nascono i bambini,
quindi borbotto qualcosa con il panino in bocca ed esco dalla cucina a testa bassa. Non mi piace che si
insinui che io possa far soffrire qualcuno. Secondo lei non ci sto attento? Non li sa i problemi che
affronto per tenere la gente a debita distanza?
Mastico pi forte e cerco di non scaldarmi. Sta solo facendo la mamma, dopotutto. Comunque,
tutti questi anni in cui non ho mai portato a casa nessun amico avrebbero dovuto farglielo intuire.
Ma ora non  il momento di pensare a certe cose.  il genere di complicazioni di cui non ho
proprio bisogno. Prima o poi succeder, ne sono sicuro. O forse no. Perch nessuno si meriterebbe mai
di essere coinvolto in questioni simili e non riesco proprio a immaginare che prima o poi io smetta di
fare quello che faccio. Ci saranno sempre pi morti e i morti ammazzeranno sempre.
Carmel passa a prendermi poco dopo le nove. Sta proprio bene, con una specie di canottiera
rosa con le bretelline e una gonna corta color cachi. I lunghi capelli biondi le scendono sulle spalle.
Dovrei sorridere. Dovrei dire qualcosa di carino, ma mi ritrovo a trattenermi. Le parole di mia madre
stanno interferendo con il mio lavoro.
Carmel guida una Audi color grigio metallizzato che avr un paio danni e va morbidissima
sulle curve. Sfrecciamo oltre strani cartelli stradali che sembrano la maglietta di Charlie Brown e altri
che annunciano che, a quanto pare, un alce sta per attaccare lauto.  quasi il crepuscolo e la luce si sta
facendo arancione; lumidit nellaria si sta diradando e il vento mi sbatte in faccia forte come se fosse
una mano. Vorrei mettere tutta la testa fuori dal finestrino come un cane. Mentre lasciamo la citt,
drizzo le orecchie, nel tentativo di sentirla, di sentire Anna. Mi domando se percepisca che mi sto
allontanando.
Io la percepisco, mischiata nel fango di altri cento fantasmi, alcuni si aggirano innocui, altri
sono pieni di rabbia. Non riesco a immaginare come sia essere morti;  unidea strana per me, che ho
conosciuto cos tanti fantasmi.  ancora un mistero. Non capisco bene perch alcune persone restino
qui e altre no. Mi domando dove siano andate quelle che se ne vanno. Mi domando se quelle che
uccido io vadano nello stesso posto.
Carmel mi sta chiedendo come vanno le lezioni e comera la mia vecchia scuola. Butto l delle
risposte vaghe. Il paesaggio  diventato di colpo rurale e attraversiamo un paese in cui met degli
edifici sono pieni di muffe e sul punto di crollare. Ci sono dei veicoli parcheggiati nei giardini,
incrostati da anni di ruggine. Mi ricorda dei posti in cui sono gi stato e mi viene in mente che sono
stato in troppi posti; potrebbe non esserci pi niente di nuovo per me, ormai.
Tu bevi, giusto?, mi chiede Carmel.
S, certo. Veramente no. Non ho mai avuto modo di prendere quellabitudine.
Ottimo. Ci sono sempre un sacco di bottiglie, ma di solito qualcuno riesce anche a sistemare
un barile di birra sul retro del pick up. Mette la freccia con un colpetto, esce dalla strada e si immette
in un parco. Da qualche parte dietro gli alberi, sento lo sciabordio sinistro delle cascate. Siamo arrivati
velocemente; non ho fatto attenzione a gran parte del tragitto. Ero troppo occupato a pensare ai morti e
a una ragazza morta in particolare, che indossa un meraviglioso vestito, macchiato con il rosso del suo
stesso sangue.
La festa va come qualunque altra festa. Vengo presentato a una moltitudine di facce che pi
tardi cercher invano di ricollegare a dei nomi. Le ragazze hanno tutte la ridarella e sono tutte
desiderose di farsi notare dagli altri presenti. I ragazzi si sono uniti in gruppo e hanno lasciato gran
parte dei loro cervelli in macchina. Sono riuscito a reggere due birre; questa terza ce lho in mano da
pi di mezzora.  abbastanza una noia.
LEdge of the World, nonostante quello che possa suggerire il nome, non sembra proprio ai
confini di niente, a meno che uno non lo prenda alla lettera. Siamo tutti riuniti a lato delle cascate, una
sfilza di persone in piedi a fare da testimoni al passaggio di acqua marrone su dei massi neri. E non c
neanche tanta acqua di cui parlare. Ho sentito qualcuno che diceva che  stata unestate secca.
Comunque, la gola scavata dallacqua nel tempo  straordinaria, uno strapiombo da entrambi i lati, e al
centro delle cascate c unimponente formazione rocciosa che mi piacerebbe scalare, se solo avessi
delle scarpe pi adatte.
Vorrei restare solo con Carmel, ma dal momento in cui siamo arrivati, Mike Andover ha
continuato a intromettersi ogni volta che ne aveva occasione e ha cercato di intimidirmi con lo sguardo
cos insistentemente che sembrava volesse ipnotizzarmi. E ogni volta che riusciamo a farlo andare via,
sbucano fuori Natalie e Katie, le amiche di Carmel, e mi guardano con laria di chi si aspetta qualcosa.
Non sono neanche sicuro di quale sia luna e di quale sia laltra: sono entrambe castane e hanno dei
tratti estremamente simili, hanno addirittura le stesse mollette nei capelli. Sento che sto sorridendo
molto e provo questo strano bisogno di essere arguto e di fare battute intelligenti. La pressione mi fa
pulsare le tempie. Ogni volta che dico qualcosa, ridacchiano, si guardano lun laltra per accordarsi il
permesso di ridere e guardano me di nuovo, in attesa della mia prossima battuta. Dio mio, i viventi
sono cos fastidiosi.
Finalmente, una certa Wendy inizia a vomitare oltre il parapetto e la distrazione  sufficiente da
permettermi di prendere Carmel per un braccio e camminare con lei da solo lungo la passerella di
legno. Volevo arrivare fino allaltra parte, ma una volta al centro, fissando in basso verso il precipizio
delle cascate, lei si ferma.
Ti stai divertendo?, chiede, e io annuisco. Stai piacendo a tutti.
Non riesco a immaginare il perch. Non ho detto assolutamente niente di interessante. Forse
perch in effetti non ho niente di interessante, a parte quello di cui non parlo con nessuno.
Forse piaccio a tutti perch tu piaci a tutti, dico provocatoriamente, e mi aspetto che mi
prenda in giro o che faccia un commento sul fatto di essere lusingata, ma non lo fa. Non fa altro che
annuire in silenzio, come se effettivamente avessi ragione.  intelligente e consapevole di se stessa. Mi
domando cosa ci uscisse a fare con uno come Mike. Con uno dellEsercito Troiano.
Pensare allEsercito Troiano mi fa venire in mente Thomas Sabin. Pensavo che sarebbe venuto
anche lui, a imboscarsi fra gli alberi, a pedinare ogni mio singolo movimento come un innamorato
pazzo be, come uno scolaretto innamorato pazzo, ma non lho visto. Dopo alcune delle
conversazioni vuote che ho avuto questa sera, un po mi dispiace.
Stavi per parlarmi di fantasmi, dico. Carmel sbatte le ciglia e poi inizia a sorridere.
S. Si schiarisce la gola e fa del proprio meglio per iniziare, esponendo i dati tecnici della
festa dellanno scorso: chi cera; cosa stavano facendo; perch erano venuti con questa o quella
persona. Credo che stia cercando di farmi avere un quadro completo e realistico. Alcuni non possono
farne a meno, suppongo. Personalmente, io sono il tipo a cui piace riempire gli spazi vuoti da s,
costruendo una storia tutta mia. Probabilmente migliore di quella reale.
Finalmente arriva alla parte oscura, unoscurit piena di ragazzini sbronzi e inattendibili, e mi
ritrovo ad ascoltare un resoconto di terza mano delle storie di fantasmi raccontate quella notte. Storie di
nuotatori e di escursionisti che sono morti alle cascate Trowbridge, dove si  svolta la festa dellanno
scorso. Di come cerchino di farti avere il loro stesso incidente e di come pi di una persona sia stata
vittima di uninvisibile spinta dallorlo del precipizio o di una mano invisibile che lha trascinata gi
nella corrente del fiume. Questa parte mi fa drizzare le orecchie. Da quello che so sui fantasmi, sembra
plausibile. In generale, a loro piace far passare agli altri il male che hanno subto. Prendi
lautostoppista, per esempio.
Poi Tony Gibney e Susanna Norman arrivano urlando da uno dei sentieri, gridando che sono
stati attaccati da qualcosa mentre pomiciavano. Carmel scuote la testa. Si stava facendo piuttosto
tardi e molti di noi erano davvero spaventati, quindi siamo saliti in macchina e ce ne siamo andati. Io
ero in macchina con Mike e Chase, guidava Will, e appena usciti dal parco, qualcosa ci  saltato
davanti. Ancora non so da dove arrivasse, se stesse correndo gi per la collina o se fosse arrampicato su
un albero. Sembrava un enorme puma arruffato. Be, Will fece una frenata e quella cosa rimase l per
un secondo. Pensavo che sarebbe saltato sulla capote e giuro, mi sarei messa a urlare. Invece, mostr i
denti e soffi e poi.
E poi?. La sprono a parlare, perch so che  quello che devo fare.
Poi usc dalla luce dei fari, si alz su due zampe e se ne and nel bosco.
Inizio a ridere e lei mi d un colpo sul braccio. Non sono brava a raccontarlo, dice, ma anche
lei si sta trattenendo. Mike  pi bravo.
S, probabilmente usa pi parolacce e gesticola molto di pi.
Carmel.
Mi volto e c di nuovo Mike, con accanto Chase e Will, che sputa fuori il nome di Carmel
come se sparasse una ragnatela appiccicosa.  strano come solo il suono del nome di qualcuno possa
essere trasformato in una sorta di marchio.
Che c di cos divertente?, chiede Chase. Spegne la sigaretta sul parapetto e ripone il
mozzicone nel pacchetto. La cosa mi fa un po schifo, ma sono colpito dalla sua coscienza ecologica.
Niente, rispondo. Carmel ha passato gli ultimi venti minuti a raccontarmi di quando avete
incontrato Sasquatch lanno scorso.
Mike sorride. C qualcosa di diverso. C qualcosa che non va e non credo che sia solo il fatto
che hanno tutti bevuto.  una storia vera, cazzo, dice, e mi rendo conto che ci che  diverso  che 
amichevole con me. Sta guardando me invece di Carmel. Non lo prendo sul serio neanche per un
secondo. Ha solo in mente qualcosa di nuovo. Vuole qualcosa, o peggio ancora, ha intenzione di
provare a fregarmi.
Ascolto Mike che mi racconta la stessa storia appena finita da Carmel, solo con molte pi
parolacce e gesticolando molto di pi. Le versioni sono sorprendentemente simili, ma non so se questo
pu voler dire che sono accurate o semplicemente che entrambi hanno raccontato questa storia molte
volte. Una volta finito il racconto, perde quasi lequilibrio, sembra smarrito.
Ti piacciono le storie di fantasmi, quindi?, chiede Will Rosenberg, riempiendo il vuoto.
Ne vado pazzo, dico, mettendomi un po pi dritto. Dallacqua sale una brezza umida in tutte
le direzioni e la mia maglietta nera mi si sta cominciando ad attaccare addosso, inizio a sentire i brividi.
Almeno quando non finiscono con uno yeti a forma di gatto che attraversa la strada e non si prende
neanche il disturbo di attaccare qualcuno.
Will ride. Lo so.  il genere di storia che dovrebbe finire con la battuta: Un po di pelo non ha
mai fatto male a nessuno. Io lo dico sempre di aggiungerla, ma non mi danno mai retta.
Rido anche io, anche se sento Carmel borbottare verso la mia spalla quanto sia disgustosa quella
battuta. Va be. Mi piace Will Rosenberg. A quanto pare lui un cervello ce lha. Ovviamente, questo lo
rende il pi pericoloso dei tre. Dalla postura di Mike, capisco che sta aspettando che Will metta in atto
qualcosa, che dia il via a qualcosa. Per pura curiosit, decido di rendergli la vita facile.
Non ne conosci di migliori?, gli chiedo.
Ne so un po, dice.
Ho sentito dire da Natalie che tua mamma  una specie di strega, si intromette Chase.  una
stronzata?
Non  una stronzata. Scrollo le spalle. Legge il futuro, dico a Carmel. Vende candele e
altra roba online. Non ci credereste mai al giro di soldi che c dietro.
Forte, dice Carmel, e sorride. Magari pu leggerlo anche a me una volta.
Cristo, dice Mike. Proprio quello di cui aveva bisogno questa citt: un altro maledetto
pazzoide. Se tua mamma  una strega, allora tu cosa sei? Harry Potter?
Mike, dice Carmel. Non fare lo stronzo.
Credo che questo sia chiedere troppo, dico a bassa voce, ma Mike mi ignora e chiede a
Carmel perch perda tempo a frequentare uno stramboide simile. Sono molto lusingato. Carmel
comincia ad agitarsi, come se pensasse che Mike potrebbe perdere il controllo e cercare di buttarmi gi
dal parapetto di legno con un pugno, nellacqua poco profonda. Do unocchiata oltre il ciglio.
Nelloscurit non riesco esattamente a capire quanto possa essere alta, ma non credo che potrebbe
esserlo abbastanza da attutire una caduta e probabilmente mi romperei il collo su un masso. Cerco di
rimanere calmo e controllato, tenendo le mani in tasca. Al tempo stesso, spero che il mio modo di fare
indifferente lo stia facendo imbestialire, perch le osservazioni che ha fatto su mia mamma e sul fatto
che io sia una specie di maghetto imbranato mi hanno fatto incazzare. Se mi buttasse gi per le cascate
in questo momento, probabilmente finirei per aggirarmi fra i massi bagnati, morto e in cerca di lui,
senza avere pace finch non gli avessi divorato il cuore.
Mike, calmo, dice Will. Se vuole una storia di fantasmi, diamogli quella buona. Diamogli
quella che non fa dormire i ragazzini delle medie.
Qual ?, chiedo. Mi si rizzano i peli sulla nuca.
Anna Korlov. Anna Vestita di Sangue.
Il suo nome si muove nelloscurit come una ballerina. Sentirlo con la voce di qualcun altro,
fuori dalla mia testa, mi fa rabbrividire.
Anna Vestita di Sangue? Sembra linizio di una filastrocca per bambini. Sminuisco, cos per
loro sar ancora pi frustrante. Si impegneranno di pi per renderla orribile, per renderla terrificante,
che  esattamente ci che voglio. Ma Will mi guarda in maniera strana, come se si domandasse perch
conosco filastrocche per bambini.
Anna Korlov  morta quando aveva sedici anni, dice un attimo dopo. Le hanno tagliato la
gola da orecchio a orecchio.  successo mentre stava andando a un ballo scolastico. Hanno trovato il
corpo il giorno dopo, gi coperto di mosche, e il suo vestito bianco era macchiato di sangue.
Dicono che sia stato il suo ragazzo, giusto?. Chase  perfetto nella parte del finto pubblico.
Secondo alcuni, potrebbe essere. Will scrolla le spalle. Perch ha lasciato la citt pochi mesi
dopo laccaduto. Ma tutti quanti lo hanno visto al ballo quella sera. Chiedeva di Anna e pensava che gli
avesse dato buca. Ma non importa come sia morta. O chi labbia uccisa. Quello che importa  che lei
non  rimasta fra i morti. Circa un anno dopo il suo ritrovamento,  ricomparsa nella sua vecchia casa.
Perch era stata venduta, dopo che la mamma di Anna aveva tirato le cuoia a causa di un infarto, sei
mesi prima. Un pescatore e la sua famiglia la comprarono e ci si trasferirono. Anna li ha fatti fuori tutti.
Li ha smembrati completamente. Ha lasciato le loro teste e le loro braccia accatastate ai piedi delle
scale e ha appeso i loro corpi nel seminterrato.
Osservo le facce pallide della piccola folla che si  formata intorno a noi. Alcuni di loro
sembrano a disagio, inclusa Carmel. Molti sembrano semplicemente curiosi, aspettano una mia
reazione.
Ho il respiro accelerato, ma mi assicuro di sembrare scettico quando chiedo: Come fai a sapere
che non  stato qualche sbandato? Qualche psicopatico che si era intrufolato in casa mentre il pescatore
non cera?
Per il modo in cui la polizia ha insabbiato la storia. Non hanno mai arrestato nessuno. Non
hanno indagato praticamente per niente. Hanno semplicemente messo i sigilli alla casa e hanno fatto
finta che non fosse successo nulla.  stato pi facile di quanto avessero pensato. La gente dimentica
piuttosto volentieri cose simili.
Annuisco.  vero.
Per questo, e per il fatto che ci fossero delle parole, scritte con il sangue, su tutte le pareti.
Anna taloni. La casa di Anna.
Mike fa un largo sorriso. In pi,  impossibile che qualcuno possa aver smembrato un corpo in
quel modo. Il pescatore era un omone di centodieci chili. Gli ha staccato le braccia e la testa. Devi
avere la corporatura di The Rock, essere fatto di metanfetamina e farti una puntura di adrenalina nel
cuore per riuscire a staccare la testa a un omone di centodieci chili.
Sbuffo dal naso, mentre lEsercito Troiano ride.
Non ci crede, si lamenta Chase.
Ha solo paura, dice Mike.
Sta zitto, sputa Carmel, e mi prende per il braccio. Ignorali. Volevano cercare di provocarti
fin da quando hanno visto che potevamo essere amici.  ridicolo. Sono stronzate da scuola elementare,
come dire tre volte Bloody Mary davanti allo specchio ai pigiama party.
Vorrei dirle che non  assolutamente cos, ma non lo faccio. Invece, le stringo la mano in modo
rassicurante e mi rivolgo nuovamente a loro.
Allora, dov questa casa?.
E ovviamente si guardano lun laltro come se fosse esattamente ci che avrebbero voluto
sentire.
Capitolo sette
Lasciamo le cascate e torniamo verso Thunder Bay, passando sotto lampioni color ambra e
superando troppo velocemente cartelli stradali confusi. Chase e Mike ridono con i finestrini abbassati,
parlano di Anna, e cos facendo rendono la sua leggenda ancora pi grande. Il sangue mi pulsa cos
forte nelle orecchie che mi sto dimenticando di tenere gli occhi ben aperti in cerca di segnali stradali,
per mappare il percorso.
Hanno avuto tutti bisogno di una certa dose di astuzia per riuscire ad abbandonare la festa, per
convincere gli altri a continuare a bere e a godersi i confini del mondo. Con Natalie e Katie, Carmel
essenzialmente ha usato un espediente del tipo: Guardate l! Che cos quello?, e poi si  tuffata nel
SUV di Will. Ma ora sfrecciamo nellaria estiva.
Ci vuole un po per arrivare, mi dice Will, e mi ricordo che era lui il guidatore designato
anche alla festa dellanno scorso alle cascate Trowbridge. Will mi incuriosisce; dalla sua nomina
stabile a guidatore designato sembrerebbe che frequenti questi rincoglioniti solo per omologarsi, ma 
un tipo troppo intelligente e qualcosa nel suo atteggiamento mi fa pensare che sia lui a muovere i fili
senza che gli altri se ne accorgano.  fuori mano. Verso nord.
Cosa facciamo quando arriviamo l?, chiedo, e tutti ridono.
Will scrolla le spalle. Beviamo qualche birra, buttiamo qualche bottiglia contro la casa. Non lo
so. Che importa?.
Non importa. Non uccider Anna stanotte, non di fronte a tutte queste persone. Voglio solo
andarci. Voglio sentirla scrutarci dietro una finestra, mentre mi fissa o magari mentre si rifugia pi
allinterno. A essere onesto con me stesso, so che Anna Korlov mi si  infilata in testa come pochi altri
fantasmi prima di lei. Non so perch. Ce n solo uno a parte lei che ha occupato i miei pensieri in
questo modo, che ha sollevato una simile agitazione nei miei sentimenti:  il fantasma che ha ucciso
mio padre.
Viaggiamo vicini al Lago Superiore adesso, e riesco a sentirlo mentre mi sussurra fra le onde le
storie di tutti i morti che nasconde sotto la sua superficie, che ci fissano attraverso le profondit, con i
loro occhi tetri e le guance morse dai pesci. Loro possono attendere.
Will svolta a destra in una strada sterrata, le ruote del SUV brontolano e veniamo sbattuti avanti
e indietro. Alzo lo sguardo e vedo la casa, abbandonata da anni, che inizia a pendere da un lato, una
semplice forma nera accovacciata nel buio. Will si ferma a quella che una volta era la fine di un vialetto
e scendo. I fari risplendono contro il basamento della casa, illuminando vernice grigia scrostata, assi
piatte e marce e una veranda sopraffatta da piante ed erbacce. Il vecchio vialetto era lungo; sono
almeno a trenta metri dalla porta dingresso.
Sei sicuro che sia questa?, sento sussurrare Chase, ma io lo so che  questa. Lo capisco dal
modo in cui la brezza mi sposta i capelli e i vestiti, ma senza turbare nientaltro. La casa  nervosa e
controllata, ci osserva. Faccio un passo avanti. Dopo alcuni secondi, sento il crepitio dei loro passi
incerti dietro di me.
Mentre venivamo in macchina, mi hanno detto che Anna uccide chiunque entri nella sua casa.
Mi hanno detto di vagabondi che ci si sono infilati in cerca di un posto in cui dormire, per poi essere
sbudellati una volta sdraiati. Non  possibile che sappiano una cosa del genere, chiaro, ma nonostante
ci, probabilmente  vero.
Sento un suono acuto dietro di me, seguto da un rapido rumore di passi.
Che cosa stupida, dice Carmel con tono seccato. La notte si  fatta pi fredda, quindi si 
messa un cardigan grigio sopra la canottiera. Ha le mani infilate nelle tasche della sua gonna color
cachi e le spalle curve. Saremmo dovuti restare alla festa.
Non lascolta nessuno. Gli altri tre non fanno altro che tracannare birra e parlare troppo forte,
per nascondere lagitazione. Procedo verso la casa con passi cauti, i miei occhi si spostano da una
finestra allaltra, ansiosi di rilevare qualche movimento che non dovrebbe esserci. Abbasso il capo. Una
lattina di birra mi vola oltre la testa per atterrare sul vialetto e rimbalzare verso la veranda.
Anna! Ehi, Anna! Vieni fuori a giocare, brutta stronza di una morta!.
Mike ride e Chase gli passa unaltra birra. Anche se si sta facendo sempre pi buio, riesco a
vedere che ha le guance arrossate dallalcol. Gi non si regge pi bene in piedi.
Do unocchiata prima a loro e poi alla casa. Per quanto mi piacerebbe indagare oltre, mi
fermer. Tutto ci  sbagliato. Ora che sono qui e hanno paura, ridono di lei, cercano di farla diventare
una barzelletta. Sento che spaccare loro in testa le lattine di birra piene sarebbe unottima idea e s, mi
rendo conto dellipocrisia insita nel mio desiderio di voler proteggere qualcosa che ho in programma di
provare a uccidere.
Guardo Carmel dietro di loro, che non riesce a smettere di spostare il peso da un piede allaltro,
stringendosi nelle braccia per proteggersi dalla gelida brezza del lago. Nella luce argentea, delle sottili
ciocche dei biondi capelli le si agitano intorno al viso come ragnatele.
Di ragazzi, andiamocene. Carmel si sta agitando e poi non c niente qui, a parte dei ragni e
qualche topo. Mi faccio strada fra Mike e Chase, ma mi afferrano ciascuno per un braccio. Noto che
Will  tornato indietro, vicino a Carmel, e le sta parlando piano piano, chinandosi verso di lei e
indicandole la macchina parcheggiata. Lei scuote la testa e fa un passo verso di noi, ma lui la trattiene.
Non esiste che ce ne andiamo senza dare unocchiata dentro, dice Mike. Lui e Chase mi
fanno girare su me stesso e mi fanno camminare lungo il vialetto come guardie carcerarie che scortano
un detenuto.
Va bene. Non mi oppongo tanto quanto forse dovrei. Perch io voglio dare unocchiata pi da
vicino.  solo che preferirei che loro non ci fossero. Faccio un gesto con la mano verso Carmel per
dirle che  tutto a posto e mi scrollo i ragazzi di dosso.
Quando il mio piede tocca la prima asse marcia dei gradini della veranda, sento la casa che
quasi si contrae, come se stesse inspirando, come se si svegliasse dopo essere rimasta inviolata per
tanto tempo. Salgo gli ultimi due gradini e mi ritrovo da solo di fronte al grigio scuro della porta.
Vorrei tanto avere una candela o una torcia. Non capisco di che colore sia la casa. Da lontano sembrava
che fosse grigia, che le scrostature di vernice che cadevano a terra fossero delle squame di quel colore,
ma ora che sono pi vicino sembrano marce e nere. Il che  impossibile. Nessuno dipinge la casa di
nero.
Le alte finestre a ciascun lato della porta sono incrostate di sporco e di polvere. Faccio un passo
verso sinistra e strofino il palmo sul vetro con un rapido movimento circolare. Dentro, la casa  in gran
parte vuota, a parte alcuni mobili sparsi qua e l. Al centro di quello che doveva essere un soggiorno,
c un divano coperto da un lenzuolo bianco. Dal soffitto penzolano i resti di un lampadario.
Nonostante loscurit, riesco a vedere linterno abbastanza facilmente.  illuminato da un blu e
da un grigio che sembrano non arrivare da nessuna parte. In quella luce c qualcosa di strano che
inizialmente non riesco a definire, finch non mi rendo conto che nessun oggetto sta proiettando
unombra.
Un sussurro mi fa ricordare che ci sono anche Mike e Chase. Inizio a voltarmi per dire loro che
non  niente che non abbia gi visto e se possiamo tornare alla festa, per favore, ma riflesso nella
finestra vedo che Mike ha in mano un pezzo di asse rotta e prende la mira verso il mio cranio con le
braccia sollevate sopra la testa e ho la sensazione che star zitto per un bel po.
Mi sveglio sentendo odore di polvere e con la sensazione che gran parte della mia testa sia
sparsa per terra, a pezzi, da qualche parte dietro di me. Poi sbatto le ciglia. Con ogni respiro mando
fuori un piccolo sbuffo grigio sopra delle vecchie assi irregolari. Girandomi sulla schiena, mi rendo
conto che ho la testa ancora intatta, ma il cervello mi fa talmente male che devo chiudere di nuovo gli
occhi. Non so dove sono. Non ricordo cosa stessi facendo prima di ritrovarmi qui. Lunica cosa a cui
riesco a pensare  limpressione che il cervello mi si muova liberamente nel cranio senza essere
attaccato da nessuna parte. Mi appare in testa unimmagine: uno scimmione di neanderthal che
brandisce unasse. I pezzi del puzzle iniziano a prendere il proprio posto. Sbatto di nuovo le ciglia, in
questa strana luce grigia.
Questa strana luce grigia. Spalanco gli occhi di colpo. Sono dentro la casa.
Il mio cervello si scuote come un cane che si scrolla lacqua di dosso e dalla sua pelliccia
volano via un milione di domande. Per quanto tempo sono rimasto svenuto? In che stanza sono? Come
ne esco fuori? E ovviamente, la pi importante: quegli stronzi mi hanno lasciato qui?
La mia ultima domanda ottiene rapidamente una risposta quando sento la voce di Mike.
Vedi, te lavevo detto che non lho ammazzato. Tamburella con il dito contro il vetro e io mi
giro verso la finestra per guardare la sua sorridente faccia da idiota. Dice qualcosa di stupido riguardo
al fatto che io sono un uomo morto e che questo  quello che succede a chi si avvicina a ci che gli
appartiene. Nello stesso momento, sento Carmel gridare che chiamer la polizia e chiedere con la voce
rotta dal panico se almeno mi sono svegliato.
Carmel, grido, cercando di mettermi in ginocchio. Sto bene.
Cas, grida lei a sua volta. Questi imbecilli Non lo sapevo, giuro.
Le credo. Mi strofino la mano dietro la testa. Le dita ne escono bagnate da un po di sangue.
Anzi, un bel po di sangue, ma non sono preoccupato, perch le ferite alla testa perdono come lacqua
da un rubinetto anche se il taglio  appena pi grande di quello che ti faresti con un foglio di carta.
Rimetto la mano sul pavimento e mi tiro su. Il sangue si mescola con la polvere in una granulosa pasta
rossastra.
 troppo presto per rimettermi in piedi. Mi gira ancora la testa. Ho bisogno di stendermi un
altro po. La stanza inizia a muoversi da sola.
Cristo, guardalo.  di nuovo a terra. Forse dovremmo tirarlo fuori di l. Potrebbe avere una
commozione cerebrale o qualcosa del genere.
Lho colpito con unasse;  chiaro che ha una commozione cerebrale. Quanto sei idiota.
Senti chi parla, vorrei dire. Tutto ci sembra cos surreale, cos incoerente.  un po come una
specie di sogno.
Lasciamolo l. Ci torner da solo a casa.
Non possiamo farlo. Guardagli la testa; gocciola sangue da tutte le parti.
Mentre Mike e Chase vanno avanti con il botta e risposta sul fatto di farmi da baby-sitter o di
lasciarmi morire, io mi sento scivolare nuovamente nel buio. Penso addirittura che potrebbe essere
giunta la mia fine. Sono stato ucciso da un vivente. Chi se lo sarebbe mai immaginato.
Ma poi sento la voce di Chase andare su di tipo cinque ottave. Cristo! Cristo!.
Cosa?, grida Mike, con la voce irritata e rotta dal panico allo stesso tempo.
Le scale! Cazzo, guarda le scale!.
Apro gli occhi a fatica e mi sforzo di sollevare la testa di qualche centimetro. L per l non vedo
niente di straordinario sulle scale. Sono un po strette e la ringhiera  stata rotta in non meno di tre
punti. Ma poi guardo pi su.
 lei. Appare e scompare rapidamente come limmagine sullo schermo di un computer, come
un oscuro spettro che lotta per uscire dal video ed entrare nel mondo reale. Quando la sua mano afferra
la ringhiera, diventa corporea e sotto la pressione il legno cigola e scricchiola.
Scuoto delicatamente la testa, ancora disorientato. So chi , conosco il suo nome, ma non riesco
a capire perch io mi trovi qui. Allimprovviso mi rendo conto di essere in trappola. Non so cosa fare.
Sento le ripetute suppliche terrorizzate di Chase e Mike che litigano perch non sanno se scappare o
restare o cercare di tirarmi fuori dalla casa in qualche modo.
Anna discende sopra di me, venendo gi dalle scale senza muovere un passo. Trascina
orribilmente entrambi i piedi come se non potesse proprio usarli. La sua pallida pelle  attraversata da
scure vene violacee. Ha i capelli di un nero privo di ombre, si muovono nellaria come se fossero
sospesi nellacqua, serpeggiano dietro di lei e ondeggiano come giunchi.  lunica cosa di lei che
sembra essere viva.
Non porta indosso le sue ferite mortali, come gli altri fantasmi. Hanno detto che le hanno
tagliato la gola e questa ragazza ha un collo lungo e pallido. Ma c il vestito.  bagnato e rosso e in
costante movimento. Gocciola sul pavimento.
Non mi rendo conto di essere scappato verso il muro finch non ne sento la fredda pressione
sulla schiena e le spalle. Non riesco a distogliere lo sguardo dai suoi occhi. Sono come due gocce di
petrolio.  impossibile dire cosa stia guardando, ma non sono stupido abbastanza da sperare che non
possa vedermi o che non mi abbia visto.  spaventosa. Non mostruosa, ma fuori da questo mondo.
Il cuore mi scoppia nel petto e il dolore alla testa  insostenibile. Mi dice di sdraiarmi. Mi dice
che non posso uscirne. Non ho le forze per lottare. Anna mi uccider e sono sorpreso di scoprire che
preferisco che sia una come lei a farlo, con il suo vestito fatto di sangue. Preferisco soccombere a
qualsiasi dannazione abbia in mente lei, piuttosto che arrendermi silenziosamente da qualche parte in
un ospedale perch qualcuno mi ha dato una botta in testa con unasse di legno.
Si sta avvicinando. Gli occhi mi si richiudono, ma sento i suoi movimenti frusciare nellaria.
Riesco a sentire ogni singola grossa goccia di sangue che colpisce il pavimento.
Apro gli occhi.  sopra di me, la dea della morte, labbra nere e mani gelide.
Anna. La mia bocca accenna un debole sorriso.
Mi guarda, un piccolo patetico essere schiacciato contro la sua parete. Fluttuando ancora in aria,
aggrotta le sopracciglia. Poi distoglie improvvisamente lo sguardo, dirigendolo verso la finestra sopra
la mia testa. Prima che possa muovermi, le sue braccia scattano in avanti e attraversano il vetro,
frantumandolo. Sento Mike o Chase o entrambi gridarmi quasi nellorecchio. Pi in lontananza, sento
Carmel.
Anna ha trascinato Mike in casa facendogli attraversare la finestra. Il ragazzo grida e si dispera
come un animale in trappola, dimenandosi nella sua presa e cercando di evitare di guardarla in viso. I
suoi sforzi non sembrano turbarla. Le sue braccia sono come di marmo.
Lasciami andare, balbetta Mike. Lasciami andare, era solo uno scherzo! Era solo uno
scherzo!.
Lo poggia a terra, in piedi. Il viso e le mani di Mike sono pieni di tagli sanguinanti. Il ragazzo fa
un passo indietro. Anna scopre i denti. Sento la mia voce provenire da un altro luogo, le dice di
fermarsi o forse grida semplicemente, e Mike non ha neanche il tempo di strillare prima che lei gli
conficchi le mani nel petto, lacerando pelle e muscoli. Poi allarga le mani verso lesterno, come se
cercasse di attraversare una porta che si chiude, e Mike Andover si strappa in due. Entrambe le met
cadono sulle ginocchia, dibattendosi e agitandosi come parti di un insetto.
Le grida di Chase arrivano da pi lontano. Unauto si accende. Striscio via dalla massa confusa
che una volta era Mike, cercando di non guardare la met del corpo che  ancora attaccata alla sua
testa. Non voglio sapere se  ancora vivo. Non voglio sapere se sta guardando laltra parte di s che si
contorce.
Anna osserva il cadavere con aria calma. Mi guarda per un lungo istante prima di riportare
lattenzione su Mike. Quando la porta si spalanca di colpo, lei non sembra neanche accorgersene. Un
attimo dopo, mi sento afferrare per le spalle e trascinare indietro, fuori dalla casa e lontano dal sangue.
Sento le mie gambe sbattere sui gradini della veranda. Quando la persona che mi ha soccorso, chiunque
sia, mi molla, lascia andare troppo allimprovviso la mia testa e di colpo non vedo pi niente.
Capitolo otto
Ehi. Ehi, ti stai svegliando?.
Conosco questa voce. Non mi piace questa voce. Dischiudo appena gli occhi ed ecco la sua
faccia, sopra di me.
Ci hai fatti preoccupare un bel po. Forse non avremmo dovuto lasciarti dormire cos tanto.
Forse avremmo dovuto portarti allospedale, ma non sapevamo bene cosa dire.
Sto bene, Thomas. Mi porto le mani davanti agli occhi e me li strofino, poi raccolgo le forze
e mi siedo, sapendo che il mondo inizier a ondeggiare e a rollare cos forte che potrei vomitare. In
qualche modo, riesco a buttare gi le gambe e appoggiarle sul pavimento. Cos successo?
Dillo tu a me. Si accende una sigaretta. Vorrei che la spegnesse. Sotto quei capelli arruffati e
quegli occhiali sembra un dodicenne che ha fregato un pacchetto dalla borsa della madre. Cosa stavate
facendo alla casa dei Korlov?
Perch mi stavi seguendo?, replico io, accettando il bicchiere dacqua che mi porge.
Cosa ti ho detto che avrei fatto?, risponde. Solo che non immaginavo che tu avessi bisogno
di cos tanto aiuto. Nessuno va a casa sua, cazzo. I suoi occhi azzurri mi scrutano come se fossi una
specie di pivello idiota.
Be, non  che sono entrato e sono caduto per terra.
Non lho mai pensato. Ma non posso credere che labbiano fatto, buttarti in quella casa e
cercare di ammazzarti.
Mi guardo intorno. Non ho idea di che ore siano, ma fuori c il sole e mi trovo in una specie di
negozio di antiquariato.  pieno di roba, ma ci sono un sacco di begli oggetti, non pile di vecchie
schifezze che trovi a volte in posti pi squallidi di questo. Comunque, c puzza di gente vecchia.
Sono seduto su un vecchio divano polveroso vicino al retrobottega, con un cuscino quasi del
tutto saturo del mio sangue rappreso. O almeno spero che sia il mio sangue rappreso. Spero di non aver
dormito su uno straccio infestato dallepatite.
Guardo Thomas. Sembra arrabbiato. Lui odia lEsercito Troiano; senza dubbio lavranno preso
di mira fin dallasilo. Un goffo ragazzino pelle e ossa come lui, uno che sostiene di avere poteri psichici
e che frequenta polverosi negozi di rarit, doveva essere il loro bersaglio preferito. Chiss quante volte
gli hanno infilato la testa nel cesso o gli hanno fatto lo scherzo della smutandata. Scherzi innocui.
Non credo che stessero davvero cercando di ammazzarmi.  solo che non lhanno presa sul serio. Non
credevano alle storie su di lei. E ora uno di loro  morto.
Merda, dico a voce alta. Non c modo di sapere cosa accadr ad Anna adesso. Mike
Andover non era una delle sue solite vittime, uno che passava di l per caso o uno dei soliti scappati di
casa. Era uno degli sportivi della scuola, uno dei festaioli, e Chase ha visto tutto. Posso solo sperare che
fosse troppo spaventato per andare dalla polizia.
Non che la polizia sia in grado di fermare Anna, in ogni caso. Se andassero in quella casa,
sarebbero solo altri morti. O forse da loro non si farebbe vedere per niente. E a parte tutto, Anna  mia.
Per un secondo mi torna in mente la sua immagine, incombente sopra di me, pallida e gocciolante di
rosso. Ma il mio cervello ferito non riesce a trattenerla.
Guardo Thomas, che continua a fumare nervosamente.
Grazie per avermi tirato fuori, dico, e lui annuisce.
Avrei preferito non farlo, ammette. Cio, non  che avrei preferito non farlo,  che vedere
Mike per terra in un ammasso informe non mi ha reso particolarmente entusiasta. Fa un tiro di
sigaretta. Cristo. Non posso credere che sia morto. Non posso credere che sia stata lei a ucciderlo.
Perch no? Tu ci credevi a lei.
Lo so, ma non lavevo mai vista veramente. Nessuno vede Anna. Perch se vedi Anna.
Non sopravvivi per poterlo raccontare a qualcuno, finisco con tono triste.
Alzo lo sguardo verso il suono di passi che sento sulle fragili assi del pavimento.  entrato un
tizio anziano, quel tipo di anziano con la barba grigia riccioluta e con una treccina alla fine. Indossa una
maglietta molto logora dei Grateful Dead e un gilet di pelle. Ha degli strani tatuaggi sugli avambracci,
niente che io riconosca.
Sei un ragazzino maledettamente fortunato. Devo dire che mi aspettavo di pi da un assassino
di fantasmi professionista.
Prendo al volo la borsa del ghiaccio da mettermi in testa che mi lancia. Sorride, con il suo viso
che sembra di cuoio, e mi scruta da un paio di occhiali con la montatura di metallo.
Sei tu che hai passato la segnalazione a Daisy. Lo capisco allistante. Avevo pensato che
fosse stato il caro vecchio Thomas, qui.
Un sorriso  lunica risposta che ricevo. Ma  sufficiente.
Thomas si schiarisce la gola. Lui  mio nonno, Morfran Starling Sabin.
Non posso non ridere. Perch voi goth dovete sempre darvi dei nomi assurdi?
Parole forti per uno che va in giro facendosi chiamare Teseo Cassio.
 un vecchietto arguto e che si fa piacere fin da subito, con una voce uscita da uno spaghetti
western in bianco e nero. Il fatto che mi conosca non mi disturba. In effetti,  quasi un sollievo. Sono
felice di imbattermi in un altro membro di questo peculiare mondo sotterraneo, dove la gente conosce il
mio lavoro, la mia reputazione e quella di mio padre. La mia vita non  come quella di un supereroe.
Ho bisogno di qualcuno che mi metta sulla buona strada. Ho bisogno di persone che sappiano chi sono
veramente. Solo non troppe. Non so perch Thomas non me labbia detto quando mi ha trovato al
cimitero. Doveva essere per forza cos criptico.
Come va la testa?, chiede Thomas.
Non lo sai da solo, tu e la tua telepatia?.
Scrolla le spalle. Te lho detto, non sono cos tanto telepatico.  stato mio nonno a dirmi che
stavi venendo e che avrei dovuto cercarti. A volte riesco a leggere il pensiero. Ma oggi il tuo no. Forse
 la commozione cerebrale. Forse  che non ne ho semplicemente pi bisogno. Va e viene.
Bene. Questa cazzo di lettura del pensiero mi fa venire i brividi. Guardo Morfran. Quindi,
perch mi hai mandato a cercare? E perch non hai chiesto a Daisy di organizzarci un incontro per
quando fossi arrivato, invece che mandarmi Professor X?. Volto la testa di scatto verso Thomas e
immediatamente mi maledico per aver voluto fare il saputello. La mia testa non  ancora guarita
abbastanza per la saccenteria.
Volevo che tu arrivassi qui in fretta, spiega scrollando le spalle. Io conoscevo Daisy e Daisy
conosceva te, di persona. Ha detto che non ti piace essere disturbato. Ma ho voluto lo stesso tenerti
docchio. Assassino di fantasmi o meno, sei pur sempre un ragazzino.
Ok, dico. Ma perch tanta fretta? Anna non  qui da decenni?.
Morfran si appoggia contro il bancone di vetro e scuote la testa. Sta cambiando qualcosa in
Anna.  ancora pi furiosa in questi giorni. Ho un legame con i morti, molto pi di quanto ce labbia
tu, in molti modi. Io li vedo, li sento, li sento pensare, pensare a quello che vogliono.  stato cos fin
da.
Scrolla le spalle. C una storia dietro. Ma probabilmente  la sua storia migliore e non vuole
darla via cos presto.
Si strofina le tempie. Lo sento quando uccide. Ogni volta che qualche sventurato si imbatte in
quella casa. Prima, al massimo, sentivo un pizzicore fra le scapole. In questi giorni, mi sento rivoltare
completamente le interiora. Una volta non si sarebbe neanche fatta vedere da voi.  morta da tempo e
non  sciocca, sa bene la differenza fra una preda facile e dei ragazzini figli di pap. Ma sta perdendo
rigore. Finir sulle prime pagine di giornale. E sia tu che io sappiamo che certe cose  meglio che
rimangano segrete.
Si siede su una poltrona e si batte il palmo della mano contro il ginocchio. Sento il ticchettio
delle unghie di un cane sul pavimento e poco dopo un grosso labrador nero con il naso ingrigito
trotterella verso di lui e gli poggia la testa in grembo.
Ripenso agli avvenimenti della notte precedente. Non era per niente come me laspettavo, anche
se, ora che lho vista, ho serie difficolt a ricordare cosa mi aspettassi. Forse pensavo che fosse una
malinconica ragazzina spaventata che uccide per paura e per tristezza. Pensavo che sarebbe scesa dalle
scale con passo pesante, con un vestito bianco con una macchia scura sul colletto. Pensavo che avrebbe
avuto due sorrisi, uno sul viso e laltro sul collo, fresco e rosso. Pensavo che mi avrebbe chiesto perch
mi trovassi nella sua casa e che poi mi avrebbe attaccato, con piccoli denti affilati come rasoi.
Invece trovo un fantasma con la forza di una tempesta, gli occhi neri e le mani pallide, non una
persona morta, per niente, ma una vera e propria dea. Persefone di ritorno dallAde o Ecate
semidecomposta.
Il pensiero mi fa un po tremare, ma scelgo di dare la colpa a tutto il sangue che ho perso.
Coshai intenzione di fare ora?, chiede Morfran.
Guardo la borsa del ghiaccio ormai semisciolto, con sopra le sfumature rosa del mio sangue
reidratato. In cima alla lista c andare a casa, farmi una doccia e cercare di evitare che la mamma
perda la testa e che mi cosparga di altro olio di rosmarino.
Poi si torna a scuola, a fare la stima dei danni con Carmel e con lEsercito Troiano.
Probabilmente non hanno visto Thomas che mi tirava fuori; probabilmente pensano che io sia morto e
staranno facendo una riunione iperdrammatica sullorlo di un precipizio per decidere il da farsi
riguardo a Mike e a me, per decidere che tipo di spiegazioni dare. Senza dubbio Will avr degli ottimi
suggerimenti.
Dopo di che, si torna alla casa. Perch ho visto Anna uccidere. E devo fermarla.
Con la mamma ho un colpo di fortuna. Non  in casa quando arrivo e sul ripiano della cucina
c un biglietto con su scritto che il mio pranzo  in un sacchetto nel frigorifero. Non si firma n con un
cuore n con nientaltro, quindi capisco che  arrabbiata perch sono stato fuori tutta la notte e non lho
chiamata. Pi tardi penser a qualcosa da dirle che non comprenda lessermi ritrovato coperto di
sangue e privo di sensi.
Con Thomas, invece, non ho avuto nessun colpo di fortuna: mi ha accompagnato a casa in
macchina e poi mi ha seguito fino sui gradini della veranda. Tornato al pian terreno dopo la doccia, con
la testa che ancora mi pulsa come se il cuore avesse preso residenza dietro le palle dei miei occhi, lo
trovo seduto al tavolo della cucina, preso da una gara con Tebaldo a chi distoglie prima lo sguardo.
Questo non  un gatto come tutti gli altri, dice Thomas a denti stretti. Fissa gli occhi verdi di
Tebaldo senza battere ciglio, occhi verdi che scintillano verso di me e sembrano voler dire: Questo
ragazzino  rincoglionito. La punta della sua coda fa dei piccoli scatti, come una lenza.
Certo che no. Rovisto nel mobiletto in cerca di aspirina da masticare, unabitudine che ho
preso dopo aver letto Shining di Stephen King.  il gatto di una strega.
Thomas interrompe il contatto visivo e mi lancia unocchiataccia. Lo sa quando viene preso in
giro. Gli sorrido e gli lancio una lattina di Coca-Cola. La apre molto vicino a Tebaldo, che soffia e salta
gi dal tavolo, passandomi accanto e ringhiando. Allungo la mano per grattargli la schiena, ma mi d
un colpetto con la coda, come per dirmi che vuole questo strano personaggio arruffato fuori da casa
sua.
Cosa hai intenzione di fare riguardo a Mike?. Thomas mi guarda con due occhi ampi e
rotondi da sopra il bordo della lattina di Coca-Cola.
Stima dei danni, dico, perch non c molto di pi che io possa fare. Avrei avuto pi opzioni
se non fossi stato privo di sensi tutta la notte, ma  inutile piangere sul latte versato. Devo trovare
Carmel. Devo parlare con Will. Devo zittirli entrambi. Perci forse sarebbe meglio che andassimo a
scuola ora.
Solleva le sopracciglia come se fosse sorpreso che io non cerchi pi di liberarmi di lui.
Cosa ti aspettavi?, chiedo. Ci sei dentro. Volevi farne parte, qualunque cosa fosse, be,
complimenti. Non hai tempo per ripensarci.
Thomas deglutisce. La cosa positiva  che almeno non dice niente.
Quando entriamo nella scuola, i corridoi sono vuoti. Per un attimo penso che siamo stati
beccati, che siamo nella merda, che c una sorta di veglia a lume di candela dietro ognuna di quelle
porte chiuse.
Poi mi rendo conto di essere un idiota. I corridoi sono vuoti perch siamo a met della terza ora.
Facciamo una fermata ai nostri rispettivi armadietti ed eludiamo le domande degli insegnanti di
guardia. Non ho intenzione di andare a lezione. Aspetteremo in giro fino allora di pranzo,
gironzolando vicino allarmadietto di Carmel e sperando che sia qui e non a casa, pallida e malata, nel
suo letto. Ma anche se lo fosse, Thomas dice di sapere dove abita. Possiamo fare un salto da lei pi
tardi. Se mi rimanesse ancora un briciolo di fortuna, potrebbe non aver parlato con i genitori.
Quando la campanella suona, praticamente mi fa saltare in aria dallo spavento. La cosa non fa
bene al mio mal di testa. Ma sbatto velocemente le ciglia e scruto attraverso la folla, un flusso
ininterrotto di corpi vestiti in maniera simile che percorrono i corridoi con passo deciso. Faccio un
sospiro di sollievo quando vedo Carmel.  un po pallida, come se avesse pianto o vomitato, ma 
sempre ben vestita e con i libri in mano. Non ha unaria cos terribilmente sciupata.
Una delle brunette di ieri sera (non so quale delle due, ma la chiamer Natalie) le sbuca accanto
afferrandola per il gomito e inizia a blaterare qualcosa. La reazione di Carmel si merita un Oscar: il
modo in cui inclina la testa e il suo sguardo interessato, il modo in cui rigira gli occhi al cielo e ride,
tutto cos disinvolto e naturale. Poi dice qualcosa, apposta per concludere, e Natalie si volta e se ne va.
La maschera di Carmel scivola di nuovo via.
 a meno di tre metri dallarmadietto quando finalmente solleva lo sguardo abbastanza per
notare che sono in piedi davanti a esso. Spalanca gli occhi. Dice il mio nome a voce alta, poi si guarda
intorno e si avvicina, come se non volesse essere sentita.
Sei vivo. Il modo in cui le si incrina la voce dicendo quella frase parla chiaro su quanto le
sembri strano dirla. I suoi occhi mi scrutano dallalto in basso, come se si aspettasse di vedermi
insanguinato o con un osso esposto. Come?.
Con un cenno della testa indico Thomas, appostato alla mia destra. Mi ha tirato fuori
Thomas.
Carmel gli concede uno sguardo e un sorriso. Non dice altro. Non mi abbraccia, come pensavo
che avrebbe fatto. Per qualche motivo, questo me la fa piacere ancora di pi.
Dov Will? E Chase?, le chiedo. Non le chiedo se lo sa qualcun altro.  ovvio, dal
comportamento della gente nei corridoi, dal modo in cui ognuno se ne va in giro chiacchierando come
al solito, si capisce che non lo sa nessun altro. Ma dobbiamo ancora sistemare delle cose. Dobbiamo
concordare le nostre versioni dei fatti.
Non lo so. Non li vedo fino allora di pranzo. Comunque non so a quante lezioni avranno
intenzione di andare. Abbassa lo sguardo. Sta sentendo il bisogno di parlare di Mike. Di dire qualcosa
che crede di dover dire, come il fatto che le dispiaccia o che non fosse poi cos cattivo e che non si
meritasse ci che gli  successo. Si morde il labbro.
Dobbiamo parlare con loro. Tutti insieme. Cercali allora di pranzo e digli che sono vivo.
Dove possiamo incontrarci?.
Non risponde subito, indugia per un po. Di, Carmel, non deludermi.
Li porto al campo da football. Non lo user nessuno a quellora.
Annuisco velocemente e lei se ne va, voltandosi e dandomi unultima occhiata, come se volesse
assicurarsi che io ci sia ancora, che sia vero e che lei non  impazzita. Noto che, mentre si allontana,
Thomas la fissa come un tristissimo e fedele segugio.
Thomas, dico, e mi dirigo verso la palestra, per attraversarla e uscire fuori, nel campo da
football. Ora non  il momento. Dietro di me lo sento borbottare che  sempre il momento. Per un
attimo, mi concedo un sorrisetto, poi mi domando cosa potr fare per tenere a bada Will e Chase.
Capitolo nove
Quando Will e Chase arrivano al campo da football, trovano me e Thomas appisolati sulle
tribune, a fissare il cielo.  una giornata soleggiata, calma e calda. Madre Natura non  in lutto per
Mike Andover. La sensazione della luce sulla testa ancora pulsante  fantastica.
Cristo, dice uno di loro, dopo di che c tutta una serie di imprecazioni che  meglio non
ripetere. Finalmente la sfilza termina, con un:  davvero vivo.
Non grazie a voi due cazzoni. Mi metto seduto. Anche Thomas si mette seduto, ma rimane
leggermente ingobbito. Questi coglioni lhanno perseguitato un po troppe volte.
Ehi, dice seccamente Will. Noi non ti abbiamo fatto niente, capito?
Tieni chiusa quella cazzo di bocca, aggiunge Chase puntando un dito verso di me. Per un
attimo non so cosa dire. Non avevo pensato che sarebbero potuti venire qui per cercare di far stare zitto
me.
Mi pulisco i jeans allaltezza delle ginocchia. C un po di polvere sopra, nel punto in cui mi
sono appoggiato sotto la tribuna. A me non avete fatto niente, dico onestamente. Mi avete portato in
una casa perch volevate spaventarmi. Non sapevate che il vostro amico sarebbe finito strappato in due
e sventrato. Questa era cattiva. Lo ammetto. Chase impallidisce immediatamente. Gli ultimi istanti di
Mike gli si stanno ripresentando davanti agli occhi. Per un attimo mi intenerisco, ma poi la mia testa
ancora pulsante mi ricorda che hanno cercato di ammazzarmi.
In piedi accanto a loro, ma su un gradino della tribuna pi in basso, Carmel si stringe nelle
braccia e guarda altrove. Forse non dovrei essere cos arrabbiato. Ma mi prende in giro? Certo che
dovrei esserlo. Non sono felice per quello che  successo a Mike. Non avrei mai permesso che
accadesse se non mi avessero reso inutile con una botta in testa.
Cosa diciamo alla gente di Mike?, chiede Carmel. Faranno delle domande. Lhanno tutti
visto andare via dalla festa insieme a noi.
Non possiamo dire la verit, dice Will con tono affranto.
Qual  la verit?, chiede Carmel. Cos successo in quella casa? Dovrei credere sul serio
che Mike sia stato ucciso da un fantasma? Cas.
Incrocio il suo sguardo, alla stessa altezza del mio. Io lho visto.
Anche io lho visto, aggiunge Chase, con unaria come se stesse per vomitare.
Carmel scuote la testa. Non  reale. Cas  vivo. Anche Mike lo . Questo  solo uno scherzo
malato che avete architettato tutti quanti per farmela pagare, per aver rotto con lui.
Non credere che ruoti sempre tutto intorno a te, dice Will. Ho visto le sue braccia
attraversare la finestra. Lho vista che lo tirava dentro. Ho sentito gridare. Poi ho visto la sagoma di
Mike dividersi in due. Mi guarda. Quindi, cosera? Quale essere vivente pu fare una cosa simile?
Era un vampiro, balbetta Chase.
Idiota. Lo ignoro completamente. Non cera nessun essere vivente in quella casa. Mike  stato
ucciso da Anna Korlov.
 impossibile, impossibile, dice Chase sempre pi nel panico, ma non ho tempo per le sue
crisi di rigetto. Fortunatamente neanche Will, che gli dice di chiudere il becco.
Diremo alla polizia che siamo andati in giro in macchina per un po. Poi Mike si  arrabbiato
per Carmel e Cas ed  sceso. Nessuno di noi  riuscito a fermarlo. Ha detto che sarebbe tornato a casa a
piedi e siccome non era cos lontano, non lo abbiamo fermato. Quando stamani non si  fatto vedere a
scuola, ci siamo immaginati che avesse i postumi della sbronza. Will ha la mandibola serrata. Riesce a
prendere una decisione cos su due piedi, anche quando non vuole. Dovremo sorbirci alcuni giorni o
alcune settimane di squadre di ricerca. Ci faranno delle domande. E poi si arrenderanno.
Will mi guarda. Per quanto Mike fosse un gran cazzone, era suo amico e ora Will Rosenberg sta
sperando che il suo desiderio che io non esista si avveri. Se non ci fosse nessun altro a guardare,
potrebbe anche provarci, a farlo avverare: battere i tacchi insieme tre volte o qualcosa del genere.
E forse non ha torto. Forse  colpa mia. Sarei potuto arrivare ad Anna in qualche altro modo.
Ma non diciamo cacchiate. Mike Andover mi ha dato una botta in testa con unasse e mi ha buttato in
una casa abbandonata, solo perch ho parlato con la sua ex. Non si meritava di essere spaccato a met,
ma come minimo un bel calcio nelle palle s.
Chase si tiene la testa fra le mani e, parlando fra s e s, ripete in che casino ci siamo messi, che
incubo sar mentire alla polizia. Per lui  pi facile concentrarsi sugli aspetti non sovrannaturali della
questione.  cos per gran parte delle persone.  questo che permette a storie come quella di Anna di
rimanere segrete per tanto tempo.
Will gli d una pacca sulla spalla. Con lei cosa facciamo?, chiede Will. Per un attimo penso
che stia parlando di Carmel.
Non puoi fare niente con lei, dice Thomas, parlando per la prima volta in quelli che sembrano
decine di anni di silenzio, prendendo la parola prima di me.  fuori dalla tua portata.
Ha ammazzato il mio migliore amico, sputa fuori Will. Cosa dovrei fare? Niente?
Esatto, dice Thomas, e lo fa con una scrollata di spalle e un sorrisino sbilenco che gli far
prendere un pugno in faccia.
Be, qualcosa dobbiamo farlo.
Guardo Carmel. Ha gli occhi spalancati e tristi e delle ciocche di capelli biondi che le pendono
davanti. Probabilmente non  mai sembrata pi emo di cos in vita sua.
Se  reale, continua, forse dovremmo. Non possiamo permetterle di uccidere altra gente.
Non glielo permetteremo, le dice Thomas con aria consolatoria. Vorrei buttarlo gi dalle
tribune. Non ha sentito il mio discorso ora non  il momento?
Sentite, dico. Non salteremo tutti su un furgoncino verde per andare a prenderla con laiuto
degli Harlem Globetrotters. Chiunque torni in quella casa  morto. E a meno che non vogliate finire
strappati a met e fissare un ammasso delle vostre stesse interiora stese sul pavimento, statene alla
larga. Non vorrei essere cos duro con loro, ma questo  un disastro. Una persona che ho coinvolto 
morta e ora tutti questi novellini vogliono seguirla. Non so come abbia fatto a infilarmi in un bordello
simile. Ho fatto subito un casino.
Io ci torno, dice Will. Devo pur fare qualcosa.
Vengo anchio, aggiunge Carmel, e mi lancia unocchiata come se mi sfidasse a cercare di
fermarla. Evidentemente si  dimenticata che stavo fissando una faccia morta ricoperta di vene scure
meno di ventiquattrore fa. La sua scenetta da ragazzina ostinata non mi impressiona affatto.
Nessuno di voi andr da nessuna parte, dico, ma poi mi sorprendo di me stesso. Non senza
essere preparati. Do unocchiata a Thomas, che ha la bocca leggermente aperta. Thomas ha un
nonno. Un signore anziano molto spirituale. Morfran Starling. Lui sa di Anna. Dobbiamo parlare con
lui prima, se abbiamo intenzione di fare qualcosa. Do una pacca sulla spalla a Thomas e lui cerca di
rimettersi in faccia unespressione normale.
E comunque come si fa ad ammazzare una cosa del genere?, chiede Chase. Con un paletto
nel cuore?.
Vorrei di nuovo ricordare loro che Anna non  un vampiro, ma aspetter fino a quando non
suggerir le pallottole dargento prima di scagliarlo gi dalle tribune.
Che scemo, lo deride Thomas.  gi morta. Non puoi ucciderla. Devi bandirla o qualcosa
del genere. Mio nonno lha fatto una volta o due. C questo potente incantesimo, con delle candele e
delle erbe e altra roba. Io e Thomas ci scambiamo uno sguardo. Questo ragazzino  proprio utile ogni
tanto. Vi posso portare da lui. Stanotte, se volete.
Will guarda Thomas, poi me, poi di nuovo Thomas. Chase sembra desiderare di non dover
sempre far finta di essere questo mega fusto cos forte, ma chi se ne frega, se l creata lui questa
maschera. Carmel guarda me.
Ok, dice Will alla fine. Ci vediamo dopo la scuola.
Non posso, ribatto rapidamente. Mia mamma Ma posso venire al negozio pi tardi.
Tutti quanti scendono gi per le tribune con unandatura goffa (che  anche lunica andatura
con cui  possibile scendere gi per delle tribune). Thomas sorride mentre se ne vanno.
Non  andata male, no?. Fa un largo sorriso. Chi dice che non ho poteri psichici?.
Forse  stata solo intuizione femminile, rispondo. Assicurati solo che tu e il vecchio
Morfran riusciate a depistarli in maniera convincente.
Tu dove devi andare?, chiede, ma non rispondo. Lo sa dove sto andando. Sto andando da
Anna.
Capitolo dieci
Mi trovo di nuovo a fissare la casa di Anna. La parte razionale del mio cervello mi dice che si
tratta solo di una casa. Che  linterno che la rende terrificante, che la rende pericolosa, che non 
possibile che si stia inclinando verso di me come se volesse darmi la caccia in mezzo a queste erbacce
rigogliose. Non  possibile che stia cercando di scrollarsi via dalle fondamenta e ingoiarmi in un sol
boccone. Ma a me sembra che stia facendo esattamente questo.
Dietro di me, sento un breve soffio. Mi volto. Tebaldo si  alzato con le zampe anteriori sullo
sportello del lato conducente della macchina di mia mamma e guarda fuori dal finestrino.
 proprio vero, micio, dico. Non so perch la mamma me labbia fatto portare dietro. Non
potr essermi di nessun aiuto. Se si parla di utilit, lui  pi simile a un rilevatore di fumo che a un cane
da caccia. Ma quando sono tornato a casa dopo la scuola, ho detto a mia mamma dove stavo andando e
cosera successo (tralasciando la parte in cui venivo quasi ucciso e quella in cui uno dei miei compagni
di classe veniva diviso in due) e deve aver intuito che non gliela contavo giusta, perch adesso ho uno
strato fresco di olio di rosmarino a forma di triangolo spalmato sulla fronte e mi ha fatto portare dietro
il gatto. A volte penso che non abbia la minima idea di cosa faccia io fuori.
Lei non dice molto. Ce lha sempre l, sulla punta della lingua, di dirmi di smettere. Di dirmi
che  pericoloso e che c gente che c morta. Ma di gente morta ce ne sarebbe ancora di pi se io non
facessi il mio lavoro.  il lavoro iniziato da mio padre.  quello per cui sono nato, leredit che mi ha
lasciato ed  questa la vera ragione per cui non dice niente. Lei credeva in lui. Sapeva come stavano le
cose e le ha sempre accettate, fino al giorno in cui  stato ucciso, ucciso da quello che pensava essere
solo un altro di una lunga serie di fantasmi.
Estraggo il coltello dallo zaino e lo faccio scivolare fuori dal fodero. Mio padre un pomeriggio 
uscito di casa con questo coltello, proprio come aveva sempre fatto da prima che io nascessi. E non 
mai pi tornato. Qualcosa ha avuto la meglio su di lui. La polizia arriv dopo un giorno, in seguito alla
segnalazione della scomparsa da parte di mia madre. Dissero che mio padre era morto. Io mi nascosi
furtivamente nellombra mentre interrogavano mia madre e alla fine linvestigatore rivel sussurrando
il proprio segreto: il corpo di mio padre era coperto di morsi; ne mancavano interi pezzi.
La macabra morte di mio padre torment i miei pensieri per mesi. Me la immaginai in ogni
modo possibile. Me la sognai. La disegnai su carta con penna nera e pastello rosso, scheletrici omini
stilizzati e sangue ceroso. Mia madre cerc di farmela passare; cantava costantemente e lasciava le luci
accese, per cercare di tenermi lontano dal buio. Ma le visioni e gli incubi non smisero fino al giorno in
cui non presi in mano il coltello.
Non presero mai lassassino di mio padre, ovviamente. Perch lassassino di mio padre era gi
morto. Perci so qual  il mio compito. Di fronte alla casa di Anna, non ho paura, perch Anna Korlov
non  il mio scopo finale. Un giorno, torner nel luogo in cui  morto mio padre e con il suo coltello
squarcer la bocca di ci che lha divorato.
Faccio due respiri profondi. Il coltello rimane fuori;  inutile cercare di nasconderlo. So che  l
dentro e lei sa che sto arrivando. Riesco a percepirla mentre mi guarda. Il gatto mi osserva da dentro la
macchina con i suoi occhi catarifrangenti e percepisco anche quelli su di me, mentre percorro il vialetto
coperto di erbacce verso la porta dingresso.
Credo che non ci sia mai stata una notte pi tranquilla di questa. Niente vento, niente insetti,
niente di niente. Il suono della ghiaia sotto i miei piedi  maledettamente forte.  inutile cercare di
procedere con passo felpato.  come quando sei il primo a svegliarti la mattina e ogni tuo singolo
movimento fa pi rumore di una sirena, a prescindere da quanto tu cerchi di fare piano. Vorrei sbattere
un piede sui gradini di quella veranda. Vorrei spaccarne uno, sradicarlo e usarlo per buttare gi la porta.
Ma sarebbe da maleducati e, fra laltro, non ce n bisogno. La porta  gi aperta.
Uninquietante luce grigia si diffonde verso lesterno senza proiettare alcun fascio luminoso. 
come se si fondesse con laria pi scura, come se fosse nebbia illuminata. Drizzo le orecchie; in
lontananza mi sembra di sentire il brontolio sordo di un treno che passa e un cigolio, che ricorda quello
del cuoio, mi fa stringere pi forte lathame. Attraverso la porta e la chiudo dietro di me. Non voglio
dare a nessun fantasma lopportunit di spaventarmi sbattendola come in un B-movie.
Lingresso  vuoto, le scale sono deserte. Dal soffitto penzola, senza luccicare, lo scheletro del
lampadario distrutto e c un tavolo coperto con un lenzuolo impolverato che non cera la notte scorsa,
potrei giurarci. Qualcosa non va in questa casa. Qualcosaltro, a parte la presenza da cui  palesemente
infestata.
Anna, dico, e la mia voce rotola nellaria. La casa la divora senza produrre alcuna eco.
Guardo alla mia sinistra. Il punto in cui Mike Andover  morto  vuoto, a parte una macchia
scura e oleosa. Non ho idea di cosa Anna abbia fatto del corpo e, onestamente, preferisco non pensarci.
Tutto  immobile e io non sono in vena di aspettare. Al tempo stesso, non voglio affrontarla di
nuovo sulle scale. Ha un vantaggio troppo grande, visto che  forte come una dea vichinga e che  una
morta vivente e tutto il resto. Mi addentro ulteriormente nella casa, zigzagando attentamente fra i
mobili sparsi qua e l e ricoperti con lenzuola contro la polvere. Mi passa per la testa che potrebbe
essere sdraiata da qualche parte ad aspettarmi, che quel divano bitorzoluto potrebbe non essere affatto
un divano bitorzoluto, ma una ragazza morta coperta di vene blu. Sto per conficcarci dentro lathame,
per sicurezza, quando sento qualcosa strisciare dietro di me. Mi volto.
Cristo.
Sono gi passati tre giorni?, mi chiede il fantasma di Mike Andover.  vicino alla finestra
attraverso la quale  stato trascinato dentro.  tutto intero. Tiro fuori un sorriso incerto. La morte, a
quanto pare, lha reso pi arguto. Ma una parte di me sospetta che ci che sto guardando non sia affatto
Mike Andover.  solo la macchia sul pavimento, innalzata da Anna, perch cammini e parli. Ma nel
caso non lo fosse
Mi dispiace per quello che ti  successo. Non era previsto.
Mike inclina la testa. Non  mai previsto. O  sempre previsto. Che importa. Sorride. Non so
se intende essere amichevole o ironico, ma sicuramente  inquietante. Soprattutto quando, di colpo, si
ferma. Questa casa  malvagia. Una volta dentro, non si pu pi uscire. Non saresti dovuto tornare.
Ho un affare da sbrigare qui, dico. Cerco di ingoiare lidea che non potr mai pi uscire. 
troppo orrenda e troppo ingiusta.
Lo stesso affare che dovevo sbrigare io?, chiede con un ringhio profondo. Prima che possa
rispondergli, viene squarciato in due da mani invisibili, una replica esatta della sua morte. Barcollo
indietro e sbatto contro un tavolo o qualcosa di simile, non lo so e non mi interessa per niente. Lo shock
di rivederlo crollare in due raccapriccianti mucchi di poltiglia bagnati fa s che io trascuri la mobilia.
Dico a me stesso che  stato un trucco da due soldi e che ho visto di peggio. Cerco di rallentare il
respiro. Poi, dal pavimento, sento di nuovo la voce di Mike.
Ehi, Cas.
I miei occhi viaggiano in mezzo a quel disastro in cerca del suo viso sfigurato, ancora attaccato
al lato destro del corpo.  il lato in cui  rimasta la spina dorsale. Deglutisco sonoramente ed evito di
guardare le vertebre scoperte. Locchio di Mike si rigira verso di me.
Fa male solo per un attimo, dice, dopo di che sprofonda nel pavimento, lentamente, come
olio in uno straccio. I suoi occhi non si chiudono mentre scompare. Continuano a fissarmi. Avrei
decisamente potuto vivere anche senza questo piccolo scambio. Mentre continuo a guardare la macchia
scura sul pavimento, mi rendo conto che sto trattenendo il fiato. Mi domando quante persone abbia
effettivamente ucciso Anna in questa casa. Mi domando se siano ancora tutti qui, gusci di loro stessi, e
se  in grado di innalzarli da terra come marionette e di farli strisciare verso di me in vari stati di
decomposizione.
Riprendi il controllo. Non  il momento di farsi prendere dal panico.  il momento di
stringere forte il coltello e rendersi conto troppo tardi che mi sta arrivando qualcosa da dietro.
Ci sono dei capelli scuri che guizzano intorno alla mia spalla, due o tre ciocche nere come
linchiostro che si allungano verso di me come per farmi avvicinare. Giro su me stesso e fendo laria
con la lama, mezzo convinto che lei non ci sia, che sia scomparsa in quel preciso istante. Ma non lha
fatto.  sospesa in aria di fronte a me, a quindici centimetri da terra.
Esitiamo per un secondo e ci guardiamo lun laltra, i miei occhi castani scrutano dritti i suoi
occhi neri come il petrolio. Sarebbe alta circa uno e settanta se toccasse terra, ma dal momento che 
sospesa a quindici centimetri di altezza, devo quasi alzare lo sguardo. Mi sento risuonare il respiro nella
testa. Il suono del suo abito che gronda sangue sul pavimento  lieve. Cos diventata da quando 
morta? Che potere ha trovato, quale rabbia, cosa le permette di essere di pi di un semplice spettro, di
diventare un demone della vendetta?
Il cammino della mia lama ha incrociato le punte dei suoi capelli. Le piccole ciocche fluttuano
gi e lei le guarda sprofondare nelle assi del pavimento, come Mike pochi minuti fa. Un qualcosa le
attraversa la fronte, una contrazione, un dispiacere, dopo di che mi guarda e mi mostra i denti.
Perch sei tornato?, chiede. Deglutisco. Non so cosa dire. Mi sento indietreggiare anche se
dico a me stesso di non farlo.
Ti ho dato la tua vita, incartata come un regalo. La voce proveniente dalla sua enorme bocca
 profonda e terrificante.  il suono di una voce priva di respiro. Ha ancora un lievissimo accento
finlandese. Pensi che sia stato facile? Vuoi morire?.
C una vena di speranza nella seconda domanda, qualcosa che le rende gli occhi pi profondi.
Con una contrazione innaturale della testa, guarda in basso, verso il mio coltello. Una smorfia si
impossessa della sua faccia; le espressioni cambiano in maniera spaventosa, come le increspature
dellacqua su un lago.
Poi laria intorno a lei si scuote e la dea di fronte a me svanisce. Al suo posto c una pallida
ragazza dai lunghi capelli scuri. Ha i piedi saldamente piantati a terra. Guardo in basso verso di lei.
Come ti chiami?, chiede, e quando non le rispondo, insiste: Tu lo sai come mi chiamo. Ti ho
salvato la vita. Non credi che sarebbe giusto?
Mi chiamo Teseo Cassio, mi sento uscire dalla bocca, anche se sto pensando che questo  un
trucchetto da due soldi e uno di quelli stupidi. Se pensa che non la uccider sotto questa forma, si
sbaglia da morire, chiedo scusa per il gioco di parole. Ma  un buon travestimento, devo riconoscerlo.
La maschera che indossa ha un viso pensieroso e dei teneri occhi viola. Indossa un abito bianco vecchio
stile.
Teseo Cassio, ripete.
Teseo Cassio Lowood, affermo, anche se non so perch glielo sto dicendo. Tutti mi
chiamano Cas.
Sei venuto qui per uccidermi. Mi gira intorno descrivendo un ampio cerchio. Lascio che mi
arrivi appena oltre le spalle prima di voltarmi. Non ho la minima intenzione di permettere che mi stia
dietro. Pu anche essere tutta dolce e innocente ora, ma conosco la creatura che pu esplodere in lei se
gliene viene data la possibilit.
Qualcun altro lha gi fatto, rispondo. Non le racconter la favola che io sia venuto qui per
liberarla. Sarebbe un imbroglio, metterla a proprio agio, cercare di attirarla verso la propria fine. E fra
laltro, sarebbe una bugia. Non ho idea di dove la mander e non mi interessa. So solo che  lontano da
qui, dove pu ammazzare la gente e farla sprofondare in questa casa dimenticata da Dio.
Lha gi fatto qualcuno, s, dice, dopo di che gira la testa e la fa schioccare avanti e indietro.
Per un secondo i suoi capelli ricominciano a dimenarsi, come serpenti. Ma tu non puoi.
Sa di essere morta. Interessante. Molti di loro non lo sanno. Molti di loro sono solo arrabbiati e
spaventati, sono pi limpronta di unemozione, di un orribile momento, che un vero e proprio essere.
Con alcuni di loro puoi parlare, ma di solito pensano che tu sia qualcun altro, qualcuno appartenente al
loro passato. La sua consapevolezza mi spiazza; uso la parlantina per guadagnare tempo.
Tesoro, io e mio padre abbiamo messo sotto terra pi fantasmi di quanto tu possa contare.
Mai uno come me.
Nella sua voce quando dice questa frase non c proprio orgoglio, ma qualcosa di simile.
Orgoglio tinto di amarezza. Resto zitto, perch preferisco che non sappia che ha ragione. Anna 
diversa da qualsiasi cosa io abbia mai visto prima. La sua forza sembra illimitata, cos come il suo
bagaglio di trucchi. Non  un qualsiasi spirito strisciante, incazzato perch gli hanno sparato. Lei  la
morte stessa, macabra e priva di senso, e anche quando  vestita di sangue e vene non posso fare a
meno di fissarla.
Ma non ho paura. Forte o no, tutto quello di cui ho bisogno  un colpo ben assestato. Non 
fuori dalla portata del mio athame, e se riesco ad avere la meglio su di lei, svanir nelletere come tutti
gli altri.
Forse dovresti far venire tuo padre ad aiutarti, dice. Stringo la lama.
Mio padre  morto.
Qualcosa le attraversa gli occhi. Non posso credere che sia dispiacere o imbarazzo, ma  quello
che sembra.
Anche mio padre  morto, quando ero piccola, dice con voce pacata. Una tempesta sul
lago.
Non posso lasciarla continuare cos. Sento qualcosa nel mio petto che si addolcisce, che cessa di
ringhiare, in maniera del tutto indipendente dalla mia volont. La sua forza rende la sua vulnerabilit
ancora pi toccante. Dovrei essere al di sopra di certe cose.
Anna, dico, e il suo sguardo si incolla al mio. Sollevo la lama e il suo bagliore le si riflette
negli occhi.
Vai, mi ordina, regina del suo funereo castello. Non ti voglio uccidere. E pare che io non sia
obbligata a farlo, per chiss quale ragione. Quindi, vai.
Questo mi fa venire in mente delle domande, ma punto i piedi ostinatamente. Non me ne vado
finch non sarai fuori da questa casa e tornerai sotto terra.
Non sono mai stata sotto terra, soffia tra i denti. Le pupille le si allargano, il nero si espande a
mulinello finch tutto il bianco non  sparito. Sulle guance le scorrono delle vene che vanno a trovare
dimora sulle tempie e sulla gola. Il sangue le gorgoglia dalla pelle e le si riversa addosso per tutta la sua
altezza, una lunga gonna che gocciola sul pavimento.
Spingo in avanti il coltello e sento qualcosa di pesante entrare in contatto con il mio braccio, per
poi ritrovarmi scagliato contro il muro. Cazzo. Non lho neanche vista, la sua mossa. Lei  ancora
sospesa al centro della stanza, dove ero anche io, prima. Sento un gran dolore alla spalla, nel punto in
cui sono entrato in contatto con la parete. Sento un gran dolore al braccio, nel punto in cui sono entrato
in contatto con Anna. Ma ho la testa abbastanza dura, quindi mi tiro su e riparto allattacco. Volo basso
questa volta, non cerco neanche di ammazzarla, mi accontento anche solo di un pezzo di qualcosa. A
questo punto, mi accontenterei anche di una ciocca di capelli.
Lunica cosa che so,  che un attimo dopo sono di nuovo dallaltra parte della stanza. Me la
sono fatta tutta in scivolata sulla schiena. Avr sicuramente delle schegge piantate nelle mutande. Anna
 ancora sospesa in aria, mi osserva sempre pi piena di risentimento. Il suono del suo vestito che
gocciola sulle assi del pavimento mi ricorda un professore che avevo una volta, che si picchiettava
lentamente la tempia quando era veramente seccato dalla mia scarsa preparazione.
Mi rimetto in piedi, stavolta pi lentamente. Spero che sembri che stia pianificando con cura la
mia prossima mossa e non che sia in preda a forti dolori, come in effetti . Non sta cercando di
uccidermi e la cosa mi fa incazzare. Vengo sbattuto a destra e a sinistra come un giochino per gatti.
Tebaldo lo troverebbe esilarante. Mi domando se riesca a vedermi dalla macchina.
Smettila, dice con la sua voce profonda.
Corro verso di lei e mi afferra per i polsi. Cerco di liberarmi, ma  come cercare di lottare
contro il cemento.
Perch non vuoi farti ammazzare?, borbotto frustrato. Nei suoi occhi vedo accendersi la
rabbia. Per un secondo penso allo sbaglio che ho fatto, che mi sono dimenticato di chi sia in realt e che
finir esattamente come Mike Andover. Infatti contraggo tutto il corpo, per evitare che mi spacchi in
due.
Non lascer mai che tu mi uccida, sputa fuori, e mi scaglia allindietro verso la porta.
Perch? Non pensi che troveresti la pace?, chiedo. Mi domando per la milionesima volta
perch, a quanto pare, proprio non riesca mai a tenere la bocca chiusa.
Mi guarda strizzando gli occhi, come se fossi un idiota. La pace? Dopo quello che ho fatto?
Pace, in una casa di ragazzini aperti in due e sconosciuti sventrati?. Mi prende la faccia e se la porta
molto vicina alla sua. Ha gli occhi neri ben aperti. Non posso lasciare che tu mi uccida, dice, dopo di
che grida, grida forte abbastanza da farmi pulsare i timpani, e mi lancia fuori dalla porta dingresso, ben
oltre le scale rotte, direttamente sulla ghiaia coperta di erbacce del vialetto.
Non ho mai desiderato di essere morta!.
Cado a terra rotolando e guardo su appena in tempo per vedere la porta che sbatte. La casa
sembra tranquilla e vuota, come se dentro non fosse successo niente in un milione di anni. Mi esamino
cautamente le membra e scopro che sono tutte funzionanti. Poi mi tiro su sulle ginocchia.
Nessuno di loro ha mai desiderato di essere morto. Per niente. Neanche i suicidi; anche loro
cambiano sempre idea allultimo momento. Vorrei poterglielo dire, e in maniera intelligente, perch
non si sentisse pi cos sola. In pi, mi farebbe sentire meno un deficiente, dopo essere stato sbattuto a
destra e a sinistra come uno scagnozzo anonimo in un film di James Bond. Sono un assassino di
fantasmi professionista, io.
Mentre cammino verso la macchina di mia mamma, cerco di riprendere il controllo della
situazione. Perch sconfigger Anna, a prescindere da ci che pensa. Perch non ho mai fallito prima
dora, e perch nel momento in cui mi ha detto di non poter permettere che io la uccida, mi  sembrato
che desiderasse di poterlo fare. La sua consapevolezza la rende speciale sotto molti punti di vista. A
differenza degli altri, Anna prova rimorso. Mi strofino il braccio sinistro nel punto in cui mi fa male e
so gi che sar coperto di lividi. Con la forza non otterr niente. Ho bisogno di un piano B.
Capitolo undici
Mia mamma mi lascia dormire quasi tutto il giorno e quando alla fine mi sveglia  per dirmi che
mi ha preparato un bagno di foglie di t, lavanda e belladonna. La belladonna ce lha messa per
stemperare la mia imprudenza, ma non la rifiuto. Mi fa male tutto.  cos che ci si sente a essere
sbatacchiati per una casa tutta la notte da una dea della morte.
Mentre mi lascio sprofondare nella vasca, molto lentamente, con una smorfia sul volto, inizio a
pensare alla mia prossima mossa. Il fatto  che lei  di molto superiore. Non  successo spesso e mai
fino a questo punto. Ma ogni tanto, ho bisogno di chiedere aiuto. Allungo la mano verso il cellulare sul
ripiano del bagno e faccio il numero di un vecchio amico. Un amico da generazioni, in effetti.
Conosceva mio padre.
Teseo Cassio, dice appena alza la cornetta. Faccio un mezzo sorriso. Non mi chiama mai Cas.
Trova che il mio nome sia semplicemente troppo divertente.
Gideon Palmer, ricambio, e me lo immagino dallaltra parte della linea, dallaltra parte del
mondo, seduto in unautentica casa inglese che d su Hampstead Heath, a nord di Londra.
Non ci sentiamo da troppo tempo, dice, e me lo vedo che incrocia e scrocia le gambe. Riesco
quasi a sentire il fruscio del tweed attraverso il telefono. Gideon  il classico signore inglese,
sessantacinque anni, come minimo, con i capelli bianchi e gli occhiali.  il tipo di persona con
lorologio da taschino e lunghi scaffali di libri, meticolosamente spolverati, che vanno dal pavimento
fino al soffitto. Quando ero piccolo spingeva sempre la scala scorrevole con me sopra quando voleva
che gli prendessi qualche strambo volume sui poltergeist o sui sortilegi o su qualsiasi altra cosa. Io e la
mia famiglia trascorremmo unestate con lui, la volta in cui mio pap era a caccia di un fantasma che
perseguitava Whitechapel, una specie di aspirante Jack lo Squartatore.
Dimmi, Teseo, dice. Quando prevedi di tornare a Londra? Ci sono un sacco di movimenti
notturni che ti terrebbero ben occupato. Svariate eccellenti universit, tutte infestate fino allosso.
Hai parlato con mia madre?.
Ride, ma  ovvio che lha fatto. Sono rimasti vicini dopo che mio pap  morto. Di mio pap lui
era il credo che mentore sia la parola pi adatta. Ma era pi di questo. Quando pap fu ucciso, lui
prese un volo il giorno stesso.  grazie a lui che io e mia mamma siamo riusciti a superare quella
situazione. Ora inizia con questa tiritera sul fatto che lanno prossimo dovr inoltrare le richieste di
iscrizione e su quanto sia fortunato che mio padre abbia provveduto alla mia istruzione e che non avr
bisogno di perdere tempo con prestiti studenteschi e questioni simili.  veramente una fortuna, perch
una borsa di studio per uno sempre in giro come me non  proprio prevista, ma lo interrompo. Ho
questioni pi importanti e pi urgenti.
Ho bisogno di aiuto. Mi sono messo in un gran casino.
Che tipo di gran casino?
Uno di quelli mortali.
Ovviamente.
Gli racconto di Anna e lui mi ascolta. Poi sento il suono familiare di una scala che scorre e il
suo lieve affanno mentre la sale per prendere un libro.
Non  un fantasma come tutti gli altri, questo sembra certo, dice.
Lo so. Qualcosa lha resa pi forte.
Il modo in cui  morta?
Non ne sono sicuro. Da quello che ho sentito,  stata semplicemente assassinata come tanti
altri. Sgozzata. Ma adesso infesta la sua vecchia casa, uccidendo chiunque vi metta piede, come se
fosse un cazzo di ragno.
Il linguaggio, mi rimprovera.
Scusa.
Sicuramente non  un semplice spettro che svolazza qua e l, borbotta, pi che altro fra s. E
il suo comportamento  decisamente troppo controllato e intenzionale per poter essere un
poltergeist. Fa una pausa e sento voltare delle pagine. Sei in Ontario, hai detto? La casa non 
costruita su qualche cimitero indiano, vero?
Non credo.
Mmh.
Ci sono un altro paio di mmh, dopo di che suggerisco di dare fuoco alla casa e vedere che
succede.
Non te lo consiglierei, dice con tono severo. La casa potrebbe essere lunica cosa che la
tiene legata.
O potrebbe essere la fonte della sua forza.
Certo. Ma questo richiede ulteriori ricerche.
Di che tipo?. So gi cosa dir. Di non fare lo scansafatiche, di uscire da qui e di mettermi al
lavoro. Mi dir che mio padre non si  mai tirato indietro quando cera da sudare un po sui libri. Poi
inizier a brontolare sulla giovent di oggi. Se solo sapesse.
Avrai bisogno di un fornitore di articoli per locculto.
Eh?
Bisogna fare in modo che questa ragazza riveli il proprio segreto. Le  successo qualcosa,
qualcosa che ha influito su di lei, e prima che tu possa esorcizzare il suo spirito da quella casa, devi
scoprirlo.
Non era quello che mi aspettavo. Vuole che faccia un incantesimo. Io non faccio incantesimi.
Non sono uno stregone.
Dunque, a cosa mi serve un fornitore di articoli per locculto? La mamma  una fornitrice di
articoli per locculto. Abbasso lo sguardo verso le mie braccia sottacqua. La pelle inizia a
formicolare, ma mi sento i muscoli pi freschi e, anche attraverso lacqua scurita, riesco a vedere che i
miei lividi svaniscono. Mia mamma  una grande strega con le erbe.
Gideon sghignazza. Dio benedica la tua cara madre, ma lei non  una fornitrice di articoli per
locculto.  una strega bianca molto dotata, ma non si interessa di quello che dobbiamo fare qui. Non ti
serve una coroncina di fiori e dellolio di crisantemo. Hai bisogno di zampe di pollo, un pentacolo di
bando, un qualche tipo di divinazione con acqua o con uno specchio e un cerchio di pietre consacrate.
Ho anche bisogno di uno stregone.
Dopo tutti questi anni, ho fiducia che tu abbia le risorse per trovare almeno quello.
Faccio una smorfia, ma mi sono venute in mente due persone. Thomas e Morfran Starling.
Lascia che io finisca queste ricerche, Teseo, e fra un giorno o due ti mando il rituale completo
via e-mail.
Va bene, Gideon. Grazie.
Ci mancherebbe. E Teseo?
S?
Nel frattempo, vai in biblioteca e cerca di trovare pi informazioni che puoi su come  morta
la ragazza. La conoscenza  potere, sai?.
Sorrido. Mi metto al lavoro. Va bene. Attacco il telefono. Secondo lui sono solo unarma
contundente, nientaltro che un paio di mani, una lama e un po di agilit, ma la verit  che io mi ci
sono messo al lavoro, ho fatto ricerche, fin dal momento in cui ho iniziato a usare lathame.
Dopo la morte di pap, avevo delle domande. Il problema era che nessuno sembrava avere delle
risposte. O, come sospettavo, nessuno voleva darmele. Quindi andai a cercarmele da solo. Gideon e
mia mamma impacchettarono tutto e ci trasferimmo piuttosto in fretta dalla casa in cui vivevamo a
Baton Rouge, ma non prima che io riuscissi a fare un viaggio verso la piantagione abbandonata dove
mio padre aveva incrociato la propria fine.
Era una casa fottutamente orrenda. Per quanto fossi arrabbiato, non volevo entrarci. Se 
possibile per un oggetto inanimato guardarti con aria truce e ringhiare, quello  esattamente ci che
faceva quella casa. Nella mia mente di bambino di sette anni, la vedevo farsi strada fra i rampicanti. La
vedevo strappare via il muschio e mostrare i denti. Limmaginazione  una cosa meravigliosa, giusto?
Giorni prima, mia mamma e Gideon avevano purificato quella casa. Avevano lanciato delle
rune e acceso delle candele, per assicurarsi che mio pap fosse in pace, per assicurarsi che i fantasmi se
ne fossero andati. Nonostante ci, quando salii sulla veranda iniziai a piangere. Il mio cuore mi diceva
che mio pap cera, che si era nascosto da loro per aspettare me e che da un momento allaltro avrebbe
aperto la porta con quel suo grande sorriso paterno. I suoi occhi non ci sarebbero pi stati e avrebbe
avuto enormi ferite a forma di mezzaluna sui fianchi e sulle braccia. Sembrer sciocco, ma credo di
aver iniziato a piangere ancora pi forte quando aprii la porta da solo e lui non cera.
Faccio un respiro profondo e sento odore di t e lavanda. Ci mi riporta dentro il mio corpo. Il
ricordo di quel giorno, di quando ho esplorato quella casa, mi fa sentire il cuore che mi pulsa nelle
orecchie. Dallaltra parte della porta dingresso trovai i segni di un combattimento e distolsi lo sguardo.
Volevo risposte, ma non volevo immaginare mio pap che veniva pestato a morte. Non volevo pensare
a lui che provava paura. Passai oltre la ringhiera rotta e mi diressi istintivamente verso il camino. Le
stanze odoravano di legno vecchio, di marcio. Cera anche un odore pi fresco, di sangue. Non so come
facessi a riconoscere lodore del sangue, cos come non sapevo perch mi fossi diretto subito verso il
camino.
Non cera niente dentro, a parte carbone e cenere vecchi di decenni. Poi la vidi. Solo un angolo,
nera come il carbone, ma in qualche modo diversa. Pi liscia. Era ben visibile, sulla sinistra. Allungai
la mano e la tirai fuori dalle ceneri: una sottile croce nera, alta circa dieci centimetri. Con un serpente
nero attorcigliato intorno, sapientemente intrecciato in ci che immediatamente riconobbi essere capelli
umani.
Il senso di certezza che sentii quando afferrai quella croce fu lo stesso che mi attravers quando
presi in mano il coltello di mio padre sette anni pi tardi. Fu in quel momento che ne fui sicuro. Fu
allora che seppi che qualsiasi cosa avesse attraversato il sangue di mio padre, qualsiasi magia gli avesse
permesso di trafiggere della carne morta e spedirla fuori da questo mondo, scorreva anche nelle mie
vene.
Quando mostrai la croce a Gideon e a mia madre e dissi loro cosa avessi fatto, rimasero
sconvolti. Pensavo che mi avrebbero rassicurato, che mi avrebbero cullato come un bambino e che mi
avrebbero chiesto se stessi bene. Invece Gideon mi afferr per le spalle.
Non tornarci mai pi, mai!, grid, e mi scosse cos forte che i denti mi schioccarono uno
contro laltro. Mi sottrasse quella croce nera e non la vidi mai pi. Mia madre se ne stava in disparte e
piangeva. Mi spaventai; Gideon non aveva mai fatto una cosa simile. Era sempre stato come un nonno,
mi dava le caramelle di nascosto e mi faceva locchiolino, cose del genere. Comunque, pap era appena
stato ucciso e io ero arrabbiato. Chiesi a Gideon cosa fosse quella croce.
Guard gi verso di me con uno sguardo gelido, poi tir indietro la mano e mi dette uno
schiaffo cos forte che caddi per terra. Sentii mia mamma fare una specie di piagnucolio, ma non
intervenne. Poi uscirono entrambi dalla stanza e mi lasciarono l. Quando mi chiamarono per cena,
erano tutti sorridenti e disinvolti, come se non fosse successo niente.
Fu abbastanza per farmi stare zitto dallo spavento. Non ho mai pi sollevato la questione. Ma
questo non significa che me ne sia dimenticato e negli ultimi dieci anni ho letto e ho imparato tutto
quello che potevo al riguardo. La croce nera era un talismano voodoo. Non ho ancora capito il suo
significato o perch fosse adornato con un serpente di capelli umani. Secondo la tradizione, il serpente
sacro si ciba della propria vittima mangiandola tutta intera. Mio padre fu preso a morsi.
Il problema con questa ricerca  che non posso chiedere alle fonti pi attendibili che avrei a
disposizione. Sono costretto a gironzolare di soppiatto e a parlare in codice, a tenere la mamma e
Gideon alloscuro. E a rendere le cose difficili, c anche il fatto che il voodoo  un casino fottuto.
Ognuno sembra praticarlo a modo proprio e farne unanalisi  quasi impossibile, cacchio.
Chiss se potr chiederlo di nuovo a Gideon, una volta che la questione di Anna sar risolta.
Sono pi grande, ora, e collaudato. Non sarebbe lo stesso stavolta. E anche solo a pensarci, mi lascio
sprofondare ancora di pi nel mio bagno di t. Perch ricordo ancora la sensazione della sua mano sulla
mia guancia e la furia cieca nei suoi occhi, e la cosa mi fa sentire ancora come se avessi sette anni.
Dopo essermi vestito, chiamo Thomas e gli chiedo di passarmi a prendere e portarmi al
negozio.  subito curioso, ma riesco a tenerlo a bada. Ci sono cose che devo dire anche a Morfran e
non voglio doverle ripetere due volte.
Mi tengo forte, mi aspetto una ramanzina da parte di mia madre sul fatto di saltare la scuola e
un terzo grado sul perch ho avuto bisogno di chiamare Gideon, perch ha sicuramente sentito. Ma
scendendo le scale sento delle voci. Due voci femminili. Una  di mia madre. Laltra  di Carmel.
Procedo rumorosamente gi per i gradini e le vedo, due carissime amiche. Sono in salotto, sedute
vicine, chinate una verso laltra a chiacchierare, separate da un vassoio di biscotti. Quando entrambi i
miei piedi raggiungono il pian terreno, smettono di parlare e mi sorridono.
Ehi, Cas, dice Carmel.
Ehi, Carmel. Che ci fai qui?.
Si gira allindietro e tira fuori qualcosa dalla borsa. Ti ho portato i compiti di biologia.  un
lavoro a coppie. Ho pensato che avremmo potuto farlo insieme.
Molto carino da parte sua, vero, Cas?, dice mia madre. Non vorrai mica rimanere indietro
gi il terzo giorno di scuola?
Potremmo iniziare adesso, suggerisce Carmel, porgendomi il foglio.
Mi avvicino e lo prendo; ci do unocchiata. Non capisco perch debba essere un lavoro a
coppie. Non dobbiamo fare altro che trovare delle risposte sul libro di testo. Ma ha ragione.  meglio
che non rimanga indietro. A prescindere da qualsiasi altra importante questione di vita o di morte di cui
mi devo occupare.
Grazie mille, dico, e con sincerit, anche se qui ci sono altri moventi in atto. A Carmel non
gliene frega un bel niente di biologia. Sarei sorpreso se anche solo ci andasse, a lezione. Carmel si 
segnata i compiti solo perch voleva una scusa per parlarmi. Vuole delle risposte.
Do unocchiata a mia mamma e vedo che mi scruta da capo a piedi con aria inquietante. Sta
cercando di vedere se i miei lividi stanno guarendo. Sar sollevata per il fatto che ho chiamato Gideon.
Ieri notte, quando sono arrivato a casa, sembrava che mi avessero pestato a sangue. Per un attimo ho
pensato che mi avrebbe rinchiuso in camera e mi avrebbe inzuppato nellolio di rosmarino. Ma mia
mamma si fida di me. Lei capisce quello che devo fare. E le sono grato per entrambe le cose.
Arrotolo il compito di biologia e lo picchietto sul palmo della mano.
Magari potremmo lavorarci in biblioteca, propongo a Carmel, che si rimette la borsa in spalla
e sorride.
Prendi un altro biscotto per il viaggio, cara, dice la mamma. Ne prendiamo uno tutti e due,
Carmel esita un po, poi ci dirigiamo verso la porta.
Non devi mangiarlo per forza, le dico una volta raggiunta la veranda. Ci vuole decisamente
del tempo prima di riuscire ad apprezzare i biscotti allanice di mia mamma.
Carmel ride. Ne ho mangiato uno prima e quasi non ce lho fatta. Sanno di caramella speziata,
ma polverosa.
Sorrido. Non dirlo a mia mamma. La ricetta se l inventata. Ne va fierissima. Dovrebbero
portarti fortuna o qualcosa del genere.
Allora forse dovrei mangiarlo. Abbassa lo sguardo verso il biscotto per un lungo istante, poi
alza gli occhi e mi fissa attentamente la guancia. So che ho una lunga striscia, un livido nero, lungo lo
zigomo. Sei tornato in quella casa senza di noi.
Carmel.
Sei pazzo? Hai rischiato di farti ammazzare!.
E se ci fossimo andati tutti, ci saremmo fatti ammazzare tutti. Senti, attieniti a quello che ti
hanno detto Thomas e suo nonno. Troveranno qualcosa. Mantieni il controllo.
Si avverte una sottile lama di freddo nellaria, un primo assaggio dellautunno. Me la sento
passare fra i capelli con un tocco gelido come acqua ghiacciata. Mentre guardo lungo la strada, vedo la
Tempo di Thomas procedere lentamente verso di noi, con il suo sportello diverso dal resto della
carrozzeria e ladesivo di Willy Wonka sul paraurti. La macchina di quel ragazzo ha stile e mi fa
sorridere.
Ci possiamo vedere in biblioteca fra unoretta?, chiedo a Carmel.
Lei segue il mio sguardo e vede Thomas avvicinarsi.
Assolutamente no. Voglio sapere cosa succede. Se hai pensato anche solo per un minuto che io
avessi creduto a quella roba senza senso che Morfran e Thomas stavano cercando di raccontarci laltra
sera Non sono stupida, Cas. Riconosco un depistaggio quando ne vedo uno.
Lo so che non sei stupida, Carmel. E se sei tanto intelligente quanto penso, ne resterai fuori e
ci vedremo in biblioteca fra unora. Scendo i gradini della veranda e percorro il vialetto, facendo un
piccolo gesto rotatorio con le dita perch Thomas non accosti. Lo capisce e rallenta giusto quanto basta
per permettermi di aprire lo sportello e saltare dentro. Dopo di che, ci allontaniamo, lasciando Carmel
dietro di noi a guardarci.
Che ci faceva Carmel a casa tua?, chiede. C qualcosa di pi che un pizzico di gelosia in
questa domanda.
Avevo bisogno di un massaggio alla schiena e poi abbiamo pomiciato per circa unora, dico,
poi gli do una pacca sulla spalla. Thomas. Andiamo. Mi ha portato i compiti di biologia. La
raggiungiamo in biblioteca dopo che avremo parlato con tuo nonno. Ora dimmi cos successo laltra
sera con i ragazzi.
Le piaci sul serio, sai?
S, be, ma a te piace di pi, dico. Quindi, cos successo?. Sta cercando di crederci, che
non sono interessato a Carmel e che gli sono abbastanza amico da rispettare quello che prova per lei.
Stranamente, sono vere entrambe le cose.
Dopo un po, fa un sospiro. Li abbiamo totalmente depistati, come ci avevi detto.  stato
divertentissimo. Siamo riusciti a convincerli che se appendono dei sacchetti di zolfo sui loro letti, lei
non li potr aggredire nel sonno.
Cristo. Non fatelo diventare troppo irreale. Abbiamo bisogno di tenerli occupati.
Non ti preoccupare. Morfran  bravo a fare scena. Ha evocato delle fiamme blu e ha fatto finta
di entrare in trance e tutto quanto. Ha detto loro che avrebbe lavorato su un incantesimo di bando, ma
che gli sarebbe servita la luce della prossima luna piena per finirlo. Credi che sar abbastanza tempo?.
Normalmente, direi di s. Dopotutto, non  che io debba ancora localizzare Anna. So
esattamente dove si trova.
Non sono sicuro, rispondo. Sono tornato da lei laltra notte e mi ha preso a calci nel culo per
tutta la stanza.
Quindi, cosa hai intenzione di fare?
Ho parlato con un amico di mio pap. Ha detto che dobbiamo capire cosa le d tutta questa
forza in pi. Conosci qualche strega o stregone?.
Mi guarda strizzando gli occhi. Tua mamma non  una strega?
Conosci qualche strega o stregone neri?.
Dopo un attimo di esitazione, scrolla le spalle. Be, io, credo. Non sono proprio bravissimo,
ma so lanciare barriere magiche e far lavorare gli elementi a mio favore e roba simile. Anche Morfran,
ma non la pratica molto ormai. Svolta a sinistra e accosta fuori dal negozio di antiquariato. Attraverso
la vetrina, vedo il loro cane nero di mezzet, con il naso allins contro il vetro e la coda che picchietta
sul pavimento.
Entriamo dentro e troviamo Morfran dietro il bancone a valutare il prezzo di un nuovo anello,
un belloggetto, vintage, con una grossa pietra nera.
Sai niente di incantesimi ed esorcismo?, gli chiedo.
Certo, dice senza distogliere lo sguardo dal proprio lavoro. Il cane nero ha finito di dare il
benvenuto a Thomas e torna ad appoggiarsi pesantemente contro la coscia di Morfran. Questo posto
era infestato come la merda quando lho comprato. Ogni tanto lo  tuttora. Mi arrivano continuamente
oggetti con ancora attaccato il loro proprietario, non so se mi spiego.
Mi guardo intorno. Certo. I negozi di antiquariato devono avere quasi sempre almeno un paio di
spettri che svolazzano in giro. Mi cadono gli occhi su un lungo specchio ovale fissato sopra un com di
rovere. Quante facce ci staranno a fissare al suo interno? Quanti riflessi senza vita aspettano l dentro e
sussurrano luno allaltro nelloscurit?
Puoi trovarmi alcuni articoli?, chiedo.
Di che tipo?
Ho bisogno di zampe di pollo, un cerchio di pietre consacrate, un pentacolo di bando e una
specie di coso divinatorio.
Mi lancia unocchiata di indignazione. Coso divinatorio? Sembra proprio un termine
tecnico.
Non ho ancora i dettagli, ok? Me li puoi trovare o no?.
Morfran scrolla le spalle. Posso mandare Thomas gi al lago con un sacco. Prendi tredici
pietre da l. Pi consacrate di cos, non ci sono. Le zampe di pollo le dovr ordinare e il coso
divinatorio, be, suppongo che tu voglia una sorta di specchio o forse una ciotola per lo scrying.
Le ciotole per lo scrying vedono il futuro, dice Thomas. Cosa se ne fa?
Le ciotole per lo scrying vedono qualsiasi cosa tu voglia che vedano, lo corregge Morfran.
Per quanto riguarda il pentacolo di bando, secondo me potrebbe essere eccessivo. Brucia dellincenso
protettivo o delle erbe. Dovrebbe essere pi che sufficiente.
Tu hai idea della cosa con cui abbiamo a che fare qui, vero?, chiedo. Lei non  un semplice
fantasma. Lei  un uragano. Eccessivo, per me, va bene.
Senti, ragazzo mio. Quella di cui stai parlando non  niente di pi che la brutta copia di una
seduta spiritica. Devi evocare il fantasma e imprigionarlo nel cerchio di pietre. Puoi usare la ciotola per
ottenere le tue risposte. Giusto?.
Annuisco. Lo fa sembrare cos facile. Ma per uno che non fa incantesimi e ha trascorso la notte
precedente a essere sbattuto a destra e a sinistra come una pallina di gomma, sar quasi impossibile,
cacchio.
Ho un amico a Londra che si occupa dei dettagli. Avr lincantesimo fra qualche giorno.
Potrei aver bisogno di altri articoli, a seconda di quello che ricevo.
Morfran scrolla le spalle. Il miglior momento per fare un incantesimo di imprigionamento 
durante la luna calante, comunque, dice. Il che significa che hai una settimana e mezzo. Un sacco di
tempo. Mi guarda strizzando gli occhi; assomiglia tanto a suo nipote. Sta avendo la meglio su di te,
vero?
Non per molto.
La biblioteca pubblica non fa poi un cos grande effetto a guardarla, anche se forse sono
influenzato dal fatto di essere cresciuto in mezzo alle collezioni di tomi impolverati di mio pap e dei
suoi amici. Comunque, ha un archivio di storia locale piuttosto rispettabile, che  la cosa pi
importante. Dato che io devo vedermi con Carmel e sistemare questa questione del compito di biologia,
metto Thomas al computer perch cerchi nel database online qualsiasi documento che riguardi Anna e
il suo omicidio.
Trovo Carmel ad aspettare a un tavolo dietro gli scaffali.
Che ci fa Thomas qui?, chiede mentre mi siedo.
Delle ricerche per una tesina. Scrollo le spalle. Quindi, su cosa  questo compito di
biologia?.
Mi fa un mezzo sorriso. Classificazione tassonomica.
Disgustosa. E noiosa.
Dobbiamo fare un grafico che va dal phylum alla specie. Abbiamo il paguro e il polpo.
Corruga la fronte. Ma si dice polpo? O polipo?
Credo polpo, dico, facendo ruotare verso di me il libro aperto. Tanto vale cominciare, anche
se  lultima cosa che ho voglia di fare. Vorrei starmene a sporcarmi le dita di inchiostro di giornale
insieme a Thomas, alla ricerca della nostra ragazza assassinata. Da dove sono seduto, riesco a vederlo
al computer, ingobbito verso lo schermo, a cliccare affannosamente con il mouse. Poi scrive qualcosa
su un pezzo di carta e si alza.
Cas, sento dire a Carmel, e dal tono della sua voce capisco che stava parlando da un po.
Metto su il mio sorriso pi affascinante.
Eh?
Ho detto, vuoi fare il polpo o il paguro?
Il polpo, dico.  buono con un po dolio doliva e di limone. Leggermente fritto.
Carmel fa una smorfia. Che schifo.
No, per niente. Lo mangiavo sempre con mio pap in Grecia.
Sei stato in Grecia?
S, dico distrattamente mentre scorro pagine di invertebrati. Ci abbiamo vissuto per alcuni
mesi quando avevo circa quattro anni. Non mi ricordo molto.
Tuo pap viaggia molto? Per lavoro o qualcosa di simile?
S. O almeno lo faceva.
Non lo fa pi?
Mio pap  morto, dico. Odio dirlo alla gente. Non so mai che impressione dar con la mia
voce e odio lo sguardo afflitto sulle loro facce quando non sanno cosa rispondere. Evito di guardare
Carmel. Continuo semplicemente a leggere le informazioni sui vari generi. Dice che le dispiace e
chiede come sia successo. Le dico che  stato assassinato e lei rimane senza fiato.
Queste s che sono reazioni giuste. Dovrei essere toccato dal suo tentativo di essere
compassionevole. Non lo sono, ma non  colpa sua.  solo che ho visto quelle facce e ho visto gente
restare senza fiato per troppo tempo ormai. Non c niente dellomicidio di mio padre che abbia smesso
di rendermi furioso.
Improvvisamente vengo colpito dallidea che Anna potrebbe essere lincarico conclusivo del
mio allenamento. Lei  incredibilmente forte. Lei  la cosa pi difficile che io possa immaginare di
affrontare. Se la sconfigger, sar pronto. Sar pronto a vendicare mio padre.
Lidea mi fa fermare un attimo. Lidea di tornare a Baton Rouge, di tornare in quella casa, 
sempre stata pi che altro astratta. Solo unidea, un piano a lungo termine. Credo che durante tutta la
mia ricerca sul voodoo, una parte di me stesse semplicemente procrastinando. Non  stata
particolarmente produttiva, alla fine. Ancora non so nemmeno chi sia stato a uccidere mio pap. Non so
se sarei in grado di evocarlo, e poi sarei completamente da solo. Portare con me la mamma  fuori
discussione. Non dopo tutti questi anni in cui ho nascosto libri e ho chiuso siti internet cliccando con
discrezione ogni volta che entrava in camera. Mi rinchiuderebbe in casa a vita anche solo se sapesse
che ho pensato di farlo.
Un colpetto sulla spalla mi riscuote dalla mia distrazione. Thomas mi mette davanti un giornale,
cos fragile, vecchio e ingiallito che sono stupito che labbiano tirato fuori dalla sua teca di vetro.
Sono riuscito a trovare questo, dice, ed eccola l, sulla prima pagina, sotto il titolo che recita
Ritrovata ragazza trucidata.
Carmel si alza per vedere meglio. ȅ?
 lei, spiffera subito Thomas preso dallemozione. Non ci sono molti altri articoli. La
polizia era sconvolta. Praticamente non ha interrogato nessuno. Ha un altro giornale in mano; lo
scorre velocemente. Lultimo articolo su di lei  semplicemente il suo necrologio: Anna Korlov,
amata figlia di Malvina,  stata posta a riposo eterno gioved, nel cimitero di Kivikoski.
Pensavo che tu stessi facendo delle ricerche per una tesina, Thomas, commenta Carmel, e
Thomas inizia a farfugliare delle spiegazioni. Ignoro completamente cosa stiano dicendo. Fisso la sua
foto, la foto di una ragazza viva, dalla pelle chiara e dai lunghi capelli neri. Non si azzarda a sorridere
davvero, ma i suoi occhi sono luminosi e curiosi ed emozionati.
Che peccato, sospira Carmel. Era cos carina. Allunga la mano per toccarle il viso, ma io le
sposto le dita. Mi sta succedendo qualcosa e non so cosa sia. La ragazza che sto guardando  un mostro,
unassassina. Questa ragazza, per chiss quale motivo, mi ha risparmiato. Con un dito, traccio
accuratamente il contorno dei suoi capelli, raccolti con un nastro. Nel petto, provo una sensazione di
calore, ma la mia mente  fredda come il ghiaccio. Mi sa che sto per svenire.
Ehi, dice Thomas, e mi scuote leggermente la spalla. Che hai?
Eh?. Faccio una specie di gorgoglio, non sapendo cosa dirgli o cosa dire a me stesso. Per
cercare di guadagnare tempo, guardo altrove, ma vedo una cosa che mi fa serrare la mandibola. Ci sono
due agenti di polizia al bancone della biblioteca.
Dire qualcosa a Carmel e a Thomas sarebbe stupido. Istintivamente si guarderebbero subito alle
spalle, un gesto sospetto da morire. Quindi non faccio altro che aspettare, strappando via con
discrezione il necrologio di Anna dal fragile giornale. Ignoro Carmel che dice a denti stretti: Non si
fa!, e me lo metto in tasca. Poi copro con discrezione il giornale con libri e borse e indico la foto di
una seppia.
Nessuna idea di dove vada questa?, chiedo. Entrambi mi guardano come se fossi partito di
cervello. Va bene cos, perch il bibliotecario si  voltato e ci ha indicati. I poliziotti iniziano a
incamminarsi verso il nostro tavolo, proprio come mi aspettavo.
Ma di che stai parlando?, chiede Carmel.
Sto parlando della seppia, dico con aria tranquilla. E ti dico di sembrare sorpresa, ma non
troppo sorpresa.
Prima che possa chiedermi qualcosa, il rumore dei passi di due uomini armati di manette, torce
elettriche e pistole  sufficientemente forte da giustificare il fatto che si voltino. Non vedo la sua faccia,
ma spero che non sembri cos mortificata e colpevole come quella di Thomas. Mi chino verso di lui,
che deglutisce e si riprende.
Salve ragazzi, dice il primo poliziotto con un sorriso.  un tizio robusto, dallaria amichevole,
circa dieci centimetri pi basso di me e di Carmel. Ci parla fissando Thomas dritto negli occhi. State
studiando?
S s, balbetta Thomas. C qualcosa che non va, agente?.
Laltro poliziotto scruta il tavolo, osservando i nostri libri aperti.  pi alto del suo collega e pi
magro, con il naso aquilino pieno di pori e il mento piccolo.  brutto come uno scarafaggio, ma spero
non sia cattivo.
Sono lagente Roebuck, dice quello amichevole. Lui  lagente Davis. Vi dispiace se vi
facciamo alcune domande?.
Veniamo attraversati da una scrollata di spalle di gruppo.
Conoscete tutti un ragazzo di nome Mike Andover?
S, dice Carmel.
S, concorda Thomas.
Un po, dico io. Lho conosciuto appena un paio di giorni fa. Cavolo, che situazione
pesante. Mi sta sudando la fronte e non posso farci niente. Non mi sono mai trovato in una situazione
simile. Non  mai stato ucciso nessuno per colpa mia.
Sapevate che  scomparso?. Roebuck osserva ognuno di noi attentamente. Thomas annuisce;
io faccio lo stesso.
Non lavete ancora trovato?, chiede Carmel. Sta bene?
No, non labbiamo trovato. Ma secondo testimoni oculari, voi due siete fra le ultime persone
viste insieme a lui. Ci direste cos successo?
Mike non voleva rimanere alla festa, dice Carmel con disinvoltura. Ce ne siamo andati a
fare un giro, non sapevamo esattamente dove. Guidava Will Rosenberg. Eravamo su delle strade
secondarie fuori Dawson. Poco dopo, Will ha accostato e Mike  sceso.
 sceso senza motivo?
Era arrabbiato perch ero insieme a Carmel, la interrompo. Will e Chase stavano cercando
di calmarlo, ma non voleva saperne. Ha detto che sarebbe tornato a casa a piedi. Che voleva starsene da
solo.
Siete consapevoli che Mike Andover viveva almeno a quindici chilometri dalla zona di cui
state parlando?, dice lagente Roebuck.
No, non lo sapevo, rispondo io.
Abbiamo cercato di fermarlo, dice Carmel con la voce pi acuta, ma non ha voluto
ascoltarci. Quindi ce ne siamo andati. Ho pensato che ci avrebbe richiamati pi tardi e saremmo andati
a prenderlo. Ma non lha mai fatto. La disinvoltura con cui mente  sconvolgente, ma almeno  una
buona spiegazione per il senso di colpa chiaramente dipinto sui nostri volti.  davvero scomparso?,
chiede Carmel con voce stridula. Pensavo Speravo che fossero solo voci.
Gliela d a bere a nome di tutti e tre. I poliziotti si inteneriscono visibilmente di fronte alla sua
preoccupazione. Roebuck ci dice che Will e Chase li hanno portati nel punto in cui abbiamo fatto
scendere Mike e che  stata istituita una squadra di ricerca. Chiediamo se possiamo essere di aiuto, ma
con un gesto ci dice di restarne fuori, come per dire che  meglio lasciar fare ai professionisti. Nel giro
di poche ore, il viso di Mike dovrebbe essere stampato su tutti i giornali. Lintera citt dovrebbe
mobilitarsi verso i boschi con torce elettriche e impermeabili, a perlustrare la zona sulle sue tracce. Non
so perch, ma sono sicuro che non lo faranno.  tutto qui quello che avr Mike Andover. Una squadra
di ricerca incapace e alcuni poliziotti che interrogano la gente. Non so come faccia a saperlo.  un
qualcosa nei loro occhi, come se andassero in giro mezzi addormentati. Come se non vedessero lora
che tutto finisca, di avere un pasto caldo nelle loro pance e i piedi stesi sul divano. Mi domando se
percepiscano che la questione  pi grande di quanto possano affrontare, che la morte di Mike viaggia
su una bassa frequenza del bizzarro e dellinspiegabile e sta dicendo loro, con un leggero brusio, di
lasciar perdere.
Dopo alcuni minuti, gli agenti Roebuck e Davis si congedano e noi crolliamo di nuovo sulle
nostre sedie.
 stato, inizia Thomas e non finisce.
Carmel riceve una telefonata sul cellulare e risponde. Quando si volta per parlare, le sento
sussurrare cose come non lo so e sono sicura che lo troveranno. Attacca e ha lo sguardo inquieto.
Va tutto bene?, chiedo.
Tiene il telefono in maniera quasi svogliata. Era Nat, dice. Stava cercando di consolarmi,
credo. Ma non sono in vena di un film con le amiche.
C niente che possiamo fare?, chiede Thomas con gentilezza, e Carmel inizia a sfogliare le
pagine.
Vorrei semplicemente finire questo compito di biologia, dice, e io annuisco. Dovremmo
prenderci un po di tempo da dedicare alla normalit ora. Dovremmo darci da fare, studiare e prepararci
per il compito in classe di venerd. Perch sento il ritaglio di giornale nella tasca dei miei pantaloni ed 
come se pesasse una tonnellata. Sento quella foto di Anna, che ci guarda da pi di cinquantanni fa, e
non posso fare a meno di volerla proteggere, di volerla salvare dal diventare ci che  gi.
Non credo che ci sar pi molto tempo per la normalit, dopo.
Capitolo dodici
Mi sveglio coperto di sudore. Ho fatto un sogno, un sogno in cui qualcosa incombeva sopra di
me. Qualcosa con i denti ricurvi e le dita adunche. Qualcosa con un alito che puzzava come se si fosse
mangiato gente per decenni senza lavarsi i denti fra una persona e laltra. Sento il cuore pulsarmi nel
petto. Allungo la mano sotto il cuscino in cerca dellathame di mio pap e per un attimo potrei giurare
che le mie dita si chiudano su una croce, una croce con un ruvido serpente arrotolato intorno. Poi ecco
il manico del coltello, sano e salvo nel suo fodero di cuoio. Incubi del cazzo.
Il mio cuore comincia a rallentare. Gettando lo sguardo verso il pavimento, vedo Tebaldo, che
mi guarda stizzito con la coda gonfia. Mi domando se mi stesse dormendo sul petto e se labbia
catapultato gi quando mi sono svegliato. Non me lo ricordo, ma spero di averlo fatto, perch sarebbe
troppo divertente.
Penso di sdraiarmi di nuovo, ma non lo faccio. Lungo tutti i muscoli ho quella fastidiosa
sensazione di tensione e, anche se sono stanco, vorrei tanto fare un po di atletica leggera: lancio del
peso e un po di corsa a ostacoli. Fuori, il vento deve soffiare forte, perch la vecchia casa scricchiola e
geme sulle fondamenta e le assi del pavimento si muovono come tessere del domino, con un suono
simile a passi veloci.
Lorologio accanto al mio letto segna le 3:47. Per un attimo ho il buio totale su che giorno sia.
Ma  sabato. Quindi almeno domani non mi dovr alzare per andare a scuola. Le notti stanno
cominciando a fondersi una con laltra. Forse avr dormito bene per tre notti da quando siamo arrivati
qui.
Scendo dal letto senza pensare e mi metto i jeans e una maglietta, poi infilo lathame nella tasca
posteriore dei pantaloni e mi incammino gi per le scale. Mi fermo solo per mettermi le scarpe e far
scivolare via dal tavolo da caff le chiavi dellauto di mia mamma. Dopo di che, mi ritrovo a guidare
lungo delle strade buie, sotto la luce della luna crescente. So dove sto andando, anche se non ricordo di
averlo deciso.
Parcheggio in fondo al vialetto coperto di erbacce della casa di Anna e scendo dalla macchina,
ancora con la sensazione di essere quasi completamente sonnambulo. Nelle membra ho ancora tutta la
tensione causata dallincubo. Non sento neppure il rumore dei miei piedi sui gradini sgangherati della
veranda, n le mie dita che si chiudono intorno alla maniglia della porta. Poi, metto piede in casa e
cado.
Lingresso  scomparso. Al suo posto, c una voragine di circa due metri e mezzo e cado di
faccia nella fredda, polverosa terra. Alcuni respiri profondi mi riportano laria nei polmoni e di riflesso
tiro su le gambe, non pensando a nientaltro che non sia: Ma che cazzo?. Quando il mio cervello si
riaccende, aspetto un attimo mezzo accovacciato e contraggo i quadricipiti. Fortunatamente ho ancora
entrambe le gambe funzionanti, ma dove cacchio sono? Sento che il mio corpo  davvero quasi a corto
di adrenalina. Qualsiasi cosa stia succedendo,  buio e c un cattivo odore. Cerco di mantenere una
respirazione calma, in modo tale da non farmi prendere dal panico e anche per non inspirare troppo.
C puzza di umido e di marcio. Qui c morta un sacco di roba, o  morta altrove e poi c stata
infilata.
Mentre mi guardo intorno, questo pensiero mi induce ad allungare la mano verso il mio coltello,
la mia affilata, sgozzante coperta di Linus. Riconosco leterea luce grigia della casa, penetra gi
attraverso le fessure di quelle che penso siano le assi del pavimento. Ora che la vista si  abituata al
buio, vedo che le pareti e il pavimento sono in parte di terra e in parte di pietra viva. La mia mente fa
un rapido replay di me che salgo i gradini della veranda e che attraverso la porta. Come ho fatto a finire
nel seminterrato?
Anna?, chiamo a bassa voce, e il terreno sotto i miei piedi si muove. Mi appoggio a una
parete per restare in equilibrio, ma la superficie sotto la mia mano non  di terra.  viscida. E umida. E
respira.
Sommerso per met nella parete, c il cadavere di Mike Andover. Gli stavo appoggiando la
mano sulla pancia. Ha gli occhi chiusi, come se stesse dormendo. Ha la pelle pi scura e pi flaccida
ora. Si sta decomponendo, e dal modo in cui  posizionato nelle rocce, ho limpressione che la casa lo
stia lentamente inglobando. Lo sta digerendo.
Mi allontano di alcuni passi. Non vorrei che iniziasse a parlarmene.
La mia attenzione viene colta da un lieve fruscio e mi volto per vedere una figura che avanza
zoppicando verso di me, come se fosse ubriaca, barcollando e muovendosi con passo incerto. Lo shock
per il fatto di non essere solo viene momentaneamente eclissato dal rivoltarsi del mio stomaco.  un
uomo e puzza di piscio e dellalcol che si  scolato. Indossa abiti sporchi, un vecchio impermeabile
stracciato e dei pantaloni con i buchi sulle ginocchia. Prima ancora che io riesca a muovermi, il suo
viso viene attraversato da uno sguardo di terrore. Il collo gli si gira sulle spalle come un tappo di
bottiglia. Sento il lungo schiocco della sua colonna vertebrale, dopo di che crolla a terra ai miei piedi.
Comincio a domandarmi se mi sveglier mai. Poi, non so perch, mi sento gorgogliare la voce
di mio padre fra le orecchie.
Non aver paura del buio, Cas. Ma non crederci quando ti dicono che tutto ci che trovi nel
buio si trova anche alla luce. Non  cos.
Grazie, pap. Solo una delle tante inquietanti perle di saggezza che dovevi impartirmi.
Ma aveva ragione. Be, per lo meno aveva ragione riguardo allultima parte. Il sangue mi pulsa
nelle orecchie e riesco a sentir battere la giugulare sul collo. Poi sento la voce di Anna.
Lo vedi cosa faccio?, chiede, ma ancora prima che io possa rispondere, mi circonda di
cadaveri, pi di quanti possa contare, sparsi lungo il pavimento come spazzatura e accatastati fino al
soffitto, con le braccia e le gambe disposte in un mostruoso intreccio. Il fetore  orribile. Con la coda
dellocchio, ne vedo uno che si muove, ma quando guardo pi da vicino mi rendo conto che a muoversi
sono degli insetti e si stanno cibando del cadavere, contorcendosi sotto la pelle e sollevandola con
piccole, impossibili pulsazioni. C solo una cosa in quei corpi che si muove autonomamente: gli occhi.
Si voltano lentamente avanti e indietro nelle loro teste, lattiginosi e coperti di muco, come se stessero
cercando di vedere che succede, ma non ne avessero le forze.
Anna, dico a voce bassa.
Questi non sono i peggiori, ammette fra i denti. Star scherzando. Ad alcuni di essi sono state
fatte delle cose orribili. Mancano loro le membra o tutti i denti. Sono coperti del sangue secco di
centinaia di tagli incrostati. E troppi di loro sono giovani. Facce come la mia o pi giovani, con le
guance strappate via e la muffa sui denti. Quando guardo dietro di me e mi rendo conto che gli occhi di
Mike si sono aperti, so subito che devo uscire di qui. Al diavolo la caccia ai fantasmi, a quel paese
leredit di famiglia, non ho intenzione di stare un secondo di pi in una fossa che si sta riempiendo di
corpi.
Non soffro di claustrofobia, ma in questo momento pare che io debba ripetermelo molto forte.
Poi vedo ci che prima non ho avuto tempo di vedere. C una scala che conduce al pian terreno. Non
so come abbia fatto Anna a farmi arrivare direttamente nel seminterrato e non mi interessa. Voglio solo
tornare nellingresso. E una volta l, voglio dimenticarmi di cosa abita sotto i miei piedi.
Mi dirigo verso le scale ed  ora che Anna fa arrivare lacqua; la fa sgorgare e salire su da ogni
parte: dalle crepe nelle pareti o facendola filtrare direttamente attraverso il pavimento, mandandola
verso lalto.  lurida, melmosa o liquida, e nel giro di pochi secondi mi arriva gi alla vita. Quando il
cadavere del barbone con il collo rotto mi passa accanto galleggiando, inizio ad andare nel panico. Non
voglio assolutamente stare a nuotare con loro. Non voglio pensare a tutto quello che c sottacqua e
locchio della mia mente vede unimmagine davvero stupida, tipo cadaveri che dal fondo delle cataste
aprono le mandibole di scatto e iniziano a gironzolare freneticamente per il pavimento cercando di
afferrarmi le gambe come se fossero dei coccodrilli. Supero il barbone spingendolo via, galleggia come
una mela bacata, e mi sorprendo nel sentire un leggero gemito che mi sfugge dalle labbra. Sto per avere
un conato di vomito.
Arrivo alle scale proprio nel momento in cui una pila di cadaveri si muove sulla parete e crolla
nellacqua con unonda disgustosa.
Anna, smettila!. Tossisco, cercando di evitare che lacqua verde mi entri in bocca. Non credo
che ce la far. Ho i vestiti pesanti come in un incubo e striscio su per i gradini al rallentatore.
Finalmente, sbatto il palmo della mano sul pavimento asciutto e mi catapulto al pianterreno.
Il sollievo dura circa mezzo secondo. Dopo di che strillo come unaquila e mi allontano dalla
porta del seminterrato, aspettandomi che lacqua e delle mani morte mi raggiungano per trascinarmi gi
unaltra volta. Ma il seminterrato  asciutto. La luce grigia filtra gi e riesco a vedere il fondo delle
scale e alcuni metri di pavimento.  tutto asciutto. Non c niente. Sembra una qualsiasi cantina dove
riporre tranquillamente della merce in scatola. Tanto per sentirmi ancora pi stupido, neanche i miei
vestiti sono bagnati.
Maledetta Anna. Odio questo genere di manipolazione dello spazio-tempo, allucinazione o quel
che . Non ci si fa mai labitudine.
Guardandomi intorno, mi alzo in piedi e mi pulisco la maglietta, anche se non c niente da
pulire. Mi trovo in quella che un tempo era la cucina. C un piano cottura nero e polveroso e un tavolo
con tre sedie. Vorrei tanto sedermici, ma gli sportelli iniziano ad aprirsi e a chiudersi da soli, i cassetti a
sbattere e le pareti a sanguinare. Porte che sbattono e piatti che si spaccano. Anna si sta comportando
come un poltergeist qualunque. Che vergogna.
Sulla pelle mi si diffonde un senso di sicurezza. I poltergeist li posso reggere. Scrollo le spalle
ed esco dalla cucina, diretto verso il soggiorno, dove il divano coperto di lenzuola ha un aspetto
serenamente familiare. Mi ci butto sopra con quello che spero appaia come un atto di spavalderia ben
interpretato. Non importa se mi tremano ancora le mani.
Fuori di qui!, grida Anna direttamente da sopra la mia spalla. Getto lo sguardo dietro al
divano ed eccola l, la mia dea della morte, con i capelli che serpeggiano in una grossa nuvola nera, a
digrignare i denti abbastanza forte da farsi sanguinare le gengive scoperte. Limpulso a scattare in piedi
con lathame pronto ad agire mi fa battere il cuore al doppio della velocit. Ma faccio un respiro
profondo. Anna non mi ha ucciso prima. E il mio istinto viscerale mi dice che non vuole uccidermi
neanche adesso. Altrimenti perch avrebbe perso tempo con quello spettacolino pieno di cadaveri al
piano di sotto? Le faccio il mio migliore sorrisino arrogante.
E se non lo faccio?, chiedo.
Sei venuto a uccidermi, ringhia, decidendo palesemente di ignorare la mia domanda. Ma
non puoi farlo.
E di tutto questo, qual  la parte che effettivamente ti fa infuriare?. Attraverso gli occhi e la
pelle le scorre del sangue scuro.  terribile, disgustosa: unassassina. E ho il sospetto di essere
completamente al sicuro con lei. Trover il modo, Anna, le prometto. Ci sar un modo per
ucciderti, per mandarti via.
Non voglio andare via, dice. La sua intera figura si restringe, loscurit si ritira e di fronte a
me c Anna Korlov, la ragazza della foto sul giornale. Ma merito di essere uccisa.
Una volta, no, dico, senza esattamente dissentire. Perch non credo che quei cadaveri al piano
di sotto siano solo prodotti della sua immaginazione. Credo che in questo momento, da qualche parte,
le pareti di questa casa si stiano lentamente mangiando Mike Andover, anche se non lo vedo.
Scuote il braccio, vicino al polso, dove ci sono ancora delle vene nere. Lo scuote pi forte,
chiude gli occhi ed esse scompaiono. Improvvisamente mi rendo conto che non sto soltanto guardando
un fantasma. Sto guardando un fantasma e qualcosa che  stato fatto a quel fantasma. Sono due cose
differenti.
 una cosa con cui devi combattere quella, vero?, dico con tono cauto.
Ha lo sguardo sorpreso.
Allinizio, non riuscivo a combatterla. Non ero io. Ero folle, intrappolata qui dentro, ero solo
terrorizzata, faceva cose orribili e io me ne stavo a guardare, raggomitolata in un angolo della nostra
mente. Inclina la testa e i capelli le cadono dolcemente sulla spalla. Non riesco a pensare a loro come
la stessa persona. La dea e la ragazza. Me la posso immaginare, mentre guarda attraverso i suoi occhi
come se non fossero altro che delle finestre, zitta e spaventata, nel suo abito bianco.
Adesso la nostra pelle  diventata una cosa sola, continua. Io sono lei. Sono quella cosa.
No, dico, e nel momento in cui lo dico, so che  vero. La indossi come una maschera. Puoi
toglierla. Lhai fatto per risparmiare me. Mi alzo e giro intorno al divano. Ha un aspetto cos fragile
rispetto a prima, ma non indietreggia e non interrompe il contatto visivo. Non ha paura.  triste e
curiosa, come la ragazza della foto. Mi domando come fosse quando era viva, se ridesse con facilit, se
fosse intelligente.  impossibile riuscire a pensare che molto di quella ragazza sia ancora qui ora, pi di
cinquantanni e Dio solo sa quanti omicidi dopo.
Poi mi ricordo di essere veramente incazzato. Punto la mano allindietro verso la cucina e la
porta del seminterrato. Che cacchio era quello?
Ho pensato che tu dovessi sapere con cosa hai a che fare.
Cosa? Una ragazzina viziata che ha una crisi isterica in cucina?. Strizzo gli occhi. Stavi
cercando di spaventarmi. Secondo te, quella triste, piccola esibizione avrebbe dovuto farmi scappare a
gambe levate.
Triste, piccola esibizione?, mi prende in giro. Scommetto che te la sei quasi fatta nei
pantaloni.
Apro la bocca e rapidamente la richiudo. Per poco non mi metto a ridere, ma voglio ancora
essere incazzato. Be, in effetti, i pantaloni mi sembrava di averceli bagnati, ma non per il motivo che
crede lei. Oh merda. Sto ridendo.
Anna sbatte le ciglia e sorride, brevemente. Anche lei sta cercando di non ridere.
Ero, si ferma. Ero arrabbiata con te.
Per che cosa?, chiedo.
Per aver cercato di uccidermi, dice. Poi ridiamo tutti e due.
E dopo che tu ti eri sforzata cos tanto per non uccidere me. Sorrido. Devo essere sembrato
piuttosto maleducato. Sto ridendo insieme a lei. Stiamo intrattenendo una conversazione. Cos
questa, una specie di forma astrusa di sindrome di Stoccolma?
Perch sei qui? Sei tornato per cercare di uccidermi?
Stranamente, no. Ho ho fatto un brutto sogno. Avevo bisogno di parlare con qualcuno. Mi
passo la mano fra i capelli. Erano anni che non mi trovavo in una situazione cos imbarazzante. Forse
non mi sono mai trovato in una situazione cos imbarazzante. E credo di aver pensato: Be, Anna
sar sveglia. Quindi, eccomi qua.
Fa un lieve sbuffo dal naso. Poi le si corruga la fronte. Cosa potrei dirti? Di cosa potremmo
parlare? Sono stata fuori dal mondo per cos tanto tempo.
Scrollo le spalle. Le parole successive mi escono dalla bocca prima ancora che io mi accorga di
cosa stia accadendo. Be, anche io sono sempre stato un po fuori dal mondo, quindi. Serro i denti
e guardo il pavimento. Non posso credere che mi stia comportando cos tanto da emo. Mi sto
lamentando con una ragazza che  stata brutalmente assassinata a sedici anni. Lei  intrappolata in
questa casa di cadaveri e io posso andare a scuola ed essere un Troiano; posso mangiare i sandwich
grigliati al burro di arachidi e crema di formaggio di mia mamma e
Frequenti di pi i morti che i vivi, dice con tono dolce. Ha gli occhi luminosi e non posso
crederci compassionevoli. Frequenti di pi noi da.
Da quando mio padre  morto, dico. E prima era lui a frequentarvi e io lo seguivo. La morte
 il mio mondo. Tutto il resto, la scuola e gli amici, sono solo cose che si mettono in mezzo fra un
fantasma e laltro. Non lavevo mai detto. Non avevo mai permesso a me stesso di pensarci per pi di
un secondo. Mi sono sempre concentrato sul mio dovere e cos facendo sono riuscito a non pensare
troppo alla vita, a vivere, per quanto mia mamma abbia sempre insistito perch mi divertissi, perch
uscissi, perch mi iscrivessi al college.
Sei mai stato triste?, chiede.
Non molto. Avevo questa potenza superiore, vedi? Avevo questo scopo. Allungo la mano
verso la tasca posteriore dei pantaloni e tiro fuori il mio athame, togliendolo dal cuoio. Nella luce
grigia, si vede risplendere la lama. Qualcosa nel mio sangue, nel sangue di mio padre e in quello di suo
padre prima di lui, lo rende molto di pi di un semplice coltello. Sono lunica persona al mondo in
grado di farlo. Questo non significa che  anche ci che sono obbligato a fare?. Nello stesso momento
in cui quelle parole mi escono dalla bocca, mi pento di averle dette. Mi privano di qualsiasi scelta.
Anna incrocia le sue pallide braccia. Il modo in cui inclina la testa le fa scivolare i capelli sulla spalla
ed  strano vederli adagiati l, delle normali ciocche scure. Mi aspetto che da un momento allaltro
inizino a vibrare, mossi dalla corrente invisibile.
Non avere scelta non mi pare una cosa giusta, dice, come se mi leggesse nel pensiero. Ma
anche poter scegliere qualsiasi cosa non  per niente semplice. Quando ero viva, non riuscivo mai a
decidere cosa volessi fare, cosa volessi diventare. Adoravo fare foto; volevo fare foto per un giornale.
Adoravo cucinare; volevo trasferirmi a Vancouver e aprire un ristorante. Avevo un milione di sogni
diversi, ma nessuno di essi era pi forte dellaltro. Probabilmente alla fine mi avrebbero paralizzata.
Sarei finita per restare qui, a gestire la pensione.
Non credo. Sembra avere una tale forza, questa ragionevole ragazza in grado di uccidere con
un gesto delle dita. Se ne avesse avuto la possibilit, tutto questo se lo sarebbe lasciato alle spalle.
Sinceramente, non mi ricordo, sospira. Non credo di essere stata una ragazza forte in vita.
Adesso si direbbe che io amassi ogni singolo momento, che ogni respiro fosse incantato e fresco. Si
stringe le mani al petto in maniera comica e inspira profondamente dal naso, poi butta fuori laria con
uno sbuffo. Probabilmente non era cos. Nonostante tutti i miei sogni e le mie fantasie, non ricordo di
essere stata una ragazza particolarmente come si dice? Pimpante.
Sorrido e anche lei lo fa, poi si sistema i capelli dietro lorecchio con un gesto cos vivo e
umano che mi fa dimenticare quello che volevo dire.
Cosa stiamo facendo?, chiedo. Stai cercando di indurmi a non ucciderti, vero?.
Anna incrocia le braccia. Considerando che non puoi uccidermi, credo che sarebbe uno sforzo
inutile.
Rido. Sei troppo sicura di te.
Dici? Lo so che quelle che mi hai fatto vedere non sono le tue mosse migliori, Cas. Lo sento
dalla tensione nella tua lama che ti trattieni. Quante volte lhai fatto? Quante volte hai combattuto e
vinto?
Ventidue negli ultimi tre anni, dico con orgoglio.  pi di quanto mio padre abbia mai fatto
nello stesso lasso di tempo. Sono quello che si potrebbe chiamare una persona ossessionata dal
successo. Ho sempre voluto essere meglio di lui. Pi veloce. Pi acuto. Perch non voglio fare la sua
stessa fine.
Senza il mio coltello non sono niente di speciale, solo un normale diciassettenne con una
corporatura nella media, forse pi tendente al magrolino. Ma quando ho in mano lathame, sembro una
tripla cintura nera o qualcosa di simile. Le mie mosse sono decise, forti e rapide. Ha ragione quando
dice che non ha ancora visto il meglio di me e non so perch sia successo.
Non voglio farti del male, Anna. Lo sai questo, vero? Non c niente di personale.
Esattamente come io non volevo uccidere tutte quelle persone che marciscono nel mio
seminterrato. Sorride con aria mesta.
Quindi erano reali. Cosa ti  successo?, chiedo. Cos che ti spinge a farlo?
Non sono affari tuoi, mi risponde.
Se me lo dici, inizio, ma non finisco. Se me lo dice, posso capire. E una volta che avr
capito, potr ucciderla.
Sta diventando tutto pi complicato. Questa ragazza piena di domande e quel mostro nero privo
di parole sono una cosa sola. Non  giusto. Quando il mio coltello le scorrer attraverso, le divider una
dallaltra? Anna andr da una parte e il mostro da unaltra? O Anna verr risucchiata nello stesso
misterioso vuoto in cui andr a finire tutto il resto?
Pensavo di essermi tolto questi pensieri dalla mente tanto tempo fa. Mio padre mi diceva
sempre che non sta a noi giudicare, che noi siamo solo lo strumento. Il nostro compito  quello di
cacciarli dal mondo dei viventi. I suoi occhi erano cos sicuri quando lo diceva. Perch io non ho la sua
stessa sicurezza?
Sollevo lentamente la mano per toccare il suo freddo viso, per sfiorarle la guancia con le dita, e
mi sorprende il fatto di trovarla morbida e non dura come il marmo. Resta come paralizzata, poi con
titubanza solleva anche lei la mano e la appoggia sulla mia.
Siamo cos incantati che quando la porta si apre e Carmel la attraversa, nessuno di noi due si
muove finch lei non dice il mio nome.
Cas? Che stai facendo?
Carmel, esclamo, ed eccola l, incorniciata dalla porta aperta. Ha la mano sulla maniglia e
sembra che stia tremando. Fa un altro passo incerto verso linterno della casa.
Carmel, non muoverti, dico, ma sta fissando Anna, che si allontana da me con una smorfia
sul viso e la testa fra le mani.
 lei?  stata quella cosa a uccidere Mike?.
Che stupida, sta avanzando sempre pi verso linterno della casa. Anna indietreggia il pi
velocemente possibile barcollando, ma vedo che i suoi occhi sono diventati neri.
Anna, non farlo, lei non lo sa, dico, ma  troppo tardi. Qualsiasi cosa permetta ad Anna di
risparmiarmi, evidentemente,  in esclusiva solo per me.  scomparsa in un vortice di capelli neri e
sangue rosso, pelle pallida e denti. C un attimo di silenzio in cui ce ne stiamo ad ascoltare il gocciolio
del suo vestito.
Dopo di che, si slancia in avanti, pronta a conficcare le mani nelle viscere di Carmel.
Faccio un salto e la placco, pensando, nel momento in cui entro in contatto con quella forza
granitica, a quanto sono idiota. Ma riesco a deviarla e Carmel fa un balzo di lato. Dalla parte sbagliata.
Adesso  ancora pi lontana dalla porta. Mi viene in mente che alcune persone sono intelligenti solo
con i libri. Carmel  un docile gattino e Anna ne far il proprio pranzo, se non faccio qualcosa. Mentre
Anna si accovaccia per terra, con il rosso del suo vestito che scorre disgustosamente sul pavimento, con
i capelli e gli occhi inferociti, mi precipito verso Carmel e mi metto fra di loro.
Cas, che stai facendo?, chiede Carmel, terrorizzata.
Sta zitta e vai alla porta, grido. Alzo lathame davanti a noi, anche se Anna non sembra
averne paura. Quando scatta, questa volta sono io il suo obiettivo. Con la mano che ho libera le afferro
il polso, mentre con laltra cerco di tenerla a bada usando il coltello.
Anna, smettila!, dico fra i denti, e le ritorna il bianco negli occhi. Digrigna i denti e parla con
rabbia attraverso di essi.
Falla uscire di qui!, geme. La spingo di nuovo per allontanarla. Poi afferro Carmel e ci
precipitiamo fuori dalla porta. Non ci voltiamo finch non scendiamo tutti i gradini della veranda e non
ci ritroviamo sulla terra e sullerba. La porta si  chiusa e dentro casa sento esplodere la collera di
Anna, che inizia a spaccare e lacerare tutto.
Mio Dio,  orribile, sussurra Carmel, affondando la testa sulla mia spalla. La stringo
dolcemente per un momento, poi la lascio andare e salgo di nuovo i gradini della veranda.
Cas! Vai via di l!, grida Carmel. Lo so cosa crede di aver visto, ma quello che ho visto io,
invece,  stato Anna che cercava di fermarsi. Quando metto piede sulla veranda, il viso di Anna appare
alla finestra, con i denti scoperti e con quelle vene che risaltano contro la pelle bianca. Sbatte la mano
contro il vetro, facendolo scuotere rumorosamente. Dentro ai suoi occhi c solo dellacqua scura.
Anna, sussurro. Vado alla finestra, ma prima ancora che io riesca ad alzare la mano, vola via
e si volta, scivola su per le scale e scompare.
Capitolo tredici
Mentre percorriamo con passo rapido e pesante la ghiaia del vialetto trascurato di Anna, Carmel
non la smette di parlottare. Sta facendo un milione di domande alle quali non presto attenzione. Lunica
cosa a cui riesco a pensare  che Anna  unassassina. Ma Anna non  malvagia. Anna uccide, ma Anna
non vuole uccidere. Non  come qualunque altro fantasma che ho affrontato. Certo, ho sentito parlare
di fantasmi senzienti, quelli che sembrano sapere di essere morti. Secondo quanto dice Gideon, sono
potenti, ma raramente sono anche ostili. Non so cosa fare. Carmel mi afferra per il gomito e giro su me
stesso.
Cosa?, chiedo bruscamente.
Mi vuoi dire esattamente cosa ci facevi qui?
Veramente no. Devo aver dormito pi di quanto credessi. O quello o sono stato a parlare con
Anna pi a lungo di quanto credessi, perch attraverso le basse nuvole a est iniziano a penetrare i primi
soffici raggi di luce. Il sole splende delicatamente, ma mi d fastidio agli occhi. Sento qualcosa che mi
passa per la mente. Sbattendo le ciglia, guardo Carmel e finalmente mi rendo conto che si trova
davvero qui.
Mi hai seguito, dico. Che ci fai qui?.
Dondola sui piedi con aria imbarazzata. Non riuscivo a dormire. E volevo vedere se era vero,
quindi sono venuta a casa tua e ti ho visto uscire.
Volevi vedere se era vero cosa?.
Mi guarda, come se volesse che lo capissi da solo, per non essere costretta a dirlo a voce alta,
ma odio questo giochetto. Dopo alcuni secondi del mio silenzio irritato, cede.
Ho parlato con Thomas. Ha detto che tu. Scuote la testa come se si sentisse stupida a
crederci. Da parte mia, mi sento stupido a fidarmi di Thomas. Dice che nella vita tu ammazzi i
fantasmi. Una specie di acchiappafantasmi o qualcosa del genere.
Non sono un acchiappafantasmi.
Allora cosa ci facevi qui?
Stavo parlando con Anna.
Ci stavi parlando? Ha ammazzato Mike! Avrebbe potuto ammazzarti!.
No, non avrebbe potuto. Guardo verso la casa. Mi sento strano a parlare di lei cos vicino a
casa sua. C qualcosa di sbagliato.
Di che stavate parlando?, chiede Carmel.
Sei sempre cos ficcanaso?
Perch, era una cosa personale?, dice, poi sbuffa dal naso.
Magari lo era, rispondo. Voglio uscire da questa situazione. Voglio lasciare a casa la
macchina di mia mamma e farmi accompagnare da Carmel a svegliare Thomas. Credo che gli tirer via
il materasso da sotto il sedere. Sar divertente vederlo rimbalzare in maniera maldestra sulla rete.
Senti, andiamocene da qui, va bene? Seguimi fino a casa, poi possiamo prendere la tua macchina e
andare da Thomas. Ti spiegher tutto, promesso, aggiungo quando la sua espressione si fa pi
scettica.
Ok, dice.
E Carmel.
S?
Non chiamarmi mai pi acchiappafantasmi, va bene?. Sorride e io contraccambio. Tanto per
essere chiari.
Mi passa accanto per entrare in macchina, ma lafferro per il braccio.
Non hai parlato con nessun altro della piccola storia che ha spifferato Thomas, vero?.
Scuote la testa.
Neanche con Natalie o Katie?
Ho detto a Nat che mi sarei vista con te, perch mi coprisse se i miei genitori lavessero
chiamata. Ho detto loro che sarei rimasta a dormire a casa sua.
Cosa le hai detto riguardo al motivo per cui ci saremmo visti?, chiedo. Mi lancia unocchiata
risentita. Deduco che, se Carmel Jones si vede con un ragazzo di nascosto la notte, debba essere
necessariamente per motivi romantici. Mi passo la mano fra i capelli.
Quindi, devo inventarmi qualcosa a scuola? Tipo che abbiamo pomiciato?. Forse sto
sbattendo troppo le ciglia. E ho le spalle curve, perci mi sento quindici centimetri pi basso di lei. Mi
fissa, sorpresa.
Certe cose non sono proprio il tuo forte, vero?
Non ho avuto modo di fare tanta pratica, Carmel.
Ride. Cavolo,  proprio carina. Non c da meravigliarsi se Thomas ha spifferato tutti i miei
segreti. Deve essere stato sufficiente un solo battito delle sue ciglia per stenderlo.
Non ti preoccupare, dice. Mi inventer io qualcosa. Dir a tutti che baci benissimo.
Non farmi nessun favore. Senti, seguimi semplicemente fino a casa, ok?.
Annuisce e si infila in macchina. Io entro nella mia e vorrei tanto premere la testa contro il
volante finch non parte il clacson. Almeno coprirebbe le mie grida. Perch questo lavoro deve essere
cos difficile?  Anna? O  qualcosaltro? Perch non riesco a tenere tutti alla larga dai miei affari?
Non  mai stato cos difficile prima dora. Hanno sempre tutti accettato qualsiasi storiella di copertura
mi inventassi, perch nel profondo di loro non volevano sapere la verit. Come Chase e Will. Si sono
bevuti la favoletta di Thomas piuttosto facilmente.
Ma  troppo tardi ormai. Thomas e Carmel fanno parte del gioco. E il gioco  molto pi
pericoloso, questa volta.
Thomas vive con i suoi?
Non credo, dice Carmel. I suoi sono morti in un incidente stradale. Un automobilista
ubriaco ha invaso laltra corsia. O almeno questo  quello che dice la gente a scuola. Scrolla le spalle.
Credo che viva solo con il nonno. Quello strano tizio anziano.
Bene. Busso con forza alla porta. Non mi interessa se sveglier Morfran. A quellarguto
vecchio falco far bene un po di movimento. Ma dopo circa tredici colpi vibranti e ben assestati, la
porta si apre e ci troviamo di fronte Thomas, con una vestaglia verde davvero poco elegante.
Cas?, sussurra con un rospo in gola. Non posso fare a meno di sorridere.  difficile essere
arrabbiato con lui se sembra un gigantesco bambino di quattro anni, con i capelli appiccicati da una
parte e gli occhiali infilati solo a met. Quando si rende conto che dietro di me c Carmel, si controlla
la faccia per assicurarsi che non ci sia della bava e cerca di lisciarsi i capelli. Invano. Ehm, che ci fate
qui?
Carmel mi ha seguito fino a casa di Anna, dico storcendo la bocca. Ti va di dirmi il
perch?. Inizia ad arrossire. Forse perch si sente in colpa o perch Carmel lo sta vedendo in pigiama.
In ogni caso, si sposta per farci entrare e ci fa strada verso la cucina, in una casa appena illuminata.
Si sente dappertutto lodore della pipa alle erbe di Morfran. Poi lo vedo, unenorme figura
ingobbita intenta a versare del caff. Me ne porge una tazza prima ancora che possa chiedergliela.
Brontolando qualcosa, esce dalla cucina.
Thomas, nel frattempo, ha smesso di gironzolare e sta fissando Carmel.
Ha cercato di ucciderti, si lascia scappare, con gli occhi spalancati. Non riesci a smettere di
pensare alle sue dita agganciate alla tua pancia.
Carmel sbatte le ciglia. Come fai a saperlo?
Non dovresti farlo, ammonisco Thomas. Mette la gente a disagio. Invasione della privacy,
hai presente?
Lo so, dice. Non riesco a farlo molto spesso, aggiunge per Carmel. Di solito solo quando
qualcuno ha pensieri intensi o violenti o continua a pensare e ripensare alla stessa cosa. Sorride. Nel
tuo caso, tutte e tre le cose.
Sai leggere il pensiero?, chiede con aria incredula.
Siediti, Carmel, dico.
Non mi va, ribatte. Sto imparando cos tante cose interessanti su Thunder Bay in questi
giorni. Incrocia le braccia al petto. Tu sai leggere il pensiero, in quella casa c qualcosa che uccide
il mio ex ragazzo e tu.
Uccido i fantasmi, finisco per lei. Con questo. Tiro fuori lathame e lo sistemo sul tavolo.
Cosaltro ti ha detto Thomas?
Solo che lo faceva anche tuo padre, dice. Mi sono immaginata che sia morto per questo.
Lancio unocchiataccia a Thomas.
Scusa, dice avvilito.
Non fa niente. Sei cotto. Lo so. Faccio un mezzo sorrisetto e lui mi guarda disperato. Come
se Carmel non lo sapesse gi. Dovrebbe essere cieca.
Faccio un sospiro. Quindi ora? Ho qualche possibilit se ti dico di andartene a casa e
dimenticarti di tutto quanto? Esiste un modo con il quale potrei evitare che formassimo un allegro
gruppo di. Prima ancora di finire, mi chino in avanti e ruggisco con le mani davanti alla bocca.
Carmel afferra al volo e ride.
Un allegro gruppo di acchiappafantasmi?, chiede.
Io faccio Peter Venkman, dice Thomas.
Nessuno fa nessuno, rispondo bruscamente. Non siamo acchiappafantasmi. Sono io ad avere
il coltello e sono io ad ammazzare i fantasmi e non posso avervi fra i piedi tutto il tempo. E tra laltro,
ovviamente sarei io Peter Venkman. Guardo Thomas con occhi pungenti. Tu saresti Egon.
Aspetta un attimo, dice Carmel. Chi ti ha dato il diritto di comandare? Mike era amico mio,
pi o meno.
Questo non significa che tu abbia il diritto di aiutare. Il mio scopo non  la vendetta.
Allora quale sarebbe?
ȅ fermarla.
Be, non hai fatto esattamente un buon lavoro al riguardo. E da quello che ho visto, non
sembrava neanche che tu ci stessi provando. Carmel mi guarda con un sopracciglio alzato.
Quellocchiata mi fa nascere una specie di sensazione di calore sulle guance. Merda, sto arrossendo.
Che stupidaggine, mi esce dalla bocca.  tosta, ok? Ma ho un piano.
 vero, dice Thomas, in mia difesa. Cas ha gi organizzato tutto. Ho gi preso le rocce al
lago. Si stanno caricando sotto la luna finch non diventer calante. Le zampe di pollo al momento
sono esaurite, ma le abbiamo ordinate.
Per una strana ragione, parlare dellincantesimo mi mette a disagio, come se ci fosse un
particolare che non ho considerato, che ho trascurato.
Qualcuno entra dalla porta senza bussare. Anche questo mi d la stessa sensazione di aver
trascurato qualcosa, quindi non mi faccio distrarre. Dopo alcuni secondi di spremitura di meningi, alzo
lo sguardo e vedo Will Rosenberg.
Dallaspetto si direbbe che non dorma da giorni. Respira profondamente e ha il mento chino sul
petto. Mi domando se abbia bevuto. Sui jeans ha macchie di terra e di olio. Il poveretto la sta
prendendo davvero male. Sta fissando il mio coltello sul tavolo, quindi allungo la mano e lo prendo, per
infilarmelo nella tasca posteriore dei pantaloni.
Lo sapevo che avevi qualcosa di strambo, dice. Lodore del suo alito sa al sessanta per cento
di birra.  tutta colpa tua, in qualche modo, non  vero? Fin da quando sei arrivato qui, c stato
qualcosa che non andava. Mike lo sapeva. Era per questo che non voleva che tu ronzassi intorno a
Carmel.
Mike non sapeva un bel niente, dico con aria calma. Quello che gli  successo  stato un
incidente.
Lomicidio non  mai un incidente, mormora Will. Smettila di raccontare bugie. Qualsiasi
cosa tu stia facendo, voglio farne parte.
Gemo. Non me ne va dritta una. Morfran rientra in cucina e ci ignora, guardando dentro la sua
tazza di caff come se fosse la cosa pi interessante del mondo.
Tutto quello che dice : Il cerchio si allarga. E il problema che prima non riuscivo a
individuare improvvisamente viene alla luce.
Merda, dico. Lascio cadere la testa allindietro e guardo il soffitto.
Cosa?, chiede Thomas. Che c?
Lincantesimo, rispondo. Il cerchio. Dobbiamo essere dentro la casa per lanciarlo.
S, e allora?, dice Thomas. Carmel capisce immediatamente; ha unespressione abbattuta.
E allora Carmel  entrata dentro la casa stamani e Anna se l quasi divorata. Lunica persona
che pu entrare in quella casa senza correre rischi sono io e non sono abbastanza stregone da poter
lanciare lincantesimo.
Non puoi tenerla a bada per il tempo necessario a lanciarlo? Una volta attivato, saremmo
protetti.
No, dice Carmel.  impossibile. Avreste dovuto vederlo stamani; lha schiacciato come una
mosca.
Grazie, dico sbuffando dal naso.
 vero. Thomas non ce la farebbe mai. E poi, non si dovrebbe, tipo, concentrare?.
Will fa uno scatto in avanti e afferra Carmel per il braccio. Cosa stai dicendo? Sei entrata in
quella casa? Sei pazza? Mike mi avrebbe ammazzato se ti fosse successo qualcosa!.
Poi si ricorda che Mike  morto.
Dobbiamo trovare un modo per formare quel cerchio e lanciare lincantesimo, penso a voce
alta. Non mi dir mai cosa le  successo di sua spontanea volont.
Infine Morfran parla. Ogni cosa accade per un motivo, Teseo Cassio. Hai meno di una
settimana per capire come fare.
Meno di una settimana. Meno di una settimana. Non  possibile che io diventi uno stregone
competente in meno di una settimana e di certo non diventer pi forte o pi capace di tenere Anna
sotto controllo. Ho bisogno di rinforzi. Ho bisogno di chiamare Gideon.
Ci troviamo tutti lungo il vialetto, dopo aver sciolto le righe in cucina.  domenica, unoziosa,
tranquilla domenica, troppo presto anche per quelli che vanno in chiesa. Carmel e Will si incamminano
insieme verso le loro rispettive auto. Carmel ha detto che lavrebbe seguito fino a casa, che gli avrebbe
fatto un po di compagnia. Dopotutto, era la pi vicina a lui e non poteva immaginarsi che Chase gli
fosse cos poco di conforto. Credo che faccia bene a farlo. Prima di andarsene, ha preso Thomas da
parte e hanno parlato sottovoce per un po. Mentre guardiamo Carmel e Will che si allontanano, chiedo
a Thomas di cosa si trattasse.
Scrolla le spalle. Voleva solo dirmi che  contenta che glielo abbia detto. E che spera che tu
non sia arrabbiato con me per aver vuotato il sacco, perch ha detto che manterr il segreto. Vuole solo
aiutare. E poi continua, continua, cercando di spostare lattenzione sul modo in cui lei gli ha toccato il
braccio. Vorrei non averglielo chiesto, perch ora non smetter pi di parlarne.
Senti, dico. Sono contento che Carmel ti stia notando. Se giochi bene le tue carte, potresti
avere qualche possibilit. Cerca solo di non invaderle troppo la mente. Quello lha trovato piuttosto
inquietante.
Io e Carmel Jones, dice con tono derisorio, pur fissando con aria speranzosa la sua macchina.
Fra un milione di anni, forse. Molto pi probabilmente finir a consolare Will.  un ragazzo
intelligente e uno di quelli popolari, come lei. Non  male. Thomas si raddrizza gli occhiali. Anche
Thomas non  male come ragazzo, e forse un giorno lo capir. Per il momento gli dico di andarsi a
mettere qualcosa addosso.
Mentre si volta e ripercorre il vialetto, noto una cosa. Accanto alla casa, c un viottolo
circolare che interseca la fine del vialetto. Nel punto in cui questo si dirama, c un piccolo albero
bianco, una giovane betulla. E appesa al ramo pi basso, c una sottile croce nera.
Ehi, lo chiamo, e indico in quella direzione. Che roba ?.
Non  lui a rispondermi. Morfran esce sulla veranda con aria spavalda, in ciabatte e pantaloni
del pigiama blu, con una vestaglia scozzese legata stretta intorno allenorme pancia. Questa sua tenuta
ha un aspetto ridicolo accostata a quella barba intricata e incolta da rockettaro, ma al momento sto
pensando ad altro.
La croce di Papa Legba, dice con disinvoltura.
Pratichi il voodoo?, chiedo, e lui fa un verso che interpreto come affermativo. Anche io.
Sbuffa con il naso nella tazza di caff. No, non lo fai. E nemmeno dovresti.
Va bene, era un bluff. Non lo pratico. Lo studio. E questa  unoccasione doro. Perch non
dovrei?, chiedo.
Figlio mio, il voodoo  energia.  lenergia dentro di te e lenergia che incanali. Lenergia che
rubi e lenergia che prendi dalla tua cavolo di cena a base di pollo. E hai circa diecimila volt in quel
pezzo di cuoio legato a un fianco.
Istintivamente tocco lathame nella tasca dei pantaloni.
Se tu praticassi il voodoo e incanalassi quellenergia, sarebbe come stare a guardare una falena
che vola verso una zanzariera elettrica. Saresti acceso come una lampadina, ventiquattrore su
ventiquattro, sette giorni su sette. Mi guarda strizzando gli occhi. Magari un giorno potrei
insegnarti.
Mi piacerebbe, dico mentre Thomas ricompare sulla veranda in abiti freschi ma ancora
abbinati male. Trotterella gi per i gradini della veranda.
Dove andiamo?, chiede.
Torniamo da Anna, dico. Lui diventa pi o meno verde. Devo capire come fare questo
rituale o fra una settimana mi ritrover a guardare la tua testa mozzata e gli organi interni di Carmel.
Thomas diventa ancora pi verde e gli do una pacca sulla schiena.
Mi volto e do unocchiata a Morfran. Ci osserva da sopra la sua tazza da caff. Quindi chi
pratica il voodoo incanala energia.  un tipo interessante. E mi ha dato decisamente troppo a cui
pensare per poter riuscire a dormire.
Durante il tragitto in auto, sento che lagitazione per gli eventi della notte scorsa inizia a
svanire. Negli occhi mi sembra di avere della carta vetrata e la testa mi ciondola, anche dopo essermi
scolato quella tazza di diluente per vernice che Morfran ha chiamato caff. Thomas rimane in silenzio
per tutto il viaggio. Probabilmente star ancora pensando alla sensazione della mano di Carmel sul suo
braccio. Se la vita fosse giusta, Carmel si volterebbe e lo guarderebbe negli occhi, si accorgerebbe che
lui  il suo fedele schiavo e gliene sarebbe grata. Lei lo libererebbe e lui non sarebbe pi uno schiavo,
sarebbe semplicemente Thomas, e sarebbero lieti di esistere luno per laltra. Ma la vita non  giusta.
Probabilmente finir con Will o qualche altro sportivo e Thomas soffrir in silenzio.
Non voglio che tu ti avvicini alla casa neanche minimamente, dico per farlo riprendere e per
assicurarmi che non manchi la strada in cui deve girare. Puoi restare in macchina o seguirmi lungo il
vialetto. Ma probabilmente lei sar instabile dopo stamattina, quindi  meglio che tu stia lontano anche
dalla veranda.
Non me lo faccio ripetere due volte, sbuffa.
Accostiamo nel vialetto e sceglie di restare in macchina. Mi incammino verso la casa da solo.
Dopo aver aperto la porta, guardo gi per assicurarmi di mettere piede nellingresso e di non cadere di
faccia in una vagonata di morti.
Anna?, chiamo. Anna? Stai bene?
Che domanda scema.
 appena uscita da una stanza in cima alle scale. Si sporge dalla ringhiera, non loscura dea, ma
la ragazza.
Sono morta. Non posso stare bene pi di quanto possa stare non bene.
Ha gli occhi tristi.  sola e pentita e intrappolata.  rammaricata e non posso dire che la biasimi.
Non volevo che accadesse, dico sinceramente, e faccio un passo verso le scale. Non ti avrei
mai messo in una situazione simile. Mi ha seguito.
Sta bene?, chiede Anna con una voce acuta e curiosa.
Sta bene.
Meno male. Pensavo di averle lasciato dei lividi. E ha un viso cos grazioso.
Non mi sta guardando. Sta giocherellando con il legno della ringhiera. Sta cercando di indurmi
a dire qualcosa, ma non so cosa.
Ho bisogno che tu mi dica cosa ti  successo. Ho bisogno che tu mi dica come sei morta.
Perch vuoi farmi ricordare una cosa simile?, chiede con tono pacato.
Perch ho bisogno di capirti. Ho bisogno di capire perch sei cos forte. Inizio a pensare a
voce alta. Per quello che ne so, il tuo omicidio non  stato cos strano o terrificante. Non  stato
neanche cos brutale. Quindi non riesco a capire perch sei come sei. Deve esserci qualcosa.
Quando mi fermo, vedo che Anna mi sta fissando con due occhi spalancati e disgustati. Che c?
Sto iniziando a pentirmi di non averti ucciso, dice. Il mio cervello privato dal sonno ci mette
un po a capire, poi per mi sento un imbecille totale. Sono stato troppo a contatto con la morte. Ho
visto roba cos raccapricciante e cos deviata che mi scivola via dalla lingua come fosse una filastrocca.
Cosa sai, chiede, di quello che mi  successo?.
Ha la voce pi pacata, quasi sottomessa. Parlare della morte, raccontare i fatti in maniera
schietta,  una cosa con cui sono cresciuto. Solo adesso non riesco a farlo. Con Anna proprio di fronte a
me, sono qualcosa di pi di semplici parole e di foto dentro un libro. Quando finalmente sputo il rospo,
lo faccio rapidamente e in un colpo solo, come quando si toglie un cerotto.
So che sei stata uccisa nel 1958, quando avevi sedici anni. Ti hanno tagliato la gola. Stavi
andando a un ballo scolastico.
Sulle sue labbra appare un lieve sorriso, ma non vi si fissa. Volevo tanto andarci, dice a voce
bassa. Sarebbe stato lultimo. Il primo e lultimo. Abbassa lo sguardo verso se stessa e solleva lorlo
della gonna. Questo era il mio vestito.
A me non sembra un granch, solo una sottoveste con un po di pizzo e di fiocchi, ma cosa ne
so io? Non sono una ragazza, per prima cosa, e per seconda cosa, non so molto del 1958. A quei tempi
sarebbe anche potuto essere una delizia, come direbbe mia mamma.
Non  un granch, dice, leggendomi nel pensiero. Fra gli ospiti della pensione a quel tempo
cera una sarta. Maria. Veniva dalla Spagna. La trovavo molto esotica. Aveva dovuto lasciare una
figlia, di poco pi piccola di me, per venire qui, quindi le piaceva parlare con me. Mi prese le misure e
mi aiut a cucirlo. Volevo qualcosa di pi elegante, ma non sono mai stata brava a cucire. Ho le dita
goffe, dice, e le tira su come se potesse mostrarmi i disastri che sono in grado di fare.
Stai benissimo, rispondo, perch  la prima cosa che spunta nella mia stupida testa vuota.
Prendo in considerazione lopzione di usare lathame per tagliarmi via la lingua. Probabilmente non 
quello che voleva sentirsi dire e mi  uscito fuori malissimo. La voce non mi ha funzionato bene. Sono
stato fortunato a non aver preso una specie di stecca mentre lo dicevo. Perch dici che sarebbe stato il
tuo ultimo ballo?, chiedo velocemente.
Avevo deciso di scappare, dice. Ha uno sguardo sprezzante, proprio come quello che doveva
avere allora, e nella sua voce c un fuoco che mi fa sentire triste. Poi per si spegne e lei sembra
confusa. Non so se lavrei fatto. Volevo farlo.
Perch?
Volevo iniziare la mia vita, spiega. Sapevo che non avrei mai fatto niente se fossi rimasta
qui. Mi sarei trovata a dover gestire la pensione. Ed ero stanca di lottare.
Lottare?. Mi avvicino di un altro passo. Mentre si stringe nelle braccia, una ciocca di capelli
che le scende sulle spalle le scivola davanti.  cos pallida ed esile.  difficile immaginarsela mentre
lotta con qualcuno. Almeno non con i pugni.
Non era proprio lottare, dice. Ma al tempo stesso lo era. Con lei. E con lui. Era nascondersi,
era farli pensare che io fossi pi debole, perch era quello che volevano. Lo avrebbe voluto mio padre,
secondo quanto mi diceva lei. Una ragazza tranquilla e obbediente. Non una sgualdrina. Non una
puttana.
Faccio un respiro profondo. Le chiedo chi la chiamasse cos, chi le dicesse una cosa simile, ma
non mi sta pi ascoltando.
Era un bugiardo. Un fannullone. Faceva finta di essere innamorato di mia madre, ma non era
vero. Diceva che lavrebbe sposata e poi si sarebbe preso tutto il resto.
Non so di chi stia parlando, ma posso immaginare cosa fosse tutto il resto.
Ovvero tu, dico con tono pacato. Eri tu quella a cui era interessato veramente.
Mi bloccava in un angolo, in cucina, o fuori, vicino al pozzo. Era una cosa paralizzante. Lo
odiavo.
Perch non lhai detto a tua madre?
Non potevo. Si ferma, poi ricomincia. Ma non potevo permettergli di farlo. Avevo
intenzione di scappare. Lavrei fatto. Sul viso ha unespressione piatta. Nemmeno i suoi occhi sono
vivi.  solo labbra che si muovono e voce. Il resto di lei  chiuso in se stesso.
Allungo la mano e le tocco la guancia, fredda come il ghiaccio.  stato lui?  stato lui a
ucciderti? Ti ha seguita quella sera e.
Anna scuote la testa molto velocemente e si allontana. Basta cos, dice con una voce che tenta
di essere dura.
Anna, devo saperlo.
Perch devi saperlo? Sono affari tuoi?. Si passa la mano sulla fronte. Io stessa me lo ricordo
appena.  tutto confuso e angosciante. Scuote la testa, frustrata. Non c niente che possa dirti! Sono
stata uccisa ed era tutto nero e poi mi sono ritrovata qui. Ero questo essere e uccidevo e uccidevo e non
riuscivo a fermarmi. Ha il fiato spezzato. Loro mi hanno fatto qualcosa, ma non so cosa. Non so
come.
Loro, dico con curiosit, ma so gi che questa discussione non andr oltre. La vedo
letteralmente spegnersi e fra un paio di minuti potrei ritrovarmi qui a cercare di abbracciare una ragazza
con le vene nere e il vestito che gocciola.
C un incantesimo, dico. Un incantesimo che pu aiutarmi a capire.
Si calma un po e mi guarda come se fossi fuori di testa. Un incantesimo magico?. Le sfugge
un sorriso incredulo. Mi cresceranno le ali da fatina e salter attraverso il fuoco?
Ma di che stai parlando?
La magia non esiste.  fantasia e superstizione, vecchie maledizioni sulla lingua delle mie
nonne finlandesi.
Non posso credere che stia mettendo in dubbio lesistenza della magia quando lei  qui in piedi
di fronte a me, morta e in grado di parlare. Ma non ho modo di convincerla, perch accade qualcosa:
viene attraversata da un pensiero e fa un piccolo scatto. Quando riapre gli occhi sbattendo le ciglia, ha
gli occhi distanti.
Anna?.
Allunga di colpo il braccio per tenermi lontano. Non  niente.
Guardo pi da vicino. Quello non era niente. Ti sei ricordata qualcosa, vero? Che cosa?
Dimmelo!.
No, io Non era niente. Non lo so. Si tocca la tempia. Non so cosa fosse.
Non sar facile. Sar praticamente impossibile, cacchio, se non riesco a farla collaborare. Nelle
mie membra esauste si insinua una disperazione pesante.  come se i miei muscoli stessero iniziando
ad atrofizzarsi e non  che io ne abbia cos tanti.
Per favore, Anna, dico. Ho bisogno del tuo aiuto. Ho bisogno che tu ci lasci fare
quellincantesimo. Ho bisogno che tu lasci entrare altre persone insieme a me.
No, dice. Nessun incantesimo! E nessunaltra persona! Lo sai cosa succederebbe. Non posso
controllarlo.
Con me riesci a controllarlo. Puoi farlo anche con loro.
Non so perch non ti ho ucciso. E fra laltro, non ti sembra gi abbastanza? Perch mi chiedi
altri favori?
Anna, ti prego. Ho bisogno almeno di Thomas e forse Carmel, la ragazza che hai conosciuto
stamani.
Si guarda la punta dei piedi.  triste, lo so che  triste, ma ho quello stupido ritornello meno di
una settimana detto da Morfran che mi ronza nelle orecchie e voglio togliermi questo dente. Non
posso lasciare che Anna rimanga qui per un altro mese, probabilmente a collezionare altra gente per il
proprio seminterrato. Non importa se parlare con lei mi piace. Non importa se lei mi piace. Non
importa se quello che le  successo non  giusto.
Vorrei tanto che tu te ne andassi, dice con tono pacato, e quando alza lo sguardo vedo che sta
quasi per piangere. Sta guardando oltre la mia spalla, verso la porta o forse fuori dalla finestra.
Lo sai che non posso, dico, copiando le parole dette da lei pochi istanti fa.
Mi fai desiderare cose che non posso avere.
Prima che io possa capire cosa intenda, sprofonda attraverso i gradini, gi, nel seminterrato,
dove sa che non la seguir.
Un attimo dopo che Thomas mi ha lasciato a casa, Gideon mi chiama.
Buongiorno, Teseo. Scusa se ti sveglio cos presto di domenica.
Sono sveglio da ore, Gideon. Gi preso dal duro lavoro. Dallaltra parte dellAtlantico, mi sta
facendo un mezzo sorriso. Entrando in casa, do il buongiorno a mia madre con un cenno della testa. Sta
rincorrendo Tebaldo gi per le scale gridandogli a denti stretti che i topi gli fanno male.
Che disdetta, ridacchia Gideon. Sono stato qui ad aspettare per ore prima di chiamarti, per
cercare di farti riposare un po.  stato tremendo. Sono quasi le quattro del pomeriggio qui, sai?
Comunque, credo di aver colto lessenza di quellincantesimo.
Non so se servir a qualcosa. Ti avrei chiamato pi tardi. C un problema.
Di che tipo?
Del tipo che nessuno tranne me pu entrare in quella casa e io non sono uno stregone. Gli
racconto un po di pi di quanto  successo, tralasciando stranamente il fatto che sono stato a parlare a
lungo con Anna durante la notte. Dallaltra parte della linea, lo sento schioccare la lingua. Sono sicuro
che si sta grattando il mento e anche pulendo gli occhiali.
Non sei proprio riuscito a contrastarla?, chiede infine.
Per niente. Lei  Bruce Lee, Hulk e Neo di Matrix, tutti messi insieme.
S. Grazie per i riferimenti alla cultura popolare completamente incomprensibili.
Sorrido. Conosce benissimo almeno Bruce Lee.
Ma resta il fatto che tu debba fare lincantesimo. C qualcosa nel modo in cui questa ragazza
 stata uccisa che le infonde una forza terribile.  solo questione di scoprire alcuni segreti. Ricordo un
fantasma che dette dei problemi a tuo padre nel 1985. Per una ragione sconosciuta, era in grado di
uccidere senza neanche prendere una forma corporea. Fu solo dopo tre sedute spiritiche e un viaggio in
una chiesa satanica in Italia che scoprimmo che lunica cosa che gli permetteva di rimanere sul piano
terreno era un incantesimo fatto su un calice di pietra alquanto ordinario. Tuo padre lo ruppe ed ecco
fatto, niente pi fantasma. Sar cos anche per te.
Mio padre mi ha raccontato quella storia una volta, e me la ricordo molto pi complicata di
cos. Ma lascio stare. Ha ragione, comunque. Ogni fantasma ha i propri metodi, il proprio bagaglio di
trucchi. Hanno differenti pulsioni e desideri. E quando li uccido, per ognuno di loro  diverso.
Cosa far esattamente questo incantesimo?, chiedo.
Le pietre consacrate formano un cerchio protettivo. Una volta lanciato, non avr alcun potere
su quelli che vi si trovano allinterno. Lo stregone che esegue il rituale pu prendere qualsiasi energia
che possieda la casa e rifletterla sulla ciotola per lo scrying. Lo scrying vi mostrer qualunque cosa
cerchiate. Ovviamente non  tutto cos semplice; ci sono delle zampe di pollo e delle miscele di erbe
con cui tua madre pu aiutarti e poi delle formule da recitare. Ti mando il testo via e-mail.
Lo fa sembrare cos facile.  convinto che io stia esagerando? Non capisce quanto sia difficile
ammettere che Anna pu avere la meglio su di me ogni volta che vuole? Lanciarmi come una bambola
di pezza, strofinarmi le nocche sulla testa e farmi una smutandata epocale, per poi indicarmi e
mettersi a ridere.
Non funzioner. Non so lanciare il cerchio. Non sono mai stato una cima in stregoneria. La
mamma te lavr detto. Le rovino i biscotti di Beltane ogni anno fin da quando avevo sette anni.
So gi cosa mi dir. Far un sospiro e mi consiglier di tornarmene in biblioteca, di iniziare a
parlare con persone che potrebbero sapere cosa sia successo. Cercare di capire qualcosa di un omicidio
irrisolto da oltre cinquantanni. Ed  quello che dovr fare. Perch non ho intenzione di mettere
Thomas o Carmel in pericolo.
Mmh.
Mmh, cosa?
Be, stavo solo ripensando a tutti i rituali che ho eseguito nei miei anni come parapsicologo e
misticista.
Riesco a sentire il suo cervello lavorare. Ha in mente qualcosa e io inizio ad avere qualche
speranza. Lo sapevo che non era solo un inglese salsicce e pur.
Hai detto di avere alcuni adepti a tua disposizione?
Alcuni cosa?
Alcuni stregoni.
Ho uno stregone solo, in realt. Il mio amico Thomas.
Dalla parte di Gideon, si sente inspirare e fare una pausa di soddisfazione. Lo so cosa sta
pensando il mio caro vecchietto. Non mi ha mai sentito usare le parole mio amico prima dora. Gli
conviene non commuoversi, ora.
Non  cos avanzato.
Che ti fidi di lui  la cosa pi importante. Ma avrai bisogno di pi persone. Tu e altri due.
Ognuno deve posizionarsi in uno dei punti cardinali del cerchio. Lancerete il cerchio fuori, capisci, e vi
sposterete allinterno della casa pronti a procedere. Si ferma per pensare ancora un po.  molto
compiaciuto di se stesso. Intrappolate il vostro fantasma al centro e sarete totalmente al sicuro. Dal
momento che prender energia da lei, lincantesimo sar perfino pi potente e sar in grado di rivelare
maggiori dettagli. Potrebbe indebolirla al punto da permetterti di concludere il lavoro.
Deglutisco sonoramente e nella tasca posteriore dei pantaloni sento il peso del coltello.
Assolutamente, dico. Lo ascolto per altri dieci minuti mentre continua a illustrarmi i dettagli, ma
penso per tutto il tempo ad Anna e a cosa mi mostrer. Al termine della spiegazione, credo di ricordare
gran parte delle istruzioni, ma gli chiedo comunque di inviarmele via e-mail.
Quindi chi farai venire per completare il cerchio? Le persone che hanno un legame con il
fantasma sono le migliori.
Far venire questo ragazzo, Will, e la mia amica Carmel, dico. E non dirmelo. Lo so, sto
avendo qualche problema a tenere la gente alla larga dai miei affari.
Gideon sospira. Ah, Teseo. Nessuno ha mai detto che tutto ci tu debba farlo da solo. Tuo
padre aveva tanti amici e aveva tua madre e te. Con il passare del tempo, il tuo cerchio si allargher.
Non  niente di cui vergognarsi.
Il cerchio si sta allargando. Perch tutti quanti continuano a dirlo? Cerchi pi larghi significano
pi persone fra i piedi. Devo andarmene da Thunder Bay. Allontanarmi da questo casino e tornarmene
alla mia routine: viaggiare, cacciare, uccidere.
Viaggiare, cacciare, uccidere. Come lavare, risciacquare e ripetere. La mia vita, scandita da una
semplice routine. Vuota e pesante al tempo stesso. Ripenso a quello che ha detto Anna, al fatto di
desiderare ci che non pu avere. Forse capisco cosa intende dire.
Gideon sta ancora parlando.
Fammi sapere se avessi bisogno di qualcosa, dice. Anche se io non sono altro che libri
polverosi e vecchie storie a un oceano di distanza. Il lavoro vero spetta a te.
S. A me e ai miei amici.
S. Formidabile. Sarete esattamente come i quattro tizi di quel film. Sai, quello l, con il
marshmallow gigante.
Non ci posso credere.
Capitolo quattordici
Io e mia mamma siamo seduti nella sua auto su un lato del parcheggio della scuola, a guardare
gli autobus che arrivano e scaricano gente, riversando studenti sul marciapiede che poi corrono verso le
porte ed entrano dentro. A vedere lintero processo, sembra quasi di essere allinterno di uno
stabilimento industriale: una fabbrica di imbottigliamento al contrario.
Le ho riferito cosa mi ha detto Gideon e le ho chiesto aiuto per fare le miscele di erbe; ha detto
che va bene. Noto che ha un aspetto vagamente trascurato. Ha delle borse scure, rosa-violacee sotto gli
occhi e ha i capelli opachi. Di solito splendono come un vaso di rame.
Tutto bene, mamma?.
Sorride e guarda verso di me. Certo, caro. Sono solo preoccupata per te, come sempre. E per
Tebaldo. Mi ha svegliata stanotte, saltava sotto la botola della soffitta.
Cavolo, mi dispiace, dico. Mi sono dimenticato di andare su a sistemare le trappole.
Non fa niente. La scorsa settimana ho sentito qualcosa che si muoveva l sopra e sembrava
molto pi grosso di un topo.  possibile che i procioni entrino nelle soffitte?
Magari  solo una famiglia di ratti, suggerisco, e lei rabbrividisce. Ti conviene far venire
qualcuno a controllare.
Fa un sospiro e picchietta con le dita sul volante. Forse s. Scrolla le spalle.
Sembra triste e mi viene in mente che non so come se la stia passando qui. Non lho aiutata un
granch con questo trasloco, n in casa n con nientaltro. Non cero quasi mai. Lanciando unocchiata
verso il sedile posteriore, vedo una scatola di cartone piena di candele incantate di vari colori, pronte
per essere vendute in una libreria del posto. Normalmente le avrei caricate io in macchina e su ognuna
di esse avrei legato unetichetta con dei pezzi di spago colorato.
Gideon mi ha detto che ti sei fatto degli amici, dice scrutando fra la folla degli studenti come
se pensasse di poterli riconoscere. Avrei dovuto saperlo che Gideon avrebbe spifferato tutto.  come un
surrogato di genitore. Non proprio come un patrigno, pi come un padrino o un cavalluccio marino che
vuole tenermi nella sua sacca.
Solo Thomas e Carmel, dico. Quelli che hai gi conosciuto.
Carmel  una ragazza molto carina, ammette con aria speranzosa.
Lo pensa anche Thomas.
Sospira, poi sorride. Meno male. A quel ragazzo farebbe comodo la mano di una donna.
Mamma, dico con aria scandalizzata. Che cosa disgustosa.
Non in quel senso, ride. Voglio dire che avrebbe bisogno di qualcuno che lo ripulisca un
po. Che lo faccia stare un po dritto. Quel ragazzo  tutto raggrinzito. E puzza come la pipa di un
vecchio. Allunga un attimo la mano verso il sedile posteriore e pesca un mazzo di lettere.
Me lo stavo chiedendo che fine avesse fatto tutta la mia posta, dico mentre scorro le buste.
Sono gi aperte. Non  un problema. Sono solo segnalazioni di fantasmi, niente di personale. In mezzo
alla pila c una grossa lettera da parte di Daisy Bristol. Mi ha scritto Daisy, dico. Lhai letta?
Voleva solo sapere come ti stavano andando le cose. E dirti tutto quello che gli  successo
nellultimo mese. Vuole che tu vada a New Orleans per lo spirito di una strega che si aggira intorno al
tronco di un albero. Si presume che lo usasse per compiere dei sacrifici. Non mi  piaciuto il modo in
cui parlava di lei.
Faccio un mezzo sorriso. Le streghe non sono tutte buone, mamma.
Lo so. Scusa se ho letto la tua posta. Eri troppo concentrato altrove per farci caso, comunque;
molte di loro erano rimaste abbandonate sul mobiletto. Me ne sono voluta occupare io al posto tuo. Per
assicurarmi che tu non ti perdessi niente di importante.
E lho fatto?
Un professore nel Montana vuole che tu vada l a fare fuori un Wendigo.
E chi sono io? Van Helsing?
Dice di conoscere il dottor Barrows, di Holyoke.
Sbuffo dal naso. Il dottor Barrows sa che i mostri non esistono.
Mia madre sospira. Come facciamo a sapere cosa esiste? Altre persone potrebbero definire
mostri gran parte delle cose che hai eliminato tu.
 vero. Metto la mano sullo sportello. Sei sicura di riuscire a procurarmi le erbe di cui ho
bisogno?.
Annuisce. Sei sicuro di riuscire a convincerli ad aiutarti?.
Guardo la folla. Vedremo.
I corridoi oggi sembrano essere usciti da un film. Uno di quelli in cui i personaggi importanti
camminano al rallentatore e il resto della gente non fa altro che scorrere accanto a loro come tante
figure sfocate color carne e vestiti. In mezzo alla folla ho intravisto Carmel e Will, ma Will era di
spalle e stava andando nella direzione opposta, e per quanto riguarda Carmel, non sono riuscito ad
attirare la sua attenzione. Thomas non lho proprio visto, nonostante sia andato al suo armadietto due
volte. Quindi cerco di restare sveglio durante geometria. Non mi riesce un granch bene. Dovrebbe
essere vietato insegnare matematica cos presto al mattino.
A met di una lezione di dimostrazioni matematiche, mi arriva sul banco un rettangolo di carta
piegato in due. Lo apro e vedo un messaggio da parte di Heidi, una biondina carina seduta tre file pi
indietro. Mi chiede se ho bisogno di aiuto per studiare. E se mi va di andare a vedere lultimo film con
Clive Owen. Infilo il bigliettino nel libro di matematica come se avessi intenzione di risponderle pi
tardi. Non lo far, ovviamente, e se mi chieder qualcosa, le dir che me la cavo bene da solo e magari
unaltra volta. Probabilmente me lo richieder, altre due o tre volte forse, ma poi capir lantifona. Pu
sembrare crudele, ma non lo . Che senso ha andare a vedere un film e iniziare qualcosa che non potr
portare a termine? Non voglio sentire la mancanza di nessuno e non voglio che nessuno senta la mia.
Dopo la lezione, scivolo rapidamente fuori dalla porta e mi disperdo in mezzo alla folla. Mi
sembra di sentire la voce di Heidi che mi chiama, ma non mi volto. Ho del lavoro da fare.
Larmadietto di Will  il pi vicino.  gi l con Chase (come sempre) attaccato addosso.
Quando mi vede, i suoi occhi fanno quel movimento da destra a sinistra, come se pensasse che non sia
il caso che la gente ci veda insieme.
Come va, Will?, chiedo. Saluto Chase con un gesto della testa e lui mi guarda con questa
faccia pietrificata, come se facessi meglio a stare attento perch potrebbe pestarmi da un momento
allaltro. Will non dice niente. Mi guarda e continua a fare quello che sta facendo, ovvero riporre dei
libri e prenderne altri per la prossima lezione. Mi rendo conto con un certo shock che Will mi odia.
Non gli sono mai piaciuto, per fedelt nei confronti di Mike, e ora mi odia per quello che  successo.
Non so perch non me ne sia accorto prima. Credo perch non penso mai pi di tanto ai viventi. In ogni
caso, sono contento di dirgli quello che gli devo dire, cio di prendere parte allincantesimo. Gli servir
a farsene una ragione.
Hai detto che volevi fare parte di ci che stavo facendo, qualsiasi cosa fosse. Questa  la tua
occasione.
Che tipo di occasione?, chiede. Ha uno sguardo freddo e grigio. Tosto e intelligente.
Potresti mandare via di qui la tua scimmia volante, prima?. Faccio cenno a Chase di
allontanarsi, ma non si sposta nessuno dei due. Faremo un incantesimo per imprigionare il fantasma.
Ci vediamo al negozio di Morfran dopo la scuola.
Sei proprio uno stramboide, mi sputa contro Chase. A metterci cos nella merda. A farci
parlare con la polizia.
Non so per quale motivo stia piagnucolando. Se i poliziotti sono stati tranquilli come lo sono
stati con me e Carmel, che sar mai? E ho ragione di credere che lo siano stati, perch non mi sbagliavo
sul loro conto. La scomparsa di Mike ha generato solo una piccola squadra di ricerca che ha perlustrato
le colline per circa una settimana. Ci sono stati alcuni articoli di giornale, ma anche quelli hanno
abbandonato subito la prima pagina.
Si stanno bevendo tutti la storia che sarebbe scappato.  esattamente quello che ci si doveva
aspettare. Quando la gente vede qualcosa di sovrannaturale, lo razionalizza e lo riporta sulla terra. I
poliziotti a Baton Rouge fecero lo stesso con lomicidio di mio pap. Lo chiamarono un atto isolato di
estrema violenza, probabilmente perpetrato da qualcuno che attraversava lo Stato. Che importa se se lo
sono divorato, cazzo. Che importa se nessun essere umano sarebbe mai stato in grado di dare dei morsi
cos grossi.
Almeno la polizia non pensa che siate coinvolti, sento me stesso dire con aria assente. Will
sbatte lo sportello dellarmadietto.
Questo non  importante, dice a voce bassa. Mi fissa intensamente. Ti conviene che questa
non sia unaltra scusa. Ti conviene farti vedere.
Mentre si allontanano, Carmel mi appare accanto alla spalla.
Coshanno che non va?, chiede.
Pensano ancora a Mike, rispondo. C qualcosa di strano?.
Lei sospira. Solo che, a quanto pare, siamo gli unici a farlo. Dopo che  successo, pensavo che
sarei stata circondata da orde di persone pronte a farmi milioni di domande. Ma nemmeno Nat e Katie
mi chiedono pi niente. Sono pi interessate a sapere come vadano le cose con te, se facciamo coppia
fissa e quando ho intenzione di portarti con me a qualche festa. Osserva la folla che scorre. Molte
ragazze sorridono e altre la chiamano e la salutano con la mano, ma nessuna di loro si avvicina.  come
se avessi addosso un repellente antipersone.
Credo che si stiano un po incazzando, continua. Perch non sono voluta stare con loro
ultimamente.  un po da stronza, forse. Sono mie amiche. Ma tutto quello di cui vorrei parlare, a
loro non posso dirlo. Mi sento cos distante, come se avessi toccato qualcosa che mi ha tolto il colore di
dosso. O forse sono io a essere a colori e loro sono in bianco e nero. Si volta verso di me. Siamo
parte del segreto, vero, Cas? E ci sta portando fuori da questo mondo.
Di solito  cos che funziona, dico con voce pacata.
Al negozio, dopo la scuola, Thomas fa avanti e indietro oltre il bancone. Non quello su cui
Morfran batte gli scontrini per lanterne a olio e lavamani di porcellana, ma laltro, quello sul retro,
pieno di barattoli di roba immersa in acqua torbida, cristalli coperti con stracci impolverati, candele e
mazzetti di erbe. Osservando pi da vicino, noto che alcune delle candele sono di quelle fatte a mano
da mia madre. Che furba. Non mi ha neanche detto che si erano conosciuti.
Tieni, dice Thomas, e mi sventola davanti alla faccia una cosa che sembra un mazzo di rami
secchi. Poi mi rendo conto che sono zampe di pollo essiccate. Sono arrivate proprio oggi
pomeriggio. Le fa vedere a Carmel, che tenta di fare unespressione che sia pi colpita e meno
schifata. Poi torna nuovamente dietro il bancone e scompare, rovistando da qualche parte.
Carmel fa una risatina. Quanto rimarrai a Thunder Bay dopo che tutto questo sar finito,
Cas?.
La guardo. Spero che non sia cascata nella sua stessa bugia, quella raccontata a Nat e Katie, che
non si sia fatta prendere da qualche fantasia cavalleresca in cui io sono il grande ammazzafantasmi e lei
 costantemente bisognosa daiuto.
Ma no. Sono uno stupido a pensare una cosa simile. Non mi sta neanche guardando. Sta
guardando Thomas.
Non ne sono sicuro. Forse un po.
Bene, dice, sorridendo. Nel caso non lavessi notato, Thomas sentir la tua mancanza
quando te ne sarai andato.
Forse far in modo che abbia qualcun altro a fargli compagnia, dico, e ci guardiamo lun
laltra. Per un attimo c corrente nellaria, un certo feeling, la porta tintinna dietro di noi e so che Will
 arrivato. Senza Chase, si spera.
Mi volto ed  proprio vero che i desideri si avverano.  solo. E tre volte incazzato, dalla faccia
che ha. Si infila in negozio con le mani in tasca, osservando i vecchi oggetti.
Allora, cos questo incantesimo?, chiede, e capisco che si sente in imbarazzo a usare la
parola incantesimo. Quella parola non ha posto nella bocca delle persone come lui, radicate nella
razionalit e cos in sintonia con quel mondo che si alza ogni mattina per andare a lavoro.
Abbiamo bisogno di quattro persone per lanciare un cerchio che imprigioner il fantasma,
spiego. Thomas e Carmel si avvicinano. Originariamente doveva essere solo Thomas a entrare in casa
e a lanciare il cerchio protettivo, ma dal momento che Anna gli cambierebbe i connotati, abbiamo
ideato un piano B.
Will annuisce. Quindi che facciamo?
Adesso facciamo pratica.
Pratica?
Vuoi che incasiniamo tutto quando saremo l dentro?, chiedo, e Will si zittisce.
Thomas mi fissa inespressivo finch non gli lancio uno sguardo dintesa. La scena  sua, ora.
Gli ho dato una copia dellincantesimo perch le desse unocchiata. Lui sa cosa bisogna fare.
Si risveglia con uno scossone e prende la copia scritta dellincantesimo dal bancone. Poi gira
intorno a ognuno di noi, prendendoci per le spalle e posizionandoci dove dobbiamo stare.
Cas sta a ovest, dove le cose hanno fine. E anche perch cos sar il primo a entrare in casa, se
mai non dovesse funzionare. Mi posiziona a ovest. Carmel, tu sei il nord, dice, e con cautela la
prende per le spalle. Io sto a est, dove le cose hanno inizio. Will, tu starai a sud. Prende il proprio
posto e legge il foglio per, probabilmente, la centesima volta. Lanceremo il cerchio nel vialetto,
collocheremo per terra tredici pietre e prenderemo le nostre posizioni. Intorno al collo avremo dei
sacchetti con dentro le pozioni di erbe della mamma di Cas.  un semplice misto di erbe protettive. Le
candele vanno accese partendo da est, in senso antiorario. E poi reciteremo questa formula. D il
foglio a Carmel, che legge, fa una faccia stranita e poi lo passa a Will.
Ci prendi per il culo?.
Non sto a controbattere. La formula sembra veramente stupida. So che la magia funziona, so
che esiste, ma non so perch a volte debba essere cos maledettamente ridicola.
La recitiamo ininterrottamente mentre entriamo in casa. Il cerchio consacrato dovrebbe venire
con noi, anche se lasciamo le pietre dove sono. Io avr con me la ciotola per lo scrying. Una volta
entrati, riempir la ciotola e inizieremo.
Carmel abbassa lo sguardo verso la ciotola, che  uno scintillante piatto dargento.
Con cosa la riempirai?, chiede. Acqua santa o qualcosa del genere?
Probabilmente con acqua minerale, risponde Thomas.
Ti sei dimenticato la parte difficile, dico, e tutti mi guardano. Sai, la parte in cui dobbiamo
far entrare Anna nel cerchio e lanciarle le zampe di pollo.
Ci prendi in giro?, protesta di nuovo Will.
Non le lanciamo le zampe di pollo. Thomas rigira gli occhi nelle orbite. Le sistemiamo
vicino a lei. Le zampe di pollo hanno un effetto calmante sugli spiriti.
Be, quella non sar la parte difficile, dice Will. La parte difficile sar farla entrare dentro il
nostro cerchio umano.
Una volta entrata, saremo al sicuro. Sar in grado di intervenire e usare la ciotola per lo
scrying senza nemmeno avere paura. Ma non possiamo rompere il cerchio. Non finch lincantesimo
non sar concluso e lei sar debole. E anche a quel punto, probabilmente, faremo bene a toglierci dalle
scatole e uscire da l.
Grandioso, dice Will. Possiamo fare pratica con tutto, tranne che con quello che potrebbe
ammazzarci.
 il massimo che possiamo fare, dico. Quindi, iniziamo a recitare la formula. Cerco di non
pensare a che razza di dilettanti siamo e a quanto tutto questo sia sciocco.
Morfran attraversa il negozio fischiettando e ignorandoci completamente. Lunica cosa che fa
capire che sa cosa stiamo facendo  il fatto che giri la targhetta sulla porta da Aperto a Chiuso.
Aspetta un attimo, dice Will. Thomas stava per iniziare a recitare la formula e questa
interruzione gli tarpa proprio le ali. Perch dobbiamo uscire da l dopo lincantesimo? Sar debole,
giusto? Perch non lammazziamo allora?
 quello il piano, risponde Carmel. Vero, Cas?
S, dico. A seconda di come andranno le cose. Non sappiamo nemmeno se funzioner. Non
sono molto convincente. Credo di aver detto gran parte della frase precedente fissando le mie scarpe.
Guarda caso, lunico ad accorgersene  Will. Fa un passo indietro ed esce dal cerchio.
Ehi! Non puoi farlo durante lincantesimo, grida Thomas con voce stridula.
Sta zitto, stramboide, dice Will sprezzante, e io rizzo il pelo. Mi guarda. Perch tu? Perch
devi essere tu a farlo? Mike era il mio migliore amico.
Devo per forza essere io, dico con decisione.
Perch?
Perch sono lunico in grado di usare il coltello.
Cosa c di tanto difficile? Basta squarciare e pugnalare, giusto? Qualsiasi idiota sarebbe in
grado di farlo.
Con te non funzionerebbe, dico. Con te sarebbe semplicemente un coltello. E un semplice
coltello non pu uccidere Anna.
Non ci credo, dice, e pianta i piedi a terra.
Bello schifo. Ho bisogno che Will collabori, non solo perch completa il cerchio, ma anche
perch una parte di me sente di doverglielo, come se fosse giusto che venga coinvolto. Delle persone
che conosco, Anna gli  costata pi che a tutti gli altri. Quindi cosa faccio?
Prendiamo la tua macchina, dico. Tutti quanti. Andiamo. Adesso.
Will  alla guida, sospettoso, davanti insieme a me; io sono sul sedile del passeggero. Carmel e
Thomas sono dietro e non ho tempo per riflettere su quanto debbano essere sudate le mani di Thomas.
Devo dimostrare loro, a tutti loro, che sono quello che dico di essere. Che questa  la mia vocazione, la
mia missione. E forse, dopo essere stato pestato per bene da Anna (sia che io glielo abbia
inconsciamente permesso o meno), ho bisogno di dimostrarlo di nuovo anche a me stesso.
Dove stiamo andando?, chiede Will.
Dimmelo tu. Non sono un esperto di Thunder Bay. Portami dove ci sono i fantasmi.
Will assimila linformazione. Si passa la lingua sulle labbra con aria tesa e guarda Carmel dallo
specchietto retrovisore. Nonostante sembri agitato, so che ha gi unidea abbastanza chiara di dove
andare. Fa uninaspettata inversione a U e tutti quanti ci aggrappiamo a qualcosa.
Il poliziotto, dice.
Il poliziotto?, chiede Carmel. Starai scherzando. Non esiste.
Fino a poche settimane fa, niente di tutto questo esisteva, risponde Will.
Attraversiamo la citt, superiamo la zona commerciale ed entriamo in quella industriale. Il
paesaggio cambia ogni pochi isolati, da alberi carichi di foglie dorate e rossastre a lampioni e cartelli di
plastica dai colori sgargianti e infine a binari ferroviari e spogli e anonimi edifici di cemento. Accanto a
me, Will ha unespressione accigliata e per niente incuriosita. Non vede lora di mostrarmi ci che ha
in serbo, qualsiasi cosa sia. Spera che io non superi questa prova, che io sia uno tutto fumo e niente
arrosto, uno che dice un sacco di stronzate.
Dietro di me, invece, Thomas sembra un beagle emozionato che non sa che sta per essere
portato dal veterinario. Devo ammettere che anche io sono emozionato, in un certo senso. Sono state
poche le occasioni di fare sfoggio del mio lavoro. Non so di cosa sia pi impaziente: di impressionare
Thomas o di far ingoiare a Will quella sua espressione compiaciuta. Ovviamente, prima viene Will.
La macchina rallenta fino quasi ad andare a passo duomo. Will guarda fuori dal finestrino
verso un edificio alla sua sinistra. Alcuni sembrano magazzini, altri complessi di appartamenti affittati
a basso costo inutilizzati da un po. Sono tutti color pietra arenaria sbiadita.
Laggi, dice, e poi borbotta: credo. Parcheggiamo in un vicolo e scendiamo tutti insieme.
Ora che siamo qui, Will sembra un po meno entusiasta.
Tiro fuori lathame dallo zaino e me lo metto in spalla, poi do lo zaino a Thomas e faccio un
cenno con la testa a Will perch ci faccia strada. Ci fa girare intorno alla facciata delledificio e ce ne fa
superare altri due, finch non arriviamo a uno che sembra un vecchio condominio. Ci sono finestre di
tipo residenziale in cima, con i vetri suddivisi in cornicette e una fioriera mai utilizzata. Do unocchiata
lungo un lato e vedo una scaletta antincendio a pioli che penzola gi. Provo ad aprire la porta
dingresso. Non so perch non sia chiusa a chiave, ma cos , ed  una buona cosa. Avremmo dato
terribilmente nellocchio se avessimo dovuto arrampicarci su da un lato.
Entriamo nelledificio e Will con un gesto ci invita a dirigerci verso le scale. Il posto ha
quellodore di chiuso, pungente e abbandonato, come se troppe persone differenti avessero vissuto qui
e ognuna di loro si fosse lasciata dietro una scia persistente che non si accorda con le altre.
Quindi?, dico. Nessuno vuole dirmi in cosa ci stiamo per infilare?.
Will non dice niente. Guarda solo Carmel, che ubbidiente inizia a parlare.
Circa otto anni fa, nellappartamento al piano di sopra, delle persone sono state prese in
ostaggio. Un operaio ferroviario  impazzito, ha rinchiuso la moglie e la figlia nel bagno e ha
cominciato a sventolare una pistola. Fu chiamata la polizia e mandarono un negoziatore di ostaggi. Non
and proprio bene.
In che senso?
Nel senso, interviene Will, che il negoziatore si  fatto sparare nella colonna vertebrale e
subito il perpetratore si  sparato in testa.
Cerco di assimilare linformazione e di non mettermi a prendere in giro Will per aver usato la
parola perpetratore.
La moglie e la figlia se la sono cavata bene, dice Carmel. Sembra agitata, ma emozionata.
Quindi, dove sarebbe il racconto dellorrore?, chiedo. Mi state portando in un appartamento
con un operaio ferroviario dal grilletto facile?
Non  loperaio, dice Carmel.  il poliziotto. Ci sono state segnalazioni della sua presenza
nelledificio dopo la sua morte. La gente lo ha visto attraverso le finestre e lha sentito parlare con
qualcuno, cercava di convincerlo a non fare qualcosa. Una volta hanno detto di averlo visto parlare
perfino con un ragazzino che era gi in strada. Ha messo la testa fuori dalla finestra e gli ha urlato
dietro, gli ha detto di andare via da l. Lha fatto quasi morire di paura.
Potrebbe essere solo la solita leggenda metropolitana, dice Thomas.
Ma secondo la mia esperienza, di solito non lo . Non so cosa trover quando arriveremo su
nellappartamento. Non so neanche se troveremo qualcosa, e se anche fosse, non so se  il caso che io
lo uccida. Dopotutto, nessuno ha detto che il poliziotto abbia effettivamente fatto del male a qualcuno,
e la nostra prassi  sempre stata quella di lasciar stare quelli innocui, a prescindere da quanto gemano e
facciano tintinnare le loro catene.
La nostra prassi. Sento il peso dellathame sulla spalla. Conosco questo coltello fin da quando
sono nato. Ho visto la sua lama attraversare la luce e laria, prima nella mano di mio padre e poi nella
mia. Lenergia in esso contenuta vibra dentro di me. Mi scorre lungo il braccio e nel petto. Per
diciassette anni mi ha tenuto al sicuro e mi ha reso forte.
Il vincolo di sangue, mi ha sempre detto Gideon. Il sangue dei tuoi antenati ha forgiato questo
athame. Uomini di potere sacrificarono il sangue del loro guerriero per abbattere gli spiriti. Lathame
 di tuo padre ed  tuo, ed entrambi appartenete a esso.
 questo che mi diceva. A volte con dei buffi gesti delle mani e un po di mimica. Il coltello 
mio e gli voglio bene, come vorresti bene a un fedele cane da caccia. Uomini di potere, chiunque essi
fossero, hanno messo il sangue dei miei antenati, il sangue di un guerriero, sulla lama. Questo abbatte
gli spiriti, mandandoli non so dove. Gideon e mio padre mi hanno insegnato a non chiederlo mai.
Sto pensando cos intensamente che non noto che li sto conducendo dritti nellappartamento. La
porta era rimasta socchiusa e siamo entrati subito nel soggiorno vuoto. I nostri piedi poggiano sul nudo
pavimento, ci che  rimasto dopo che tutta la moquette  stata rimossa. Sembra truciolato. Mi fermo
talmente di colpo che la mia schiena viene tamponata da Thomas. Per un attimo, penso che il posto sia
vuoto.
Ma poi, nellangolo, vedo quella figura nera rannicchiata, accanto alla finestra. Ha le mani sulla
testa e si dondola avanti e indietro, mormorando fra s e s.
Oh, sussurra Will. Non pensavo che ci fosse qualcuno.
Non c nessuno, infatti, dico, e li sento irrigidirsi uno a uno, mentre afferrano lentamente
quello che voglio dire. Non importa se  proprio qui che volevano portarmi. Vederlo dal vero  tutta
unaltra storia. Faccio loro cenno di restare indietro e percorro un ampio arco intorno al poliziotto per
cercare di vederlo meglio. Ha gli occhi spalancati; sembra terrorizzato. Mormora e piagnucola come
uno scoiattolo, tutta roba senza senso.  angosciante pensare che molto probabilmente era del tutto
sano di cervello quando era ancora in vita. Tiro fuori lathame, non per minacciarlo, ma solo per
avercelo a portata, non si sa mai. Carmel trasale e per una qualche ragione questo attrae lattenzione del
poliziotto.
Fissa i suoi occhi luccicanti su di lei. Non farlo, dice fra i denti. Carmel fa un passo indietro.
Ehi, dico con voce pacata, e non ottengo alcuna risposta. Il poliziotto ha gli occhi su Carmel.
Deve avere qualcosa di particolare. Forse gli ricorda gli ostaggi, la moglie e la figlia.
Carmel non sa cosa fare. Ha la bocca aperta, con linizio di una parola bloccato in gola, e sposta
rapidamente lo sguardo dal poliziotto a me, poi di nuovo al poliziotto e cos via.
Sento un familiare affinamento.  cos che lo chiamo io: un affinamento. Non  che il respiro
mi si faccia pi rapido o che i battiti del cuore diventino pi veloci e me li senta pulsare nel petto.  un
qualcosa di pi sottile. Il respiro mi si fa pi profondo e i battiti del cuore diventano pi potenti. Tutto
intorno a me rallenta e tutte le linee si fanno nette e chiare.  un qualcosa che ha a che fare con la mia
sicurezza e con la mia naturale peculiarit.  una cosa che ha a che fare con il fremito che sento nelle
dita quando stringo limpugnatura dellathame.
Quando ho affrontato Anna, non ho provato questa sensazione nemmeno una singola volta. Era
questo che mi mancava e forse la reazione di Will in realt  stata una benedizione.  questo che devo
cercare: questa peculiarit, questo fervore nella punta dei piedi. In un istante, riesco a vedere tutto:
Thomas che sta sinceramente pensando a come proteggere Carmel e Will che cerca di farsi coraggio
per provare ad agire anche lui, per dimostrare che non sono lunico a poterlo fare. Forse dovrei
permetterglielo. Lasciare che il poliziotto gli faccia prendere un bello spavento e che lo rimetta al posto
suo.
Ti prego, dice Carmel. Calmati. Non volevo neanche venirci qui, e non sono chi pensi tu.
Non voglio fare del male a nessuno!.
Poi accade qualcosa di interessante. Una cosa che ancora non avevo visto. I tratti del volto del
poliziotto cambiano.  quasi impossibile da percepire, come cogliere la corrente che si muove sotto la
superficie di un fiume. Il naso si fa pi largo. Gli zigomi si abbassano. Le labbra si ispessiscono e i
denti dentro la bocca si spostano. Tutto ci  accaduto nel giro di due o tre battiti di ciglia. Sto
guardando unaltra faccia.
Interessante, mormoro, e la mia visione periferica registra Thomas che mi guarda con una
faccia da  tutto qui quello che hai da dire?. Questo fantasma non  solo il poliziotto, spiego. 
tutti e due. Il poliziotto e loperaio, intrappolati insieme in ununica forma. Questo  loperaio, credo,
e abbasso lo sguardo verso le sue mani proprio nel momento in cui ne sta sollevando una per puntare
una pistola contro Carmel.
Lei strilla e Thomas la afferra e la fa buttare a terra. Will non fa praticamente nulla. Inizia solo a
ripetere e ripetere:  solo un fantasma,  solo un fantasma, a voce molto alta, il che  maledettamente
stupido. Io, invece, non esito.
Nel palmo della mia mano, il manico dellathame si muove con facilit, girandosi in modo tale
che la lama non punti in avanti, ma indietro; lo tengo come il tizio di Psycho quando accoltella la tipa
sotto la doccia. Ma non lo user per accoltellarlo. Il filo della lama  rivolto verso lalto e nel momento
in cui il fantasma solleva la pistola verso i miei amici, alzo di scatto il braccio verso il soffitto.
Lathame intercetta e taglia il polso del fantasma quasi da parte a parte.
Fa un grido di dolore e un passo indietro; io faccio lo stesso. La pistola cade a terra senza fare
rumore.  spaventoso vedere un oggetto che dovrebbe fare un gran chiasso e invece non sentire volare
una mosca. Si guarda la mano sconcertato. Penzola da un lembo di pelle, ma non c neanche un po di
sangue. Quando se la strappa via, si dissolve: tossiche scie di fumo oleoso. Credo che non ci sia
bisogno che io dica loro di non respirarlo.
Quindi, tutto qui?, chiede Will con il panico nella voce. Pensavo che il coltello lavrebbe
uccisa, quella cosa!.
Non  una cosa, dico pacatamente.  un uomo. Due uomini. E sono gi morti. Questo li
spedisce dove devono stare.
Il fantasma attacca me stavolta. Ho attirato la sua attenzione e io mi chino e indietreggio in
modo cos facile e veloce che nessuno dei suoi tentativi di colpirmi va a segno anche solo
minimamente. Chinandomi sotto il suo braccio, gliene taglio via un altro pezzo e il fumo che ne
fuoriesce danza per aria e scompare nella perturbazione creata dal mio corpo.
Con ogni fantasma va in maniera diversa, spiego. Alcuni muoiono di nuovo come se
pensassero di essere ancora vivi. Evito un altro dei suoi attacchi chinandomi e gli affibbio una
gomitata dietro la testa. Altri si sciolgono in pozze di sangue. Altri esplodono. Mi volto a guardare i
miei amici e i loro occhi spalancati che prestano la massima attenzione a tutto quello che faccio.
Alcuni lasciano qualcosa: cenere o macchie. Altri no.
Cas, dice Thomas, e indica dietro di me, ma so gi che il fantasma sta tornando. Faccio un
passo di lato e con il coltello gli attraverso la cassa toracica. Crolla su un ginocchio.
Ogni volta  tutto diverso, dico. A parte questo. Guardo dritto verso Will, pronto ad agire.
 in quel momento che sento le mani del fantasma afferrarmi entrambe le caviglie e buttarmi per terra.
Capito? Entrambe le mani. Eppure ricordo distintamente di avergliene tagliata via una. La cosa
mi colpisce, lo trovo un fatto molto interessante, almeno un attimo prima che la mia testa rimbalzi sul
pavimento di truciolato.
Il fantasma mi si butta sulla gola e io riesco a bloccarlo per un pelo. Osservandogli le mani,
noto che una  diversa.  leggermente pi abbronzata e ha una forma completamente differente: dita
pi lunghe, unghie rovinate. Sento Carmel che grida a Thomas e a Will di aiutarmi e quella  lultima
cosa che voglio. Renderebbe tutto una gran buffonata.
Comunque, mentre mi dimeno con la mandibola serrata, cercando di orientare il coltello verso
la gola del tizio, penso a quanto vorrei avere una statura pi simile a quella da giocatore di football di
Will. La mia magrezza mi rende agile e veloce e sono piuttosto muscoloso, ma quando si arriva a
questo genere di corpo a corpo non sarebbe male poter essere in grado di scagliare qualcuno dallaltra
parte della stanza.
Va tutto bene, dico a Carmel. Lo sto solo studiando. Le parole mi escono con un grugnito
sforzato molto poco convincente. Mi fissano con gli occhi spalancati e Will fa un passo in avanti di
scatto.
Stai indietro!, grido mentre riesco a mettere il piede sulla pancia del tizio. Ci vorr solo pi
tempo, spiego. Ci sono due tizi qui dentro, capite?. Ho il respiro pi affannato. Mi scivolano alcune
gocce di sudore fra i capelli. Niente di cos difficile Significa solo che dovr fare tutto due volte.
Almeno spero.  lunica cosa che mi viene in mente di provare, in parole povere affettare e
affettare disperatamente. Non era questo quello che avevo in mente quando ho proposto di andare a
caccia. Dove sono i fantasmini bravi e facili quando ti servono?
Mi faccio forza e, spingendo violentemente con il piede, mi tolgo di dosso il poliziotto-operaio
ferroviario facendolo volare via. Rialzandomi a fatica, stringo meglio lathame e mi concentro di
nuovo.  pronto a caricare e quando lo fa inizio ad affettare e a tagliare come un mixer umano. Spero
che sembri molto pi figo di quello che penso. I capelli e i vestiti mi si muovono in una brezza che non
riesco a sentire. Sotto di me, erutta del fumo nero.
Prima che tutto sia finito (prima che lui sia finito) sento due voci distinte, sovrapposte una
sullaltra, come una tetra armonia. In mezzo ai miei fendenti, mi ritrovo a guardare due volti che
occupano lo stesso spazio: due dentature che digrignano e un occhio azzurro e uno marrone. Sono
contento di esserci riuscito. Quella sensazione ambigua di disagio che avevo quando siamo entrati 
sparita. Non so se questo fantasma abbia mai fatto del male a nessuno, ma di sicuro lo faceva a se
stesso. E dovunque li abbia spediti, staranno sicuramente meglio di come stavano qui, intrappolati sotto
la stessa forma con la persona che odiavano, facendosi impazzire a vicenda sempre di pi, ogni giorno,
ogni settimana, ogni anno che passa.
Alla fine, mi trovo solo in mezzo alla stanza, con dei riccioli di fumo che svaniscono e si
disperdono nel soffitto. Thomas, Carmel e Will sono stretti luno contro laltro e mi fissano. Il
poliziotto e loperaio sono spariti. Cos come la pistola.
 stato, sono le uniche parole che riesce a tirare fuori Thomas.
Questo  quello che faccio, dico con disinvoltura, e vorrei avere meno fiatone. Quindi,
niente pi storie.
Quattro giorni dopo, sono seduto sul ripiano della cucina a guardare mia mamma che lava delle
buffe radici, che poi pela e trita per aggiungerle alle erbe che porteremo intorno al collo stanotte.
Stanotte. Finalmente ci siamo. Sembra che ci sia voluta uninfinit, ma vorrei tanto avere un
giorno in pi a disposizione. Mi sono ritrovato nel vialetto di Anna ogni notte, l impalato, senza
riuscire a pensare a niente da dirle. E ogni notte lei viene alla finestra e mi fissa. Non ho dormito molto
ultimamente, anche se in gran parte  dovuto agli incubi.
Sono peggiorati da quando siamo arrivati a Thunder Bay. Il tempismo non poteva essere
peggiore. Sono esausto proprio quando non dovrei essere esausto, quando meno me lo posso
permettere.
Non ricordo se mio pap sognasse o no, ma anche se lavesse fatto non me lavrebbe detto.
Neanche Gideon ha mai accennato a niente di simile e io non ho sollevato la questione, perch se fossi
solo io significherebbe che sono pi debole dei miei antenati. Che non sono forte come tutti si
aspettano che sia.
 sempre lo stesso sogno. Una figura chinata sopra la mia faccia. Ho paura, ma so anche che
quella figura  collegata a me. Non mi piace. Credo che sia mio padre.
Ma non esattamente mio padre. Mio padre se n andato. La mamma e Gideon se ne sono
assicurati; si sono ritrovati presso la casa in cui  stato assassinato, gi a Baton Rouge, notte dopo
notte, a lanciare rune e a bruciare candele. Ma non cera pi. Non capivo se mia mamma fosse felice o
delusa.
La osservo adesso, mentre si affretta a tagliuzzare e macinare varie erbe, a misurarle, a versarle
dal mortaio. Le sue mani sono rapide e pulite. Ha dovuto aspettare fino allultimo minuto, perch il
cinquefoglie  stato difficile da trovare e si  dovuta rivolgere a un fornitore che non conosceva bene.
Quindi, a cosa serve questa roba?, chiedo, prendendone in mano un pezzetto.  disidratato e
marrone-verdastro. Sembra un pezzetto di fieno.
Protegger dagli attacchi di qualsiasi essere con cinque dita, dice distrattamente, poi alza lo
sguardo. Anna ne ha cinque di dita, vero?
Per mano, rispondo con leggerezza, e rimetto gi il pezzetto di erba.
Ho pulito di nuovo lathame, dice mentre aggiunge una spruzzata di aletris farinosa
sminuzzata, che da quel che dice  utile a tenere a bada i nemici. Ti servir. Da quello che ho letto di
questo incantesimo, le prender molta energia. Riuscirai a finire il tuo lavoro. A fare quello che sei
venuto a fare.
Noto che sta sorridendo. Anche se non sono stato molto nei paraggi, mia mamma mi conosce.
Lei lo sa quando c qualcosa che non va e di solito ha unidea abbastanza chiara di cosa sia. Dice che
le mamme lo sanno.
Cosa c che non va in questa storia, Cassio?, chiede. Cosa c di diverso?
Niente. Non dovrebbe esserci niente di diverso.  pi pericolosa di qualsiasi fantasma che io
abbia mai visto. Forse anche di pi di qualsiasi fantasma che pap abbia visto. Ha ucciso di pi;  pi
forte. Abbasso lo sguardo sul mucchietto di cinquefoglie. Ma  anche pi viva. Non  confusa. Non 
una di quei fantasmi che svolazzano in giro, che esistono e non esistono e che ammazzano per paura o
per rabbia.  stato qualcosa a renderla cos e lei lo sa.
Quanto pensi che sappia?
Penso che sappia tutto, solo che ha paura di dirmelo.
Mia mamma si toglie i capelli dagli occhi. Dopo stanotte, lo saprai di sicuro.
Salto gi dal bancone. Credo di saperlo gi, dico con rabbia. Credo di sapere chi lha
uccisa. Non sono riuscito a smettere di pensarci. Penso continuamente alluomo che la terrorizzava,
questa povera ragazza, e ho voglia di spaccargli la faccia. Con una voce robotica, dico a mia madre
quello che mi ha raccontato Anna. Quando la guardo, ha sul viso due grossi occhi da cagnolino
abbandonato.
 terribile, dice.
Gi.
Ma non puoi riscrivere la storia.
Vorrei tanto poterlo fare. Vorrei tanto che questo coltello fosse buono a qualcosaltro a parte
uccidere, vorrei poter squarciare il tempo ed entrare in quella casa, in quella cucina dove lui la teneva
in trappola, e tirarla fuori di l. Mi assicurerei che avesse il futuro che le spetta.
Non uccide di proposito, Cas.
Lo so. Quindi come posso.
Puoi perch devi, dice semplicemente. Puoi perch lei ha bisogno che tu lo faccia.
Guardo il mio coltello, che riposa nel suo barattolo di sale. Un qualcosa che odora di caramella
speziata permea laria. Mia mamma sta tritando unaltra erba.
Cos quello?
Anice stellato.
A che serve?.
Fa un piccolo sorriso. Ha un buon profumino.
Prendo un bel respiro. In meno di unora sar tutto pronto e Thomas passer a prendermi. Io
prender i sacchetti di velluto chiusi con dei lunghi laccetti e quattro moccoli bianchi infusi di oli
essenziali, e lui avr con s la ciotola per lo scrying e il suo sacco di pietre. E andremo a tentare di
uccidere Anna Korlov.
Capitolo quindici
La casa ci attende. I ragazzi intorno a me nel vialetto sono spaventati a morte da cosa c
dentro, ma io ho pi paura della casa stessa. Lo so che  stupido, ma non posso farci niente: sento che
ci guarda e forse sorride, sogghigna di fronte ai nostri infantili tentativi di fermarla, sradicandosi dalle
fondamenta dalle risate mentre noi gli lanciamo contro delle zampe di pollo.
Laria  fredda. Il fiato esce dalla bocca di Carmel in piccole nuvolette. Ha una giacca di velluto
a coste grigio scuro e una sciarpa rossa a maglie larghe; nascosto sotto la sciarpa, c il sacchetto di
erbe di mia madre. Will  arrivato con la giacca della divisa sportiva, ovviamente, e Thomas sembra
arruffato pi che mai nel suo malconcio cappotto militare. Lui e Will sono gi allopera sul terriccio, a
sistemare le pietre prese dal Lago Superiore intorno ai nostri piedi in un cerchio largo un metro.
Mentre me ne sto a fissare la casa, Carmel si mette accanto a me. Lathame  appeso alla mia
spalla con la cinghia. Pi tardi lo toglier dal fodero e me lo metter in tasca. Carmel annusa il suo
sacchetto di erbe.
Sa di liquirizia, dice, e annusa il mio per sentire se sono uguali.
Una mossa intelligente da parte di tua mamma, afferma Thomas da dietro di noi. Non era
nellincantesimo, ma non fa mai male aggiungere un po di fortuna.
Carmel gli sorride nel luccichio delloscurit. Dove hai imparato tutta questa roba?
Mio nonno, risponde con orgoglio, e le d la sua candela. Ne d unaltra a Will e poi d a me
la mia. Pronti?, chiede.
Guardo in alto verso la luna.  luminosa e fredda e a me sembra ancora piena. Ma il calendario
dice che  calante e la gente viene pagata per fare i calendari, quindi vorr dire che ci siamo.
Il cerchio di pietre  allincirca a soli sei metri dalla casa. Prendo posizione a ovest e ognuno si
dispone al suo posto. Thomas sta cercando di tenere la ciotola in equilibrio su una mano e di reggere la
candela con laltra. Dalla tasca gli vedo spuntare una bottiglia di acqua minerale.
Perch non dai le zampe di pollo a Carmel?, gli suggerisco mentre tenta di tenerle fra
lanulare e il mignolo. Carmel allunga la mano con circospezione, ma non troppa. Non  cos immatura
come ho pensato la prima volta che lho incontrata.
Lo senti?, chiede Thomas, con gli occhi lucidi.
Lo sento, cosa?
Le energie sono in movimento.
Will si guarda intorno con aria scettica. Io sento solo il freddo, dice.
Accendete le candele, in senso antiorario partendo da est.
Quattro piccole fiamme si accendono e ci illuminano il viso e il petto, svelando espressioni che
sono in parte stupore, in parte paura e in parte sentirsi stupidi. Solo Thomas  imperturbato.
Praticamente non  pi fra noi. Ha gli occhi chiusi e mentre parla ha la voce quasi unottava pi bassa
del normale. Capisco che Carmel  spaventata, ma non dice niente.
Iniziate a recitare la formula, ordina Thomas, e noi lo facciamo. Non posso crederci, ma
nessuno di noi si incasina. La formula  in latino, quattro parole da ripetere a oltranza. Suonano stupide
in bocca a noi, ma pi le ripetiamo e meno le sentiamo stupide. Anche Will recita veramente di cuore.
Continuate, dice Thomas, aprendo gli occhi. Andiamo verso la casa. Non spezzate il
cerchio.
Appena iniziamo a muoverci insieme, sento il potere del-lincantesimo. Sento tutti noi che
camminiamo, tutte le nostre gambe, tutti i nostri piedi, uniti insieme da un filo invisibile. Le fiamme
delle candele stanno su dritte e forti, senza il minimo sfarfallio, come fuoco solido. Non posso credere
che sia Thomas a fare tutto questo. Il piccolo, impacciato Thomas, che nasconde tutta questa potenza
sotto una giacca militare. Saliamo tutti insieme i gradini e, prima ancora di poter pensare, siamo sulla
porta.
La porta si apre. Anna ci guarda.
Sei venuto a farlo, dice con tono triste. Ed  quello che devi fare. Guarda gli altri. Lo sai
che succede, quando entrano dentro anche loro, mi avverte. Non posso controllarlo.
Vorrei dirle che andr tutto bene. Vorrei chiederle di provarci. Ma non posso smettere di
recitare la formula.
Dice che andr tutto bene, si intromette Thomas da dietro di me, e la mia voce per un pelo
non si interrompe. Vorrebbe che tu ci provassi. Abbiamo bisogno che tu entri nel cerchio. Non
preoccuparti per noi. Siamo protetti.
Per una volta sono felice che Thomas mi sia entrato in testa. Anna guarda prima lui, poi me, poi
di nuovo Thomas, e alla fine si toglie silenziosamente dalla porta. Sono il primo ad attraversare la
soglia.
Quando anche gli altri arrivano dentro, me ne accorgo, non solo perch le nostre gambe si
muovono come se fossimo una cosa sola, ma anche perch Anna inizia a cambiare. Le vene le
serpeggiano su per le braccia e per il collo, salendole fino sul viso. I capelli le diventano di un nero
lucido e brillante. Gli occhi le si coprono di petrolio nero. Il vestito bianco diventa saturo di sangue
rosso brillante e il chiaro di luna vi si riflette, facendolo risplendere come plastica. Le scende gi per le
gambe e gocciola sul pavimento.
Dietro di me, il cerchio non ha la minima esitazione. Sono fiero di loro; forse sono proprio dei
veri acchiappafantasmi, alla fine.
Anna stringe cos forte i pugni che dalle dita inizia a colarle del sangue nero. Sta facendo quello
che le ha chiesto Thomas. Sta cercando di controllarlo, di controllare limpulso a strappare loro la pelle
dalle gole, a staccare loro le braccia dalle spalle. Conduco il cerchio pi avanti e lei serra gli occhi. Le
nostre gambe si muovono pi rapidamente. Io e Carmel ci giriamo su noi stessi in maniera tale da
trovarci uno di fronte allaltra. Il cerchio si sta aprendo, per permettere ad Anna di passare e di
posizionarsi al centro. Per un attimo, Carmel  del tutto oscurata. Tutto quello che vedo  il corpo
sanguinante di Anna. Poi finalmente  dentro e il cerchio si richiude.
Appena in tempo. Ha fatto tutto il possibile per trattenersi e ora ha gli occhi e la bocca
spalancati in un grido assordante. Trincia laria con le sue dita adunche e sento il piede di Will che
scivola allindietro, ma Carmel reagisce in fretta e adagia le zampe di pollo nel punto in cui Anna 
sospesa in aria. Il fantasma si placa, non si muove pi, ma ci osserva tutti con odio mentre gira
lentamente su se stessa.
Il cerchio  lanciato, dice Thomas.  domata.
Si inginocchia e ci inginocchiamo tutti insieme a lui.  strana questa sensazione che le nostre
gambe siano una sola gamba. Poggia la ciotola dargento sul pavimento e stappa la sua bottiglia di
acqua minerale.
Funziona bene come qualsiasi altra cosa, ci assicura.  pulita e trasparente e conduce
elettricit. Pretendere di usare dellacqua santa o acqua di fonte  puro snobismo. Lacqua cade
nella ciotola con un cristallino suono melodioso. Aspettiamo finch la superficie non  ferma.
Cas, dice Thomas, e io lo guardo. Di colpo mi rendo conto che non ha detto niente a voce
alta. Il cerchio ci lega luno allaltro. Siamo ognuno nella mente dellaltro. Dimmi cosa hai bisogno di
sapere. Dimmi cosa hai bisogno di vedere.
Questa cosa  davvero stramba. Lincantesimo  potente: mi sento contemporaneamente fissato
a terra e in aria come un aquilone. Ma mi sento saldo. Mi sento al sicuro.
Fammi vedere cos successo ad Anna, penso con la massima attenzione. Fammi vedere come 
stata uccisa, cosa le d questo potere.
Thomas richiude gli occhi e Anna, a mezzaria, inizia a tremare, come se avesse la febbre.
Thomas lascia ciondolare la testa. Per un attimo penso che sia svenuto e che siamo nei guai, ma poi mi
rendo conto che sta solo fissando allinterno della ciotola.
Oh, sento sussurrare Carmel.
Laria intorno a noi sta cambiando. La casa intorno a noi sta cambiando. La strana luce grigia
lentamente si fa pi calda e le lenzuola contro la polvere svaniscono dai mobili. Sbatto le ciglia. Sto
vedendo la casa di Anna, come doveva essere quando era viva.
C un tappeto sul pavimento del soggiorno, illuminato da lampade a olio che rendono laria
gialla. Dietro di noi, sentiamo la porta che si apre e si chiude, ma sono ancora troppo occupato a
osservare i cambiamenti, le foto appese alle pareti e i ricami rosso ruggine sul divano. Guardando pi
da vicino, vedo che non  poi tutto cos bello; il lampadario  ossidato e gli mancano dei cristalli e c
uno squarcio nella stoffa della sedia a dondolo.
Una figura attraversa la stanza, una ragazza con una gonna marrone scuro e una camicetta grigia
tinta unita. Ha con s dei libri di scuola. Ha i capelli raccolti in una lunga coda castana, legata con un
nastro blu. Quando si volta, attirata da un suono che sente sulle scale, vedo il suo viso.  Anna.
Vederla viva mi fa provare una sensazione indescrivibile. Avevo pensato che non potesse essere
rimasto molto della ragazza che era in vita in ci che Anna  adesso, ma mi sbagliavo. Alza lo sguardo
verso luomo sulle scale e quei suoi occhi mi sono familiari. Sono intensi e consapevoli. Sono
infastiditi. Senza neanche guardare, so gi che  lui luomo di cui mi ha parlato, luomo che stava per
sposare sua madre.
E cosa abbiamo imparato oggi a scuola, cara Anna?. Ha un accento cos forte che riesco a
malapena a distinguere le parole. Scende le scale e i suoi passi sono esasperanti: pigri e sicuri e troppo
pieni della loro stessa potenza. Ha unandatura leggermente zoppicante, ma non sta usando per niente il
bastone di legno che porta con s. A vederlo camminare intorno a lei, mi viene in mente uno squalo che
gira intorno alla preda. Anna serra la mandibola.
Lui le poggia una mano sulla spalla e fa scorrere un dito lungo la copertina del libro. Altre
cose di cui non hai bisogno.
Mamma vuole che io sia brava, risponde Anna.  la stessa voce che conosco io, solo con un
tocco pi forte di finlandese. Si volta su se stessa. Non riesco a vederlo, ma so che lo sta guardando
male.
E allora lo sarai. Sorride. Ha un viso spigoloso e dei bei denti. Sulle guance ha una leggera
ricrescita di barba e sta diventando calvo. Porta quello che resta dei suoi capelli biondo cenere tutti
tirati indietro. Sei una ragazza intelligente, sussurra, avvicinandole un dito al viso. Lei si allontana di
scatto e corre su per le scale, ma quellatto non ha laria di una fuga. Ha laria di un gesto di carattere.
 questa la mia ragazza, penso, poi mi ricordo che sono nel cerchio. Mi domando quanto dei
miei pensieri e dei miei sentimenti stia attraversando la mente di Thomas. Allinterno del cerchio, sento
gocciolare il vestito di Anna e percepisco il suo rabbrividire di fronte allo svolgersi della scena.
Mantengo gli occhi sulluomo. Quello che sarebbe stato il futuro patrigno di Anna. Fa un mezzo
sorrisetto compiaciuto e quando la porta al primo piano si chiude, allunga la mano sotto la camicia e
tira fuori un fagotto di stoffa bianca. Non so cosa sia finch non se lo porta al naso.  il vestito che si 
cucita per il ballo. Il vestito in cui  morta.
Pervertito di merda, pensa Thomas nelle nostre teste. Stringo i pugni. Limpulso a lanciarmi su
quelluomo  irrefrenabile, nonostante sappia che sto vedendo una scena accaduta pi di cinquantanni
fa. La sto vedendo come se fosse una proiezione. Non posso cambiare niente di essa.
Il tempo scorre pi avanti; le luci cambiano. Le lampade sembrano farsi pi luminose e delle
figure passano velocemente sotto forma di scuri ammassi sfocati. Sento qualcosa, i suoni smorzati di
una conversazione e di una discussione. I miei sensi devono sforzarsi per seguire.
C una donna in fondo alle scale. Indossa un austero vestito nero che dallaspetto sembrerebbe
ruvido da morire e ha i capelli tirati indietro in una stretta crocchia. Sta guardando verso il primo piano,
quindi non riesco a vederla in viso. Ma vedo che in una mano ha il vestito bianco di Anna e lo sta
scuotendo su e gi. Nellaltra, stringe una corona per il rosario.
Non lo sento con le orecchie, pi che altro lo percepisco: Thomas tira su col naso. Ha un
piccolo tic alle guance: ha fiutato qualcosa.
Potere, pensa. Potere dalloscurit.
Non so cosa intenda. Non ho tempo di chiedermelo.
Anna!, grida la donna, e Anna appare, arrivando dal corridoio in cima alle scale.
S, mamma?.
Sua madre solleva il vestito che ha in pugno. Che cos questo?.
Anna sembra essere colta alla sprovvista. Poggia delicatamente la mano sulla ringhiera. Dove
lhai preso? Come hai fatto a trovarlo?
Era nella sua stanza.  di nuovo lui, sta uscendo dalla cucina. Le ho sentito dire che ci stava
lavorando. Lho trovato, per fortuna sua.
 vero?, chiede sua madre. Che significa?
 per il ballo, mamma, dice Anna con tono arrabbiato. Un ballo a scuola.
Questo?. Sua madre solleva il vestito e lo allarga con entrambe le mani. Questo  per
ballare?. Lo scuote in aria. Puttana! Non ci andrai a ballare! Brutta ragazzina viziata. Non uscirai da
questa casa!.
In cima alle scale, sento una voce pi pacata, pi dolce. Una donna dalla pelle olivastra e dai
lunghi capelli neri raccolti in una treccia prende la ragazza per le spalle. Deve essere Maria, la sarta
amica di Anna, quella che ha lasciato una figlia in Spagna.
Non si arrabbi, signora Korlov, dice Maria velocemente con un marcato accento straniero.
Lho aiutata io.  stata una mia idea. Qualcosa di carino.
Tu, la apostrofa la signora Korlov. Hai peggiorato tutto. Sussurrando nelle orecchie di mia
figlia il tuo osceno spagnolo.  diventata disubbidiente da quando sei arrivata. Arrogante. Non le
sussurrerai pi niente da ora in poi. Ti voglio fuori da questa casa!.
No!, grida Anna.
Luomo si avvicina di un passo alla promessa sposa. Malvina, dice. Non dobbiamo per forza
perdere degli ospiti.
Zitto, Elias, lo interrompe Malvina. Sto iniziando a capire perch Anna non poteva
semplicemente dire a sua madre cosa le stava facendo quelluomo.
La scena accelera. Non vedo quello che succede, pi che altro lo percepisco. Malvina lancia il
vestito ad Anna e le ordina di bruciarlo. Quando questultima cerca di convincerla a far rimanere
Maria, la madre le d uno schiaffo. Anna piange, ma solo lAnna nel ricordo. La vera Anna guarda e
soffia, con il sangue nero in ebollizione. Io ho voglia di fare un misto delle due cose.
Il tempo fa uno scatto in avanti e le mie orecchie faticano a seguire Maria che se ne va,
abbandonando la casa con una sola valigia. Sento Anna che le chiede cosa far, che la prega di restarle
vicina. Poi si spengono tutte le lampade tranne una e fuori dalle finestre  buio.
Malvina ed Elias sono nel soggiorno. Malvina lavora a maglia con un filo blu scuro ed Elias sta
leggendo il giornale e fuma la pipa. Hanno un aspetto squallido, anche nei loro consueti passatempi
serali. Hanno la faccia spenta e annoiata, le bocche disegnate con sottili linee arcigne. Non ho idea di
come possa essere andato il corteggiamento fra di loro, ma deve essere stato tanto interessante quanto
guardare il bowling in TV. I miei pensieri si spostano su Anna (i pensieri di tutti noi si spostano su
Anna) e come se lavessimo evocata, arriva scendendo le scale.
Ho quella strana sensazione di voler stringere gli occhi di fronte a qualcosa da cui non riesco a
distogliere lo sguardo. Indossa il vestito bianco.  il vestito in cui morir, ma adesso su di lei non ha lo
stesso aspetto che aveva allepoca.
Questa ragazza, ai piedi delle scale, con in mano una borsa di stoffa e che guarda le espressioni
sorprese e sempre pi infuriate di Malvina ed Elias,  incredibilmente viva. Ha le spalle dritte e forti e i
capelli scuri le ricadono in onde immobili sulla schiena. Solleva il mento. Vorrei tanto poterle vedere
gli occhi, perch so che sono tristi e trionfanti.
Cosa credi di fare?, chiede Malvina. Sta guardando la figlia con orrore, come se non sapesse
chi sia. Laria intorno a lei sembra incresparsi e mi arriva un soffio di quel potere di cui parlava
Thomas.
Sto andando al ballo, risponde Anna mantenendo la calma. E non torner a casa.
Non andrai a nessun ballo, dice Malvina con tono duro, alzandosi lentamente dalla sedia
come se stesse puntando una preda. Non andrai da nessuna parte con quel vestito vergognoso.
Avanza verso la figlia, stringendo gli occhi e deglutendo, come se stesse per vomitare. Ti vesti di
bianco come una sposa, ma quale uomo ti si prender dopo che ti sarai fatta alzare la gonna da qualche
studente?. Tira indietro la testa come una vipera e sputa in faccia ad Anna: Tuo padre si
vergognerebbe di te.
Anna non si muove. Lunica cosa che tradisce le sue emozioni  il rapido sollevarsi e abbassarsi
delle costole.
Pap mi voleva bene, dice con voce pacata. Non so perch tu non me ne voglia.
Le cattive ragazze sono tanto inutili quanto stupide, dice Malvina sventolando una mano.
Non so cosa intenda. Credo che si stia confondendo con la lingua. O forse  solo idiota. Penso la
seconda.
Mentre guardo e ascolto mi sento la bile in gola. Non ho mai sentito nessuno parlare in questo
modo ai propri figli. Vorrei andare l e scrollarla fino a farle ritornare un po di senno. O almeno finch
non sento qualcosa che si spezza.
Vai di sopra e toglitelo, le ordina Malvina. E portalo gi per bruciarlo.
Vedo la mano di Anna stringersi ancora di pi sulla borsa. Tutto ci che le appartiene 
contenuto in una piccola pezza marrone ed  tenuto insieme con un laccio. No, risponde mantenendo
la calma. Me ne vado da qui.
Malvina ride.  un suono secco, stridulo. Negli occhi le appare unoscura luce.
Elias, dice. Porta mia figlia nella sua stanza. Toglile quel vestito.
Mio Dio, pensa Thomas. Con la coda dellocchio, vedo Carmel mettersi una mano davanti alla
bocca. Questo non voglio vederlo. Questo non voglio saperlo. Se quelluomo la tocca, infranger il
cerchio. Non mi interessa se sono solo ricordi. Non mi interessa se ho bisogno di saperlo. Gli spezzo il
collo.
No, mamma, dice Anna spaventata, ma quando Elias va verso di lei, assume una postura pi
impettita. Non lascer mai che mi si avvicini.
Presto sar tuo padre, Anna, dice Elias. Queste parole mi fanno rivoltare lo stomaco. Mi
devi ubbidire. La lingua gli guizza trepidante fra le labbra. Dietro di me sento la mia Anna, Anna
Vestita di Sangue, che inizia a ringhiare.
Mentre Elias avanza, Anna si volta e corre verso la porta, ma lui la afferra per il braccio e la fa
girare su se stessa, cos vicina a lui che i capelli gli volano in faccia, cos vicina che lei deve aver
sentito il calore del suo fiato. Le sue mani stanno gi cercando, tentano di agguantarle il vestito; io
guardo Malvina e tutto ci che vedo  solo una terribile espressione di odio compiaciuto. Anna si
dibatte e grida fra i denti; tira indietro la testa e la sbatte contro il naso di Elias, non tanto da farlo
sanguinare, ma abbastanza da fargli un male cane. Riesce a liberarsi e si precipita verso la cucina e la
porta sul retro.
Non uscirai da questa casa!, strilla Malvina seguendola. Riesce ad afferrarla per una manciata
di capelli e la tira indietro con uno strattone. Non uscirai mai da questa casa!.
S, invece!, grida Anna, spingendo via la madre. Malvina perde lequilibrio e cade contro un
grosso com di legno. Anna le gira intorno, ma non vede Elias, che si sta riprendendo ai piedi delle
scale. Vorrei gridarle di tornare indietro. Vorrei dirle di scappare. Ma non importa cosa io voglia. 
tutto gi accaduto.
Stronza, dice Elias a voce alta. Anna sobbalza. Lui si tiene il naso e controlla se gli esce del
sangue, fissandola con uno sguardo truce. Noi ti diamo da mangiare. Noi ti diamo dei vestiti. Ed  cos
che ci ringrazi?. Apre il palmo della mano, anche se non c niente sopra. Poi le d uno schiaffo e la
afferra per le spalle, scuotendola e riscuotendola e gridandole in finlandese delle parole che non
capisco. I capelli di lei iniziano a volare e comincia a piangere. Tutto ci sembra emozionante per
Malvina, che sta a guardare con gli occhi luccicanti.
Anna non si  arresa. Reagisce e carica in avanti, sbattendo Elias contro la parete di fronte alle
scale. C una brocca di ceramica sul com accanto a loro. Gliela spacca su un lato della testa,
facendolo ruggire e costringendolo a mollare la presa. Malvina strilla vedendola correre verso la porta e
a questo punto ci sono tante grida che quasi non riesco a distinguere niente. Elias  riuscito ad atterrare
Anna e la tiene da dietro le gambe.  caduta a terra nellingresso.
So che  la fine ancora prima che Malvina torni dalla cucina con in mano il coltello. Lo
sappiamo tutti. Li sento, Thomas, Carmel e Will, incapaci di respirare, che pi di ogni altra cosa
vorrebbero chiudere gli occhi o gridare e poter essere sentiti. Non hanno mai visto niente di simile.
Probabilmente non ci hanno neanche mai pensato.
Guardo Anna, a faccia in gi sul pavimento, terrorizzata, ma ancora non del tutto domata.
Guardo questa ragazza, che cerca di liberarsi, non solo dalla presa di Elias, ma da tutto quanto, da
questa casa opprimente, da questa vita che  come un peso sulla schiena, che la trascina gi e la fa
sprofondare nella terra. Guardo questa ragazza mentre sua madre si china su di lei con un coltello da
cucina e nientaltro che rabbia negli occhi. Rabbia stupida, rabbia immotivata, poi quella lama le
raggiunge la gola, striscia sulla pelle e apre una profonda linea rossa. Troppo profonda, penso, troppo
profonda. Resto a sentire Anna che grida finch non  pi in grado di farlo.
Capitolo sedici
Dietro di me sento un tonfo e distolgo lo sguardo dalla scena, grato per la distrazione.
Allinterno del cerchio, Anna non  pi a mezzaria.  crollata a terra, carponi. Le ciocche nere dei suoi
capelli fanno ancora dei piccoli scatti. Ha la bocca aperta come se stesse per gemere o per piangere, ma
non esce alcun suono. Rivoli di lacrime le scendono dalle pallide guance come acqua tinta di carbone.
Si  vista mentre le tagliavano la gola. Sta vedendo se stessa mentre muore dissanguata, quel rosso che
penetra nella casa e che satura il suo bianco vestito da ballo. Tutte queste cose che non riusciva a
ricordare le sono appena state sbattute in faccia.  sempre pi debole.
Mi rimetto a guardare la morte di Anna, anche se non vorrei. Malvina sta spogliando il corpo e
abbaia ordini a Elias, che scappa in cucina e ritorna con quella che sembra una ruvida coperta. Lei gli
dice di coprire il corpo e lui lo fa. Si capisce che non riesce a credere a ci che  successo. Poi gli dice
di andare di sopra e trovare ad Anna un altro vestito.
Un altro vestito? Perch?, chiede lui. Vai!, scatta lei, e luomo corre su per le scale cos
velocemente che inciampa.
Malvina stende il vestito di Anna sul pavimento; ora  cos coperto di rosso che  difficile
ricordarsi che prima era bianco. Poi va verso larmadio che si trova dalla parte opposta della stanza e
torna con in mano delle candele nere e un sacchetto nero.
 una strega, mi dice a denti stetti Thomas, mentalmente. La maledizione. Ha perfettamente
senso. Avremmo dovuto capirlo che lassassino doveva essere una sorta di strega. Ma non ci saremmo
mai potuti immaginare che fosse proprio sua madre.
Tieni gli occhi ben aperti, mi rivolgo seccamente a Thomas. Potrei aver bisogno del tuo aiuto
per capire cosa sta succedendo.
Dubito che ne sar capace, dice lui, e credo di dubitarlo anche io, vedendo Malvina che
accende le candele e si china sul vestito poggiandosi sulle ginocchia, dondola il corpo e sussurra una
formula, parole in finlandese pronunciate con un tono dolce. La sua voce  tenera, come non  mai stata
per Anna, quando ancora era in vita. Il bagliore delle candele si fa pi intenso. Solleva prima quella
sulla sinistra, poi quella sulla destra. La cera nera cola sulla stoffa macchiata. Poi ci sputa sopra, tre
volte. Recita con voce pi alta ora, ma non capisco niente di quello che dice. Tento di individuare
alcune parole su cui fare delle ricerche pi tardi ed  a quel punto che lo sento. Thomas. Sta parlando,
non mentalmente, ma a voce bassa. Per un attimo non so cosa stia dicendo. Apro perfino la bocca per
dirgli di stare zitto, che sto cercando di ascoltare, per poi rendermi conto che sta traducendo la formula.
Padre Hiisi, ascoltami, giungo dinanzi a te con rispetto e umilt. Prendi questo sangue, prendi
questo potere. Tieni mia figlia in questa casa. Nutrila di sofferenza, di sangue e di morte. Hiisi, Padre,
demone-dio, ascolta la mia preghiera. Prendi questo sangue, prendi questo potere.
Malvina chiude gli occhi, solleva il coltello da cucina e lo passa fra le fiamme delle candele.
Incredibilmente, loggetto prende fuoco, poi, con un movimento violento, lo conficca nel vestito e nel
pavimento.
Elias appare in cima alle scale, con in mano un pezzo di stoffa bianca e pulita. Il vestito di
ricambio di Anna. Guarda Malvina con soggezione e con orrore.  evidente che non sapesse questa
cosa di lei, e ora che la sa, non la contraddir mai pi, per puro terrore.
Dal foro nel pavimento si vede risplendere la luce di un fuoco e Malvina, recitando la formula,
muove lentamente il coltello e fa penetrare il vestito insanguinato allinterno della casa. Una volta che
anche lultimo pezzo di stoffa  scomparso, spinge gi il resto del coltello e si vede risplendere un
bagliore di luce. Il pavimento  di nuovo chiuso. Malvina deglutisce e delicatamente spegne le candele,
da sinistra verso destra.
Adesso non lascerai mai la mia casa, sussurra.
Lincantesimo sta giungendo al termine. Il viso di Malvina sta svanendo come il ricordo di un
incubo, sta diventando grigio e secco come il legno su cui ha ucciso Anna. Laria intorno a noi perde
colore e sento le nostre membra iniziare a sciogliersi. Ci stiamo separando, il cerchio si infrange. Sento
Thomas, ha il fiatone. Sento anche Anna. Non posso credere a ci che ho appena visto. Non sembra
vero. Non riesco a capire come Malvina abbia potuto uccidere Anna.
Come ha potuto farlo?, chiede Carmel con voce pacata, e ci guardiamo tutti lun laltro. 
stato terribile. Non voglio mai pi rivedere niente di simile. Scuote la testa. Come ha potuto farlo?
Era sua figlia.
Guardo Anna, ancora coperta di sangue e di vene. Le scure lacrime che le scendevano sul viso
poco fa le si sono asciugate;  troppo esausta per continuare a piangere.
Malvina sapeva cosa sarebbe accaduto?, chiedo a Thomas. Sapeva in cosa la stava
trasformando?
Non credo. O almeno, non esattamente. Quando invochi un demone, non sei tu a decidere i
dettagli. Tu fai solo una richiesta, il resto lo fa lui.
Non mi importa se lo sapesse esattamente, ringhia Carmel.  stato disgustoso.  stato
orribile.
Abbiamo tutti quanti la fronte imperlata dal sudore. Will non ha detto una parola. Abbiamo tutti
laspetto di qualcuno che ha affrontato dodici round contro un peso massimo.
Cosa facciamo ora?, chiede Thomas, anche se non sembra che sia in grado di fare molto al
momento. Credo che dormir per una settimana.
Mi volto e mi alzo. Devo schiarirmi le idee.
Cas! Attento!, mi grida Carmel, ma non  abbastanza veloce. Vengo spinto da dietro e nello
stesso momento sento un peso a me molto familiare che mi viene tolto dalla tasca posteriore dei
pantaloni. Quando mi volto, vedo Will in piedi accanto ad Anna. Ha in mano il mio athame.
Will, inizia Thomas, ma Will sfodera il coltello e lo brandisce descrivendo un ampio arco e
facendo indietreggiare Thomas dondolandosi sui fianchi.
 cos che si fa, no?, chiede Will con voce furente. Guarda la lama e sbatte rapidamente le
ciglia.  debole; possiamo farcela ora, dice, quasi fra s e s.
Will, non farlo, esorta Carmel.
Perch no?  per questo che siamo venuti qui!.
Carmel guarda verso di me, disperata.  vero,  per questo che siamo venuti qui. Ma dopo
quello che abbiamo visto e vedendola qui stesa per terra, so che non posso farlo.
Dammi il coltello, dico mantenendo la calma.
Ha ammazzato Mike, afferma Will. Ha ammazzato Mike.
Abbasso lo sguardo verso Anna. I suoi occhi neri sono spalancati e fissano per terra, anche se
non so se stanno vedendo qualcosa.  stesa su un fianco, troppo debole per tirarsi su. Le sue braccia,
che so per esperienza essere in grado di frantumare dei blocchi di cemento, tremano anche solo al
tentativo di sollevare il busto da terra. Siamo riusciti a ridurre questo mostro una carcassa tremante, e
se mai  esistito il momento buono per ucciderla,  questo.
E Will ha ragione.  vero che ha ammazzato Mike. Ha ammazzato dozzine di persone. E lo far
di nuovo.
Hai ammazzato Mike, dice Will fra i denti e inizia a piangere. Hai ammazzato il mio
migliore amico. Poi fa partire il coltello verso il basso. Io reagisco senza pensare.
Mi butto in avanti e lo prendo da sotto il braccio, evitando che il colpo le finisca dritto nella
schiena; la prende solo di striscio sulle costole. Anna grida e cerca di strisciare via. Ho nelle orecchie le
voci di Carmel e di Thomas, gridano a entrambi di smetterla, ma continuiamo a lottare. Mostrando i
denti, Will tenta di nuovo di pugnalarla, ma colpisce laria. Riesco a malapena a dargli una gomitata sul
mento e a farglielo alzare. Si allontana di alcuni passi barcollando, e quando riparte alla carica lo
colpisco in faccia, non troppo forte, ma abbastanza da farlo riflettere.
Si pulisce la bocca con il dorso della mano. Non riprova a farsi avanti. Guarda me e poi Anna,
sa che non lo lascer passare.
Si pu sapere che ti prende?, chiede. Questo dovrebbe essere compito tuo, no? E ora che ce
labbiamo in pugno, non fai niente?
Non lo so cosa far, dico con tono sincero. Ma non lascer che tu le faccia del male. Non
saresti in grado di ucciderla, in ogni caso.
Perch no?
Perch non  solo il coltello. Sono io.  il mio vincolo di sangue.
Will mi deride. A me sembra che sanguini abbastanza.
Non ho detto che il coltello non sia speciale. Ma il colpo mortale  mio. Qualsiasi cosa sia ci
che lo rende possibile, tu non ce lhai.
Sei un bugiardo, dice, e forse ha ragione. Non ho mai visto nessun altro usare il mio coltello
prima dora. Nessuno, eccetto mio pap. Forse tutta quella storia sul fatto di essere il prescelto e parte
di una stirpe sacra di cacciatori di fantasmi era tutta una stronzata. Ma Will ci crede. Inizia a
indietreggiare verso luscita.
Ridammi il coltello, ripeto, osservandolo mentre mi abbandona, con il suo metallo che
luccica in questa strana luce.
La uccider, giura Will, poi si volta e scappa, portando con s il mio athame. Dentro di me,
qualcosa piagnucola, qualcosa di infantile e di essenziale.  come la scena del Mago di Oz in cui la
vecchia signora si mette il cagnolino nel cesto della bici e se lo porta via. I miei piedi mi stanno
dicendo di corrergli dietro, di atterrarlo e dargli un colpo in testa, riprendermi il mio coltello e non
perderlo mai pi di vista. Ma Carmel mi sta parlando.
Sei sicuro che lui non sia in grado di ucciderla?, chiede.
Mi volto indietro a guardare.  inginocchiata sul pavimento accanto ad Anna; ha avuto
abbastanza palle per toccarla, per prenderla da dietro e controllare la ferita lasciata da Will. Perde
sangue nero che produce uno strano effetto: il liquido scuro si mischia con il sangue in movimento del
suo vestito creando un piccolo vortice, come inchiostro fatto gocciolare dentro dellacqua rossa.
 cos debole, sussurra Carmel. Credo che sia ferita gravemente.
Non  cos che dovrebbe essere?, chiede Thomas. Cio, non  che voglia mettermi dalla
parte di Will Aspiro-a-una-nomination-agli-Emmy Rosenberg, ma non eravamo qui per questo? Non 
ancora pericolosa?.
Le risposte sono s, s e s. Lo so, ma a quanto pare non riesco ad avere le idee chiare. La
ragazza ai miei piedi  sconfitta e il mio coltello  sparito, e ho delle scene di Come assassinare vostra
figlia che ancora mi passano per la testa.  qui che  accaduto tutto,  questo il luogo in cui la sua vita
ha avuto fine, in cui  diventata un mostro, in cui sua madre le ha passato un coltello lungo la gola e ha
maledetto lei e il suo vestito e
Mi addentro ulteriormente nel soggiorno, fissando le assi del pavimento. Poi inizio a battere i
piedi. A colpire le assi e a saltare su e gi, in cerca di un punto allentato. Invano. Sono stupido. Non
sono abbastanza forte. E non so nemmeno cosa stia facendo.
Non  quella, dice Thomas. Sta guardando il pavimento. Indica lasse alla mia sinistra.
 quella, indica. E ti servir qualcosa. Si alza e corre fuori dalla porta. Non pensavo ne
avesse la forza. Quel ragazzino  sorprendente. E anche maledettamente utile, perch circa quaranta
secondi dopo ritorna con in mano un piede di porco e una chiave inglese.
Insieme iniziamo a dare colpi sul pavimento; al principio non gli facciamo neanche un graffio,
poi, lentamente, il legno comincia a rompersi. Faccio leva con il piede di porco per sollevare lasse pi
allentata e cado sulle ginocchia. Il foro che abbiamo fatto  buio e profondo. Non so come sia possibile.
Dovremmo vedere delle travi e il seminterrato, invece c solo oscurit. Solo un attimo di esitazione,
poi la mia mano sta gi cercando dentro il foro, tastando varie profondit di freddo. Penso di essermi
sbagliato, penso di nuovo di essere stupido, poi le mie dita lo sfiorano.
La stoffa  ruvida e fredda al tatto. Forse un po umida. Lo tiro fuori dal pavimento dove fu
infilato e sigillato pi di cinquantanni fa.
Il vestito, sussurra Carmel. Cosa?
Non lo so, rispondo con sincerit. Vado verso Anna. Non ho idea di che effetto avr il vestito
su di lei, se mai ne avr uno. La render pi forte? La guarir? Se lo bruciassi, lei evaporerebbe nel
nulla? Thomas probabilmente avrebbe unidea migliore. Lui e Morfran probabilmente potrebbero
trovare la risposta giusta insieme, e se non lo facessero loro, lo farebbe Gideon. Ma non ho tutto questo
tempo. Mi inginocchio e le metto la stoffa macchiata davanti agli occhi.
Per un secondo, non fa niente. Poi si rimette faticosamente in piedi. Sollevo il vestito
insanguinato insieme a lei, tenendoglielo allaltezza degli occhi. Il nero  receduto. I curiosi occhi
chiari di Anna sono l, dentro quella faccia mostruosa, e per chiss quale ragione  la cosa pi
sconcertante di tutte. Mi trema la mano.  in piedi di fronte a me, con i piedi a terra, guarda il vestito,
stropicciato e rosso e bianco sporco in alcuni punti.
Non ancora sicuro di quello che sto facendo o di cosa sto cercando di fare, lo arrotolo partendo
dallorlo e lo faccio scivolare sulla sua scura testa di capelli che si dimenano. Succede immediatamente
qualcosa, ma non so cosa. Nellaria arriva una tensione, un freddo.  difficile da spiegare, come se ci
fosse una brezza, ma non si muove niente. Tiro gi il vestito, coprendo quello sanguinante, poi faccio
un passo indietro. Anna chiude gli occhi e fa un respiro profondo. Sulla stoffa ci sono ancora attaccati i
rivoli di cera nera fatta colare dalle candele durante la maledizione.
Che sta succedendo?, sussurra Carmel.
Non lo so, risponde Thomas al posto mio.
Sotto i nostri occhi, i vestiti iniziano a lottare luno contro laltro, gocciolando rosso e nero e
cercando di unirsi insieme. Gli occhi di Anna sono chiusi. Ha le mani strette a pugno. Non so cosa
accadr, ma qualsiasi cosa sia, sta accadendo in fretta. Ogni volta che sbatto le ciglia, riapro gli occhi di
fronte a un altro vestito: ora bianco, ora rosso, ora annerito e misto a sangue.  come petrolio e vernice
e oggetti che sprofondano nella sabbia. Poi Anna tira indietro la testa e il vestito maledetto si straccia,
polverizzandosi e cadendole ai piedi.
Loscura dea mi guarda. Le lunghe ciocche nere muoiono nella brezza. Le vene le recedono
nelle braccia e nel collo. Il vestito  bianco e immacolato. La ferita inflitta dal mio coltello  sparita.
Si porta una mano alla guancia, incredula, e con aria timida guarda Carmel, poi me, poi
Thomas, che fa un passo indietro. Poi lentamente si volta e si dirige verso la porta aperta. Un attimo
prima di attraversarla, si volta verso di me e mi sorride da dietro la spalla.
Capitolo diciassette
 questo che volevo? Lho liberata. Ho appena fatto uscire di galera il fantasma che mi avevano
mandato a uccidere. Cammina piano piano sulla veranda, toccando i gradini con le dita dei piedi,
fissando loscurit l fuori.  come qualsiasi animale selvatico liberato dalla gabbia: cauto e
speranzoso. Con la punta delle dita accarezza il legno di quella ringhiera storta come se fosse la cosa
pi meravigliosa che avesse mai toccato. Una parte di me  contenta. Una parte di me sa che non si 
mai meritata quello che le  successo e voglio darle qualcosa di pi di questa veranda sfasciata. Voglio
darle una vita intera, voglio ridarle tutta la sua vita, a partire da stanotte.
Laltra parte di me sa che ci sono dei corpi nel seminterrato, anime che lei ha rubato, e anche di
questo lei non ha colpa. Non posso ridare ad Anna la sua vita, perch la sua vita  gi andata. Forse ho
fatto un enorme sbaglio.
Dovremmo andarcene di qui, credo, dice Thomas a bassa voce.
Guardo Carmel e lei annuisce, quindi mi dirigo verso la porta, cercando di tenermi fra loro e
Anna, anche se, senza il mio coltello, non so quanto io possa essere utile. Quando ci sente arrivare
attraverso la porta, si volta e mi guarda alzando un sopracciglio.
Va tutto bene, dice. Non far loro del male, ora.
Sei sicura?, chiedo.
Il suo sguardo si sposta su Carmel. Annuisce. Sono sicura. Dietro di me, Carmel e Thomas
fanno un sospiro ed escono dalla mia ombra imbarazzati.
Stai bene?, chiedo.
Ci pensa per un momento, cercando di trovare le parole giuste. Mi sento sana.  possibile?
Non del tutto, probabilmente, si lascia sfuggire Thomas, e io gli do una gomitata nelle
costole. Ma Anna ride.
Sei stato tu a salvarlo la prima volta, dice, guardando attentamente Thomas. Mi ricordo di
te. Lhai trascinato fuori.
Non credo che lavresti ucciso, comunque, risponde Thomas, ma gli si colorano leggermente
le guance. Gli piace lidea di essere passato da eroe. Gli piace che lidea venga sottolineata di fronte a
Carmel.
Perch non lhai fatto?, chiede Carmel. Perch non hai ucciso Cas? Cosa  stato a farti
scegliere Mike al posto suo?
Mike, dice Anna con voce dolce. Non lo so. Forse perch erano malvagi. Sapevo che lo
avevano ingannato. Sapevo che erano crudeli. Forse mi dispiaceva per lui.
Sbuffo dal naso. Ti dispiaceva per me? Sarei riuscito ad affrontarli anche da solo.
Ti hanno spaccato la testa con unasse presa dalla mia casa. Anna mi sta guardando di nuovo
con il sopracciglio alzato.
Continui a dire forse, interviene Thomas. Non lo sai di sicuro?
No, risponde Anna. Non ne sono sicura. Ma sono contenta, aggiunge, e sorride. Vorrebbe
dire altro, ma distoglie lo sguardo,  imbarazzata o confusa, non so quale delle due.
Dobbiamo andare, dico. Lincantesimo ci  costato molte energie. Abbiamo tutti bisogno di
dormire un po.
Ma tornerai?, chiede Anna, come se temesse di non rivedermi mai pi.
Annuisco. Torner. A fare cosa, non lo so. So che non posso lasciare il mio coltello a Will e
non sono certo che lei sia al sicuro finch ce lo avr lui. Ma  una stupidaggine, perch chi ha detto che
sarebbe al sicuro se anche ce lavessi io? Ho bisogno di dormire. Ho bisogno di recuperare, di
riprendermi e di ripensare a tutto da capo.
Se non sar in casa, dice Anna, chiamami. Non sar lontana.
Lidea di lei che se ne va in giro per Thunder Bay non mi esalta. Non so di cosa sia capace e il
mio lato diffidente mi bisbiglia che sono appena stato fregato. Ma non posso pi farci niente ormai.
Abbiamo vinto?, chiede Thomas mentre percorriamo il vialetto.
Non lo so, rispondo, ma di sicuro la sensazione non  quella, cacchio. Il mio athame  sparito.
Anna  libera. E lunica cosa che nel mio cuore e nella mia testa sembra essere certa  che non  finita
qui. Sento gi un vuoto, non solo nella tasca posteriore dei pantaloni o sulla spalla, ma tutto intorno a
me. Mi sento pi debole, come se stessi perdendo sangue da mille ferite. Quel coglione mi ha preso il
coltello.
Non sapevo che tu parlassi il finlandese, Thomas, dice Carmel di fianco a lui.
Lui fa un sorrisino sbilenco. Non lo parlo.  stata quella figata di incantesimo che hai trovato,
Cas. Mi piacerebbe proprio conoscere chi te lo ha fornito.
Te lo presenter, prima o poi, mi sento uscire dalla bocca. Ma non ora. Gideon  lultima
persona con cui voglio parlare adesso, quando ho appena perso il mio coltello. Mi farebbe scoppiare i
timpani dalle urla. Lathame. Leredit di mio padre. Devo riprendermelo, e alla svelta.
Lathame  sparito. Lhai perso. Dov?.
Mi tiene per la gola, soffocando le mie risposte, sbattendomi sul cuscino.
Stupido, stupido, STUPIDO!.
Mi sveglio dando pugni nel vuoto, dritto sul letto, come uno di quei robot giocattolo che fanno
la boxe. La stanza  vuota. Certo che  vuota; non essere stupido. Riutilizzare questa parola verso me
stesso mi riporta nel sogno. Sono sveglio solo per met. Il ricordo delle sue mani sulla mia gola 
ancora vivo. Ancora non riesco a parlare. Sento una stretta troppo forte, al collo e sul petto. Faccio un
respiro profondo, e quando espiro il fiato esce fuori interrotto, come un singhiozzo. Sul corpo ho la
sensazione di tanti spazi vuoti nei quali dovrebbe esserci il peso del mio coltello. Mi batte forte il
cuore.
Era mio padre? Lidea mi riporta indietro di dieci anni e nel cuore mi cresce improvvisamente
un infantile senso di colpa. Ma no. Non poteva essere. Quello nel mio sogno aveva un accento creolo o
cajun e mio padre  cresciuto con un accento neutro a Chicago, nellIllinois. Era solo un sogno come
tutti gli altri, e almeno questo so da dove arrivava. Non ci vuole Freud per rendersi conto che mi sento
in colpa per aver perso lathame.
Tebaldo mi salta in grembo. Nel debole chiaro di luna che filtra dalla mia finestra, riesco
appena a vedere il verde ovale delle sue iridi. Mi mette una zampa sul petto.
S, dico. Il suono della mia voce nel buio  netto e troppo alto. Ma allontana ancora di pi il
sogno. Era cos vivido. Riesco ancora a ricordare lodore pungente e amaro di qualcosa di simile al
fumo.
Miao, fa Tebaldo.
Niente pi sonno per Teseo Cassio, concordo, prendendolo in braccio e dirigendomi di sotto.
Arrivato al pian terreno, metto su un caff e parcheggio il culo sul tavolo della cucina. Mia
mamma ha lasciato fuori il barattolo di sale per lathame, insieme a stracci puliti e oli con i quali
strofinarlo, sciacquarlo e farlo tornare come nuovo.  l fuori, da qualche parte. Lo sento. Lo sento
nelle mani di qualcuno che non avrebbe mai dovuto toccarlo. Sto cominciando ad avere pensieri
omicidi su Will Rosenberg.
Mia mamma scende circa tre ore dopo. Sono ancora seduto sul tavolo, a fissare il barattolo,
mentre in cucina la luce si fa pi intensa. Una o due volte, la testa mi  caduta contro il ripiano ed 
rimbalzata su, ma mi sono fatto fuori mezza caraffa di caff ormai e mi sento a posto. La mamma 
avvolta nella sua vestaglia blu e trovo i suoi capelli spettinati confortanti. Vedendola mi calmo
immediatamente, anche mentre rivolge lo sguardo verso il barattolo di sale vuoto e gli rimette il
coperchio. Cosa ci sar nella vista di tua madre che rende tutto cos caldo, come di fronte a un camino,
e pieno di Muppet che ballano?
Mi hai rubato il gatto, dice versandosi una tazza di caff. Tebaldo deve sentire la mia
irrequietezza, perch  stato tutto il tempo a girarmi intorno ai piedi, avanti e indietro, una cosa che di
solito fa solo con mia mamma.
Eccolo, riprenditelo, dico mentre si avvicina al tavolo. Lo sollevo da terra. Non smette di
soffiare finch lei non se lo mette in grembo.
Non hai avuto fortuna la notte scorsa?, chiede, e indica con un cenno della testa il barattolo
vuoto.
Non esattamente, dico. Ho avuto un po di fortuna. E un po di sfortuna.
Si siede con me e sta ad ascoltarmi mentre sputo il rospo. Le racconto tutto quello che ho visto,
tutto quello che siamo venuti a sapere su Anna, come ho rotto la maledizione e come lho liberata.
Termino con la cosa che mi imbarazza di pi: che ho perso lathame di pap. Quasi non riesco a
guardarla quando le dico questultima parte. Sta cercando di controllare la sua espressione. Non so se
significa che  arrabbiata perch non ce lho pi o se significa che sa cosa devo aver provato a perderlo.
Non credo che tu abbia fatto un errore, Cas, dice con tono dolce.
Ma il coltello.
Il coltello ce lo riprenderemo. Chiamer la madre di quel ragazzo, se ce ne sar bisogno.
Emetto un lamento. Ha appena attraversato la linea che va da mamma figa e confortante a
Regina della Tristezza.
Ma quello che hai fatto, continua. Con Anna. Non credo che sia un errore.
Il mio compito era ucciderla.
Credi? O il tuo compito era solo fermarla?. Si appoggia allo schienale della sedia,
allontanandosi dal tavolo e cullando la tazza di caff fra le mani. Quello che fai tu, quello che faceva
tuo pap, non ha mai avuto niente a che fare con la vendetta. N con la punizione o con lo spostare
lago della bilancia. Non  questo il tuo dovere.
Mi strofino una mano sul viso. Ho gli occhi troppo stanchi per vederci chiaro. Ho il cervello
troppo stanco per avere le idee chiare.
Ma a fermarla ci sei riuscito, non  vero, Cas?
S, dico, ma non lo so.  successo tutto cos in fretta. Mi sono davvero liberato del lato
oscuro di Anna o le ho solo dato la possibilit di nasconderlo? Chiudo gli occhi. Non lo so. Credo di
s.
Mia mamma sospira. Basta bere caff. Mi spinge via la tazza. Torna a letto. E poi torna da
Anna e scopri cosa  diventata.
Ho visto mutare molte stagioni. Quando non sei distratto dalla scuola e dagli amici e da quale
film  in uscita la settimana prossima, hai pi tempo per stare a guardare gli alberi.
Lautunno a Thunder Bay  pi bello di tanti altri. Ci sono molti colori. Un gran fruscio di
foglie. Ma  anche pi variabile. Gelido e umido un giorno, con un accenno di nuvole grigie, e poi
giorni come questo, in cui il sole sembra caldo come quello di luglio e la brezza  cos leggera che le
foglie sembrano luccicare mentre vi si muovono in mezzo.
Ho preso la macchina di mia madre. Ho guidato fino a casa di Anna, dopo aver lasciato la
mamma a fare un po di spese in centro. Ha detto che si sarebbe fatta dare un passaggio a casa da
unamica. Mi ha fatto piacere sentire che ha stretto qualche amicizia.  facile per lei,  cos espansiva e
alla mano. Non come me. Non credo neanche di essere come mio pap, ma in realt non me lo ricordo
un granch, e questo mi scoccia, quindi non mi sforzo troppo di pensarci. Preferisco credere che i
ricordi siano l, appena sotto la superficie, che sia vero oppure no.
Mentre cammino verso la casa, sul lato ovest mi sembra di vedere muoversi unombra. Cerco di
farla sparire sbattendo le ciglia, come se fosse uno scherzo dei miei occhi troppo stanchi finch
lombra non diventa bianca e mostra la sua pallida pelle.
Non mi sono allontanata molto, dice Anna mentre mi avvicino.
Ti sei nascosta quando mi hai visto arrivare.
L per l non ero sicura di chi fossi. Devo essere prudente. Non voglio essere vista da
chiunque. Solo perch ora posso uscire dalla mia casa, non significa che io non sia pur sempre morta.
Scrolla le spalle.  cos schietta. Tutto questo avrebbe dovuto danneggiarla, danneggiarla a livello
mentale. Sono contenta che tu sia tornato.
Ho bisogno di sapere, dico, se sei ancora pericolosa.
 meglio se entriamo in casa, suggerisce, e io concordo.  strano vederla fuori, alla luce del
sole, in cerca del mondo intero, come una ragazza intenta a raccogliere fiori in un pomeriggio
luminoso. A parte il fatto che chiunque, guardandola pi da vicino, si renderebbe conto che dovrebbe
congelarsi l fuori, con addosso solo quel vestito bianco.
Mi conduce dentro e chiude la porta dietro di s come una qualsiasi buona padrona di casa che
riceve un ospite.  cambiato qualcosa anche nella casa. La luce grigia  scomparsa. Dalle finestre filtra
la vecchia comune luce solare, anche se intralciata dallo sporco sui vetri.
Cosa vuoi sapere esattamente, Cas?, chiede Anna. Vuoi sapere se uccider altre persone? O
vuoi sapere se sono ancora in grado di farlo?. Solleva la mano di fronte al suo viso e le vene nere le
arrivano serpeggiando sulle dita. Gli occhi le diventano neri e il vestito di sangue erutta attraverso
quello bianco, con pi violenza di prima, schizzando gocce dappertutto.
Faccio un salto indietro. Cristo, Anna!.
Si innalza in aria e fa una piccola piroetta, come se da qualche parte stesse sentendo la sua
canzone preferita.
Per niente carino, vero?. Arriccia il naso. Non ci sono pi specchi qui, ma sono riuscita a
vedermi nel vetro della finestra quando il chiaro di luna era abbastanza intenso.
Sei ancora cos, dico inorridito. Non  cambiato niente.
Quando dico che non  cambiato niente, i suoi occhi si fanno pi piccoli, poi per sospira e
cerca di sorridermi. Non le riesce un granch bene, dato laspetto da Pinhead in versione ragazza goth.
Cassio. Non vedi?  cambiato tutto!. Si lascia ricadere con i piedi per terra, ma gli occhi neri
e i capelli che si dimenano rimangono dove sono. Non uccider nessuno. Non ho mai voluto farlo. Ma
qualunque cosa sia tutto ci,  quello che sono. Pensavo che fosse colpa della maledizione e forse lo
era, ma. Scuote la testa. Ho dovuto provare dopo che te ne sei andato. Dovevo sapere. Mi guarda
dritto negli occhi. Linchiostro scuro cola via e lascia intravedere laltra Anna sotto di s. La lotta 
finita. Ho vinto. Ho vinto grazie a te. Non sono pi due met. Lo so che pensi che sia una cosa
mostruosa. Ma mi sento forte. Mi sento al sicuro. Forse quello che dico non ha senso.
In realt  piuttosto facile da capire. Per una persona che  stata uccisa nel modo in cui  stata
uccisa lei, sentirsi al sicuro  probabilmente la massima priorit.
Lo capisco, dico a voce bassa. La forza  quello a cui ti aggrappi. Un po come me. Quando
entro in un posto infestato con lathame in mano, mi sento forte. Intoccabile.  inebriante. Non so se le
altre persone abbiano mai provato una sensazione simile. Struscio un piede per terra. Poi ho
incontrato te e tutto questo  andato gi per il cesso.
Ride.
Sono arrivato, tutto grosso e cattivo, e tu mi hai usato per fare una partita a pallamano. Faccio
un ampio sorriso.  una cosa che fa sentire un ragazzo molto virile.
Anche lei fa un ampio sorriso. Ha fatto sentire me molto virile. Il suo sorriso svanisce. Non
lhai portato con te, oggi. Il tuo coltello. Riesco sempre a percepirlo quando  vicino.
No. Me lo ha rubato Will. Ma me lo riprender. Era di mio padre; non ho intenzione di
mollarlo. Ma poi mi sorge una domanda. Come fai a percepirlo? Cosa percepisci di esso?
Quando ti ho visto la prima volta, non sapevo cosa fosse. Era un qualcosa nelle mie orecchie,
un qualcosa nel mio stomaco, un lieve ronzio sotto la musica.  potente. E anche se sapevo che serviva
a uccidermi, in qualche modo ne ero attratta. Poi, quando il tuo amico mi ha ferita.
Non  mio amico, dico fra i denti. Per niente.
Mi sono sentita come risucchiata. Come se stessi iniziando ad andare in quel posto dove ci
manda, qualunque esso sia. Ma cera qualcosa di sbagliato. Ha una volont tutta sua. Voleva essere in
mano tua.
Quindi non ti avrebbe uccisa, dico, con sollievo. Non voglio che Will sia in grado di usare il
mio coltello. Non mi interessa quanto suoni infantile. Quel coltello  mio.
Anna si volta pensierosa. S, mi avrebbe uccisa, dice con aria seria. Perch non  legato solo
a te.  legato a qualcosaltro. Qualcosa di oscuro. Mentre sanguinavo, ho sentito un odore. Mi ha
ricordato vagamente la pipa di Elias.
Non so da dove provenga il potere dellathame e Gideon non me lha mai detto, ammesso che lo
sappia. Ma se quel potere proviene da qualcosa di oscuro, pazienza. Io lo uso per un buon fine. Per
quanto riguarda lodore della pipa di Elias
Dopo aver rivisto il tuo omicidio, probabilmente era solo una cosa di cui avevi paura, dico
con tono dolce. Sai, come quando ti sogni gli zombi subito dopo aver visto La terra dei morti viventi.
La terra dei morti viventi?  questo che ti sogni?, chiede. Il ragazzo che nella vita uccide i
fantasmi?
No. Sogno pinguini che costruiscono ponti. Non chiedermi il perch.
Sorride e si sistema i capelli dietro lorecchio. Ogni volta che lo fa, sento come uno strattone
dentro il petto. Cosa sto facendo? Perch sono venuto qui? Quasi non me lo ricordo.
Da qualche parte nella casa, si sente sbattere una porta. Anna sobbalza. Credo di non averla mai
vista sobbalzare prima. I suoi capelli si sollevano e iniziano a dimenarsi.  come un gatto che inarca la
schiena e gonfia la coda.
Cos stato?, chiedo.
Scuote la testa. Non capisco se sia imbarazzata o spaventata. Si direbbe entrambe.
Ti ricordi quello che ti ho fatto vedere nel seminterrato?, chiede.
La torre di cadaveri? No, mi  passato di mente. Mi prendi in giro?.
Ride nervosamente, una piccola risatina falsa.
Sono ancora qui, sussurra.
Il mio stomaco ne approfitta per contorcersi e i miei piedi si spostano sotto di me senza il mio
permesso. Limmagine di tutti quei morti ce lho ancora fresca nella mente. Sento ancora lodore di
acqua verde e di marcio. Lidea che ora stiano girando per casa dotati di volont propria, perch 
quello che sta suggerendo lei, non mi rende felice.
Credo che stiano perseguitando me, ora, dice a voce bassa.  per questo che sono uscita
fuori. Non mi fanno paura, aggiunge rapidamente. Ma non sopporto di vederli. Fa una pausa e
incrocia le braccia sopra la pancia, come se si abbracciasse. Lo so cosa stai pensando.
Davvero? Perch io no.
Dovrei rinchiudermi qui dentro insieme a loro.  colpa mia, dopotutto. Non  imbronciata.
Non mi sta chiedendo di dissentire. I suoi occhi, fissi sul pavimento, sono sinceri. Vorrei tanto poter
dire loro che sono pentita.
Farebbe alcuna differenza?, chiedo a bassa voce. Farebbe davvero alcuna differenza se
Malvina ti dicesse che le dispiace?.
Anna scuote la testa. Certo che no. Mi sto comportando da stupida. Guarda verso destra, solo
per un attimo, ma so che stava scrutando lasse rotta dalla quale abbiamo tirato fuori il suo vestito la
notte scorsa. Sembra quasi che ne abbia paura. Forse dovrei mandare qui Thomas a ripararla o qualcosa
di simile.
La mia mano fa un piccolo scatto. Mi faccio coraggio e lascio che le finisca sulla spalla. Non ti
stai comportando da stupida. Troveremo una soluzione, Anna. Faremo un esorcismo. Morfran sapr
sicuramente come toglierceli di mezzo. Ognuno si merita un po di benessere, no? Non  pi quella di
prima; quello che  fatto  fatto, e deve ritrovare un qualche tipo di pace. Ma anche in questo momento,
dietro ai suoi occhi, scorrono degli oscuri e assillanti ricordi. Come pu riuscire a dimenticarsi tutto
questo?
Dirle di smettere di torturarsi non farebbe altro che peggiorare la situazione. Non posso essere
io ad assolverla. Ma voglio farle dimenticare tutto, anche se solo per un minuto. Era innocente un
tempo, e mi uccide lidea che non possa tornare a esserlo mai pi.
Devi ritrovare la tua strada verso il mondo reale, ora, dico con tono dolce.
Anna apre la bocca per parlare, ma non sapr mai cosa avesse intenzione di dire. La casa si
scuote letteralmente, come se fosse stata sollevata da terra. Con un enorme cric. Quando si ristabilizza,
per un momento si sente un suono stridulo e, mentre tutto vibra, di fronte a noi spunta una figura.
Compare lentamente dallombra, finch non ce lo troviamo l, nellaria immobile, un pallido cadavere
polveroso.
Volevo solo dormire, dice. Sembra che abbia la bocca piena di ghiaia, ma osservando meglio,
mi rendo conto che ha tutti i denti allentati. Lo fa sembrare pi vecchio, cos come la pelle cascante, ma
sicuramente non aveva pi di diciotto anni. Un altro scappato di casa che si  imbattuto nel posto
sbagliato.
Anna, dico, afferrandole il braccio, ma non si lascia trascinare indietro. Resta l, senza battere
ciglio, mentre lui allarga le braccia. Quella posa da crocefisso peggiora ancora di pi le cose quando il
sangue inizia a colargli dai vestiti stracciati, scurendo la stoffa dovunque, su tutte le sue membra.
Lascia cadere la testa, poi inizia ad agitarla violentemente avanti e indietro. Infine la blocca di colpo in
alto e grida.
Lo strappo che sento non  solo quello della sua camicia. Da esso escono fuori gli intestini, che
cadono sul pavimento come una mostruosa corda. Inizia a cadere in avanti, verso di lei, ma io la afferro
e strattono forte abbastanza da riuscire a tirarmela al petto. Quando finalmente riesco a mettermi fra lui
e lei, un altro corpo arriva abbattendo una parete e facendo schizzare polvere e schegge dovunque. Vola
sul pavimento in pezzi sparsi, brandelli di braccia e di gambe. Mentre scivola per terra, la sua testa ci
fissa, mostrando i denti.
Non sono per niente in vena di vedere una lingua annerita e marcia, quindi avvolgo un braccio
intorno ad Anna e, tirandola verso di me, la porto dallaltra parte della stanza. Emette un leggero
lamento, ma si lascia trascinare via, e ci dirigiamo di corsa verso la porta e al sicuro, alla luce del
giorno. Ovviamente, quando ci voltiamo, non c nessuno dentro. La casa  immutata, niente sangue
sul pavimento, nessuna parete spaccata.
Mentre se ne sta a guardare oltre la porta, Anna sembra avvilita, si sente in colpa ed 
terrorizzata. Non sto neanche a pensare, la tiro verso di me e la abbraccio forte. Nellaria il mio respiro
si muove veloce. Stringe la mia camicia e i pugni le tremano.
Non puoi restare qui, dico.
Non ho nessun altro posto dove andare, risponde. Non  cos grave. Non sono cos forti.
Una scena come quella, probabilmente, riescono a metterla su solo una volta alla settimana. Forse.
Starai scherzando. E se diventano pi forti?
Cosa ci aspettavamo?, dice, e indietreggia abbastanza perch io non riesca a toccarla. Che
tutto questo non avrebbe avuto un prezzo da pagare?.
Vorrei controbattere, ma non ho niente che mi suoni convincente, neanche nella mia testa. Ma
non pu essere cos. La far impazzire. Non mi interessa cosa dice.
Andr da Thomas e Morfran, decido. Loro sapranno cosa fare. Guardami, dico
sollevandole il mento. Non lascer che rimanga tutto cos. Te lo giuro.
Se la cosa la interessasse abbastanza da fare un gesto, scrollerebbe le spalle. Secondo lei, questa
 una giusta punizione. Ma  comunque scossa e questo fa s che non discuta. Mi dirigo verso la
macchina, ma esito.
Starai bene?.
Anna mi lancia un sorriso ironico. Sono morta. Che potrebbe succedermi?. Eppure, ho la
sensazione che quando non ci sar, passer la maggior parte del tempo fuori dalla casa. Percorro il
vialetto.
Cas?
S?
Sono contenta che tu sia tornato. Non ero sicura che lavresti fatto.
Faccio un cenno con il capo e mi metto le mani in tasca. Non vado da nessuna parte.
In macchina, metto la radio a palla. Ti fa bene quando sei stufo a morte di quellinquietante
silenzio. Lo faccio spesso. Mi sto facendo trasportare dal ritmo con un po di Stones, quando la melodia
di Paint It Black viene interrotta da un notiziario.
Il corpo  stato ritrovato allinterno dei cancelli del Park View Cemetery e potrebbe essere
stato vittima di un rito satanico. La polizia non  ancora in grado di fornire informazioni sullidentit
della vittima ma, da quanto ha appreso Channel 6, il crimine  stato particolarmente brutale. Pare che la
vittima, un uomo di poco meno di cinquantanni, sia stata smembrata.
Capitolo diciotto
Le immagini di fronte a me potrebbero benissimo essere quelle di un notiziario senza audio. Su
tutte le auto della pattuglia, le luci squillano di rosso e di bianco lampeggiante, ma non c alcuna
sirena. I poliziotti se ne vanno in giro con le loro giacche nere e smorte, con il mento abbassato e
unaria grave. Stanno cercando di sembrare calmi, come se certe cose succedessero tutti i giorni, ma a
quanto pare alcuni di loro preferirebbero starsene da qualche parte in mezzo ai cespugli a vomitare le
ciambelle della colazione. Alcuni usano i propri corpi per bloccare la visuale a obiettivi indiscreti. E da
qualche parte, al centro di tutto questo, c un corpo, fatto a pezzi.
Vorrei tanto potermi avvicinare, avere un pass per giornalisti in pi nel vano portaoggetti o
avere abbastanza soldi per corrompere qualche poliziotto. Invece me ne sto in disparte tra la folla di
reporter, dietro il nastro giallo.
Non voglio credere che sia stata Anna. Significherebbe che sarei io il responsabile della morte
di quelluomo. Non ci voglio credere, perch significherebbe che  incurabile, che non  possibile
alcuna redenzione.
La folla osserva mentre la polizia esce dal parco con una barella. Su di essa c un sacco nero
che normalmente dovrebbe avere la forma di un corpo, invece sembra riempito con dellattrezzatura da
hockey. Suppongo che labbiano rimesso insieme alla bene e meglio. Quando la barella urta il bordo
del marciapiede, i resti si spostano e attraverso il sacco si vede cadere uno dei pezzi, palesemente
staccato da tutto il resto. Dalla folla si alza un verso smorzato di sconvolto disgusto. Sgomitando fra la
gente, me ne torno alla macchina.
Accosto nel vialetto e parcheggio.  sorpresa di vedermi. Me nero andato meno di unora fa.
Mentre percorro il vialetto non so se il crepitio provenga dalla ghiaia o dal digrignare dei miei denti.
Lespressione di Anna passa da piacevolmente sorpresa a preoccupata.
Cas? Cos successo?
Dillo tu a me. Sono sorpreso di scoprire quanto sia incazzato. Doveri la notte scorsa?
In che senso?.
Dovr convincermi. Dovr essere molto convincente.
Dimmi solo doveri. Cosa hai fatto?
Niente, dice. Sono rimasta intorno alla casa. Ho testato la mia forza. Ho. Si ferma.
Hai cosa, Anna?, chiedo.
La sua espressione si fa pi dura. Mi sono nascosta in camera per un po. Dopo essermi resa
conto che gli spiriti erano ancora qui. Ha lo sguardo risentito.  il classico sguardo da ecco, sei
contento ora?.
Sei sicura di non esserti allontanata da casa? Non hai provato a esplorare di nuovo Thunder
Bay, magari ad andare gi al parco e, non lo so, a smembrare qualche poveruomo che faceva
jogging?.
Lespressione afflitta sul suo viso mi fa fluire via la rabbia dalle scarpe. Apro la bocca per
provare a recuperare la figuraccia, ma come faccio a spiegarle perch sono cos arrabbiato? Come
faccio a spiegarle che deve darmi un alibi migliore?
Non ci posso credere che tu mi stia accusando.
Non ci posso credere che tu non ci possa credere, controbatto. Non so perch non riesca a
smettere di essere cos aggressivo. Andiamo! In questa citt non capita tutti i giorni che la gente venga
macellata. E proprio dopo la notte in cui libero il pi potente fantasma assassino dellemisfero
occidentale, esce fuori qualcuno senza braccia e senza gambe.  davvero una cacchio di coincidenza,
non ti sembra?
Ma  una coincidenza, insiste lei. Le sue mani delicate hanno formato due pugni tondi.
Non ti ricordi quello che  appena successo?, dico gesticolando furioso verso la casa.
Strappare via parti del corpo , direi, il tuo modus operandi.
Cos un modus operandi?, chiede.
Scuoto la testa. Non lo capisci cosa vuol dire? Non lo capisci cosa devo fare se continui a
uccidere?.
Non risponde e la mia lingua impazzita tira dritto.
Vuol dire che mi ritrover un bel momento in stile Zanna gialla, irrompo. Nellistante in cui
lo dico, so che non avrei dovuto farlo.  stato stupido ed  stato cattivo e lei ha colto la citazione. Era
chiaro che lavrebbe colta. Zanna gialla  stato fatto nel 1955, pi o meno. Probabilmente lavr visto
quando  uscito al cinema. Lo sguardo che mi rivolge  sconvolto e ferito; non so se uno sguardo mi
abbia mai fatto sentire peggio di cos prima dora. Eppure, non riesco proprio a scusarmi. Lidea che
probabilmente potrebbe essere unassassina mi frena.
Non sono stata io. Come puoi pensarlo? Non riesco neppure a sopportare quello che ho gi
fatto!.
Nessuno dei due dice nientaltro. Non ci muoviamo nemmeno. Anna  incazzata e si sta
sforzando di non piangere. Mentre ci guardiamo lun laltra, sento qualcosa dentro di me che sta
cercando di scattare, di tornare al proprio posto. Me lo sento in testa e nel petto, come la tessera di un
puzzle che sai che deve andare in un punto, quindi continui a provare a spingercela in tutte le
angolazioni possibili. E poi, di colpo, ci entra. Cos perfetta e completa che non riesci a immaginarti
come fosse quel punto senza di essa, anche se sono passati appena pochi secondi.
Scusa, sento sussurrare dalla mia bocca.  solo che Non so cosa stia succedendo.
Lo sguardo di Anna si fa pi dolce e quelle lacrime prepotenti iniziano a fare marcia indietro.
La sua postura, il modo in cui respira, so che vuole avvicinarsi. Laria fra noi due si riempie di una
nuova consapevolezza e nessuno vuole respirarla. Non ci posso credere. Non mi era mai successo.
Mi hai salvata, sai?, dice infine Anna. Mi hai liberata. Ma anche se sono libera, non
significa che posso avere quello che. Si ferma. Vorrebbe dire di pi. Lo so che vorrebbe. Ma
proprio come so che vorrebbe, so anche che non lo far.
Mi accorgo che si sta autoconvincendo a non avvicinarsi. La calma si adagia su di lei come una
coperta. Nasconde tutta la sua malinconia e mette a tacere qualunque suo desiderio di qualcosa di
diverso. In gola mi si accatastano migliaia di argomenti con cui controbattere, ma li blocco stringendo i
denti. Non siamo dei bambini, nessuno di noi due. Non crediamo nelle favole. E se ci credessimo, chi
saremmo? Non certo il Principe Azzurro e la Bella Addormentata. Io mozzo la testa a vittime di
omicidi e Anna lacera la pelle della gente, spezzando le ossa come rami verdi in pezzetti sempre pi
piccoli. Al massimo saremmo quel cacchio di drago e la strega malefica. Lo so. Ma devo comunque
dirglielo.
Non  giusto.
Sulla bocca di Anna si forma un sorriso. Dovrebbe essere amaro, dovrebbe essere un
sogghigno, ma non lo .
Lo sai cosa sei, vero?, chiede. Sei la mia salvezza. Il mio cammino verso la redenzione.
Verso la possibilit di pagare per quello che ho fatto.
Quando mi rendo conto di ci che vuole veramente, mi sento come se qualcuno mi avesse dato
un calcio nel petto. Non sono sorpreso dal fatto che sia restia a uscire con me e a saltellare in mezzo ai
tulipani, ma non mi ero mai immaginato, dopo tutto questo, che volesse essere mandata via.
Anna, dico. Non chiedermi di farlo.
Non risponde.
A cosa  servito tutto questo? Per cosa ho lottato? Per quale motivo abbiamo fatto
lincantesimo? Se poi alla fine.
Vai a riprenderti il coltello, risponde, poi svanisce nel nulla, proprio di fronte ai miei occhi,
tornando nellaltro mondo, quello in cui io non posso seguirla.
Capitolo diciannove
Da quando Anna  libera, non sono pi riuscito a dormire. Faccio incubi interminabili e vedo
figure oscure che incombono sul mio letto. Un odore dolciastro e persistente di fumo. Il miagolio di
quel maledetto gatto sulla porta di camera mia. Devo fare qualcosa. Non ho paura del buio; ho sempre
dormito come un sasso e sono stato in molti pi posti cupi e pericolosi di quanti mi spettassero. Ho
visto quasi tutto ci di cui si deve avere paura a questo mondo e, a dire il vero, ci che ti spaventa alla
luce del giorno  sempre peggio. Quello che i tuoi occhi vedono distintamente e che non riescono a
dimenticare  peggio di qualsiasi oscura figura rannicchiata da qualche parte e lasciata alla tua
immaginazione. Limmaginazione ha una pessima memoria; il ricordo se la svigna e diventa tutto
sfumato. Gli occhi, invece, ricordano molto pi a lungo.
Allora perch me la faccio sotto per un sogno? Perch sembrava cos vero. E lo faccio da troppo
tempo. Apro gli occhi e non vedo niente, ma lo so, lo so, che se mi affacciassi sotto al letto,
sbucherebbe fuori un braccio decomposto che mi trascinerebbe allinferno.
Ho cercato di incolpare Anna per questi incubi, poi ho provato a non pensare affatto a lei. A
dimenticare com finita la nostra ultima discussione. A dimenticare che mi ha affidato il compito di
recuperare il mio athame e, dopo averlo fatto, di usarlo per ucciderla. Anche solo a pensare a quelle
parole, inspiro ed espiro con forza. Come potrei? Quindi non lo far. Non ci penser e far del
procrastinare il mio nuovo sport nazionale.
Sono nel bel mezzo di una lezione di storia internazionale e ho la testa che mi cade in avanti.
Fortunatamente, il professor Banoff non se ne accorgerebbe neanche in un milione di anni, perch sono
seduto nellultima fila e lui  alla lavagna a blaterare sulle guerre puniche. Largomento potrebbe anche
appassionarmi molto, se solo riuscissi a rimanere cosciente quanto basta per riuscire a sintonizzarmi.
Ma lunica cosa che sento  bla bla, testa che cade, dito addormentato nellorecchio, risveglio di
scatto. E poi da capo. Quando suona la campanella di fine ora, muovo gli occhi a destra e a sinistra e
sbatto le ciglia unultima volta, poi mi tiro su dal banco e mi dirigo verso larmadietto di Thomas.
Mentre  intento a infilare dentro i libri, mi appoggio allo sportello accanto al suo. Sta evitando
il mio sguardo. C qualcosa che lo disturba. I suoi vestiti sono anche molto meno spiegazzati del
solito. E sembrano pi puliti. E sono abbinati. Si  messo in ghingheri per Carmel.
 gel quello che hai nei capelli?, lo prendo in giro.
Come fai a essere cos allegro?, chiede. Non hai visto il telegiornale?
In che senso?, chiedo, decidendo di fare il finto innocente. O ignorante. O entrambi.
Il telegiornale, dice fra i denti. La sua voce si abbassa. Il tizio nel parco. Lo
smembramento. Si d unocchiata intorno, ma non lo sta considerando nessuno, come sempre.
Pensi che sia stata Anna, dico.
Tu no?, chiede una voce nel mio orecchio.
Faccio un giro su me stesso. Proprio dietro le mie spalle c Carmel. Si sposta e si mette accanto
a Thomas, e dal modo in cui mi stanno di fronte, mi accorgo che ne hanno gi ampiamente discusso.
Mi sento attaccato e un pochino ferito. Mi hanno lasciato fuori dal giro. Mi fanno sentire come un
ragazzino capriccioso, il che, a sua volta, mi fa incazzare.
Carmel continua. Non puoi negare che sia una coincidenza enorme.
Non lo nego. Ma  una coincidenza. Non  stata lei.
Come fai a saperlo?, chiedono insieme, e no, non sono carini.
Ehi, Carmel.
La conversazione si interrompe di colpo quando Katie ci si avvicina insieme a uno stuolo di
ragazze. Alcune non le conosco, ma due o tre sono in classe con me. Una di loro, una brunetta bassina
con i capelli mossi e le lentiggini, mi fa un sorriso. Thomas lo ignorano completamente tutte.
Ehi, Katie, risponde Carmel, freddo. Come va?
Hai ancora intenzione di aiutare con il ballo di met anno scolastico? Oppure io, Sarah, Nat e
Casey siamo da sole?
In che senso aiutare? Io sono la presidentessa di quel comitato. Carmel guarda le altre
ragazze accanto a lei, perplessa.
Be, dice Katie con lo sguardo dritto su di me. Lo eri prima che tu diventassi cos
occupata.
Credo che sia io che Thomas vorremmo tanto levarci dalle scatole. Questa situazione mi mette
pi a disagio che parlare di Anna. Ma Carmel  una forza quando devi fare i conti con lei.
Oh, Katie, stai cercando di mettere su un colpo di Stato?.
Katie sbatte le ciglia. Cosa? Cosa stai dicendo? Stavo solo chiedendo.
Be, allora rilassati. Mancano ancora tre mesi al ballo. Ci riuniremo sabato. Si volta
leggermente verso di noi, un efficacissimo gesto di congedo.
Katie ha in faccia un sorriso imbarazzato. Farfuglia qualcosa e addirittura dice a Carmel che ha
proprio un bel maglione prima di zampettare via.
E vedete di avere due idee a testa su dove trovare i fondi!, gli grida dietro Carmel. Guarda di
nuovo verso di noi e si scusa scrollando le spalle.
Wow, sospira Thomas. Le ragazze sono proprio stronze.
Carmel spalanca gli occhi; poi fa un ampio sorriso. Certo che lo siamo. Ma non farti distrarre
da questo. Guarda me. Dicci cosa sta succedendo. Come fai a sapere che non  stata Anna con il tizio
che faceva jogging al parco?.
Vorrei tanto che Katie fosse rimasta pi a lungo.
Lo so, rispondo. Sono stato da lei.
C uno scambio di sguardi dintesa. Credono che io sia un ingenuo. Forse lo sono, perch  una
coincidenza enorme. Per ho avuto a che fare con i fantasmi per gran parte della mia vita. Dovrei
ottenere almeno il beneficio del dubbio.
Come fai a esserne sicuro?, chiede Thomas. E possiamo davvero correre il rischio? So che
quello che le  successo  terribile, ma ha fatto della roba terribile anche lei, cazzo, e forse dovremmo
mandarla dove li mandi tu, ovunque sia. Forse sarebbe meglio per tutti.
Sono quasi colpito di sentire Thomas parlare in questo modo, anche se non sono daccordo. Ma
questo tipo di discussione lo mette a disagio. Inizia a spostare il peso da un piede allaltro e a spingere
sul naso i suoi occhiali dalla montatura nera.
No, rispondo deciso.
Cas, inizia Carmel. Non puoi essere sicuro che non faccia pi del male a nessuno. Ha ucciso
gente per oltre cinquantanni. Non era colpa sua. Ma probabilmente non  cos facile per lei smettere di
colpo.
La fanno sembrare un lupo che ormai ha assaggiato il sangue del pollo.
No, dico di nuovo.
Cas.
No. Accetto le vostre ragioni e i vostri sospetti. Ma Anna non merita di essere morta. E se le
piantassi il coltello nella pancia. Quasi mi strozzo anche solo a dirlo. Non so dove la manderei.
Se ti fornissimo delle prove.
Ora mi metto sulla difensiva. State lontani da lei. Sono affari miei.
Affari tuoi?, dice seccamente Carmel. Non erano affari tuoi quando avevi bisogno del
nostro aiuto. Non eri solo tu quello in pericolo laltra notte dentro la casa. Non hai alcun diritto di
tagliarci fuori adesso.
Lo so, dico, e sospiro. Non so come spiegarglielo. Vorrei tanto che fossimo pi vicini, che
fossero miei amici da pi tempo, cos saprebbero cosa sto cercando di dire senza che ci sia il bisogno di
farlo. O vorrei che Thomas fosse pi bravo a leggere il pensiero. O forse lo , perch poggia la mano
sul braccio di Carmel e le sussurra che dovrebbero darmi un po di tempo. Lei lo guarda come se fosse
diventato scemo, ma fa un passo indietro.
Sei sempre cos con i tuoi fantasmi?, chiede lui.
Fisso larmadietto dietro di lui. Di che stai parlando?.
I suoi occhi consapevoli stanno scovando i miei segreti.
Non lo so, dice un attimo dopo. Sei sempre cos protettivo?.
Infine, lo guardo negli occhi. Ho una confessione in gola, anche qui, in mezzo a dozzine di
studenti che affollano i corridoi, diretti verso la loro terza ora di lezione. Mentre mi passano accanto,
riesco a sentire pezzi e bocconi delle loro conversazioni. Sembrano cos normali e mi viene in mente
che io non ho mai chiacchierato cos. Lamentarsi dei professori e domandarsi cosa fare venerd sera.
Chi ha tempo? Mi piacerebbe tanto parlare con Thomas e Carmel di certe cose. Mi piacerebbe stare a
organizzare una festa o decidere che DVD noleggiare e da chi andare a guardarlo.
Magari dopo ce ne potrai parlare, dice Thomas, ed  l, nella sua voce. Lha capito. Sono
contento.
Ora dovremmo semplicemente concentrarci su come recuperare il tuo athame, suggerisce.
Faccio un vago cenno affermativo. Come diceva sempre mio pap? Dalla padella alla brace. Di solito
ridacchiava quando pensava che la vita  piena di trappole mortali.
Qualcuno ha visto Will?, chiedo.
Ho cercato di chiamarlo alcune volte, ma mi ignora, dice Carmel.
Dovr rompergli le scatole di persona, dico con rammarico. Will mi piace e so quanto debba
essere incazzato. Ma non pu tenersi il coltello di mio pap. Assolutamente no.
Suona la campanella dellinizio della terza ora. Senza che ce ne accorgessimo, i corridoi si sono
svuotati e improvvisamente le nostre voci sono troppo forti. Non possiamo starcene qui a fare
gruppetto; prima o poi qualche custode troppo zelante ci scover. Ma io e Thomas non abbiamo
nientaltro che unora di studio in biblioteca e non abbiamo voglia di andarci.
Vi va di marinare le prossime lezioni?, mi chiede, leggendomi nel pensiero. O forse
comportandosi semplicemente da adolescente medio con buone idee.
Assolutamente s. Tu, Carmel?.
Scrolla le spalle e si stringe un po di pi il cardigan color crema sulle spalle. Ho algebra, ma
tanto a che serve? E poi, non ho mai saltato neanche una singola lezione fino a ora.
Figata. Andiamo a prenderci qualcosa da mangiare.
Sushi Bowl?, suggerisce Thomas.
Pizza, diciamo io e Carmel insieme, e lui fa un ampio sorriso. Mentre camminiamo per il
corridoio, mi sento sollevato. In meno di un minuto, saremo fuori da questa scuola, nella gelida aria
invernale, e chiunque tenti di fermarci si beccher un bel dito medio.
Poi qualcuno mi d un colpetto sulla spalla.
Ehi.
Quando mi giro, tutto ci che riesco a vedere  un cazzotto in faccia, almeno finch non sento
quella sorda fitta multicolore che ti arriva quando qualcuno ti d un pugno dritto sul naso. Mi piego in
due e chiudo gli occhi. Ho una calda sensazione di umido e di appiccicoso sulle labbra. Mi sanguina il
naso.
Will, che fai?, sento gridare Carmel, poi si unisce Thomas e Chase inizia a grugnire. Si
sentono i suoni di una zuffa.
Non difendetelo, dice Will. Non avete visto il telegiornale?  morto qualcuno per colpa
sua.
Apro gli occhi. Da dietro la spalla di Thomas, Will mi fissa con uno sguardo truce. Chase 
pronto a saltarmi addosso, con i suoi capelli biondi a spazzola e la sua maglietta smanicata; muore dalla
voglia di dare uno spintone a Thomas non appena il suo capo designato gli avr dato il via libera.
Non  stata lei. Tiro su col naso e sento sapore di sangue in fondo alla gola.  salato e sa di
vecchi penny. Pulendomi il naso con il dorso della mano, mi ci ritrovo un macchia color rosso acceso.
Non  stata lei, mi deride. Non hai sentito i testimoni? Hanno detto di aver sentito dei gemiti
e dei grugniti, provenienti da una gola umana. Poi hanno detto di aver sentito parlare una voce che non
sembrava per niente umana. Hanno detto che il corpo era diviso in sei pezzi. Ti ricorda nessuno che
conosci?
Mi ricorda un sacco di gente, dico ringhiando. Mi ricorda un qualsiasi psicopatico da quattro
soldi. Peccato che non sia vero. E la voce che parla senza sembrare umana mi fa rizzare i peli dietro il
collo.
Sei veramente cieco, dice.  tutta colpa tua. Fin da quando sei arrivato qui. Prima Mike e
ora questo poveraccio nel parco. Si ferma, allunga la mano nella giacca e tira fuori il mio coltello. Me
lo punta contro, unaccusa. Fa il tuo dovere!.
Ma  idiota? Deve essere impazzito, a tirarlo fuori qui dentro la scuola. Se lo far confiscare, gli
faranno fare delle visite settimanali dallo psicoterapeuta o verr espulso e poi io dovr intrufolarmi Dio
solo sa dove per riprendermelo.
Ridammelo, dico con una voce strana. Il naso ha smesso di sanguinarmi, ma riesco a sentire
il grumo di sangue l dentro. Se ci respiro sopra per parlare normalmente, finir per ingoiarlo e
ricomincer a sanguinare.
Perch?, chiede Will. Tu non lo usi. Quindi forse lo user io. Punta il coltello contro
Thomas. Secondo te che succede se ferisco un essere vivente? Lo manda nello stesso posto dove
manda gli altri?
Stai lontano da lui, dice Carmel fra i denti. Si infila fra Thomas e il coltello.
Carmel!. Thomas la tira indietro di un passo.
Sei fedele a lui ora, eh?, chiede Will, e arriccia le labbra come se non avesse mai visto niente
di pi disgustoso. Invece non sei mai stata fedele a Mike.
Non mi piace la piega che sta prendendo questa discussione. In verit, non so cosa accadrebbe
se lathame fosse usato su una persona viva. Da quello che so, non  mai successo. Non voglio pensare
alla ferita che potrebbe provocargli, a come la pelle di Thomas potrebbe rivoltarsi fin sopra la sua
faccia e al buco nero che potrebbe lasciargli dove  stato infilzato. Devo fare qualcosa, e con
qualcosa intendo dire fare il coglione.
Mike era un cazzone, dico a voce alta. Will  immobilizzato dallo shock, che era quello che
volevo. Non si meritava alcuna fedelt. N da parte di Carmel n da parte tua.
La sua attenzione  tutta su di me ora. La lama risplende con forza sotto le luci al neon della
scuola. Non che io muoia dalla voglia di rischiare che la pelle mi si allunghi fin sopra la faccia, ma
sono curioso. Mi domando se il mio legame con il coltello, il mio diritto di sangue di maneggiarlo, mi
protegger in qualche modo. Soppeso mentalmente le due possibilit. Dovrei attaccarlo? Dovrei
buttarlo a terra?
Ma invece che sembrare incazzato, Will fa un ampio sorriso.
La uccider, lo sai, vero?, dice. La tua piccola dolce Anna.
La mia piccola dolce Anna. Sono cos limpido? Era cos evidente, da sempre, a tutti tranne che
a me?
Non  pi debole, idiota, gli sputo contro. Non riuscirai ad avvicinarti a lei neanche di un
metro, con o senza coltello magico.
Vedremo, risponde, e il mio cuore sprofonda vedendo il mio athame, lathame di mio padre,
sparire di nuovo nelloscurit della sua giacca. Vorrei attaccarlo, pi di ogni altra cosa, ma non posso
rischiare che qualcuno si faccia male. Tanto pi che Thomas e Carmel mi si mettono accanto, dietro
alle spalle, pronti a trattenermi.
Non qui, dice Thomas. Ce lo riprenderemo, non ti preoccupare. Troveremo il modo.
Ci conviene farlo alla svelta, rispondo, perch non so se stavo dicendo la verit un attimo fa.
Anna si  messa in testa che  giusto che muoia. Potrebbe lasciare che Will varchi tranquillamente la
sua porta, per risparmiare a me il dolore di doverlo fare di persona.
Decidiamo di lasciar perdere la pizza. In effetti, decidiamo di lasciar perdere tutto il resto della
mattinata di scuola e di dirigerci invece verso casa mia. Ho trasformato Thomas e Carmel in un paio di
delinquenti belli e buoni. Io sono in macchina con Thomas, nella sua Tempo, mentre Carmel ci segue.
Quindi, dice lui, poi si ferma e si morde un labbro. Aspetto che dica il resto, ma inizia a
giocherellare con le maniche della sua felpa grigia, che sono un po troppo lunghe e stanno iniziando a
sfilacciarsi lungo i bordi.
Sai di Anna, dico per rendergli la cosa pi facile. Sai quello che provo per lei.
Thomas annuisce.
Mi passo le dita fra i capelli, ma mi ricadono dritti davanti agli occhi.  perch non riesco a
smettere di pensare a lei?, chiedo. O riesci proprio a sentire cosa mi passa per la testa?.
Thomas arriccia le labbra. Non  nessuna delle due. Ho cercato di restarti fuori dalla testa da
quando me lhai chiesto. Perch siamo. Si ferma e sembra un po una pecorella, l a mordersi il
labbro e con quelle ciglia lunghe.
Perch siamo amici, dico, e gli do un colpo sul braccio. Lo puoi dire. Siamo amici. Forse sei
proprio il mio migliore amico. Tu e Carmel.
Gi, dice Thomas. Credo che abbiamo tutti e due la stessa espressione: un po imbarazzata,
ma contenta. Si schiarisce la gola. Va be, comunque. Sapevo di Anna per via dellenergia. Per via
dellaura.
Laura?
Non  solo una roba mistica. Probabilmente molte persone riescono a coglierla. Ma io riesco a
vederla pi chiaramente. Allinizio pensavo che fosse semplicemente il modo in cui ti comporti con
tutti i fantasmi. Avevi sempre questa specie di bagliore emozionato ogni volta che parlavi di lei, o
soprattutto quando ti avvicinavi alla casa. Ma ora ce lhai sempre.
Sorrido in silenzio.  sempre con me. Mi sento stupido ora, per non essermene accorto prima.
Ma va be, almeno un giorno avremo questa strana storia da raccontare, di amore e di morte e di sangue
e di conflitti paterni. E porca puttana, sono il sogno proibito di qualsiasi psichiatra.
Thomas accosta nel mio vialetto. Carmel, solo alcuni secondi dietro di noi, ci raggiunge davanti
allingresso.
Buttate pure la roba dove vi pare, dico mentre entriamo. Ci togliamo le giacche e lanciamo
gli zaini sul divano. Il calpestio di piccole zampette nere annuncia larrivo di Tebaldo, che si arrampica
sulle cosce di Carmel per essere preso in braccio e accarezzato. Thomas gli lancia unocchiataccia, ma
Carmel prende quel piccolo cascamorto a quattro zampe e lo tira su.
Li conduco in cucina e si siedono intorno al nostro tavolo rotondo di rovere. Infilo la testa nel
frigorifero.
Ci sono pizze surgelate oppure un sacco di affettati e di formaggio qui. Potrei fare dei panini al
forno.
Panini al forno, concordano Thomas e Carmel. C un breve istante di sorrisi e di guance
arrossite. Borbotto sottovoce qualcosa sullaura che comincia a risplendere e Thomas afferra il
canovaccio dal ripiano della cucina e me lo tira. Circa venti minuti dopo, ci stiamo sgranocchiando dei
panini al forno decisamente niente male e il vapore che esce dal mio sembra ammorbidire il sangue
rappreso che ho ancora attaccato dentro il naso.
Mi sta venendo un livido?, chiedo.
Thomas mi d unocchiata. Nah, dice. Mi sa che Will  una schiappa a dare i pugni.
Bene, rispondo. Mia mamma si sta veramente stancando di farmi da medico. Credo che
abbia fatto pi incantesimi curativi per questo viaggio che per i nostri ultimi dodici viaggi messi
insieme.
Questo  stato diverso per te, vero?, chiede Carmel fra un morso e laltro di pollo e
formaggio. Anna ti ha proprio spiazzato.
Annuisco. Anna e tu e Thomas. Non ho mai affrontato niente di simile. E non ho mai dovuto
chiedere a dei civili di venire a caccia insieme a me.
Secondo me  un segno, dice Thomas con la bocca piena. Secondo me significa che dovresti
rimanere. Lasciare i fantasmi un po in pace.
Faccio un respiro profondo. Forse questo  lunico momento in vita mia in cui potrei essere
tentato di farlo. Mi ricordo quando ero piccolo, prima che mio pap venisse ucciso, e mi ricordo che
pensavo che sarebbe stato bello se avesse smesso per un po. Che sarebbe stato bello fermarci in un
posto e farmi un po di amici, e se fosse rimasto a fare due passaggi a baseball con me il sabato
pomeriggio invece di stare al telefono con qualche occultista o con il naso piantato in qualche vecchio
libro ammuffito. Ma tutti i bambini provano questo sentimento verso i propri genitori, non solo quelli
che hanno un cacciatore di fantasmi come pap.
Adesso sto provando di nuovo quel sentimento. Sarebbe bello restare in questa casa. 
accogliente e ha una bella cucina. E sarebbe forte poter stare insieme a Carmel e a Thomas. E ad Anna.
Potremmo diplomarci insieme, magari andare al college in posti vicini. Sarebbe quasi normale. Solo io,
i miei migliori amici e la mia ragazza morta.
Lidea  talmente ridicola che sbuffo dal naso.
Che c?, chiede Thomas.
Non c nessun altro che possa fare quello che faccio io, rispondo. Anche se Anna non
uccidesse pi, gli altri fantasmi lo farebbero ancora. Devo riprendermi il coltello. E dovr rimettermi al
lavoro, alla fine.
Thomas assume unaria abbattuta. Carmel si schiarisce la gola.
Quindi, come ce lo riprendiamo il coltello?, chiede.
Di sicuro non  in vena di restituircelo, dice Thomas imbronciato.
Sai, i miei genitori sono amici dei suoi, suggerisce Carmel. Potrei chiedere di fare pressione
su di loro, sai, dire che Will ha rubato un cimelio di famiglia. Non sarebbe una bugia.
Non voglio dover rispondere a una marea di domande su come mai il mio cimelio di famiglia
sarebbe un coltello dallaspetto letale, dico. E poi, non credo che i genitori possano fare sufficiente
pressione questa volta. Saremo costretti a rubarlo.
Intrufolarci in casa e rubarlo?, chiede Thomas. Tu sei matto.
Non  cos matto, dice Carmel scrollando le spalle. Io ho la chiave di casa sua. I miei
genitori sono amici dei suoi, ricordate? Abbiamo ognuno le chiavi dellaltro, nel caso qualcuno restasse
chiuso fuori o perdesse le chiavi o qualcuno dovesse dare unocchiata mentre gli altri sono via.
Che cosa bizzarra, dico, e lei fa un mezzo sorriso.
I miei hanno le chiavi di mezzo vicinato. Muoiono tutti dalla voglia di scambiarle con noi. Ma
la famiglia di Will  lunica ad avere una copia delle nostre. Scrolla nuovamente le spalle. A volte
paga avere lintera citt che si fa gli affari tuoi. Il resto del tempo,  solo una rottura.
Ovviamente io e Thomas non abbiamo idea di cosa stia parlando. Noi siamo cresciuti con dei
genitori che erano degli strambi stregoni. La gente non scambierebbe le chiavi con noi neanche fra un
milione di anni.
Quindi quando lo facciamo?, chiede Thomas.
Il prima possibile, dico. In un momento in cui non c nessuno. Con la luce del giorno.
Presto, appena esce per andare a scuola.
Ma probabilmente avr il coltello con s, dice Thomas.
Carmel tira fuori il telefono. Diffonder la voce che gira per la scuola con un coltello e che
qualcuno dovrebbe segnalarlo. Lo verr a sapere prima di domattina e decider di non rischiare.
A meno che non decida di restarsene proprio a casa, dice Thomas.
Gli lancio unocchiataccia. Hai mai sentito parlare di san Tommaso?
Non centra niente, risponde con tono compiaciuto. Si dice di qualcuno che  scettico. Io
non sono scettico. Sono pessimista.
Thomas, dice Carmel. Non sapevo che tu fossi un cervellone. Le sue dita si danno
affannosamente da fare sulla tastiera del telefono. Ha gi mandato tre messaggi e ne ha ricevuti due di
risposta.
Basta, voi due, dico. Andremo domattina. Credo che salteremo la prima e la seconda ora,
forse.
Nessun problema, risponde Carmel. Dopotutto sono le due ore a cui siamo riusciti ad andare
oggi, no?.
Il mattino trova me e Thomas rannicchiati nella sua Tempo, parcheggiata dietro langolo di casa
di Will. Le nostre teste sono sprofondate dentro le felpe con il cappuccio e ci guardiamo intorno con
sguardo losco. Abbiamo esattamente laspetto che ci si aspetterebbe se da l a pochi minuti
commettessimo un grave crimine.
Will vive in una delle zone pi ricche e meglio conservate della citt.  ovvio. I suoi genitori
sono amici di quelli di Carmel.  per questo che ho una copia delle sue chiavi di casa che mi tintinnano
nella tasca anteriore dei pantaloni. Ma sfortunatamente questo significa che potrebbero esserci un sacco
di casalinghe o di domestiche ficcanaso che spiano dalle finestre per vedere cosa stiamo combinando.
 il momento?, chiede Thomas. Che ore sono?
Non  il momento, dico, cercando di sembrare calmo, come se lavessi fatto gi un milione di
volte. Ma non  cos. Carmel non ha ancora chiamato.
Si calma per un secondo e fa un respiro profondo. Poi si irrigidisce e nasconde la testa dietro il
volante.
Mi sa che ho visto un giardiniere, dice fra i denti.
Lo ritiro su prendendolo per il cappuccio. Improbabile. I giardini sono gi diventati tutti
marroni. Forse era qualcuno che rastrellava le foglie. In ogni caso, non ce ne staremo qui seduti con i
guanti e il passamontagna. Non stiamo facendo niente di male.
Non ancora.
Be, cerca di non avere unaria sospetta.
Siamo solo noi due. Fra il momento in cui il piano  stato ordito e il momento in cui il piano 
stato eseguito, abbiamo deciso che Carmel sarebbe stata il nostro palo. Sarebbe andata a scuola e si
sarebbe assicurata che Will fosse l. Da quello che ha detto, i suoi genitori escono di casa per andare a
lavoro molto prima che lui esca per andare a scuola.
Carmel si  opposta, ha detto che siamo dei sessisti, che sarebbe dovuta venire perch almeno
avrebbe avuto una scusa ragionevole per essere l nel caso qualcosa fosse andato storto. Thomas non ha
voluto saperne. Stava cercando di proteggerla, ma a vederlo qui, a mordersi il labbro e a sobbalzare al
minimo movimento, credo che sarei stato meglio con Carmel. Quando il mio telefono inizia a vibrare,
lui fa un salto come un gatto spaventato.
 Carmel, gli dico mentre rispondo.
Non c, sussurra con tono agitato.
Cosa?
Non ci sono, nessuno dei due. Anche Chase  sparito.
Cosa?, chiedo di nuovo, ma ho sentito bene quello che ha detto. Thomas mi tira per la manica
come uno scolaretto delle elementari impaziente. Non sono andati a scuola, gli dico di scatto.
Thunder Bay deve essere vittima di una maledizione. Non va mai niente per il verso giusto in
questa stupida citt. E ora ho Carmel tutta preoccupata in un orecchio e Thomas che tira fuori mille
ipotesi nellaltro e ci sono semplicemente troppe cavolo di persone in questa macchina perch io possa
riuscire ad avere le idee chiare.
Che facciamo ora?, chiedono contemporaneamente.
Anna. E Anna? Will ha con s lathame e se gli  giunta allorecchio la trappola via SMS di
Carmel, chiss cosa potrebbe aver deciso di fare.  abbastanza intelligente da riuscire a fare il doppio
gioco; so che lo . E, almeno nelle ultime settimane, sono stato abbastanza scemo da cascarci. In questo
momento potrebbe starsene a ridere di noi, a immaginarsi noi che rovistiamo in camera sua, mentre lui
percorre il vialetto di Anna con il mio coltello e il suo lacch biondo al seguito.
Accendi la macchina e vai, ringhio, e attacco il telefono in faccia a Carmel. Dobbiamo
arrivare da Anna, e in fretta. Per quello che ne so, potrebbe gi essere troppo tardi.
Dove?, chiede Thomas, ma ha fatto partire la macchina e sta girando lisolato, verso la
facciata della casa di Will.
Da Anna.
Non pensi che, inizia Thomas. Magari potrebbero essere semplicemente rimasti a casa.
Forse stanno andando a scuola e sono semplicemente in ritardo.
Lui continua a parlare, ma mentre passiamo davanti a casa di Will, i miei occhi notano
qualcosa. C qualcosa che non va nelle tende di una stanza al primo piano. Non  solo il fatto che sono
tirate mentre tutte le altre finestre sono libere e aperte.  qualcosa nel modo in cui sono tirate.
Sembrano in disordine, in un certo senso. Come se qualcuno le stesse tenendo unite.
Fermati, dico. Parcheggia.
Che c?, chiede Thomas, ma mantengo i miei occhi ben addestrati fissi sulla finestra del
primo piano.  l dentro, lo so che c, e allimprovviso sono infuriato come una bestia. Basta con
queste stronzate. Ora vado l e mi riprendo il mio coltello e Will Rosenberg far bene a togliersi di
mezzo.
Scendo ancor prima che la macchina si fermi. Thomas si precipita dietro di me, faticando a
liberarsi dalla cintura di sicurezza. Dal suono si direbbe che sia caduto per met dallo sportello del
guidatore, poi per i suoi passi impacciati mi raggiungono e inizia a farmi un milione di domande.
Cosa stiamo facendo? Cosa hai intenzione di fare?
Mi riprendo il coltello, rispondo. Muoviamo le chiappe su per il vialetto e balziamo sui
gradini della veranda. Thomas avvicina la mano per bussare, ma gliela spingo via e uso la chiave. Mi
girano le scatole e non voglio dare a Will pi preavviso del necessario. Che ci provi a non ridarmelo.
Che ci provi. Ma Thomas mi afferra le mani.
Cosa?, chiedo bruscamente.
Usa questi, almeno, dice, porgendomi un paio di guanti. Vorrei dirgli che non stiamo pi
andando a intrufolarci di soppiatto, ma  pi facile mettermeli che iniziare a discutere. Se ne mette un
paio anche lui, giro la chiave nella serratura e apro la porta.
Lunico aspetto positivo dellessere entrati in casa  che il bisogno di silenzio fa s che Thomas
la smetta di tartassarmi di domande. Il cuore mi batte nella cassa toracica come un martello, silenzioso,
ma insistente. Ho i muscoli tesi e tremolanti. Non  per niente come braccare un fantasma. Non mi
sento forte e sicuro. Mi sento come un bambino di cinque anni in un labirinto di siepi dopo il tramonto.
La casa ha dei begli interni. Pavimenti in parquet e grossi tappeti. La ringhiera che porta al
piano superiore sembra che sia stata trattata con lucido per legno ogni giorno da quando  stata
intagliata. Sulle pareti ci sono pezzi darte originali e non di quelli moderni e senza senso, di quelli per
i quali uno stronzo qualunque pelle e ossa di New York dichiara un altro stronzo qualunque pelle e ossa
un genio perch dipinge dei quadrati rossi davvero impetuosi. Questa  arte classica, paesaggi marini
di ispirazione francese e piccoli ritratti dalle ombre marcate di donne con delicati abiti di pizzo.
Normalmente i miei occhi dedicherebbero pi tempo a questi oggetti. Gideon mi ha insegnato ad
apprezzare larte al Victoria and Albert a Londra.
Ma ora non  il caso. Riprendiamoci il mio coltello e andiamocene, sussurro a Thomas.
Mi faccio strada su per le scale e una volta in cima giro a sinistra, verso la stanza con le tende
tirate. Mi passa per la mente che potrei sbagliarmi. Potrebbe non essere per niente una camera da letto.
Potrebbe essere un ripostiglio o una stanza per i giochi o qualche altro tipo di stanza in cui le tende
normalmente sono tirate. Ma non  il momento di pensarci, ora. Sono di fronte alla porta chiusa.
La maniglia gira con facilit quando provo a muoverla e la porta si apre per met. Allinterno 
troppo buio per vederci bene, ma riesco a distinguere la forma di un letto e, credo, di un com. La
stanza  vuota. Io e Thomas scivoliamo dentro come vecchi professionisti. Per ora, tutto bene. Mi
muovo cautamente verso il centro della stanza. Sbatto le ciglia per attivare meglio la visione notturna.
Forse dovremmo provare ad accendere una luce o qualcosa del genere, sussurra Thomas.
Forse, rispondo con aria assente. Non lo sto ascoltando molto. Ci vedo un po meglio adesso,
e quello che vedo non mi piace.
I cassetti del com sono aperti. Ci sono dei vestiti che escono fuori, come se qualcuno ci avesse
rovistato dentro in tutta fretta. Anche la posizione del letto sembra strana.  storto, verso la parete. 
stato spostato.
Girando in cerchio, vedo che lanta dellarmadio  aperta e accanto a essa c un poster mezzo
strappato.
C gi stato qualcuno qui, dice Thomas, lasciando perdere i sussurri.
Mi rendo conto che sto sudando e mi asciugo la fronte con il dorso del guanto. Non ha alcun
senso. Chi potrebbe mai esserci gi stato? Forse Will aveva altri nemici.  una cacchio di coincidenza,
ma le coincidenze sembrano parecchio in voga.
Nel buio, intravedo qualcosa accanto al poster, sul muro. Sembra una scritta. Mi avvicino e con
il piede urto qualcosa sul pavimento, qualcosa che produce un familiare suono sordo. So di cosa si
tratta prima ancora di dire a Thomas di accendere la luce. Quando il bagliore inonda la stanza, io ho gi
iniziato a indietreggiare, dopo di che vediamo quello in cui siamo stati in mezzo fino a ora.
Sono morti tutti e due. La cosa che ho urtato con il piede era la coscia di Chase (o ci che ne
resta), e quello che pensavo fosse una scritta sulla parete era in realt un lungo, grosso schizzo di
sangue. Scuro sangue arterioso spruzzato in linee curve chiuse su loro stesse. Thomas mi ha afferrato
da dietro per la maglietta e sta singhiozzando in preda al panico. Mi libero con gesti lenti dalla presa.
La mia mente  distaccata e clinica. Listinto di investigare  pi forte dellimpulso di fuggire.
Il corpo di Will  dietro il letto.  steso sulla schiena e ha gli occhi aperti. Uno degli occhi 
iniettato e inizialmente penso che gli siano scoppiati tutti i vasi sanguigni, ma  solo il rosso
proveniente da uno schizzo di sangue. La stanza intorno a loro  distrutta. Le lenzuola e le coperte
strappate via e ammassate per terra accanto al braccio di Will. Indossa ancora quello che penso essere il
suo pigiama, un paio di pantaloni di flanella e una maglietta. Chase era vestito. Sto ragionando come
farebbe un investigatore della scientifica, mettendo i fatti in ordine cronologico e prendendone nota,
solo per cercare di non pensare a ci che avevo notato fin dallistante in cui si  accesa la luce.
Le ferite. Ci sono delle ferite su tutti e due: accese, rosse e ancora sanguinanti. Delle grosse
mezzelune frastagliate di muscoli e ossa mancanti. Riconoscerei quelle ferite dovunque, anche se le ho
viste solo nella mia immaginazione. Sono dei morsi.
Sono stati divorati.
Proprio come mio padre.
Cas!, grida Thomas, e dal tono della voce mi accorgo che ha gi detto il mio nome alcune
volte senza ottenere alcuna risposta. Dobbiamo andarcene da qui!.
Ho le gambe inchiodate a terra.  come se non riuscissi pi a muovermi, ma poi lui mi afferra e,
tenendomi gi le braccia, mi trascina fuori. Solo quando spegne la luce e la scena nella camera torna
nera, me lo scrollo di dosso e inizio a correre.
Capitolo venti
Che facciamo?.
 questo che Thomas continua a chiedermi. Carmel ha chiamato due volte, ma continuo a
ignorarla. Che facciamo? Non ne ho idea. Non faccio altro che starmene seduto sul sedile del
passeggero mentre Thomas guida verso nessun posto in particolare.  questo quello che si deve provare
quando si  in catatonia. Non c alcun pensiero agitato che mi passi per la mente. Non sto facendo
piani o valutazioni. C solo un lieve, ritmico ritornello.  qui.  qui.
Una delle mie orecchie avverte la voce di Thomas.  al telefono con qualcuno, sta spiegando
cosa abbiamo trovato. Deve essere Carmel. Deve averci rinunciato con me e avr provato con lui,
sapendo che avrebbe ottenuto risposta.
Non lo so, dice. Credo che sia partito di cervello. Credo che sia andato.
Il mio viso ha un tic, come se volesse reagire e mostrarsi allaltezza della sfida, ma  intorpidito,
come se dovesse ancora riprendersi dalla novocaina dopo il dentista. Dentro il cervello i pensieri mi
gocciolano lentamente. Will e Chase sono morti. La bestia che ha divorato mio padre. Thomas sta
guidando verso il nulla.
Nessuno di questi pensieri si connette allaltro. Nessuno di essi ha molto senso. Ma almeno non
ho paura. Poi il rubinetto inizia a gocciolare pi velocemente, Thomas grida il mio nome e mi d una
botta sul braccio, riuscendo finalmente a riaprire lacqua.
Portami da Anna, dico.  sollevato. Almeno ho detto qualcosa. Almeno ho preso una qualche
decisione, ho dato un qualche ordine esecutivo.
Lo stiamo per fare, gli sento dire al telefono. S. Ci stiamo andando adesso. Ci vediamo l.
Non entrare se non siamo arrivati prima noi!.
Non ha capito. Come posso spiegarglielo? Lui non sa com morto mio padre. Non sa cosa
significa tutto questo, che alla fine mi ha raggiunto.  riuscito a trovarmi, ora, quando sono
praticamente privo di difese. E non sapevo neppure che mi stesse cercando. Mi viene quasi da
sorridere. Il fato mi sta giocando un bello scherzo.
I chilometri passano in una sequenza di immagini sfocate. Thomas sta blaterando parole
incoraggianti. Si infila nel vialetto di Anna e scende. Alcuni secondi dopo si apre anche il mio sportello
e Thomas mi tira su per il braccio.
Andiamo, Cas, dice. Lo guardo con aria inquieta. Sei pronto?, chiede. Cosa pensi di
fare?.
Non so cosa dire. Lo stato confusionario in cui mi trovo sta cominciando a perdere il suo
fascino. Rivoglio indietro il mio cervello. Non sarebbe il caso che si scrollasse come un cane e si
rimettesse al lavoro?
Lungo la fredda ghiaia si sente il crepitio dei nostri passi. Il fiato mi esce dalla bocca in una
nuvoletta chiara. Alla mia destra, le nuvolette di Thomas escono molto pi rapidamente, in sbuffi
agitati.
Va tutto bene?, chiede. Cavolo, non avevo mai visto niente del genere. Non posso credere
che lei  stato. Si ferma e si piega in avanti. Sta ricordando, e se lo facesse troppo intensamente o
troppo bene, potrebbe vomitare. Allungo un braccio e lo tiro su.
Forse dovremmo aspettare Carmel, dice. Poi mi tira indietro.
La porta di Anna si  aperta. Sta uscendo sulla veranda, lentamente, come un cerbiatto. Osservo
il suo vestito primaverile. Non accenna neppure a coprirsi meglio, anche se il vento deve passarle
addosso come affilate lame di ghiaccio. Le sue spalle nude e senza vita non lo possono sentire.
Ce lhai?, chiede. Lhai trovato?
Ce lhai, cosa?, sussurra Thomas. Ma di che sta parlando?.
Scrollo la testa in risposta a entrambi e salgo i gradini della veranda. La supero ed entro
direttamente in casa; lei mi segue.
Cas, dice. Che hai?. Mi sfiora il braccio con le dita.
Stai indietro, tu!, strilla Thomas. Le d una spinta e si mette in mezzo a noi due. Sta facendo
questo piccolo ridicolo simbolo della croce con le dita, ma non lo critico.  sconvolto. E lo sono anche
io.
Thomas, dico. Non  stata lei.
Cosa?
Non  stata lei.
Lo guardo con aria calma, cos che possa vedere che la morsa dello shock sta mollando la presa;
sto tornando in me.
E falla finita con quelle dita, aggiungo. Non  un vampiro, e anche se lo fosse non credo che
la tua croce di falangi servirebbe a qualcosa.
Abbassa le mani. Il sollievo gli fa rilassare i muscoli del viso.
Sono morti, dico ad Anna.
Chi  morto? E perch stavolta non mi accusate?.
Thomas si schiarisce la gola.
Be, lui no, ma io s. Doveri la notte scorsa e stamattina?
Ero qui, risponde. Sono sempre qui.
Fuori, sento il crepitio degli pneumatici di una macchina.  arrivata Carmel.
Questo poteva andar bene quando eri imprigionata, controbatte Thomas. Ma forse ora che
sei libera di andare, vai un po da tutte le parti. Perch non dovresti? Per quale motivo te ne staresti qui,
dove sei stata intrappolata per oltre cinquantanni?. Si guarda intorno, agitato, anche se la casa 
tranquilla. Non c segno di spiriti infuriati. Io non ho voglia di stare qui neanche adesso.
Sulla veranda si sentono dei passi, poi Carmel entra di colpo con in mano, fra tutto quello che
avrebbe potuto avere, una mazza da baseball di metallo.
Stai lontana da loro, cacchio!, grida a squarciagola. Brandisce la mazza descrivendo un
ampio arco e la sbatte in faccia ad Anna. Leffetto  simile a quello che si otterrebbe colpendo
Terminator con un tubo di piombo. Anna sembra solo un po sorpresa e poi un po offesa. Mi sembra di
vedere Carmel che deglutisce.
 tutto a posto, dico, e la mazza si abbassa di qualche centimetro. Non  stata lei.
Come fai a saperlo?, chiede Carmel. Ha gli occhi lucidi e la mazza che le trema fra le mani.
Sta andando avanti a adrenalina e paura.
Come fa a sapere cosa?, si inserisce Anna. Cosa stai dicendo? Cosa  successo?
Will e Chase sono morti, dico.
Anna abbassa lo sguardo. Poi chiede: Chi  Chase?.
Perch non la smettono di fare tutte queste cacchio di domande? O qualcun altro potrebbe
rispondere, almeno?
 uno dei ragazzi che ha aiutato Mike a fregarmi, la notte in cui. Mi fermo. Laltro che
era alla finestra.
Ah.
Dal momento che non do segno di andare avanti, Thomas interviene e racconta tutto ad Anna.
Carmel rabbrividisce sui dettagli pi cruenti. Thomas le chiede scusa con lo sguardo, ma continua a
parlare. Anna ascolta e mi guarda.
Chi farebbe una cosa simile?, chiede Carmel con rabbia. Avete toccato niente? Qualcuno vi
ha visti?. Sta guardando Thomas, poi me, poi di nuovo Thomas.
No. Ci eravamo messi i guanti e mi pare di non aver spostato niente mentre eravamo l,
risponde Thomas. Hanno entrambi una voce calma, al massimo parlano un po veloce. Si stanno
concentrando sugli aspetti pratici, il che rende le cose pi facili. Ma non posso lasciare che lo facciano
loro. Non capisco cosa stia succedendo qui e abbiamo bisogno di arrivarci. Devono sapere tutto o
almeno tutto quello che avr la forza di raccontargli.
Cera cos tanto sangue, dice Thomas con tono spossato. Chi farebbe una cosa simile?
Perch qualcuno dovrebbe?
Non  esattamente un chi.  pi un cosa, dico. Allimprovviso mi sento stanco. Lo schienale
del divano coperto dal lenzuolo sembra molto invitante. Mi ci appoggio contro.
Un cosa?, chiede Carmel.
S. Un essere. Non una persona. Non pi.  lo stesso essere che ha smembrato quel tizio nel
parco. Deglutisco. La questione dei morsi probabilmente  stata insabbiata. Hanno tenuto la prova
pi segreta possibile. Non lhanno diffusa.  per questo che non me ne sono reso conto prima.
Morsi, sussurra Thomas e spalanca gli occhi.  questo che erano? Non  possibile. Erano
troppo grossi; mancavano dei pezzi enormi.
Li avevo gi visti, dico. Aspetta. Non  vero. Non li ho mai visti effettivamente. E non so
cosa ci faccia qui adesso, dieci anni dopo.
Carmel sta distrattamente sbattendo la punta della sua mazza di alluminio contro il pavimento;
il rumore metallico echeggia come una campana stonata per tutta la casa vuota. Senza dire niente, Anna
le passa accanto, le prende la mazza e la appoggia sullimbottitura del divano.
Scusa, sussurra Anna, scrollando le spalle verso Carmel, che incrocia le braccia e a sua volta
scrolla le spalle.
Non fa niente. Non mi ero neanche accorta di farlo. E scusa per s, insomma, per averti
dato quella mazzata, prima.
Non mi ha fatto niente. Anna  accanto a me. Cassio. Tu sai cos questo essere.
Quando avevo sette anni, mio padre si stava occupando di un fantasma a Baton Rouge, in
Louisiana. Guardo il pavimento, ai piedi di Anna. E non  mai tornato. Quellessere ha avuto la
meglio.
Anna mi mette una mano sul braccio. Era un cacciatore di fantasmi, come te, afferma.
Come tutti i miei antenati, dico. Era come me e meglio di me. Lidea che lassassino di
mio padre sia qui mi fa girare la testa. Non doveva andare in questo modo. Sarei dovuto andare io a
cercarlo. Dovrei essere pronto e avere tutti gli strumenti, io avrei dovuto dargli la caccia e rispedirlo
sotto terra. Ma lha ucciso lo stesso.
Come lha ucciso?, chiede Anna con tono cauto.
Non lo so, rispondo. Mi tremano le mani. Pensavo che fosse stata colpa di una distrazione.
O che gli fosse stato teso un agguato. Ho anche avuto questa strana idea che il coltello avesse smesso di
funzionare, che dopo un tempo determinato non funzioni pi, quando raggiungi un certo numero. Ho
pensato che fosse colpa mia. Che lho ucciso semplicemente crescendo e preparandomi a diventare il
suo sostituto.
Questo non  vero, dice Carmel.  ridicolo.
S, be, forse s e forse no. Quando sei un bambino di sette anni, tuo pap muore e il suo corpo
sembra che sia stato portato a un buffet per delle cacchio di tigri siberiane, ti vengono in mente un
sacco di stronzate ridicole.
 stato divorato?, chiede Thomas.
S.  stato divorato. Sentii la descrizione dei poliziotti. Gli mancavano dei grossi pezzi,
proprio come quelli che mancavano a Will e Chase.
Questo non significa necessariamente che sia lo stesso essere, riflette Carmel. Sarebbe
proprio una grossa coincidenza, non ti pare? Dopo dieci anni?.
Non dico niente. Non posso che essere daccordo su questo punto.
Quindi forse  qualcosa di diverso, suggerisce Thomas.
No.  proprio quello.  lo stesso essere; lo so.
Cas, dice. Come fai a saperlo?.
Lo guardo aggrottando la fronte. Ehi. Non sar uno stregone, ma anche il mio lavoro ha i suoi
vantaggi. Lo so e basta, ok? E da quello che mi dice la mia esperienza, non ci sono esattamente delle
vagonate di fantasmi golosi di carne.
Anna, dice Thomas con tono dolce. Tu hai mai mangiato niente?.
Lei scuote la testa. Niente.
E poi, aggiungo, avevo intenzione di tornare l e prenderlo. Ho sempre avuto intenzione di
farlo. Ma questa volta lavrei fatto sul serio. Alzo lo sguardo verso Anna. Cio, pensavo che avrei
potuto. Dopo aver finito qui. Forse lo sapeva.
Ti sta dando la caccia, dice Anna con tono assente.
Mi stropiccio gli occhi e penso. Sono esausto. Sono proprio con il culo per terra. Il che non ha
alcun senso, perch ho dormito come un sasso la scorsa notte, forse per la prima volta in una settimana.
Poi qualcosa mi scatta in testa.
Gli incubi, dico. Sono peggiorati da quando sono arrivato qui.
Quali incubi?, chiede Thomas.
Pensavo che fossero solo sogni. Cera qualcuno che si chinava sopra di me. Ma per tutto
questo tempo, deve essere stata una specie di sogno psicopompo.
Una specie di cosa?, chiede Carmel.
Un avvertimento, qualcosa del genere. Sogni profetici. Sogni premonitori. Quella voce roca,
come uneco uscita dalla terra imitando una sega circolare. Quellaccento, quasi cajun, quasi caraibico.
Cera questo odore, dico arricciando il naso. Come una specie di fumo dolce.
Cas, dice Anna. Dal tono sembra spaventata. Ho sentito odore di fumo quando sono stata
ferita con il tuo athame. Mi hai detto che forse era solo un ricordo del tabacco della pipa di Elias. Ma se
non lo fosse?
No, rispondo. Ma nel momento in cui lo dico, ricordo uno degli incubi. Hai perso lathame,
era questo che diceva. Lhai perso, con quella voce, simile a piante marce e lame di rasoio.
La paura mi assale salendomi su per la schiena con gelide dita. Il mio cervello sta cercando di
ristabilire le connessioni, tasta attentamente, con ogni dendrone in cerca di altri dendroni. Lessere che
ha ucciso mio padre aveva a che fare con il voodoo. Questo lho sempre saputo. E cos,
essenzialmente, il voodoo?
C qualcosa che mi sfugge, uninformazione, appena fuori dalla luce. Ha a che fare con
qualcosa che ha detto Morfran.
Carmel alza la mano come se fosse in classe.
Voce della ragione, dice. Qualsiasi cosa sia, e qualunque possa o non possa essere il suo
legame con il coltello o con Cas o con il padre di Cas, ha ucciso almeno due persone e in gran parte se
le  mangiate. Quindi, cosa facciamo?.
Nella stanza cade il silenzio. Sono inutile senza il mio coltello. Per quello che ne so,
quellessere potrebbe aver portato via il coltello a Will e ora ho coinvolto Thomas e Carmel in questo
mega casino.
Non ho pi il mio coltello, mormoro.
Non iniziare con questa storia, dice Anna. Si allontana da me di scatto. Art senza Excalibur
era sempre Art.
 vero, ribadisce Carmel. Forse non abbiamo questo athame, ma se non sbaglio, abbiamo
lei, indica Anna con un gesto del capo, ed  gi qualcosa. Will e Chase sono morti. Sappiamo chi 
stato. Noi potremmo essere i prossimi. Quindi corriamo ai ripari e diamoci da fare, cacchio!.
Quindici minuti dopo, siamo tutti sulla Tempo. Tutti e quattro: io e Thomas davanti, Carmel e
Anna dietro. Il motivo per cui non abbiamo preso la pi spaziosa, pi affidabile e meno vistosa Audi di
Carmel va al di l della mia comprensione, ma  questo che succede quando partorisci un piano in un
quarto dora. A parte il fatto che non abbiamo un vero e proprio piano, perch non sappiamo
esattamente cosa sia successo. Cio, abbiamo degli indizi (qualcosa di pi); ma come facciamo a
progettare un piano quando non sappiamo di che essere si tratti o cosa voglia?
Quindi, invece di preoccuparci per quello che non sappiamo, ci occuperemo di quello che
sappiamo. Ritroveremo il mio athame. Lo localizzeremo con la magia, cosa che Thomas ci ha
assicurato essere possibile, con laiuto di Morfran.
Anna ha insistito perch la facessimo venire con noi, perch nonostante il suo discorso su me e
Re Art, credo che si renda conto che sono piuttosto privo di difese. E non so quanto conosca bene le
leggende, ma Art fu ucciso da un fantasma del suo passato che proprio non si aspettava. Non 
esattamente la migliore delle similitudini. Prima di lasciare la casa, c stata una breve discussione sul
fatto di tentare di inventarci qualche alibi per quando la polizia scoprir Will e Chase. Ma abbiamo
subito lasciato perdere. Perch, sul serio, quando non sai bene se sarai divorato o meno nel giro di
pochi giorni, chi cacchio se ne frega degli alibi?
Ho questa bizzarra tensione nei muscoli. Nonostante tutto quello che  successo, la morte di
Mike, laver visto lomicidio di Anna, Will e Chase assassinati e la notizia che lessere che ha ucciso
mio padre, qualunque esso sia, si trova qui, probabilmente per cercare di uccidermi, mi sento bene.
Non ha alcun senso, lo so.  tutto un casino totale. Eppure mi sento bene. Mi sento quasi al sicuro, con
Thomas, Carmel e Anna.
Quando arriviamo al negozio, mi viene in mente che dovrei avvertire mia madre. Se si tratta
davvero dellessere che ha ucciso mio pap,  bene che lo sappia anche lei.
Aspettate, dico dopo che siamo scesi tutti. Forse dovrei chiamare mia mamma.
Perch non vai a prenderla?, chiede Thomas, porgendomi le chiavi. Potrebbe esserci di
aiuto. Intanto noi possiamo iniziare senza di te.
Grazie, dico, e mi metto sul sedile del guidatore. Torno il prima possibile. Anna fa
scivolare la sua pallida gamba sul sedile del passeggero e si siede decisa.
Vengo con te.
Non ho intenzione di dirle di no. Non mi far male un po di compagnia. Riaccendo la
macchina e parto. Anna non fa nientaltro che stare a guardare gli alberi e gli edifici che passano.
Immagino che trovi molto interessante osservare il paesaggio che cambia, ma come vorrei che dicesse
qualcosa.
Ti ha fatto male Carmel, prima?, chiedo, tanto per rompere il silenzio.
Sorride. Non essere sciocco.
Come sei stata, in casa?.
Sul suo viso c unimmobilit che deve essere per forza voluta.  sempre cos immobile, ma ho
limpressione che la sua mente sia un po come uno squalo, che volteggia e nuota in continuazione, e
quella che ho intravisto fino a ora non  nientaltro che la pinna dorsale.
Continuano a farsi vedere, dice con prudenza. Ma sono ancora deboli. A parte questo, me ne
sono stata semplicemente ad aspettare.
Ad aspettare cosa?, chiedo. Non giudicarmi male. A volte fare finta di essere scemo  lunica
mossa disponibile. Sfortunatamente, Anna non ci casca. Quindi ce ne stiamo seduti, io guido e sulla
punta della lingua ho le parole per dirle che non devo farlo per forza. La mia vita  molto strana e lei
potrebbe tranquillamente farne parte. Invece dico: Non hai avuto scelta.
Non importa.
Come pu non importare?
Non lo so, ma  cos, risponde. Con la coda dellocchio colgo il suo sorriso. Vorrei tanto che
tutto ci non fosse destinato a farti soffrire, dice.
Davvero?
Certo. Credimi, Cassio. Non ho mai voluto una vita cos tragica.
Casa mia inizia ad apparire oltre la collina. Sono sollevato nel vedere che parcheggiata davanti
c la macchina di mia mamma. Potrei andare avanti con questa conversazione. Potrei lanciarle delle
frecciatine e potremmo litigare. Ma non voglio farlo. Voglio lasciar perdere e concentrarmi sul
problema che abbiamo di fronte. Forse non dovr occuparmi mai pi di questo. Forse qualcosa
cambier.
Accosto nel vialetto e scendiamo, ma mentre saliamo i gradini della veranda, Anna inizia ad
annusare laria. Strizza gli occhi come se le facesse male la testa.
Ah, dico. Giusto. Mi dispiace. Mi ero dimenticato dellincantesimo. Scrollo leggermente le
spalle. Sai, un po di erbe e di formule e poi niente di morto pu pi attraversare la porta.  pi sicuro
cos.
Anna incrocia le braccia e si appoggia alla ringhiera. Capisco, dice. Vai a prendere tua
madre.
Dentro, sento mia mamma canticchiare una canzoncina che non conosco, probabilmente una
che si  inventata lei. La vedo passare dietro larco che d sulla cucina, con i calzini che scivolano sul
parquet e i laccetti del maglione che le penzolano da dietro e le strusciano per terra. Mi avvicino e li
afferro.
Ehi!, dice con uno sguardo incavolato. Non dovresti essere a scuola, tu?
Sei fortunata che sono io e non Tebaldo, rispondo. Altrimenti questa specie di maglione
adesso sarebbe ridotto a brandelli.
Fa una specie di sbuffo e si lega i laccetti intorno alla vita, dove dovrebbero stare. La cucina
odora di fiori e di cachi.  un odore caldo e tipicamente invernale. Sta facendo un nuovo lotto del suo
pot-pourri Beato Sia, come fa ogni anno. Va tantissimo sul sito. Ma sto procrastinando.
Quindi?, chiede. Non mi dici perch non sei a scuola?.
Faccio un respiro profondo.  successa una cosa.
Cosa?. Ha un tono di voce quasi stanco, come se da una parte non si aspettasse altro che
questo genere di cattive notizie. Probabilmente si aspetta sempre un qualche tipo di cattiva notizia,
sapendo quello che faccio. Be?.
Non so come dirglielo. Potrebbe avere una reazione esagerata. Ma esiste una reazione esagerata
per una situazione del genere? In questo momento sto fissando una faccia da mamma molto
preoccupata e agitata.
Teseo Cassio Lowood, ti conviene sputare il rospo.
Mamma, dico. Prometti di non arrabbiarti.
Non arrabbiarmi?. Ha le mani sui fianchi ora. Che succede? Sento una vibrazione molto
strana qui. Tenendo gli occhi su di me, attraversa freneticamente la cucina e accende il televisore.
Mamma, mi lamento, ma  troppo tardi. Quando arrivo accanto a lei vicino alla TV, vedo i
lampeggianti della polizia e, in un angolo, le foto di classe di Will e Chase. Quindi la notizia si  gi
diffusa. Poliziotti e giornalisti si affollano intorno al giardino come formiche su una crosta di pane,
pronte a farla a pezzetti e portarsela via per cibarsene.
Che cos questo?. Si mette la mano davanti alla bocca. Oh, Cas, li conoscevi questi
ragazzi? Oh,  terribile.  per questo che non sei a scuola? Lhanno chiusa per tutto il giorno?.
Si sta visibilmente sforzando di non guardarmi in faccia. Tira fuori le solite domande da
normale, ma sa bene qual  la vera storia. E non pu neanche continuare a ingannare se stessa. Dopo
qualche altro secondo, spegne la TV e annuisce lentamente, cercando di setacciare le informazioni.
Dimmi cos successo.
Non so bene come farlo.
Prova.
Lo faccio. Tralascio pi dettagli che posso. Tranne i morsi. Quando glielo dico, trattiene il fiato.
Pensi che sia lo stesso?, chiede. Quello che.
Lo so che  lo stesso. Me lo sento.
Ma non lo sai.
Mamma. Lo so. Sto cercando di dirlo con calma. Ha le labbra serrate, cos strette che non
sono neanche pi labbra. Credo che stia per piangere o qualcosa di simile.
Sei stato in quella casa? Dov lathame?
Non lo so. Ma stai calma. Avremo bisogno del tuo aiuto.
Lei non dice niente. Ha una mano sulla fronte e laltra sul fianco. Sta fissando il vuoto. Sulla
fronte le  apparsa quella piccola ruga che le viene quando  angosciata.
Aiuto, dice a voce bassa, poi di nuovo, solo pi forte: Aiuto.
Forse lho fatta andare in una specie di coma da sovraccarico.
Ok, dico con tono pacato. Tu resta qui. Ci penso io, mamma. Te lo giuro.
Anna sta aspettando fuori e chiss cosa sta succedendo al negozio. Mi sembra di averci messo
ore a sbrigare questa faccenda, ma sono andato via di l da non pi di venti minuti.
Fa le valigie.
Cosa?
Hai sentito bene. Fa le valigie. Immediatamente. Ce ne andiamo. Mi supera dandomi una
leggera spinta e vola su per le scale, per iniziare, presumo. La seguo con un lamento. Non  il momento
ora. Dovr calmarsi e starsene ferma. Pu farmi le valigie e inscatolare tutta la mia roba. Pu caricare
tutto su un furgone a noleggio. Ma il mio corpo non se ne andr finch questo fantasma non sar
sparito.
Mamma, dico, seguendo lo strascico del suo maglione fino in camera mia. Vuoi smetterla di
dare di matto? Non ho intenzione di andarmene. Mi fermo. La sua efficienza  impareggiabile. I miei
calzini sono gi tutti fuori dal cassetto e sistemati in pile ordinate sopra il com. Addirittura quelli a
righe sono separati da quelli a tinta unita.
Ce ne andiamo, dice, senza perdere il ritmo con cui sta rovistando nella mia stanza. A costo
di tramortirti e di trascinarti fuori di casa, ce ne andiamo.
Mamma, calmati.
Non dirmi di calmarmi. Sono parole pronunciate con un grido controllato, un grido che
proviene direttamente dalla cavit della sua pancia tesa. Si ferma e rimane immobile con le mani nei
miei cassetti mezzi vuoti. Quella cosa ha ucciso mio marito.
Mamma.
Non prender anche te. Mani, calzini e mutande ricominciano a volare. Vorrei tanto che non
avesse iniziato dal cassetto della biancheria intima.
Devo fermarlo.
Fallo fare a qualcun altro, ribatte secca. Avrei dovuto dirtelo prima; avrei dovuto dirtelo
appena  morto tuo padre che questo non era un tuo dovere o un tuo diritto di nascita o niente di simile.
Ci sono altre persone in grado di farlo.
Non cos tante, dico. Questa cosa mi fa infuriare. Lo so che non lo fa di proposito, ma mi
sento un po come se stesse disonorando mio pap. E non stavolta.
Non sei obbligato a farlo.
Ho scelto io di farlo, dico. Ho perso la battaglia con me stesso per tenere la voce bassa. Se
ce ne andiamo, ci segue. E se non lo uccido, si mangia la gente. Non capisci?. Infine, le dico ci che le
ho sempre tenuto nascosto.  da tanto che aspetto questo momento.  da tanto che mi preparo. Ho
fatto ricerche su questo fantasma fin da quando ho trovato la croce voodoo a Baton Rouge.
Mia mamma chiude i cassetti sbattendoli. Ha le guance arrossate e gli occhi umidi e lucidi.
Sembra pronta per strangolarmi.
Quella cosa lha ucciso, dice. Pu uccidere anche te.
Grazie. Alzo le mani al cielo. Grazie per il voto di fiducia.
Cas.
Aspetta. Zitta. Non dico molto spesso a mia madre di stare zitta. In effetti, non so se lho mai
fatto. Ma adesso deve farlo. Perch c una cosa nella mia stanza che non ha senso. C qualcosa dove
non dovrebbe esserci. Lei segue il mio sguardo e io aspetto di vedere la sua reazione, perch non vorrei
essere lunico a vederlo.
Il mio letto  esattamente come lho lasciato. Le coperte sono spiegazzate e tirate gi a met.
Sul cuscino c limpronta della mia testa.
E sotto di esso fa capolino il manico intagliato dellathame di mio padre.
Non dovrebbe essere l. Non pu essere l. Dovrebbe essere a chilometri da qui, nascosto
nellarmadio di Will Rosenberg o nelle mani del fantasma che lha ucciso. Ma mi avvicino al letto e
allungo la mano, e sul mio palmo sento quella familiare, liscia sensazione. Faccio uno pi uno.
Mamma, sussurro, con gli occhi bassi, fissi sul coltello. Dobbiamo uscire di qui.
Sbatte solo le ciglia, immobile come una roccia, e nel silenzio della casa si sente uno
scricchiolio discontinuo che non riconosco.
Cas, dice mia mamma con un filo di voce. La porta della soffitta.
La porta della soffitta. Quel suono e quella frase mi fanno venire un prurito dietro alla testa. 
qualcosa che ha detto mia madre sui procioni, qualcosa sul modo in cui Tebaldo mi si arrampic
addosso il giorno in cui ci siamo trasferiti.
C un silenzio intollerabile: ingigantisce ogni rumore. Cos, quando sento distintamente quel
suono raschiato, so subito che si tratta della scala a soffietto che si allunga verso il pavimento nel
corridoio.
Capitolo ventuno
Adesso s che vorrei andarmene. Adesso vorrei andarmene davvero tanto. Ho i peli ritti dietro il
collo e i denti mi tremerebbero sonoramente se non li stessi stringendo cos forte. Se potessi scegliere
fra lottare o fuggire, sceglierei di tuffarmi fuori dalla finestra, con o senza il mio coltello in mano.
Invece mi volto e mi giro su me stesso avvicinandomi a mia mamma, mettendomi fra lei e la porta
aperta.
Dalla scala si sentono scendere dei passi e il mio cuore non ha mai battuto cos forte. Le mie
narici colgono un odore dolce di fumo. Non cambio idea, penso. Una volta che sar tutto finito,
probabilmente vomiter. Ammesso, ovviamente, che sia ancora vivo.
Il ritmo dei passi, il suono di ci che sta scendendo la scala, qualsiasi cosa sia, porta me e mia
mamma inesorabilmente verso lincontinenza. Non possiamo farci trovare in questa camera. Come
vorrei che tutto ci non fosse vero, ma lo . Devo riuscire ad attraversare il corridoio e cercare di
arrivare alle scale prima che quellessere, qualsiasi cosa sia, ci blocchi ogni via di fuga. La prendo per
mano. Lei scuote con forza la testa, ma me la tiro dietro, procedendo a piccoli passi verso la porta e
tenendo lathame di fronte a noi come se fosse una torcia.
Anna. Anna, vieni alla carica, Anna, vieni a salvarci Ma che stupido. Anna  stata
abbandonata su quella maledetta veranda. E come sarebbe se io morissi qui, strappato a pezzetti e
masticato come una costoletta di gomma, con lei che se ne sta fuori del tutto impotente?
Ok. Altri due respiri profondi e andiamo nel corridoio. Forse tre.
Uscendo, ottengo una visuale completa della scala della soffitta e anche dellessere che la sta
scendendo. Vorrei tanto non vederla, questa cosa. Tutta la mia preparazione e tutti quei fantasmi; tutto
il mio istinto viscerale e la mia abilit se ne vanno fuori dalla finestra. Sono di fronte allassassino di
mio padre. Dovrei essere inferocito. Dovrei braccarlo. Invece sono terrorizzato.
Mi d le spalle ed  abbastanza lontano dalle scale che portano alluscita. Dovremmo riuscire ad
arrivarci prima di lui, sempre che continuiamo a muoverci. E sempre che non si volti e ci carichi.
Perch devo fare dei pensieri simili? Fra laltro, non sembra propenso a farlo. Mentre scivoliamo
furtivamente verso le scale, ha raggiunto il pavimento e addirittura si ferma per richiudere la botola
della soffitta con una spinta malferma.
Arrivato in cima alle scale, mi fermo e faccio scendere prima mia mamma. La figura nel
corridoio non sembra averci notati. Non fa altro che continuare a dondolare avanti e indietro dandomi
le spalle, come se stesse ascoltando una musica funerea.
Indossa una giacca scura e attillata, simile a quella di un completo elegante. Potrebbe essere
grigio antracite o anche verde scuro, non si capisce. In cima alla testa ha un cesto di boccoli rasta
attorcigliati e ingarbugliati, alcuni mezzi marci e sul punto di cadere. Non lo vedo in faccia, ma la pelle
sulle sue mani  grigia e screpolata. Fra le dita si sta facendo scivolare quello che sembra essere un
lungo serpente nero.
Do a mia mamma una leggera spinta per farle scendere le scale. Se riesce ad arrivare fuori, da
Anna, sar al sicuro. Sento un leggero accenno di coraggio, un soffio del vecchio Cas che sta tornando.
Poi, quando si volta e guarda dritto verso di me, mi rendo conto di essere veramente nella
merda.
Forse questa dovrei riformularla. In realt non posso dire che guardi proprio dritto verso di me.
Perch non puoi mai essere sicuro che qualcosa stia guardando dritto verso di te quando ha gli occhi
cuciti.
E ce li ha cuciti. Non ci si pu sbagliare. Sulle palpebre ha dei grossi punti a forma di croce fatti
con dello spago nero. Ma al tempo stesso, non ci si pu sbagliare sul fatto che sia in grado di vedermi.
Mia mamma parla a nome di entrambi quando si lascia sfuggire un gridolino. Oh.
Non c di che, dice lessere con quella sua voce, quella voce che aveva nei miei incubi,
come se masticasse dei chiodi arrugginiti.
Non ho niente per cui ringraziarti, sputo fuori, e lui inclina la testa. Non chiedermi come
faccio a saperlo, ma sta fissando il mio coltello. Si avvicina verso di noi, impavido.
Forse allora dovrei essere io a ringraziare te, dice, e in quel momento il suo accento viene
fuori. Quella cadenza. Quella pronuncia.
Che ci fai qui?, chiedo. Come sei arrivato qui? Come hai fatto a oltrepassare la porta?
Sono sempre stato qui, dice. Ha denti bianchi e splendenti. La sua bocca non  pi grande di
quella di un uomo qualsiasi. Come fa a lasciare dei segni cos enormi?
Sorride ora, con il mento sollevato verso lalto. Ha unandatura goffa, come molti altri fantasmi.
Come se le loro membra si irrigidissero o come se i loro legamenti si decomponessero. Solo quando
partono allattacco ti accorgi di cosa sono veramente in grado di fare. Non mi faccio fregare.
 impossibile, dico. Lincantesimo non ti avrebbe permesso di entrare. E non ho intenzione
di credere di aver dormito tutto questo tempo con lassassino di mio padre in casa. Che fosse un piano
sopra di me, a guardarmi e ad ascoltarmi.
Gli incantesimi per non far entrare i morti non servono a niente se i morti sono gi dentro,
dice. Io posso andare e venire quando voglio. Vado a riprendere cose che ragazzini sciocchi perdono
in giro. Da allora me ne sono stato in soffitta, a mangiare gatti.
Me ne sono stato in soffitta, a mangiare gatti. Guardo meglio il serpente nero che si  passato
finora fra le dita.  la coda di Tebaldo.
Figlio di puttana Ti sei mangiato il mio gatto!, grido, e grazie, Tebaldo, per questo tuo
ultimo favore, questa scarica incazzata di adrenalina. Il silenzio  improvvisamente riempito dal rumore
di qualcuno che bussa. Anna mi ha sentito gridare e sta prendendo a pugni la porta, chiedendomi se va
tutto bene. Il fantasma fa schioccare la testa muovendola come un serpente, un movimento innaturale,
inquietante.
Mia mamma non sa cosa stia succedendo. Non sapeva che ci fosse Anna fuori, quindi inizia a
stringersi a me, senza essere sicura di cosa debba temere di pi.
Cas, cos stato?, chiede. Come facciamo a uscire?
Non ti preoccupare, mamma, rispondo. Non avere paura.
La ragazza che aspettiamo  l fuori, dice il fantasma, e striscia in avanti. Io e mia mamma
scendiamo di un gradino.
Allungo il braccio oltre la ringhiera. Lathame risplende e lo riporto allaltezza degli occhi.
Sta lontano da lei.
 per lei che siamo venuti qui. Quando si muove, si sente un leggero, cupo fruscio, come se il
suo corpo fosse unillusione, nientaltro che vestiti vuoti.
Non siamo venuti per fare niente, sputo fuori. Io sono venuto qui, per uccidere un fantasma.
E non mi lascer sfuggire questoccasione. Scatto in avanti; sento la mia lama attraversare laria e la
sua punta argentea che gli sfiora i bottoni della giacca.
Cas, no!, grida mia mamma, cercando di tirarmi indietro per un braccio. Deve farla finita.
Cosa crede che abbia fatto tutto questo tempo? Trappole elaborate con molle, compensato e un topolino
in una ruota? Qui ci vuole il corpo a corpo.  questo che so fare.
Nel frattempo, Anna picchia ancora pi forte sulla porta. Essere cos vicina deve averle fatto
venire unemicrania pazzesca.
 per questo che sei qui, dice il fantasma fra i denti, e cerca di darmi un pugno. Sembra poco
convinto; mi manca di un chilometro. Non credo che mi manchi per colpa degli occhi completamente
cuciti. Sta solo giocando. Un altro indizio  il fatto che stia ridendo.
Mi domando in che modo te ne andrai, dico. Mi domando se ti restringerai o se ti
scioglierai.
Non far nessuna delle due cose, afferma, ancora sorridendo.
E se ti tagliassi un braccio?, chiedo mentre balzo su per le scale, con il coltello ritratto, per
lanciare un ampio e improvviso fendente.
Ti ucciderebbe da solo!.
Mi colpisce al petto e io e mia mamma rotoliamo gi dalle scale. Fa male. Parecchio. Ma
almeno ha smesso di ridere. Anzi, penso di essere finalmente riuscito a farlo incazzare. Tiro su mia
mamma.
Stai bene? Niente di rotto?, chiedo. Scuote la testa. Vai verso la porta. Mentre lei si
precipita via, io mi alzo. Il fantasma sta scendendo le scale senza il minimo segno della vecchia rigidit
spettrale.  sciolto come qualsiasi giovane uomo vivente.
Potresti anche semplicemente vaporizzarti, sai?, dico, perch non sono mai stato capace di
tenere la boccaccia chiusa. Ma personalmente, spero che tu esploda.
Inspira profondamente. Poi di nuovo. Poi ancora una volta, ma senza mai espirare. Il petto gli si
sta riempiendo come un palloncino, la cassa toracica gli si sta espandendo. Riesco a sentire i tendini l
dentro, pronti a spezzarsi. Poi, prima ancora che io riesca a capire cosa stia succedendo, le sue braccia
sono allungate verso di me e me lo ritrovo dritto davanti alla faccia.  successo cos rapidamente che
lho visto appena. Mi afferra per il colletto, e la mano con cui tengo il coltello  inchiodata alla parete.
Con quella libera lo colpisco al collo e sulla spalla, ma sono come un gattino che prende a zampate un
filo di lana.
Rilascia il fiato facendoselo uscire dalle labbra sotto forma di un denso fumo dolciastro che mi
passa sugli occhi e nelle narici, cos forte e nauseabondo che mi fa tremare le ginocchia.
Da qualche parte dietro di me, sento le mani di mia mamma. Strilla il mio nome e cerca di
tirarmi via.
La consegnerai a me, figlio mio, o morirai. E mi lascia cadere fra le braccia di mia madre.
Marcirai con la lordura del tuo corpo. La tua mente fluir dalle tue orecchie.
Non riesco a muovermi. Non riesco a parlare. Riesco a respirare, ma niente di pi, e mi sento
distante. Intontito. Come confuso. Sento mia mamma strillare e chinarsi su di me, mentre Anna
finalmente scardina la porta.
Perch non vieni a prendermi da solo?, sento chiedere. Anna, la mia potente, terrificante
Anna. Vorrei dirle di stare attenta, che quellessere ha degli assi in quella manica marcia. Ma non ci
riesco. Cos io e mia madre ci rannicchiamo in mezzo a questo scontro ringhiante fra gli spiriti pi
potenti che abbiamo mai visto.
Varca la soglia, bellezza, dice lui.
Perch non varchi tu la mia?, risponde lei. Anna sta lottando contro la barriera
dellincantesimo; deve avere un cerchio alla testa stretto almeno quanto quello che sento io. Dal naso le
scende un sottile rivolo di sangue nero e le arriva fin sopra le labbra. Prendi il coltello e fatti avanti,
codardo, grida Anna. Vieni fuori e liberami da questo guinzaglio!.
Lui sta bollendo di rabbia. Ha gli occhi su di lei e digrigna i denti. Il tuo sangue sulla mia lama
o il ragazzo ci raggiunger entro domattina.
Cerco di stringere pi forte il mio coltello. Solo che non mi sento pi la mano. Anna sta
gridando qualcosaltro, ma non so cosa. Le mie orecchie sembrano piene di ovatta. Non sento pi
niente.
Capitolo ventidue
La sensazione  simile a quella che si prova a stare sottacqua per troppo tempo. Ho
stupidamente esaurito tutto lossigeno, e anche se so che la superficie  a poche bracciate di distanza,
quasi non riesco ad arrivarci perch mi faccio prendere da un panico soffocante. Ma poi i miei occhi si
aprono su un mondo sfocato e faccio quel primo respiro. Non so se sono a corto di fiato. La sensazione
 quella.
La faccia che vedo al risveglio  quella di Morfran, ed  decisamente troppo vicina.
Istintivamente cerco di affondare ulteriormente in ci su cui sono sdraiato, qualunque cosa sia, per
tenere quella barba incolta a distanza di sicurezza. Muove la bocca, ma non ne esce alcun suono. Il
silenzio  totale, neanche un brusio o un ronzio. Le orecchie non mi sono ancora tornate online.
Morfran ha fatto un passo indietro, grazie a Dio, e sta parlando con mia mamma. Poi
allimprovviso arriva Anna, che entra leggiadra nel mio campo visivo accovacciandosi accanto a me
sul pavimento. Cerco di girare la testa per seguirla. Mi accarezza la fronte con le dita, ma non dice
niente. Una leggera espressione di sollievo le tende gli angoli delle labbra.
Ludito mi ritorna in maniera strana. Allinizio riesco a sentire dei rumori smorzati e alla fine,
quando diventano nitidi, non hanno alcun senso. Credo che il mio cervello si sia convinto di essere
stato fatto a pezzi e adesso stia drizzando piano piano le antenne; aggrappandosi alle terminazioni
nervose, grida fra uno spazio sinaptico e laltro e scopre felicemente che  ancora tutto a posto.
Che sta succedendo?, chiedo, dopo che il mio cervello tentacolare ha finalmente localizzato
la mia lingua.
Cristo, ho pensato che tu fossi andato, esclama Thomas, comparendo accanto a quello che ora
riconosco essere lo stesso divano depoca su cui sono stato adagiato quando fui steso da Anna quella
prima notte. Sono nel negozio di Morfran.
Quando ti hanno portato dentro, dice Thomas. Non finisce la frase, ma so cosa vuole dire.
Gli metto la mano sulla spalla e gli do una scrollata.
Sto bene, dico, e con uno sforzo minimo mi tiro un po su. Sono stato in pasticci peggiori.
Dallaltra parte della stanza, dandoci le spalle e comportandosi come se avesse un sacco di cose
pi importanti da fare, Morfran sbuffa dal naso.
 improbabile. Si volta. I suoi occhiali con la montatura di metallo gli sono scivolati quasi
del tutto sulla punta del naso. E da questo pasticcio non sei ancora fuori. Sei vittima di un obeah.
Io, Thomas e Carmel facciamo tutti quello che si fa quando c uno che parla unaltra lingua: ci
guardiamo lun laltro e poi diciamo: Eh?
Obeah, ripete brusco Morfran. Magia voodoo caraibica. Sei fortunato che io abbia trascorso
sei anni ad Anguilla, con Julian Baptiste. Lui s che era un vero obeah.
Mi stiro e mi siedo pi dritto. A parte lindolenzimento alla schiena e al fianco, pi la testa che
mi gira, mi sento bene.
Un obeah mi ha fatto un obeah? Cos, come con i Puffi, che dicono di puffare tutto il puffo di
tempo?
Non scherzare, Cassio.
 mia madre. Ha un aspetto terribile. Ha pianto.  una cosa che detesto.
Ancora non so come abbia fatto a entrare in casa, dice. Siamo sempre stati cos attenti. E
lincantesimo barriera stava funzionando. Con Anna ha funzionato.
Era un ottimo incantesimo, signora Lowood, risponde Anna con gentilezza. Non sarei mai
riuscita a varcare quella soglia. Per quanto avessi tanto voluto farlo. Quando dice questultima parte,
le sue iridi diventano tre toni pi scure.
Cos successo? Cos successo dopo che sono svenuto o quello che ?. Sono curioso adesso.
Il sollievo di non essere morto  svanito.
Gli ho detto di venire fuori e di affrontarmi. Non ha accettato. Ha solo sorriso in quel suo
modo orribile. Poi  scomparso. Non  rimasto altro che del fumo. Anna si volta verso Morfran. Che
cos?
Era un obeah. Quello che sia ora, non lo so. Qualsiasi limitazione avesse, se n andata con il
suo corpo. Adesso  solo energia.
Cos esattamente lobeah?, chiede Carmel. Sono lunica a non saperlo?
 solo unaltra parola per dire voodoo, dico, e Morfran sbatte il pugno contro langolo di
legno del bancone.
Se lo pensi davvero, allora sei proprio morto.
In che senso?, chiedo. Mi sollevo in piedi, in maniera instabile, e Anna mi prende per mano.
Non  il genere di conversazione che si fa da sdraiati.
Lobeah  voodoo, spiega. Ma il voodoo non  obeah. Il voodoo non  nientaltro che
stregoneria afrocaraibica. Segue le stesse regole della magia che pratichiamo tutti noi. Lobeah non ha
regole. Il voodoo incanala energia. Lobeah  energia. Un obeah non incanala un cazzo, prende tutto
dentro di s. Diviene lui la fonte dellenergia.
Ma la croce Ho trovato una croce nera, come quella di Papa Legba che hai tu.
Morfran scuote la mano. Probabilmente  iniziato come voodoo.  qualcosa di pi, molto di
pi, ora. Ci hai messo tutti in un mare di merda.
Che vuoi dire con ci hai messo?, chiedo. Non  che io lo abbia chiamato. Ehi, tizio che
ha ammazzato mio pap, vieni a terrorizzare me e i miei amici!.
Sei stato tu a portarlo qui, ringhia Morfran.  stato sempre con te. Lancia unocchiataccia
verso lathame nella mia mano. Facendosi dare un passaggio da quel maledetto coltello.
No. No. Non pu essere stato cos. Ho capito cosa sta dicendo, ora, e non pu essere vero.
Lathame sembra pesante. Pi pesante di prima. Lo scintillio della lama che vedo con la coda
dellocchio ha un che di misterioso e infido. Sta dicendo che questo obeah e il mio athame sono legati
luno allaltro.
Il mio cervello si oppone allidea, anche se so che ha ragione. Altrimenti perch mai mi avrebbe
riportato il coltello? Altrimenti perch mai Anna avrebbe sentito odore di fumo quando lha ferita?
Era legato a qualcosaltro, ha detto. Qualcosa di oscuro. Avevo pensato che fosse semplicemente
lenergia intrinseca del coltello.
Ha ucciso mio padre, mi sento uscire dalla bocca.
Certo che lha fatto, risponde Morfran. Come credi che abbia fatto ad acquisire il suo
legame con il coltello?.
Non dico niente. Morfran mi sta guardando come per dire metti insieme i pezzi, genio. Lo
abbiamo capito tutti ormai, chi prima e chi dopo. Ma io sono stato tirato fuori da un maleficio appena
cinque minuti fa, quindi datemi un po di tregua.
 per via di tuo padre, sussurra mia mamma. E poi va dritta al punto: Perch ha mangiato
tuo padre.
La carne, dice Thomas, e gli occhi gli si illuminano. Guarda Morfran in cerca di
approvazione, poi continua. Si ciba di carne. La carne  energia. Essenza. Quando ha mangiato tuo
padre, ha preso lenergia di tuo pap dentro di s. Abbassa lo sguardo verso il mio athame come se
non lavesse mai visto prima dora. Quello che tu hai chiamato vincolo di sangue, Cas. Adesso anche
lui  collegato. Lo ha nutrito fino a ora.
No, dico con tono spossato. Thomas mi rivolge questa espressione dispiaciuta, come per
dirmi che non lo stavo facendo di proposito.
Aspettate, ci interrompe Carmel. Volete dirmi che quellessere ha dentro dei pezzi di Will e
Chase? Tipo, si porta dietro delle parti di loro?. Sembra inorridita.
Abbasso lo sguardo verso lathame. Lho utilizzato per mandare via dozzine di fantasmi. So che
Morfran e Thomas hanno ragione. Allora, dove cacchio li ho mandati in tutto questo tempo? Non
voglio pensarci. Le facce dei fantasmi che ho ucciso mi scorrono rapidamente dietro le palpebre chiuse.
Vedo le loro espressioni, confuse e arrabbiate, colme di dolore. Vedo gli occhi spaventati
dellautostoppista, che cerca di tornare a casa dalla fidanzata. Non posso dire che pensassi di donare
loro il riposo eterno. Lo speravo, ma non lo sapevo. Ma di sicuro non volevo fare questo, cacchio.
 impossibile, dico infine. Il coltello non pu essere legato ai morti. Il suo scopo  quello di
ucciderli, non di nutrirli.
Non  il santo Graal quello che hai in mano, ragazzino, dice Morfran. Il coltello  stato
forgiato tanto tempo fa con poteri da tempo dimenticati. Solo perch ora tu lo usi per fare del bene, non
significa che sia per questo che  stato creato. Non significa che  tutto qui quello di cui  capace.
Qualunque cosa fosse quando era tuo pap a brandirlo, adesso non lo  pi. Ogni fantasma che hai
ucciso, ha reso questaltro fantasma pi forte. Lui si ciba di carne.  un obeah. Lui raccoglie energia.
Queste accuse mi fanno venire voglia di tornare bambino. Perch la mamma non dice loro che
sono dei gran bugiardoni? Che ne raccontano di quelle pi grosse, di quelle con le gambe pi corte che
esistano? Ma mia madre se ne sta l in silenzio, ad ascoltare e senza controbattere.
Stai dicendo che  stato sempre con me. Mi viene da vomitare.
Sto dicendo che lathame  come la roba che portiamo in questo negozio.  con quello che 
stato. Morfran scruta Anna con uno sguardo cupo. E adesso vuole lei.
Perch non lo fa da solo?, chiedo con tono stanco. Si ciba di carne, no? Perch deve aver
bisogno del mio aiuto?
Perch io non sono di carne, dice Anna. Se lo fossi, sarei putrefatta.
Detto in maniera esplicita, osserva Carmel, ma ha ragione. Se i fantasmi fossero
effettivamente fatti di carne, sarebbero pi tipo zombi, no?.
Accanto ad Anna, inizio a vacillare. La stanza gira piano e sento il suo braccio cingermi la vita.
Che importanza ha tutto questo adesso?, chiede Anna. Abbiamo da fare. Questa discussione
non pu aspettare?.
Lo dice per me. C un tono leggermente protettivo nella sua voce. La guardo con gratitudine,
qui accanto a me, nel suo vestito bianco pieno di speranze.  pallida ed esile, ma nessuno penserebbe
che sia debole. Per questo obeah, deve sembrare il banchetto del secolo. Vuole che lei sia il suo
pacchetto pensionistico.
Lo uccider, affermo.
Dovrai farlo per forza, dice Morfran. Se tu stesso vorrai sopravvivere.
Questa cosa non suona molto bene. In che senso?
Lobeah non  la mia specialit. Mi ci vorrebbero ben pi di sei anni, con o senza Julian
Baptiste. Ma anche in quel caso, non posso annullare questo sortilegio. Posso solo contrastarlo e farti
guadagnare tempo. Ma non molto. Entro lalba sarai morto, a meno che tu non faccia ci che vuole. O a
meno che tu non lo uccida.
Vicino a me, Anna si irrigidisce e mia mamma si mette la mano sulla bocca e inizia a piangere.
Morto entro lalba. Ok, allora. Ancora non provo niente, non ancora, a parte un cupo, pesante
formicolio lungo tutto il corpo.
Cosa mi succeder esattamente?, chiedo.
Non lo so, risponde Morfran. Potrebbe avere laspetto di una morte naturale, umana, o
potrebbe manifestarsi sotto forma di un avvelenamento. In ogni caso, credo che potresti aspettarti che
alcuni dei tuoi organi inizino ad arrestarsi nelle prossime ore. A meno che tu non lo uccida o che tu
uccida lei. Indica Anna con un cenno del capo e lei mi stringe la mano.
Non pensarci nemmeno, le dico. Non ho intenzione di fare quello che vuole lui. E questa
scenetta del fantasma suicida sta iniziando un po a stancarmi.
Solleva il mento. Non era quello che volevo proporre, dice. Se tu mi uccidessi, non faresti
altro che renderlo pi potente, e dopo verrebbe comunque a ucciderti.
Quindi che facciamo?, chiede Thomas.
Non mi piace un granch essere il leader. Non sono molto pratico e mi sento molto pi a mio
agio a rischiare solo la mia, di pelle. Ma questo  quanto. Non c tempo per le scuse o i ripensamenti.
Nel milione di modi in cui ho visualizzato mentalmente lepilogo di questa situazione, non mi sarei
immaginato che sarebbe andata cos. Per  bello non sentirmi solo.
Guardo Anna.
Giocheremo in casa, dico. E gli tenderemo un trabocchetto.
Capitolo ventitr
Unoperazione pi sgangherata non lho mai vista. Ci troviamo per strada in una piccola, agitata
carovana, stretti dentro auto ammaccate che lasciano scure scie di gas di scarico, domandandoci se
siamo pronti a fare quello che stiamo per fare, qualsiasi cosa sia. Non ho ancora spiegato quale sia il
trabocchetto. Ma credo che Morfran e Thomas sospettino almeno di cosa si tratti.
La luce inizia a farsi dorata, ci arriva di lato e si prepara a tingersi dei colori del tramonto. A
mettere tutto sulle auto ci abbiamo messo una vita. Abbiamo met della mercanzia per locculto del
negozio stipata nella Tempo di Thomas e nel pick-up Chevrolet di Morfran. Continuo a pensare alle
trib nomadi dei nativi americani e a come facessero a impacchettare unintera civilt in unora per
seguire qualche bufalo. Da quando gli esseri umani hanno iniziato ad accumulare cos tante stronzate?
Arrivati a casa di Anna, iniziamo a scaricare tutto, cercando di trascinare dentro quanta pi roba
possibile.  questo il luogo che intendevo quando dicevo giocare in casa. Casa mia mi d
limpressione che sia compromessa e il negozio  troppo vicino al resto della popolazione. Ho
accennato a Morfran la storia degli spiriti irrequieti, ma a quanto pare pensa che si rintaneranno in un
angolo buio sentendo la presenza di cos tanti stregoni. Gli creder sulla parola.
Carmel sale sullAudi, che  rimasta parcheggiata qui per tutto questo tempo, tira fuori lo zaino
e lo vuota, in modo tale da poterci far entrare dentro fasci di erbe e bottiglie di olio. Io mi sento bene,
per ora. Ricordo ancora quello che ha detto Morfran, riguardo al fatto che lobeah via via peggiorer.
Mi si sta formando un dolore in testa, esattamente in mezzo agli occhi, ma potrebbe dipendere dal fatto
che sono andato a sbattere contro la parete. Se siamo fortunati, stiamo accelerando i tempi abbastanza
perch la battaglia abbia fine prima ancora che questa maledizione abbia la minima influenza. Non so
quanto potr essere utile se me ne andr in giro a contorcermi dal dolore.
Sto cercando di restare ottimista, il che  strano, perch di solito tendo a rimuginare pensieri
negativi. Devono essere questi nuovi panni da capo branco che sto provando a indossare.  essenziale
che io abbia un bellaspetto.  essenziale che io appaia sicuro di me. Perch mia madre  preoccupata a
tal punto da farsi diventare prematuramente tutti i capelli bianchi e Carmel e Thomas sono decisamente
troppo pallidi, anche per essere dei ragazzi canadesi.
Credi che ci trover qui?, chiede Thomas mentre tiriamo fuori un sacco di candele dalla sua
Tempo.
Credo che abbia sempre saputo esattamente dove mi trovassi, dico. O almeno, sa sempre
dove si trovi il coltello.
Si volta indietro, verso Carmel, continuando a prendere bottiglie di olio e cose che galleggiano
dentro dei barattoli.
Forse non avremmo dovuto portarle, afferma. Carmel e tua mamma, voglio dire. Forse
dovremmo farle andare al sicuro da qualche altra parte.
Non credo che esista un luogo del genere, dico. Ma potresti prenderle tu, Thomas. Tu e
Morfran potreste prenderle e rintanarvi da qualche parte. Fra tutti e due, sareste in grado di difendervi.
E tu? E Anna?
Be, a quanto pare  noi due che vuole. Scrollo le spalle.
Thomas arriccia il naso per tirarsi su gli occhiali. Scuote la testa.
Non vado da nessuna parte. E poi, probabilmente sono al sicuro qui come in qualsiasi altro
posto. Potrebbero venire coinvolte, ma almeno non saranno sole come delle prede indifese.
Lo guardo con affetto. Lespressione sul suo viso  quella della pura determinazione. Thomas
non  assolutamente coraggioso di natura. E questo rende il suo coraggio ancora pi ammirevole.
Sei un ottimo amico, Thomas.
Lui ride. Certo, grazie. Ora, vuoi mettermi al corrente di questo piano che dovrebbe evitare
che veniamo divorati?.
Sogghigno e guardo verso le auto, dove Anna sta aiutando mia madre con un braccio e portando
un pacco da sei bottiglie di acqua minerale con laltro.
Tutto quello di cui ho bisogno da parte tua e di Morfran  che lo imprigioniate quando sar
qui, dico senza distogliere lo sguardo. E se conoscete anche un qualsiasi modo per attirare la preda,
anche quello sarebbe di grande aiuto.
Non dovrebbe essere difficile, risponde. Esistono un sacco di incantesimi evocativi
utilizzabili per invocare energie o per richiamare a s un amato. Tua mamma ne conoscer a dozzine.
Altereremo quelli. E potremmo caricare alcune corde per effettuare limprigionamento. Potremmo
anche modificare lunguento barriera di tua mamma. Aggrotta le sopracciglia mentre divaga su tutto
ci di cui ha bisogno e su tutte le varie metodologie.
Dovrebbe funzionare, dico, anche se in generale non ho idea di cosa stia parlando.
S, ribadisce con tono scettico. Ora, se potessi procurarmi uno e ventuno gigawatt e un
flusso canalizzatore, potremmo procedere.
Rido. Ancora come san Tommaso. Non essere cos pessimista. Funzioner.
Come fai a saperlo?, chiede.
Perch deve funzionare. Cerco di tenere gli occhi ben aperti, ma le fitte che ho in testa
iniziano a essere parecchio forti.
Sono stati disposti due fronti nella casa, che non ha visto tanto movimento da forse mai. Al
piano superiore, Thomas e Morfran stanno stendendo una striscia di incenso in polvere sul pavimento.
Morfran ha con s il suo athame e lo sta usando per tracciare in aria il segno del pentacolo. Non 
neanche lontanamente figo come il mio, che in questo momento  nel fodero di cuoio, appeso alla
spalla con il laccio a tracolla. Cerco di non pensare troppo a quello che Morfran e Thomas hanno detto
in merito.  solo un oggetto: non un qualche tipo di manufatto intrinsecamente buono o
intrinsecamente malvagio. Non ha una volont tutta sua. In questi anni non sono andato in giro
saltellando e chiamandolo il mio Tesoro. E per quanto riguarda il legame fra esso e lobeah, di sicuro
questa notte verr spezzato.
Al piano di sopra, Morfran sussurra e cammina lentamente descrivendo un cerchio in senso
antiorario. Thomas tira su una cosa che sembra una mano di legno con le dita lunghe e ritorte e con un
gesto ampio la agita lentamente in cima alle scale, poi la adagia per terra. Morfran ha finito di recitare
la formula; fa un cenno con la testa a Thomas, il quale accende un fiammifero e lo lascia cadere. Una
striscia di fiamme blu si alza per il piano superiore e subito dopo si estingue lasciando solo un po di
fumo.
C lo stesso odore che si sentirebbe a un concerto di Bob Marley qui, dico mentre Thomas
scende al piano inferiore.
 il patchouli, risponde.
E la scopetta con le dita di legno?
Radice di consolida. Serve ad avere una casa sicura. Si guarda intorno. Riesco a vedere la
lista mentale che gli scorre dietro gli occhi.
Comunque, cos che fate voi due lass?
 da lass che faremo limprigionamento, dice, indicando il piano superiore con un cenno del
capo. Ed  la nostra linea di difesa. Sigilleremo tutto il piano superiore. Se dovesse accadere il peggio,
ci raggrupperemo l. Non sar in grado di avvicinarsi. Sospira. Be, credo che sia meglio che inizi a
fare i pentacoli alle finestre.
Il secondo fronte si sta dando rumorosamente da fare in cucina. Sarebbero mia mamma, Carmel
e Anna. Anna sta aiutando la mamma a orientarsi con la cucina a legna per cercare di mettere in
infusione delle pozioni protettive. Sento arrivare anche lodore di acque curative al rosmarino e alla
lavanda. Mia madre  il tipo di persona spera per il meglio, ma preparati al peggio. Sar compito suo
lanciare qualcosa per attirarlo qui, cio, a parte il mio trabocchetto.
Non so perch continui a parlare in codice. Tutta questa storia del trabocchetto. Io stesso inizio
a domandarmi di cosa stia parlando. Un trabocchetto, nel senso di una finta.  una strategia della boxe
resa famosa da Ali. Far credere allavversario che tu stia perdendo. Farlo arrivare dove vuoi tu. E poi
farlo fuori.
Quindi, quale sar esattamente il mio trabocchetto? Uccidere Anna.
Credo che forse dovrei dirglielo.
In cucina, mia madre sta tritando delle erbe in foglie. Sul ripiano c un barattolo aperto
contenente un liquido verde che odora di un misto di cetriolini sottaceto e corteccia. Anna sta
mescolando il contenuto di una pentola sul fornello. Carmel sta curiosando in giro, vicino alla porta del
seminterrato.
Cosa c quaggi?, chiede, e la apre.
Anna si irrigidisce e mi guarda. Cosa troverebbe Carmel laggi, se ci andasse? Un mix di
cadaveri striscianti?
Probabilmente no. La loro presenza sembra essere una manifestazione del senso di colpa di
Anna. Se Carmel incontrasse qualcosa, probabilmente sarebbe solo un po di freddo e qualche
sporadica e misteriosa porta che sbatte.
Niente di cui dobbiamo preoccuparci, dico, avvicinandomi per chiudere la porta. Le cose
vanno piuttosto bene di sopra. Come va qui?.
Carmel scrolla le spalle. Io non sono molto utile.  come cucinare, e io non so cucinare. Ma
sembra che stia andando tutto bene. Arriccia il naso.  una cosa un po lenta.
Mai mettere fretta a una buona pozione, dice mia madre sorridendo. Ti andrebbe tutta storta.
E sei stata di grande aiuto, Carmel. Lei ha pulito i cristalli.
Carmel le sorride, ma lancia a me unocchiataccia. Credo che andr ad aiutare Thomas e
Morfran.
Dopo che se ne  andata, vorrei tanto che non lavesse fatto. Con solo me, Anna e mia mamma
qui, la stanza sembra essere stranamente congestionata. Ci sono cose che devono essere dette, ma non
di fronte a mia madre.
Anna si schiarisce la gola. Mi sembra che stia venendo bene, signora Lowood, dice. Ha
bisogno di altro?.
Mia mamma mi d unocchiata. Per adesso no, cara. Grazie.
Mentre attraversiamo il soggiorno diretti verso lingresso, Anna inclina la testa verso lalto per
dare unocchiata a quello che sta succedendo di sopra.
Non hai idea di quanto sia strano, dice. Avere gente in casa e non volerla fare a pezzettini.
 gi un passo avanti, no?.
Arriccia il naso. Sei un come ha detto Carmel prima?. Guarda in basso, poi di nuovo me.
Un coglione.
Rido. Impari in fretta.
Usciamo sulla veranda. Mi chiudo la giacca. Non me la sono mai tolta; la casa non ha
conosciuto il minimo calore in mezzo secolo.
Mi piace Carmel, dice Anna. Allinizio no.
Perch no?.
Scrolla le spalle. Pensavo che fosse la tua ragazza. Sorride. Ma  un motivo sciocco per
provare antipatia per qualcuno.
S, be. Secondo me sono Carmel e Thomas a essere in rotta di collisione ora. Ci appoggiamo
contro la casa e sento le assi marce dietro di me. Non sembrano sicure; nel momento in cui mi ci
appoggio mi sembra che sia io a sostenerle piuttosto che il contrario.
Il dolore nella testa  ancora pi insistente. E ho una sensazione simile a quando comincia a
farti male la milza. Dovrei vedere se qualcuno ha un antidolorifico. Ma  una stupidaggine. Se 
sovrannaturale, che cacchio vuoi che mi faccia un antidolorifico?
Sta iniziando a far male, vero?.
Mi guarda preoccupata. Credo di non essermi reso conto che mi stavo strofinando gli occhi.
Sto bene.
Dobbiamo farlo venire qui, e presto. Cammina verso la ringhiera e torna indietro. Come lo
farai venire qui? Dimmi.
Far quello che hai sempre voluto, dico.
Ci mette un pochino a capire. Se  possibile per una persona sembrare ferita e grata al tempo
stesso,  quella la faccia che ha.
Non emozionarti troppo. Ti uccider solo un po. Sar pi che altro una specie di salasso
rituale.
Aggrotta le sopracciglia. Funzioner?
Con tutti gli incantesimi evocativi che state facendo in cucina, credo proprio di s. Sar come
un cane dei cartoni animati che svolazza dietro la scia di profumo di un camioncino degli hot dog.
Mi render debole.
Quanto?
Non lo so.
Cacchio! Il fatto  che neanche io lo so. Non voglio farle del male. Ma il suo sangue  la chiave
di tutto. Il flusso di energia che scorrer dalla mia lama verso che-cacchio-ne-so-dove dovrebbe
attirarlo come lululato di un lupo alfa. Chiudo gli occhi. Ci sono un milione di cose che potrebbero
andare storte, ma  troppo tardi per pensare a unalternativa.
Il dolore in mezzo agli occhi mi fa sbattere le ciglia molto spesso. Mi sta indebolendo la vista.
Non so nemmeno se star abbastanza bene per riuscire a praticare le ferite, se la preparazione si dilunga
ulteriormente.
Cassio. Ho paura per te.
Sghignazzo. Probabilmente fai bene. Strizzo forte gli occhi. Non  neanche un dolore
pulsante. Sarebbe meglio, un fastidio con flussi e riflussi, almeno potrei riprendermi fra luno e laltro.
Invece  costante ed esasperante. Non c sollievo.
Qualcosa di freddo mi tocca la guancia. Delle morbide dita mi scivolano fra i capelli sulle
tempie, tirandoli indietro. Poi la sento sfiorarmi la bocca, in maniera lievissima, e quando apro gli occhi
sto guardando dentro i suoi. Li richiudo e la bacio.
Quando finisce (e non finisce subito), ci appoggiamo contro la casa con le fronti una contro
laltra. Ho le mani in fondo alla sua schiena. Lei mi sta ancora massaggiando le tempie.
Non pensavo che avrei mai potuto farlo, sospira.
Neanche io. Pensavo che ti avrei uccisa.
Anna fa un mezzo sorriso. Crede che non sia cambiato niente. Si sbaglia.  cambiato tutto.
Tutto, fin da quando sono arrivato in questa citt. E adesso so che venire qui era il mio destino. Che nel
momento in cui ho sentito la sua storia, il legame che ho sentito, quellinteresse, aveva uno scopo.
Non ho paura. Nonostante il dolore lancinante in mezzo agli occhi e la consapevolezza che
qualcosa sta venendo a cercarmi, qualcosa che potrebbe strapparmi la milza e farmela scoppiare come
un palloncino, non ho paura. Lei  con me. Lei  il mio scopo e ci salveremo a vicenda. Salveremo tutti
quanti. E poi la convincer che il suo destino  rimanere qui. Con me.
Dentro, si sente un leggero clangore. Credo che mia mamma abbia appena fatto cadere qualcosa
in cucina. Niente di grave, ma Anna sussulta e indietreggia. Mi piego su un fianco e faccio una smorfia
di dolore. Credo che lobeah abbia iniziato a lavorare sulla milza in anticipo. Che poi, dov
esattamente la milza?
Cas, esclama Anna. Si avvicina per lasciare che mi appoggi a lei.
Non andartene, dico.
Non vado da nessuna parte.
Non andartene, mai, scherzo, e lei fa una faccia come se mi meritassi di essere strangolato.
Mi bacia di nuovo e io non le lascio allontanare la bocca; si dimena leggermente e inizia a ridere e a
cercare di rimanere seria.
Intanto concentriamoci su stanotte, dice.
Concentriamoci su stanotte. Ma il fatto che mi baci di nuovo  molto pi eloquente di qualsiasi
frase.
I preparativi sono finiti. Me ne sto sdraiato di schiena sul divano coperto dal lenzuolo,
premendomi una bottiglia tiepida di acqua minerale sulla fronte. Ho gli occhi ben chiusi. Il mondo dona
sensazioni di gran lunga migliori al buio.
Morfran ha provato a fare unaltra purificazione o annullamento o quel che , ma non ha
funzionato neanche lontanamente quanto la prima. Ha borbottato delle formule e ha sbattuto insieme
due pietre focaie producendo anche dei piccoli giochi pirotecnici, infine mi ha cosparso la faccia e il
torace con una roba nera e simile alla cenere che sapeva di zolfo. Il dolore al fianco si  attenuato e ha
smesso di cercare di arrivarmi alla cassa toracica. Il dolore alla testa  diminuito e si  trasformato in
fitte meno intense, ma sto ancora malissimo. Morfran sembrava preoccupato e deluso dai risultati. Ha
detto che avrebbe funzionato meglio se avesse avuto del sangue di pollo fresco. Anche se provo dolore,
sono contento che non abbia avuto a portata di mano un pollo vivo. Che scena sarebbe stata.
Mi tornano in mente le parole dellobeah: che la mente mi coler via dalle orecchie o qualcosa
del genere. Spero non intendesse letteralmente.
Mia mamma  seduta sul divano accanto ai miei piedi. Ha la mano sul mio stinco e lo sta
massaggiando con aria assente. Vorrebbe ancora fuggire. Ognuno dei suoi istinti materni le sta dicendo
di avvolgermi in fasce e di filarsela. Ma lei non  una mamma come tutte le altre. Lei  la mia mamma.
Quindi se ne sta seduta e si prepara a lottare al mio fianco.
Mi dispiace per il tuo gatto, dico.
Era il nostro gatto, risponde. Dispiace anche a me.
Ha cercato di avvertirci, dico. Avrei dovuto ascoltarla, quella piccola palla di pelo. Metto
gi la bottiglia di acqua. Mi dispiace sul serio, mamma. Mi mancher.
Annuisce.
Voglio che tu vada di sopra, prima che qualsiasi cosa abbia inizio, dico. Annuisce di nuovo.
Lo sa che non posso concentrarmi se sono preoccupato per lei.
Perch non me lhai detto?, chiede. Che lo hai cercato per tutti questi anni? Che avevi
intenzione di dargli la caccia?
Non volevo farti preoccupare, dico. Mi sento un po stupido. E hai visto com andata a
finire?.
Mi scosta i capelli dagli occhi. Non sopporta che me li tenga sempre davanti alla faccia. Mentre
mi guarda pi da vicino, sul suo viso appare unespressione tesa e preoccupata.
Che c?, chiedo.
Hai gli occhi gialli. Credo che stia di nuovo per piangere. Da unaltra stanza, sento Morfran
imprecare.  il fegato, dice mia mamma con tono dolce. E forse i tuoi reni. Si stanno bloccando.
Be, questo spiega la sensazione che ho nel fianco, come di qualcosa che si liquef.
Siamo soli nel soggiorno. Tutti gli altri sono sparsi qua e l nei loro rispettivi angoli. Credo che
stiano tutti riflettendo un po, forse stanno dicendo qualche preghiera. Magari Thomas e Carmel
staranno pomiciando dentro un armadio. Fuori, un lampo attira il mio sguardo.
I fulmini non sono un po fuori stagione?, chiedo.
Morfran mi risponde da dove si trova, ovvero fermo sulla porta della cucina. Non sono
semplici fulmini. Credo che il nostro ragazzo stia raccogliendo un po di energia.
Ci conviene iniziare con lincantesimo evocativo, dice mia mamma.
Vado a cercare Thomas. Mi tiro su dal divano e mi incammino in silenzio verso il piano di
sopra. In cima alle scale, sento la voce di Carmel che esce da una delle vecchie camere degli ospiti.
Non so cosa ci stia a fare io qui, dice. Ha la voce spaventata, ma anche leggermente stizzita.
Che vuoi dire?, risponde Thomas.
Andiamo. Io sono solo la cavolo di reginetta del ballo. Cas  tipo Buffy lammazzavampiri, tu,
tuo nonno e sua mamma siete tutti stregoni o maghi o quello che  e Anna  Anna. Cosa ci faccio io
qui? A che servo?
Non ricordi?, chiede Thomas. Tu sei la voce della ragione. Tu pensi a tutto quello che noi ci
dimentichiamo.
S. Infatti penso che sto per farmi ammazzare. Io e la mia mazza di alluminio.
Non  vero. Non  cos. Non ti succeder niente, Carmel.
Abbassano la voce. Mi sento come un pervertito che se ne sta a origliare. Non ho intenzione di
interromperli. La mamma e Morfran possono fare lincantesimo anche da soli. Lasciamo che Thomas si
goda questo suo momento. Quindi torno silenziosamente gi per le scale e mi dirigo fuori.
Mi domando come andranno le cose dopo che tutto questo sar finito. Ammesso che
sopravvivremo tutti, cosa succeder? Torner tutto comera prima? Carmel alla fine si dimenticher di
questi attimi avventurosi trascorsi con noi? Eviter Thomas e torner a essere il centro della SWC? Non
lo farebbe mai, giusto? Cio, mi ha appena paragonato a Buffy lammazzavampiri. La mia opinione nei
suoi confronti non  delle migliori al momento.
Quando arrivo fuori sulla veranda, stringendomi addosso la giacca, vedo Anna seduta sulla
ringhiera con una gamba tirata su. Osserva il cielo e il suo viso illuminato dai fulmini  in parti uguali
ammirazione e preoccupazione.
Che strano tempo, dice.
Morfran dice che non  semplicemente il tempo, rispondo, e lei fa unespressione come per
dire  quello che pensavo.
Sembra che tu stia un po meglio.
Grazie. Non so perch, ma mi sento imbarazzato. Adesso non  proprio il momento per una
cosa simile. Mi avvicino a lei e le metto le braccia intorno alla vita.
Non c calore nel suo corpo. Quando infilo il naso fra i suoi scuri capelli, non c profumo. Ma
posso toccarla e adesso la conosco. E, per una qualche ragione, anche lei pu dire lo stesso di me.
Mi arriva una zaffata di un qualcosa speziato. Guardiamo in alto. Da una delle camere del piano
di sopra arrivano sottili scie di fumo profumato, fumo che non si disperde nel vento, ma si allunga
verso lesterno come eteree dita che invitano ad avvicinarsi. Gli incantesimi evocativi sono iniziati.
Sei pronta?, chiedo.
Sempre e mai, dice con tono pacato. Non  cos che si dice?
S, le rispondo sul collo.  cos che si dice.
Dove dovrei farlo?
In un punto che sembri almeno una ferita mortale.
Perch non sulla parte interna del polso? Se  un classico un motivo ci sar.
Anna si siede sul pavimento al centro della stanza. Nella mia vista compromessa la parte interna
del suo pallido braccio inizia a ondeggiare. Siamo entrambi agitati e i suggerimenti che ci vengono
lanciati dal piano superiore non sono di grande aiuto.
Non voglio farti male, sussurro.
Non lo farai. Per niente.
 tutto buio e la tempesta priva di pioggia si avvicina sempre di pi alla nostra casa sulla
collina. La mia lama, normalmente cos sicura e ferma, vacilla e trema mentre la passo sul braccio di
Anna. Il suo sangue nero sgorga in un rivolo abbondante, che le macchia la pelle e cade in pesanti
gocce sulle polverose assi del pavimento.
La testa mi sta uccidendo. Devo restare concentrato. Mentre entrambi osserviamo la pozza di
sangue, abbiamo una strana sensazione, come se laria prendesse vita, percepiamo una forza intangibile
che ci fa rizzare i peli sulle braccia e sul collo.
Sta arrivando, dico, abbastanza forte perch possano sentirmi tutti dal punto in cui si trovano
al primo piano, a guardarci dalla ringhiera. Mamma, vai in una delle stanze pi lontane. Il tuo lavoro 
fatto. Non vorrebbe, ma lo fa e senza dire una parola, anche se ha talmente tanti avvertimenti e
incoraggiamenti sulla punta della lingua da poterci scrivere un romanzo.
Mi sento male, sussurra Anna. E sento che mi sta trascinando via, come prima. Hai fatto un
taglio troppo profondo?.
Le prendo il braccio. Non credo. Non lo so. Il sangue esce, che  quello che volevamo, ma ce
n troppo. Quanto sangue ha una ragazza morta?
Cas, dice Carmel. Dal tono della voce sembra allarmata. Non la guardo. Guardo la porta.
Dalla veranda arriva una foschia che penetra fra le crepe e striscia lungo il pavimento come un
serpente in caccia. Non so cosa mi aspettassi, ma non era questo. Forse mi aspettavo che avrebbe
scardinato e abbattuto la porta e che la sua silhouette sarebbe apparsa contro il chiaro di luna come
quella di un cazzuto spettro senza occhi.
La foschia ci circonda. Tutti presi dal nostro trabocchetto, ci mettiamo in ginocchio, esausti, con
laspetto sconfitto. Se non fosse che Anna sembra davvero pi morta del solito. Questo piano ci si
potrebbe rivoltare contro.
Poi la foschia si addensa in un unico punto e mi trovo di nuovo di fronte allobeah, che mi fissa
con i suoi occhi cuciti.
Odio quando non hanno gli occhi. Orbite vuote o bulbi oculari torbidi o occhi che
semplicemente non sono dove dovrebbero essere. Mi manda fuori di testa e mi fa incazzare.
Sopra di noi, sento gli altri che iniziano a recitare le loro formule e lobeah ride.
Imprigionatemi quanto volete, dice. Quello per cui sono venuto  qui.
Sigillate la casa, grido a quelli di sopra. Mi metto in piedi. Spero che quello per cui sei
venuto sia la mia lama nelle budella.
Stai diventando seccante, dice, ma ho gi smesso di pensare. Sto lottando, sto facendo affondi
e sto cercando di mantenere lequilibrio, con questo dolore pulsante in testa. Sto lanciando fendenti e
girando su me stesso, combattendo contro questa fitta nel fianco e nel torace.
 rapido e assurdamente agile per un essere privo di occhi, ma alla fine ce la faccio. Tutto il
mio corpo si tende come un arco quando sento il filo del mio coltello scivolargli dentro il fianco.
Fa una finta allindietro e mette una delle sue mani morte sulla ferita. Il mio trionfo ha vita
breve. Prima ancora che me ne accorga, viene in avanti e mi scaraventa contro la parete. Non mi rendo
conto di esserci andato a sbattere finch non scivolo gi.
Imprigionatelo! Indebolitelo!, grido, ma mentre lo faccio, guizza in avanti come uno
schifosissimo ragno, solleva il divano come se fosse uno di quelli gonfiabili e lo scaglia contro la mia
squadra di incantatori al piano di sopra. Allimpatto, gridano, ma non ho tempo per domandarmi se
stiano tutti bene. Mi afferra per la spalla, mi solleva e con un pugno mi schiaccia contro la parete. Sento
un suono simile a dei ramoscelli che si spezzano e in quel momento mi accorgo che si tratta di gran
parte delle mie costole. Forse tutta la cassa toracica, cacchio.
Questo athame  nostro, mi dice dritto in faccia, con del fumo dolciastro che gli esce dalle
gengive rancide.  come lobeah.  volont, sia mia che tua ora, e quale delle due credi che sia la pi
forte?.
Volont. Oltre la sua spalla, vedo Anna. I suoi occhi sono diventati neri e il suo corpo contorto
 coperto dal vestito di sangue. La ferita sul braccio si  estesa e ora giace in una pozza oleosa di mezzo
metro di larghezza. Fissa il pavimento con un volto privo di espressioni. Al piano di sopra, vedo il
divano che  stato lanciato poco fa e un paio di gambe intrappolate sotto. Sento il sapore del sangue in
bocca. Ho difficolt a respirare.
E poi dal nulla sbuca unamazzone. Carmel  saltata gi, a met della scalinata. Grida. Lobeah
si volta appena in tempo per vedersi arrivare una mazza di alluminio in faccia e gli fa molto pi male di
quello che aveva fatto ad Anna, forse perch Carmel  parecchio pi incazzata. Lo fa cadere in
ginocchio e lo colpisce e lo ricolpisce. E lei sarebbe la reginetta del ballo che pensava che non sarebbe
servita a niente?
Non mi lascio sfuggire loccasione. Gli conficco lathame nella gamba e lui ulula, ma riesce a
far serpeggiare fuori un braccio e ad afferrare Carmel per una gamba. Si sente il suono bagnato di uno
schiocco e finalmente vedo come possa essere in grado di prendere la gente a morsi cos grandi: ha la
mandibola quasi totalmente slogata. Affonda i denti nella coscia di Carmel.
Carmel!.  Thomas, che grida zoppicando gi per le scale. Non arriver mai in tempo da lei,
non abbastanza presto perch la sua gamba rimanga intera, quindi mi lancio sullobeah e gli conficco il
coltello nella guancia. Gli segher lintera mandibola, lo giuro.
Carmel strilla e si aggrappa a Thomas, che sta cercando di tirarla via da quel coccodrillo. Gli
rigiro il coltello in bocca, pregando Dio di non ferire anche lei nel frattempo. Finalmente allenta il
morso con uno schiocco bagnato. Lintera casa si scuote per la sua furia.
Solo che non  la sua furia. Questa non  la sua casa. E sta diventando pi debole. Lho affettato
abbastanza azzuffandomi con lui. Mentre Thomas trascina via Carmel,  riuscito a inchiodarmi a terra,
quindi non vede quello che vedo io, ovvero un vestito di sangue gocciolante che fluttua a mezzaria.
Vorrei tanto che avesse gli occhi, cos potrei leggervi la sorpresa quando lei lo afferra da dietro
e lo scaglia contro la ringhiera frantumandola fragorosamente. La mia Anna si  finalmente sollevata
dalla pozza di sangue, in tenuta da combattimento, con i capelli che si dimenano e le vene nere. La
ferita sullavambraccio sta ancora sanguinando. Non sta del tutto bene.
Sulle scale, lobeah si solleva lentamente in piedi. Si scuote dalla polvere e mostra i denti. Non
capisco. I tagli sul fianco e sul viso e la ferita alla gamba non sanguinano pi.
Credi di potermi uccidere con il mio stesso coltello?, chiede.
Guardo Thomas, che si  tolto la giacca per legarla intorno alla gamba di Carmel. Se non posso
ucciderlo con lathame, non so cosaltro fare. Ci sono altri modi per fare fuori un fantasma, ma qui fra
di noi non li conosce nessuno. Riesco appena a muovermi. Sento come se il mio torace fosse solo un
mucchietto di ramoscelli rotti.
Non  il tuo coltello, risponde Anna. Non dopo stanotte. Guarda verso di me da dietro la
spalla e sorride, appena. Far in modo che sia di nuovo suo.
Anna, inizio, ma non so cosaltro aggiungere. Mentre guardo, mentre tutti guardiamo, lei
solleva il pugno e lo sbatte contro le assi del pavimento, mandando schegge e pezzi di legno frantumato
fino quasi al soffitto. Non so cosa stia facendo.
Poi noto il tenue bagliore rosso, simile alla brace.
Sul viso di Anna c unespressione sorpresa, che presto si trasforma in sollievo. Lidea  stata
un azzardo. Non sapeva se sarebbe successo qualcosa dopo aver aperto quel buco nel pavimento. Ma
ora che lha fatto, mostra i denti e curva le dita.
Lobeah soffia vedendola avanzare. Anche quando  debole, lei non ha eguali. C uno scambio
di colpi. Lei gli torce la testa, ma un attimo dopo lui la riporta indietro con uno scatto.
Devo aiutarla. Non importa se le mie stesse ossa mi stanno dilaniando i polmoni. Mi rigiro a
pancia in gi. Utilizzando il coltello come larpione di uno scalatore, mi trascino e striscio sul
pavimento.
Mentre la casa si muove, da migliaia di assi e di chiodi arrugginiti si leva un gemito stonato. E
poi ci sono i suoni prodotti da loro, il fragore di quando entrano in contatto luno con laltra, un rumore
cos intenso da farmi sussultare. Mi stupisce il fatto che non si frantumino in pezzi sanguinanti.
Anna!. La mia voce  disperata, ma debole. Non sto inspirando molta aria. Stanno lottando
corpo a corpo, con lo sforzo dipinto sulle loro smorfie. Lei lo strattona a destra e a sinistra; lui ringhia e
muove la testa di scatto in avanti. Lei barcolla indietro e mi vede, mi sto avvicinando.
Cas!, grida a denti stretti. Devi uscire di qui! Devi far uscire tutti!.
Non ho intenzione di andare via, le rispondo gridando. O almeno credo di averlo fatto. Sto
restando a corto di adrenalina.  come se la luce si accendesse e si spegnesse rapidamente. Ma non me
ne vado. Anna!.
La sento gridare. Mentre la sua attenzione era su di me, quel bastardo si  slogato la mandibola
e ora si  attaccato al suo braccio, conficcando i denti come se fosse un serpente. La vista del sangue di
Anna sulle labbra di lui mi fa strillare. Tiro su le gambe sotto di me e mi lancio in avanti.
Lo afferro per i capelli e cerco di tirarlo via da lei. La fetta che gli ho tagliato via dalla faccia
sventola mostruosamente a ogni suo singolo movimento. Conficco di nuovo il coltello per fare leva sui
suoi denti e insieme usiamo tutte le nostre forze per scagliarlo lontano. Sbatte contro le scale rotte e
crolla a terra stordito e scomposto.
Cassio, devi andartene subito, mi dice. Ti prego.
Intorno a noi continua a cadere polvere. Ha fatto qualcosa alla casa, ha aperto quel buco
infuocato nel pavimento. Lo so e so che non pu pi tornare indietro, ormai.
Tu verrai con me. La prendo per un braccio, ma spostare lei  come cercare di spostare una
colonna greca. Thomas e Carmel mi stanno chiamando a gran voce dalla porta, ma sembra che siano a
chilometri di distanza. Se la caveranno senza problemi. Sento i loro passi risuonare sui gradini di fronte
alla casa.
In mezzo a tutto ci, Anna  calma. Mi mette la mano davanti alla faccia. Non rimpianger
quello che ho fatto, sussurra. Il suo sguardo  tenero.
Poi si fa teso. Mi spinge via, mi lancia dallaltra parte della stanza, da dove sono arrivato. Cado
rigirandomi pi volte su me stesso e sento le costole accartocciarsi orribilmente. Quando sollevo la
testa, Anna avanza verso lobeah, ancora steso faccia a terra dove labbiamo lanciato in fondo alle
scale. Lo afferra per un braccio e per una gamba. Lui inizia a dibattersi, ma lei lo trascina verso il buco
nel pavimento.
Quando con i suoi occhi cuciti vede cosa sta succedendo, si spaventa. Fa partire una pioggia di
colpi contro la faccia di Anna, ma i suoi pugni non sembrano pi arrabbiati. Sembrano difensivi.
Andando allindietro, il piede di Anna incontra il buco e vi sprofonda, con il bagliore infuocato che le
illumina il polpaccio.
Anna!, grido mentre la casa inizia a scuotersi con violenza. Ma non riesco ad alzarmi. Non
posso fare nientaltro che guardarla sprofondare sempre pi gi, guardarla mentre lo trascina e lui
strilla e si aggrappa e tenta si liberarsi.
Mi giro e ricomincio a strisciare per terra. Sento il sapore del sangue e del panico. Ho addosso
le mani di Thomas. Sta cercando di trascinarmi fuori, proprio come ha fatto settimane fa, la prima volta
che sono entrato in questa casa. Ma sembra che siano passati degli anni ormai, e questa volta mi ribello
e lo allontano. Si arrende e corre verso le scale, dove mia mamma grida aiuto mentre la casa si scuote
con fragore. La polvere oscura la vista, toglie il respiro.
Anna, ti prego, guardami unultima volta. Ma ormai si vede appena.  sprofondata cos tanto
che al di sopra del pavimento spuntano solo alcune ciocche di capelli che ancora si dimenano. Thomas
 tornato, per trascinarmi a strattoni fuori dalla casa. Lo ferisco con il coltello, ma non lo faccio
apposta, nonostante la paura. Mi trascina, e le mie costole gridano dal dolore mentre rimbalzano gi per
i gradini della veranda. Stavolta vorrei tanto pugnalarlo sul serio. Ma ce lha fatta.  riuscito a
trascinarmi verso il nostro piccolo gruppetto sconfitto in giardino. Mia mamma sta sostenendo Morfran
e Carmel zoppica.
Lasciami andare, ringhio, o almeno credo di ringhiare. Non lo so. Non riesco a parlare bene.
Oh, dice qualcuno.
Mi spingo su da terra per guardare la casa.  intrisa di luce rossa. Pulsa come un grosso cuore,
proiettando un intenso bagliore nel cielo notturno. Poi implode con uno schianto raccapricciante, le
pareti sprofondano e crollano, facendo turbinare un fungo di polvere e schegge e chiodi volanti.
Qualcuno mi copre, per proteggermi dallonda durto. Ma volevo vedere. Volevo vedere lei,
unultima volta.
Epilogo
Difficile pensare che la gente potrebbe credere che siamo tutti quanti cos distrutti, e in cos
tanti modi interessanti, in seguito allattacco di un orso. Soprattutto quando Carmel sfoggia un morso
che  la copia sputata di alcune ferite trovate su una delle pi orripilanti scene del crimine della storia
recente. Mi stupisce sempre quello che  capace di credere la gente.
Un orso. Certo. Un orso ha morso Carmel alla gamba e io sono stato lanciato contro un albero
dopo aver tentato eroicamente di toglierle lanimale di dosso. Stessa cosa per Morfran. Stessa cosa per
Thomas. A parte Carmel, nessun altro  stato morso o graffiato e mia mamma ne  uscita totalmente
illesa, ma ehi, capitano cose cos.
Io e Carmel siamo ancora in ospedale. Lei aveva bisogno di punti e ora dovr essere sottoposta
al vaccino antirabbico, uno schifo, ma  il prezzo da pagare per il nostro alibi. Morfran e Thomas non
sono neanche stati ricoverati. Me ne sto a letto con il petto fasciato, cercando di respirare come si deve,
per evitare di prendermi una polmonite. Mi hanno fatto le analisi del sangue per controllare gli enzimi
del fegato, perch quando sono arrivato ero ancora color banana, ma a quanto pare era tutto a posto.
Funzionava tutto normalmente.
La mamma e Thomas mi vengono a trovare a rotazione con regolarit e una volta al giorno
portano qui Carmel con la sedia a rotelle per guardare Jeopardy! insieme. Nessuno vuole dire di essere
sollevato per il fatto che non sia andata peggio o che abbiamo avuto tutti fortuna a venirne fuori, ma lo
so che  quello che stanno pensando. Pensano che sarebbe potuta andare molto peggio. Forse  cos, ma
non mi va di sentirlo dire. E se  vero, allora c una sola persona che dovrebbero ringraziare.
 grazie ad Anna che siamo vivi. Ha trascinato se stessa e lobeah Dio solo sa dove. Continuo a
pensare a cosaltro avrei potuto fare. Cerco di ricordare se ci fosse un modo per far andare le cose
diversamente. Ma non mi sforzo troppo, perch lei si  sacrificata, la mia bellissima, stupida ragazza, e
non voglio pensare che si poteva evitare tutto quello che ha fatto.
Bussano alla porta. Volto lo sguardo e vedo Thomas. Premo il pulsante sul mio letto meccanico
e mi metto seduto per salutarlo.
Ehi, dice, prendendo una sedia. Non la mangi la gelatina?
Mi fa schifissimo la gelatina, rispondo, e la sposto verso di lui.
Fa schifo anche a me. Stavo solo chiedendo.
Rido. Non farmi muovere le costole, cazzone. Sorride. Sono contento che stia bene. Poi si
schiarisce la gola.
Ci dispiace per lei, sai, dice. A me e a Carmel. In un certo senso ci piaceva, anche se era
inquietante, e sappiamo che tu. Si interrompe e si schiarisce di nuovo la gola.
La amavo.  questo che stava per dire.  questo che avevano capito tutti, prima ancora che lo
facessi io.
La casa  stata, cio, una roba fuori di testa, dice. Come qualcosa uscito fuori da Poltergeist.
Non il primo. Quello con il vecchio spaventoso. Continua a schiarirsi la gola. Io e Morfran ci siamo
tornati, dopo, per vedere se ci fosse ancora qualcosa. Ma non cera niente. Neanche gli spiriti che la
perseguitavano.
Deglutisco. Dovrei essere contento che siano liberi. Ma questo significa anche che lei  proprio
sparita. Lingiustizia di tutto ci mi fa quasi soffocare per un attimo. Finalmente trovo una ragazza che
potrebbe davvero stare con me, forse lunica al mondo, e quanto tempo ho avuto con lei? Due mesi?
Non  abbastanza. Dopo tutto quello che ha passato, dopo tutto quello che ho passato, ci meritiamo
molto pi di questo.
O forse no. Va be, tanto la vita non funziona cos. Non le importa di cosa sia giusto o sbagliato.
Comunque, starmene seduto in questo ospedale mi ha dato un sacco di tempo per pensare. Ultimamente
me ne sono stato a riflettere su un sacco di cose. Soprattutto riguardo alle porte. Perch  questo che ha
fatto Anna, essenzialmente. Ha aperto una porta, da qui verso un altro luogo. E le porte possono aprirsi
in entrambe le direzioni, secondo la mia esperienza.
Che c di cos divertente?.
Guardo Thomas, stupito. Mi rendo conto che ho iniziato a sorridere.  solo la vita, dico
scrollando le spalle. E la morte.
Thomas sospira e cerca di sorridere. Quindi, immagino che ti trasferirai presto. Per fare quello
che fai. Tua mamma mi ha parlato di un Wendigo.
Sghignazzo, poi faccio una smorfia di dolore. Thomas si unisce, non molto convinto. Sta
facendo del suo meglio per non farmi sentire in colpa per la mia partenza, per far sembrare che non gli
importi in un modo o nellaltro se me ne vado.
Dove, inizia, e mi guarda attentamente, cercando di essere delicato. Dove pensi che sia
andata?.
Guardo il mio amico Thomas, il suo viso sincero. Non lo so, dico con tono pacato. Deve
esserci un luccichio diabolico nei miei occhi. Ma forse tu e Carmel potete aiutarmi a scoprirlo.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti.
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Ci vuole molto perch una storia possa raggiungere il mondo esterno. Per ringraziare tutti
coloro che sono stati coinvolti, potrei riempire un altro libro. Quindi, mi limiter. Gran parte del merito
va alla mia agente, Adriann Ranta, e alla mia editor, Melissa Frain. Avete entrambe reso Anna vestita
di sangue pi forte. Un libro non potrebbe chiedere delle campionesse migliori. Mi sento in dovere di
ringraziare anche Bill e Mary Jarrett, i proprietari del Country Cozy bed and breakfast a Thunder Bay,
in Ontario, per la loro ospitalit e la loro conoscenza del posto. Come sempre, grazie al mio street team,
Susan Murray, Missy Goldsmith e a mio fratello, Ryan Vander Venter. Grazie a Tybalt, per saper stare
allo scherzo, e a Dylan, per la fortuna.
E, ovviamente, grazie a voi lettori, di tutti i tipi, dovunque. Abbiamo bisogno di sempre pi
persone come voi.
...
FINE.